ALICIA GIMNEZ-BARTLETT.
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NIDO VUOTO.
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Ciclo: Petra Delicado 8.
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Titolo originale: Nido vaco. 2007.
Traduzione di: Maria Nicola.
2007. Sellerio Editore, Palermo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Libero Giacomini, orsoblu@alice.it.
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Presentazione.
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Difficile immaginare Petra Delicado in un centro commerciale, "il solo luogo al mondo in cui tutto coesiste in insensata
contiguit". Lei, che sembra trovare ordine e serenit, che sembra ricavare energia dai brulicanti paesaggi delle vecchie strade, che sembra orientare il suo intito solo nella commedia umana dei quartieri cittadini.
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Come un Maigret cresciuto nell'orgoglio femminista, che ha bisogno di fiutare le case, le botteghe, le atmosfere. E infatti in un centro commerciale, mentre insolitamente fa provviste e depreca i tempi, le cpita l'inaudito: "La mia Glock era sparita. Farsi rubare la pistola da una bambina, il colmo del ridicolo per un poliziotto".
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Cos, questo nuovo caso per lei e per il fido vice Garzn, inizia nella maniera pi banale, sulle tracce di una minuscola ladra di pistole di non pi di otto anni. Che rapidamente per la conduce in uno dei soliti inferni, covanti sottotraccia, in cui, procedendo tra qualche cadavere e passi falsi, si immerge la sua inchiesta di strada. Percorsi che seguono, si direbbe, un contenuto latente ed uno manifesto: essendo manifesto il fine di sconfiggere il crimine ed i criminali (qui un disgustoso e pietoso caso di sfruttamento infantile); ma strisciando al di sotto, una, molto ironica e molto feroce, critica al conformismo sociale che rende pi inquietante ogni delitto.
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Ed  questo incantevole incastro di elementi e registri diversi che ha fatto dei romanzi gialli di Alicia Gimnez-Bartlett,
e della sua dura detective, insieme all'immancabile vice, Fermin Garzn, un caso letterario seguito dalla critica e amato dai lettori. Il movimento realistico e scabro dell'indagine poliziesca; un dialogo da commedia di puro divertimento, soprattutto
incardinato nei duetti con Garzn, un Sancho Panza di carattere ed ideologia opposti al suo Don Chisciotte femmina; un gusto per la scena che si esprime nella innumerevole galleria di personaggi, maschere che affollano le quinte dell'intrigo criminale.
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L'AUTRICE.
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Alicia Gimnez Bartlett  una scrittrice spagnola, conosciuta principalmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno per protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.
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Alicia Gimnez Bartlett nasce nel comune spagnolo di Almansa (Albacete) il 10 giugno 1951, vive la sua giovinezza a Tortosa e dal 1975 si trasferisce a Barcellona. Studia Filologia spagnola presso l'Universit di Valencia e successivamente si laurea in Letteratura Spagnola all'Universit di Barcellona con una tesi sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, di cui pubblicher un saggio nel 1981.
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Inizia la sua carriera all'interno di un ambiente privilegiato, quello della capitale catalana di Barcellona che diede casa ai grandi autori del "boom latinoamericano". Lavora con la nota agente letteraria Carmen Balcells, e nel 1984 pubblica il suo primo romanzo, Exit (Seix Barral). Nel corso degli anni novanta, dopo la lettura di: Quel che rimane, della scrittrice statunitense Patricia Cornwell, compie il suo esordio nel campo dei romanzi polizieschi dando vita al personaggio che si riveler in seguito la chiave per la sua fama di scrittrice di gialli: l'ispettrice di polizia Petra Delicado, protagonista di ben dieci romanzi polizieschi.
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La serie, iniziata con Riti di morte (1996), avr molto successo anche al di fuori della penisola iberica, compresa l'Italia, e le far guadagnare numerosi premi, tra cui il Raymond Chandler nel 2008. Dopo la pubblicazione del primo romanzo di Petra Delicado, Alicia si occupa principalmente della redazione della serie, che sar adattata per la televisione, ma pubblica anche altri romanzi, alcuni saggi e numerosi racconti in collaborazione con autori stranieri.
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Con il romanzo Una stanza tutta per gli altri (1997) mette sono attacco, a partire dall'esame della vita privata e delle relazioni sociali intrattenute, ad esempio con la servit, la figura della scrittrice Virginia Woolf, icona del movimento femminista, notoriamente apprezzata per la sua immagine pubblica rivoluzionaria. Con questo scritto ottiene il premio Femenino Lumen (1997), il suo primo riconoscimento a livello letterario.
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Nel 2011 riceve il Premio Nadal per Dove nessuno ti trover (Donde nadie te encuentre), un romanzo storico sulla vita della rivoluzionaria anti-franchista Teresa Pla Meseguer, alias La Pastora, nascosta nei boschi di Tortosa, presumibilmente violentata nel 1949 dalla Guardia Civil. Gli onori di casa (Nadie quiere saber), pubblicato nel 2013, chiude le avventure investigative della detective spagnola. Alicia sceglie tematiche molto forti per le sue opere e questo perch dimostra di avere a cuore le questioni riguardanti le discriminazioni legate alla sessualit e/o al genere, i pregiudizi sociali che sono causa di emarginazione sociale e non permettono di vivere una vita secondo le proprie scelte.
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Ringraziamenti.
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A Margarita Garca, ispettore capo del Corpo Nazionale di Polizia, per la sua consulenza sempre esatta e paziente, ma anche per la sua passione di lettrice ed acutezza nella conversazione. A Miguel Ors, medico e docente di Medicina legale, per i consigli precisi e chiari, di scienziato oltre che di amante del genere noir.
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Capitolo primo.
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Un centro commerciale non  certo il sogno della mia
vita per trascorrere un sabato pomeriggio. Ma chi pu
permettersi di pensare ai sogni quando le necessit,
come sempre, s'impongono? Decisi di farmi forza. Sarei
uscita due ore prima dal lavoro per dedicarmi agli
acquisti. Stesi una lista di tutto quanto mi occorreva e
finii per stupirmene io stessa: calzettoni da ginnastica,
dischetti per il computer, lampadine, riso integrale, l'ultimo
libro di Philip Roth e... stracci per la polvere.
Neanche volendolo sarei riuscita a mettere insieme un
campionario pi eterogeneo. Evidentemente sono una
donna dalle esigenze molteplici. Proprio questo mi
costringe a recarmi di tanto in tanto in un centro
commerciale, il solo luogo al mondo dove tutto coesiste con
tutto in insensata contiguit.
Ne scelsi uno non troppo lontano da casa. Mi armai
di coraggio, oltre che di carta di credito, e mi avviai
verso il tempio del consumo, giurando a me stessa di
non perdere la pazienza come di solito mi cpita in
simili occasioni. Purtroppo i buoni propositi, fondati su
un'autoconsapevolezza sempre incerta, hanno poche
possibilit di successo. E dire che ce la misi tutta.
Parcheggiai in uno degli immensi e sotterranei multipiano
disposti allo scopo e cercai con gli occhi un
contrassegno, sotto forma di lettera, numero o colore, che
mi aiutasse a ritrovare l'auto al mio ritorno. Niente da
fare, n numeri, n lettere, n colori, nessuno di questi
semplici segnali era in vista. Ci misi un po' a capire
che qualche decerebrato aveva avuto la brillante idea
di sostituire i codici consueti con figure di animali. Ma
certo! Alla mia area di parcheggio corrispondeva un leoncino
disneyano con sorrisetto ammiccante. Pi in l,
scorsi un vezzoso ippopotamo, mentre a pochi metri si
estendeva la zona dei canguri. Mio Dio! L'infantilizzazione
della nostra societ  inarrestabile. Diventa sempre
pi difficile vivere da adulti, circondati come siamo
da cartoni animati. Eppure mi imposi di mantenere
la calma. Fare shopping  ritenuta un'attivit piacevole,
addirittura ludica, per quale motivo avrei dovuto
viverla diversamente? Infilai le scale mobili e salii
verso i piani di vendita.
A quell'ora le gallerie di negozi non erano affollate.
Adottai un ottimistico sorriso interiore e presi a
passeggiare lentamente. Non tardai a rendermi conto che
gli scarsi clienti del primo pomeriggio erano per lo pi
ragazzi, riuniti in piccole bande. Non che una simile
scoperta richiedesse grande perspicacia: i ragazzi facevano
di tutto per non passare inosservati. Gridavano
parolacce, camminavano bevendo bibite in lattina e, quel
che  peggio, si presentavano in modo spaventoso. I maschi,
con la testa rapata (alcuni alla mohicana), calzavano
enormi scarpe da ginnastica e avevano le orecchie
e la faccia perforate da numerosi piercing; le ragazze,
con i capelli tinti di colori impossibili, portavano
magliette di cinque taglie troppo piccole e pantaloni
cascanti sotto l'ombelico. Sono orribili, pensai, fanno di
tutto per cancellare la naturale bellezza della giovent.
A pensarci bene, diceva la stessa cosa mia madre,
negli anni della mia adolescenza, ogni volta che mi vedeva
uscire con un vecchio cappotto "da poeta maledetto",
cos lei lo definiva. Eppure era un cappotto niente male,
solo un po' logoro. Povera mamma, pensai, se
vedesse questi "giovinastri" (espressione sua anche questa)
abbandonarsi a comportamenti francamente inadatti
alla loro et... Ma forse ero io ad avere idee inadatte
alla mia et. Dovevo proprio giudicare il mondo
come una zitella inacidita? Potevo ancora aspettare qualche
anno prima di diventarlo veramente. E cos feci un
altro eroico sforzo per scacciare il malumore. Decisi di
concedermi un caff prima dello shopping. A pochi metri,
un minuscolo bar aveva sparso i tavolini nella
galleria come in una piazzetta all'aperto. Guardai con
scetticismo le aiuole di plastica, la fontanella, perfino
un paio di lampioni che non gettavano luce. Tutto fasullo.
Ma il problema era mio, ero io che non mi adattavo
ai tempi. Eppure, cosa potevo farci? Nessuno
sarebbe riuscito a togliermi dalla testa che dipingere
animaletti in un parcheggio  un'idiozia, che i ragazzi di
oggi sono maleducati e malvestiti, e che decorare i
negozi con fiori finti  una caduta di gusto imperdonabile.
Per non parlare dei centri commerciali per loro stessa
definizione. Non conosco luoghi pi inospitali,
volgari e nauseabondi sull'intero pianeta. Questa era la mia
opinione, e sarei stata disposta a sostenerla anche di
fronte a un tribunale popolare.
Sentendomi lievemente pi tranquilla dopo questa
dichiarazione di princpi, bevvi il mio caff, che stranamente
era squisito, e mi proposi di effettuare i miei
acquisti nel minor tempo possibile per poi scapparmene
via di corsa. Prima, per, dovevo fare una sosta alle toilette.
Ci andai. Si presentavano come una fila di cubicoli
perfettamente asettici chiusi da porticine basse,
sollevate dal pavimento come quelle delle scuderie;
semplici barriere a impedire la vista. Appesi la borsa al gancio
fissato all'interno della porta e procedetti all'operazione.
Un attimo dopo, un rumore mi fece trasalire.
Sbarrando gli occhi, vidi una manina spuntare da sopra
la porta, procedere a tentoni, afferrare la tracolla
della borsa e farla sparire. Un tonfo, due piccoli piedi
toccarono terra e partirono di corsa. Ormai, tirati su i
jeans, con pi o meno dignit mi lanciavo all'inseguimento.
Uscii dalle toilette e riuscii a scorgere il ladro.
Una bambina con i capelli neri, coda di cavallo al vento,
tuta da ginnastica azzurra, filava come un razzo a
una cinquantina di metri da me. Anch'io correvo a pi
non posso, col cuore che scoppiava, ma lei mantenne
il vantaggio e, svoltato l'angolo, spar. Imprecai e continuai
a correrle dietro, ma mi accorsi che su quel corridoio
si apriva un'uscita secondaria. Inutile continuare
l'inseguimento nel parcheggio, non l'avrei pi trovata.
Non l'avevo nemmeno vista in faccia. A giudicare
dalla corporatura non doveva avere pi di sette, otto
anni, ma nemmeno questo mi avrebbe aiutata a
ritrovarla. Tornai sui miei passi, e cominciai a far domande
a chiunque incontrassi. Avete visto una bambina cos
e cos? Quasi tutti mi rispondevano di no, e i pochi che
l'avevano notata riuscivano tutt'al pi a dirmi: "S, una
bambina che correva", nient'altro. Mi sentivo impotente,
stupida, sprovveduta. Quel furto era la cosa pi
assurda che mi fosse capitata in vita mia, e non potevo
certo dire che la mia vita fosse un modello di
sensatezza e normalit. Quando, in preda allo sconforto,
mi fermai, ormai sul punto di piangere, sentii qualcuno
che mi tirava per la giacca. Mi voltai e vidi un'altra
bambina sui sette otto anni, bionda, con occhi grandi
chiari, che mi guardava e mi porgeva qualcosa: la mia
borsa! Non ci potevo credere. Senza una parola, gliela
strappai di mano, la aprii, bast un istante perch la mia
gioia sfumasse. Mancava la pistola! Tutto il resto c'era:
portafogli, carte di credito, documenti... Mio Dio!
Proprio quel che temevo, e che mi aveva spinta a correre
come una disperata. La mia Glock era sparita.
Farsi rubare la pistola da una bambina, il colmo del
ridicolo per un poliziotto. Subito una ragazza venne a passo
svelto verso di noi e prese la bambina per le spalle:
- Marina, dov'eri finita? Mi hai fatto prendere uno
spavento!
- Mi scusi, signorina, mi chiamo Petra Delicado.
Sono ispettore di polizia. Lei  parente di questa bambina?
- Sono la baby-sitter.
- La bambina mi ha restituito una borsa rubata e ho
bisogno di farle qualche domanda.
- Oh, cazzo! - esclam la baby-sitter, evidentemente
contrariata.
- Se non le dispiace possiamo sederci in quel bar. Vi
offro qualcosa.
La bambina mi guardava come ipnotizzata. Non
apriva bocca n cambiava espressione. A un tratto, mi
disse:
- Hai la cerniera aperta - e indic i miei pantaloni.
Aveva ragione. Cercando di non mostrare imbarazzo,
mi ricomposi, poi pilotai la baby-sitter verso il bar
dove ero stata prima. Lei cominci a protestare:
- Senta, noi dobbiamo andare, non possiamo perdere
tempo. I genitori di Marina ci aspettano.
- Non  vero che ci aspettano - disse serafica la
bambina.
- Sar questione di un istante, non si preoccupi.
Ero molto agitata, ma se volevo chiarire qualcosa
dovevo apparire serena e naturale di fronte alla piccola,
che, a dire il vero, sembrava molto pi tranquilla di me.
- Dimmi un po', Marina, come mai avevi la mia
borsa?
- Quella bambina l'ha buttata in un angolo e io l'ho
raccolta.
- Quale bambina?
- Quella che stavi inseguendo.
- L'hai vista?
- S, e ho visto anche te. Correvate come matte.
- Va bene, ti credo. Spiegami dov'eri e cos' successo.
- Io stavo aspettando che Loli uscisse dal negozio dei
video. Ho visto quella bambina che correva, con la borsa
in mano. Quando  arrivata all'uscita, l'ha aperta,
ha preso qualcosa dentro, e l'ha buttata via. Poi sei arrivata tu.
- Sapresti dirmi che cos'ha preso?
- Una pistola.
- Sei sveglia, bambina! E l'hai vista in faccia?
- S.
- Sapresti riconoscerla, se la rivedessi?
- S.
- Sei sicura?
- S.
- Com'era?
- Bruna, con la coda di cavallo e un giubbotto azzurro.
- Sapresti descrivermela meglio?
- No.
- Va bene cos, non preoccuparti. Hai visto da che
parte  andata? Se qualcuno la stava aspettando?
- Ho guardato fuori. Lei correva via.
- Non  salita su una macchina? Non ha raggiunto
nessuno?
- No, era da sola e correva.
Marina, impassibile, parlava lentamente, con
chiarezza. Non sembrava per nulla emozionata. Mi rivolsi
alla baby-sitter:
- Ora dovrebbe favorirmi i suoi dati e quelli della
bambina. Dove abita, chi sono i genitori.
- Ah, no, non posso farlo!
- E perch?
- Non sono autorizzata. A loro questa storia non
piacerebbe.
- Allora sar costretta ad accompagnarvi a casa e a
parlare personalmente con i genitori.
- Impossibile. Non ci sono, sono in viaggio.
Era visibilmente agitata, e mentiva. Guardai la
bambina.
- Lo sai il tuo indirizzo?
- Calle Angli 23, attico.
- Quando tornano i tuoi genitori?
- Non prima delle dieci. Per non sono in viaggio.
- Bene, allora domani verr a parlare con loro e spiegher
bene che cos' successo. D'accordo?
- Senta, signora, la bambina le ha restituito la borsa.
Cosa vuole, ancora? A casa si spaventeranno e...
- Non sono una signora, sono un poliziotto. E forse
la bambina verr chiamata per il riconoscimento del
colpevole. In ogni caso, i genitori devono essere messi
al corrente dell'accaduto.
- S, ma...
- Qual  il problema? Nessuno sapeva che eravate
qui?
Ci fu silenzio da entrambe le parti.
- Dove credono che siate?
La bambina non esit un istante. Capii che parlava
solo se interrogata e che diceva sempre la verit.
- Al teatro Regina, a vedere uno spettacolo per
bambini - rispose.
- Oh, cazzo! - esclam la baby-sitter per la seconda
volta in dieci minuti.
- Purtroppo dovremo dire che eravate qui, al centro
commerciale.
- Ci veniamo ogni sabato, quando loro lavorano.
Noleggiamo i video - spieg Marina.
- Gli spettacoli per bambini sono una rottura
tremenda. Cerchi di capire! Qui la bambina si diverte, e
poi, che male c'?
Senza fare commenti, pagai le bibite e feci per alzarmi.
In quel momento Marina parl di propria iniziativa:
- Davvero sei un poliziotto? - domand.
- Certo.
- E ammazzi la gente?
- I poliziotti non ammazzano la gente.
- Nei film che vediamo noi, s.
- Oh, cazzo! - proruppe Loli, dimostrando i limiti
della sua immaginazione.
- Se quei film ti insegnano che la polizia ammazza
la gente non dovresti vederli.
- Ho imparato anche a dire "fuck".
- Senta, ispettore, abbiamo visto qualche film di
Tarantino in versione originale, ma di solito per lei prendo
i cartoni animati.
Sorrisi. Mi chinai finch la mia faccia non fu all'altezza
degli occhi di Marina, che mi guardavano seri e
tranquilli.
- Io non ammazzo nessuno, mi credi, Marina?
- Tanto non hai pi la pistola...
- Anche quando ce l'ho, non ammazzo nessuno. La
polizia non fa certe cose.
- Lo so.
- Sono sicura che lo sai. Sei una bambina molto
intelligente e ti ringrazio per avermi aiutata.
- Allora, vieni a casa mia?
- Non lo so. Forse non verr io, forse verr qualcun
altro. Tu non preoccuparti.
Lei scosse la testa. Era carina e mi aveva aiutata,
ma il suo aiuto non era bastato a impedire che una
bambina all'incirca della sua et se ne andasse in giro
per Barcellona con una pistola carica in pugno.
Sperai che quella bambina, almeno, i film di Tarantino
non li avesse visti.
Quando aprii la porta dell'ufficio il luned
mattina, mi trovai davanti una simpatica scenetta.
Garzn, Yolanda e un'altra giovane poliziotta
ridevano a crepapelle. Vedendomi, si interruppero, ma
poi scoppiarono di nuovo a ridere come se non
potessero trattenersi.
- Vedo che mi sono persa qualcosa di divertente -
dissi, non senza una certa severit.
Garzn, con le lacrime agli occhi e la pancia
sussultante, fece da portavoce:
- Mi scusi, Petra, ma le ragazze mi stavano
raccontando...
- Vedo, vedo. E posso chiedere a cosa si deve tanta
ilarit proprio nel mio ufficio?
- Soltanto al caso, ispettore. Ero venuto a portarle
queste pratiche, le ragazze mi hanno visto entrare e...
Adesso scappo, per, ho un mucchio di lavoro
stamattina.
Usc come un razzo, mi conosceva bene. Le ragazze,
evidentemente, mi conoscevano un po' meno, perch
rimasero l a guardarmi come oche, offrendomi il
destro per sbottare:
- E voi, cosa credete? Di rimanere qui tutta la mattina
con le mani in mano?
Fuggirono spaventate mormorando parole di scusa.
Gli attacchi di ilarit sono tipici della giovent,
riflettei, e delle menti prive di complessi, conclusi,
pensando a Garzn. Eppure nel giro di qualche ora
tutto il commissariato si sarebbe sganasciato a quel modo.
E lo spunto sarei stata io. Mi pareva gi di sentirli:
"All'ispettore Delicado hanno rubato la pistola".
"No! E chi  stato?". "Una bambina". "Non pu
essere! Come diavolo ha fatto?". "Gliel'ha presa mentre
faceva la pip". Fantastico. Ma la cosa non era da
prendere tanto alla leggera. La notizia rischiava di
finire su tutti i giornali. "Bambina sottrae la pistola a
ispettore di polizia nella toilette di un centro
commerciale". Il mio nome non sarebbe comparso, per fortuna,
ma il risultato sarebbe stato catastrofico: la
gente si sarebbe domandata come si possa essere cos
cretini da lasciarsi derubare a quel modo. L'intero
corpo di polizia avrebbe perso credibilit. Dovevo fare
qualcosa. Innanzitutto, ero decisa a non lasciarmi
bloccare dal timore del ridicolo che tormenta tutti gli
spagnoli. Mi conveniva affrontare direttamente il
commissario Coronas ed esporgli l'incidente come un
fatto insolito ma del tutto isolato, come se avessi
avvistato un UFO nel prato dietro casa.
Coronas mi ascolt con attenzione, senza aprir bocca,
senza battere ciglio. Sentivo che il mio racconto stava
perdendo slancio, era difficile presentare la cosa come
un piccolo incidente che pu capitare a chiunque.
Dovevo avere un'aria piuttosto tragica, perch il commissario,
impietosito, alla fine mi disse:
- Non si agiti, Petra, non  colpa sua -. Ma subito,
rendendosi conto della gravit della cosa, o forse tornando
al suo ruolo di capo, aggiunse:
- Certo che avrebbe dovuto essere pi prudente.
Gettai la maschera da vittima per rispondergli secondo
il mio stile:
- Cosa intende dire, commissario? Che avrei dovuto
considerare tutti i rischi connessi alla minzione?
- No! - grid. - Ma ho sempre detto a tutti gli agenti
donna di non tenere la pistola nella borsetta. Mille
volte, l'avr detto, mille! Portatela alla cintura, o sotto
l'ascella! E nessuna mi ha mai dato ascolto. N lei
n le sue colleghe. Conosco solo una persona pi testarda
di voi. E, manco a farlo apposta  una donna: mia moglie.
Non fatemi pensare che siete tutte uguali.
Non risposi. Lui me ne fu riconoscente. Si pass la
mano sulla faccia con un sospiro paterno.
- Bene, adesso vediamo che cosa si pu fare, Petra.
Quel che  stato  stato. Analizziamo il fatto. Lei cosa
ne pensa?
- Mi pare molto strano, commissario. Non dico che
i furti commessi da minori siano un'eccezione. Tutti
sappiamo che ci sono in giro ladruncoli in et da scuola
elementare. Il punto : la bambina, una volta avuta
in mano la mia borsa, perch ha preso proprio la pistola?
- Infatti.  questo che mi d da pensare.
- Non possiamo escludere che abbia agito per
semplice curiosit. Ma sappiamo tutti che nel mondo della
malavita una pistola vale di pi del denaro che avevo
nel portafogli.
- Una bambina che sappia una cosa simile  gi una
vera professionista.
- O figlia di un professionista.
- In ogni caso, dobbiamo dare per scontato che la sua
borsa le sia capitata in mano per puro caso.  d'accordo?
- Be', s. Altrimenti le ipotesi diventano infinite. 
pensabile che qualcuno, sapendo che sono un poliziotto,
abbia mandato una bambina a rubarmi la pistola?
Troppo complicato. Nessuno sapeva che sarei andata
al centro commerciale, non  mia abitudine, e neppure
che avrei usato le toilette portando la pistola nella
borsa, n che avrei appeso la borsa al gancio. No, quella
bambina  una ladruncola abituata a fare quel
giochetto, e si  trovata in mano l'arma per puro caso.
- Il fatto che l'abbia preferita al denaro, per, non
 tranquillizzante. Probabilmente lavora per qualcuno.
Oppure vuole far carriera.
- Stiamo parlando di una bambina.
- Lo so, ma al giorno d'oggi i bambini... Vuole che
le ricordi certi casi di omicidio da far rizzare i capelli
in testa?
- Grazie, commissario, preferirei di no.
- Senta Petra, faccia di tutto per trovare quella bambina.
Non abbandoni il lavoro che ha per le mani, ma
stia dietro alla bambina. D'accordo? Si faccia aiutare
da Garzon, se  il caso.
- Molto bene, commissario.
- Che cosa pensa di fare come primo passo?
- Comprarmi un'altra Glock.
- Perfetto. E, mentre c', si scelga anche una bella
fondina di pelle. Di rettile, se vuole. Gliela regalo io.
Chiss se con un tocco di femminilit riusciamo a imporre
una nuova moda fra le signore del corpo di polizia.
Il giorno dopo Garzon sapeva gi tutto, e di certo
non gliel'avevo raccontato io. Venne da me mortalmente
serio e mi dichiar, come un atto di fede:
- Ho gi messo in chiaro che il primo che ride si becca
due ceffoni.
- Grazie mille, Fermin. Quindi, sono gi sulla bocca
di tutti.
- Be', ispettore, lo sa anche lei come vanno le cose
qui dentro. I pettegolezzi svolazzano come uccellini.
- Come cornacchie, vorr dire. Ma non se la prenda,
ormai sono rassegnata.
- Poteva andarle peggio.
- Oh, s, certo, poteva violentarmi un beb di sei mesi.
- Non si butti gi, ispettore. Tutto si sistemer.
Quella frase, "tutto si sistemer", buona per ogni
occasione, aveva il potere di mandarmi in bestia ogni volta
che la sentivo. Eppure, pronunciata da Garzn,
acquistava una sfumatura di solidariet che non potevo
disprezzare.
- Grazie, viceispettore. Solo che stavolta non so
proprio che cosa potremo sistemare. La mia unica
speranza  non sentir pi parlare di quella pistola. Almeno,
potremo essere certi che nessuno l'abbia usata. Le
assicuro che la sola idea di avere dei feriti sulla coscienza
mi ossessiona.
-  improbabile. Di sicuro la ladruncola  stata
incuriosita dalla pistola e l'ha presa senza pensarci.
- Una ladruncola di otto anni?
- Domandi all'ispettore Belmonte, lui cura un archivio
sulla delinquenza minorile. L devono essere schedati
anche i bambini. Il problema  che i minori di
quattordici anni non sono imputabili... Ah, e si prepari,
occupandosi di bambini, dovr vedersela con un esercito
di psicologi. Senza di loro, non potr muovere un
passo. Li richiedono perfino per dire a un ragazzino "come
va?". Sembrano tutti convinti che un bambino, alla
sola vista di uno sbirro, rimanga traumatizzato per
la vita.
- La cosa non mi stupisce, in fondo hanno ragione.
- S, ma di l a supporre che i bambini siano tutti
angioletti ce ne passa. Le posso assicurare che non lo sono,
e lei ne  testimone.
Lanciai la biro sul tavolo, mortalmente seccata.
- Quante complicazioni! Come se non avessi gi
abbastanza da fare.
- Non si preoccupi. Ci sono qua io per darle una mano,
e questo  garanzia di sicuro successo.
Le intenzioni del mio vice erano buone, ma il suo
umorismo non mi fece ridere. Lo guardai con estrema
seriet.
- E da dove diavolo dovremmo cominciare, secondo
lei?
- Da Belmonte. Avr pure qualche foto da farle
vedere.
- Ma se non so nemmeno che faccia abbia la mia ladra!
L'ha vista solo l'altra bambina. Dovr chiedere ai
genitori che me la prestino.
- In questo caso, le cose si mettono davvero male.
I genitori di oggi proteggono i figli come piccole
rockstar.
- S, e poi se ne disinteressano e li lasciano tutto il
giorno nelle mani di baby-sitter decerebrate. Un'altra
cosa da fare  chiamare il servizio di sicurezza del centro
commerciale. Forse sono avvenuti altri furti simili
negli ultimi tempi.
- "Scippi urinari" li si potrebbe definire. Come
trucco non  male: a un poveretto gli scappa la pip e...
Si mise a ridere sotto i baffi. Lo fissai con una
seriet che avrebbe dovuto gelargli il sangue.
- Lo trova divertente, Fermin? Credevo volesse
spaccare la faccia al primo che osasse prendermi per i
fondelli.
- Ma io non la sto prendendo per i fondelli,
ispettore, sto solo constatando che si tratta di un reato
fuori del comune.
- Me ne vado, non credo di poter sopportare oltre
le sue constatazioni.
In realt era impossibile non dargli ragione.  ridicolo
essere derubati in circostanze cos poco dignitose,
e non solo per ragioni scatologiche. Sembra un avvertimento:
per quanto tu ti creda importante e civilizzato,
sarai sempre schiavo delle pi umili funzioni fisiologiche,
che ti riconducono al nucleo materiale della tua
esistenza. Eppure, di una simile lezione di umilt, io non
avevo proprio bisogno. Anzi, mi coglieva in un momento
di scarsissima sicurezza personale. Non ero depressa, ma
dovevo ammettere che negli ultimi mesi non mi era
capitato un solo caso degno di nota e che la mia vita
privata non era propriamente da fare i salti di gioia. Avevo
la mia serenit, certo, e tutto quel che la vita solitaria
pu regalare a una donna della mia et e della mia
indole: buoni libri, pace spirituale, un bicchiere di tanto
in tanto, nessuna responsabilit familiare, amici
piacevolissimi... ma dovevo ammettere una volta per tutte
che la pace monacale non faceva per me. Avevo
bisogno di movimento, di difficolt che mi spingessero ad
agire, di un obiettivo che mi accendesse i neuroni iniettandovi
una dose extra di adrenalina. Sono contraddittoria,
lo so: quando l'azione mi coinvolge sento la mancanza
della tranquillit, e quando riesco a vivere per un
po' una tranquilla routine, sono ugualmente scontenta.
Protesto sempre e comunque, senza sapere con chi
prendermela. Con Dio, con il destino, con la sfortuna,
con la gente, con la vita, con l'ordine mondiale? Non
lo so, ho cos poca fede in tutto che mi manca un
tribunale a cui appellarmi, e finisco per attribuire a me stessa
ogni responsabilit. Sono io la colpevole, soprattutto
perch credo di aver capito in cosa consiste la felicit.
La felicit consiste nell'avere un buon carattere,
sereno, equilibrato e umile. Un carattere simile, unito
a un'assoluta mancanza di aspirazioni, d un risultato
infallibile: zero infelicit, che  quanto pi si avvicina,
a questo mondo, al concetto di felicit. Ma io sono priva
di tali virt, o ne sono dotata in modo molto
parziale, e tuttavia penso di essere arrivata ad un'et in cui
un po' di felicit potrei meritarmela, non una felicit
superficiale, ma una felicit filosofica, confacente al
mio modo di vedere la vita. Detto in altre parole:
dovevo decidermi a capire che cosa volessi fare di me stessa.
Ecco com'era finita: completamente arenata, a rimpiangere
i casi complicati quando non si presentavano
e a desiderare un po' di pace non appena me ne capitava
uno per le mani. Un disastro. In ogni caso,
qualunque rimedio scegliessi per uscire da quella situazione,
non prevedeva certo l'intervento di una bambina
capace di rubarmi la pistola in una toilette.
Sospirai. Non appena fossi riuscita a scovare quella
piccola ladra mi sarei dedicata alla mia idea di felicit
e l'avrei perseguita con ogni mezzo. Per il momento,
visto che la bambina non sarebbe ricomparsa facilmente,
avrei avuto tutto il tempo per pensarci su.
In quel periodo ero impegnata in un paio di indagini
legate allo spaccio di droga e stavo tenendo d'occhio
un individuo sospetto, niente di interessante.
Quindi non mi era impossibile occuparmi anche del ritrovamento
della pistola. Cercai l'indirizzo della bambina
bionda e decisi di andare subito a parlare con i
suoi genitori. Era l'ora giusta, le otto di sera, e loro
abitavano poco lontano dal commissariato di calle Iradier,
in una zona borghese di Barcellona che avevo sempre
invidiato ai miei colleghi: poco lavoro e un ambiente
piacevole.
Una ragazza sudamericana, con scarsa capacit di
reazione, mi apr la porta di un appartamento signorile.
Mi guard senza parlare.
- Il portone era aperto - mi scusai.
Lei rimase l come una statua.
- I signori Artigas sono in casa?
La ragazza annu, con un'insolita perplessit negli occhi.
Avevo un aspetto cos allarmante? Oppure i signori
Artigas non ricevevano mai visite? A un tratto, dietro
la ragazza, comparve Marina, che mi guard senza
sorridere e disse:
- Ciao.
- Marina! Come stai?
- Bene. Questa  Maria Bianca -. La ragazza, cos
presentata, finalmente si riscosse.
- Marina, va' a chiamare tuo pap.
- Falla entrare,  una mia amica - rispose la piccola,
con un'affabilit che benedissi.
In quel momento di esitazione comparve nell'ingresso
un uomo alto, all'incirca della mia et. Barba corta,
capelli sale e pepe che erano stati biondi, vestito in modo
informale con un grosso maglione e pantaloni di velluto
a coste, fu il primo ad avere la bont di sorridermi.
- Che cosa succede?
Prima che la donna di servizio mi accusasse di aver
fatto irruzione senza essermi annunciata al citofono, mi
affrettai a sorridere anch'io.
- Signor Artigas, sono Petra Delicado, ispettore di
polizia. Vorrei parlare qualche minuto con lei o con sua
moglie.
- Ma certo. Perch rimane sulla porta? Entri, la prego.
Maria Bianca si ritir con l'aria spaventata di chi ha
visto il diavolo. Venni introdotta in un vasto salone
arredato con gusto moderno e minimalista. Mi accomodai
su un divano di pelle granata. Il signor Artigas mi
osservava con simpatia senza nascondere la sua curiosit.
Marina mi si par davanti e mi chiese:
- Vuoi prendere qualcosa?
Guardai il padre della bambina e scoppiai a ridere.
Anche lui rise.
- Magari un bicchier d'acqua, grazie.
- Vado a prenderlo - disse la bambina, e spar tutta
seria.
Artigas mi guard e disse:
- Incredibile come i bambini imitino ogni nostro
gesto. A volte sembra di vedersi riflessi in uno specchio.
E non sempre quel che vediamo ci piace. Lei ha figli,
ispettore?
- No, figli no.
-  complicato, mi creda.
- La sua mi pare una bambina straordinariamente
sveglia.
- Lo . Ne sono orgoglioso, ma c' sempre una preoccupazione
in agguato per un padre:  felice? Lo sar in
futuro? Riuscir ad adattarsi al mondo in cui viviamo?
- Sono le domande che mi hanno sempre dissuasa
dall'avere un figlio.
-  sposata?
- Lo sono stata.
Marina torn, attentissima a non lasciar cadere una
sola goccia d'acqua. Mi porse il bicchiere, la ringraziai
e bevvi tutto d'un fiato.
- Hai gi un'altra pistola? - mi chiese la piccola. Dallo
sbalordimento del padre dedussi che nessuno l'aveva
ancora informato dell'accaduto. Provvidi a farlo io.
Mentre raccontavo, la bambina annuiva, come se
approvasse la mia ricostruzione dei fatti. Artigas mi ascoltava
affascinato, a bocca aperta.
- Non ci posso credere. Perch non mi avevi detto
niente, Marina?
- La mamma lo sa.
- Ah, certo, la mamma. Non me ne ha parlato. Se
ne sar dimenticata.
- Signor Artigas, so che quel che le chiedo potr
preoccuparla, ma forse avr bisogno di mostrare a sua
figlia alcune fotografie per tentare un riconoscimento.
Sono sicura che una sua testimonianza sarebbe del tutto
affidabile. In ogni caso si tratter di un episodio isolato
e la bambina verr tenuta completamente fuori dalle
indagini.
- Capisco. Dovr portarla in commissariato?
- No. Sar io a venire dove lei desiderer. Lei e sua
moglie, s'intende.
- Per me non c' nessun problema.  tutto chiaro,
vero, Marina? Questa signora  un poliziotto, le hanno
rubato la pistola e vuole sapere chi  stato, perch
chi l'ha presa potrebbe farsi male. Tu questo l'hai
capito, no?
- S - rispose lei con perfetta naturalezza. - Per posso
vederla?
- Chi?
- La pistola nuova.
Guardai Artigas con aria interrogativa. Lui riflett
un attimo prima di acconsentire, ma avrei giurato che
fosse curioso quanto sua figlia, forse anche di pi.
- Magari potrebbe mostrarcela solo un momentino,
vero, ispettore?
Negli ultimi giorni avevo accettato di indossare una
fondina ascellare, solo finch non mi fosse passato il
trauma del furto. L'arma mi si conficcava nelle costole
e mi gonfiava la giacca, facendomi apparire tutta storta.
Non vedevo l'ora di liberarmi da quell'impaccio. Mi
sbottonai, aprii un lembo della giacca ed estrassi la mia
nuova Glock. Entrambi la osservarono come se fosse
un animale misterioso pronto a mordere. In quello
stesso istante la porta del salone si apr e qualcuno
entr con la furia di un uragano. Rimanemmo paralizzati
tutti e tre, incapaci di reagire. Era una donna bionda,
con i capelli lunghi, pi giovane di me, alta, snella,
elegante. Doveva essere arrivata in quel momento,
perch portava un tailleur pantaloni gessato e una bellissima
borsa a tracolla.
- Buona sera. Che cosa sta succedendo qui?
Guard la pistola, e il suo volto pass dalla severit
alla collera.
- Si pu sapere che cosa ci fa quella roba in casa mia?
Stranamente non si era rivolta a me, ma all'uomo che
senza dubbio era suo marito. Lui si affrett a rispondere:
- Questa signora  l'ispettore Berta Regalado. 
venuta per...
- So gi chi , e immagino benissimo quello che
vuole.
Sospir e disse alla bambina:
- Tu, va' in cucina. Maria Bianca ti ha gi preparato
la cena.
Per la prima volta vidi Marina cambiare espressione,
per assumere un'aria estremamente infastidita. Sua
madre aspett che uscisse per rivolgersi a me:
- Mi faccia la cortesia di uscire subito da questa casa.
Il marito intervenne:
- Anna, per favore, l'ispettore desidera soltanto che
Marina veda alcune fotografie...
- Se lo scordi, mi ha sentita? Se lo scordi! Mia
figlia non riconoscer nessun criminale. Chiamer subito
il nostro avvocato, ma sono certa che nessun giudice
pu obbligarci a una cosa simile. Nessuno, ci
mancherebbe altro. E adesso, se ne vada -. Mi indic la porta
con gesto imperioso. Suo marito le parl di nuovo,
senza perdere la calma:
- Anna, sii ragionevole, nessuno ha detto che...
Mi alzai in piedi. Facevo nobili sforzi per non
mostrare alcuna emozione.
- Scusate, ora devo andare -. Guardai il marito con
l'abbozzo di un sorriso. - Sua moglie ha ragione, signor
Artigas. Non  il caso di disturbare la gente a quest'ora.
Buona sera. Non occorre che mi accompagni, so dov' l'uscita.
Aprii la porta del salone, me la richiusi dietro le spalle
e feci lo stesso con quella d'ingresso. Ignorai l'ascensore
e scesi le scale. Dopo una scena cos imbarazzante
avevo bisogno di muovermi. Quando arrivai
al pianterreno, l'ascensore si apr e mi comparve
Artigas.
- Aspetti, ispettore, la prego. Non mi piace che nessuno
debba andarsene da casa mia in questo modo.
- Non importa, lasci stare.
- S che importa, invece. La prego di scusarci. Mia moglie
lavora molto, in condizioni di forte stress. Dirige uno
studio di consulenza finanziaria, rientra a casa tardi, 
sempre molto stanca... E poi, con nostra figlia  molto
protettiva, forse troppo, ma io... vedr che cosa posso
fare affinch Marina la aiuti con quelle fotografie.
- Forse non sar necessario. Se sua moglie ritiene che
la cosa possa danneggiare la bambina...
- Danneggiarla, e perch? Mia figlia ha visto quello
che ha visto e sa che la polizia esiste perch nel mondo
succedono anche cose brutte.  naturale, non vedo
come possiamo nasconderle la realt.
Sorrisi. Eravamo nell'androne, e la luce automatica
si spense. Artigas cerc a tentoni l'interruttore ma, forse
per l'ansia, non riusc a trovarlo. Uscimmo in strada.
Gli tesi la mano.
- Mi dispiace, signor Artigas, di aver rovinato la sua
pace familiare.
- Ci sono abituato. Non mi diceva di essere stata
sposata?
- Due volte, e tutte e due ho divorziato.
- La capisco. Credo che andr fino al bar all'angolo
a prendere un t. Non ho voglia di salire subito per
ricominciare a discutere. Vuole accompagnarmi?
Sento di doverle un risarcimento.
- Sa come pu risarcirmi?
- No - mi disse, con aria sconcertata.
- Mi chiami col mio nome. Non sono Berta Regalado,
ma Petra Delicado.
Port la mano alla fronte, confuso.
- Che figura! - Poi scoppi a ridere. - Io mi chiamo
Marcos. Pu chiamarmi Ernesto, la prossima volta. Sar
una piccola rivincita. Davvero non accetta un t?
- Un'altra volta Marcos, davvero.
- Le lascio il mio numero di cellulare nel caso avesse
bisogno di parlarmi.
Ci stringemmo la mano guardandoci negli occhi con
simpatia. Ah, pensai, uomini incantevoli sposati con
donne terribili; donne perfette che sposano perfetti idioti.
Se il matrimonio  un sistema a due variabili,
sembra non ci sia modo di predirne il risultato. Quanto a
me, ci avevo rinunciato. Basta guardare la gente che
porta una fede al dito per adorare la solitudine. Almeno
su questo punto potevo essere sicura: la solitudine era
un ingrediente indispensabile della mia ricetta per la
felicit.
Avrei potuto risparmiarmi quel parapiglia, e anche
una figura ridicola. Quando chiesi ai Mossos de Esquadra (La
polizia autonoma catalana)
di accedere all'archivio dei bambini fermati, mi
guardarono gongolando. Finalmente coglievano in fallo
la Polizia Nazionale, e su una grossa sciocchezza, per
di pi. L'archivio parte dai quattordici anni in su, al
di sotto di quell'et il minore  intoccabile, non pu
nemmeno essere schedato.
- Ma cosa diavolo mi sta dicendo, Llorens?
- Proprio quello che le ho detto.
- E io avrei dovuto saperlo, vero?
Lui si strinse nelle spalle, disarmato dalla mia sincerit.
Era giovane, un bel ragazzone, e sembrava aver
voglia di collaborare, perch aggiunse subito:
- Noi, quando abbiamo bisogno di informazioni sui
pi piccoli, di solito ci rivolgiamo al centro El Roure.
- Cos', un centro di accoglienza?
- S, una specie di istituto. I bambini vengono
mandati l dal tribunale dei minori finch la loro situazione
non viene regolarizzata.
- E l le hanno le schede dei bambini?
- S, a volte complete di foto. Se quella bambina ha
gi dato problemi in passato,  molto probabile che sia
stata accolta al centro.
- Ma cpita spesso, Llorens, che i bambini
commettano reati?
- S, spessissimo. Ultimamente i bambini sono
incontrollabili. Da qualche anno esiste anche da noi il
fenomeno dei "bambini di strada". Sembra che non
abbiano famiglia, vivono allo stato brado. In genere sono
immigrati clandestini.
- Qualcuno li porter pure fin qui.
- Non si sa. Possono essere bambini abbandonati dai
loro genitori entro i confini spagnoli. Oppure sono
stati introdotti nel paese clandestinamente... Il peggio
 che non  facile acchiapparli. E quando ne prendiamo
uno, la legge prescrive solo che vengano affidati a
un istituto.
- Che tipo di reati commettono?
- Piccoli furti, scritte sui muri, sciocchezze. Ma a volte
anche delitti gravi, soprattutto verso i quattordici
anni.
- Capisco.  complicato, vero?
- Non sono ancora un problema serio, ma prima o
poi le cose potrebbero peggiorare.
- Andr a fare una visita al centro El Roure.
- Vuole che la accompagni?
- No, grazie, non  tenuto a farlo.
Mi lanci uno sguardo malizioso e io feci altrettanto.
Perch dei cos bei ragazzi decidano di fare i
poliziotti, sia pure dell'Autonomia catalana,  una cosa che
non capir mai. Forse ero troppo vecchia per farmi
domande sui ragazzi, belli o brutti che fossero, e tanto
meno per guardarli con malizia. "Tempus fugit", dissi
fra me, come facevano gli antichi romani quando era
ora di mettersi al lavoro.
La direttrice del centro El Roure era una donna sulla
cinquantina e vestiva un rigoroso tailleur grigio. Mi
disse di chiamarsi Pepita Loredano. Doveva averne visti
di poliziotti in vita sua, perch la mia presenza non
parve farle n caldo n freddo. Quando le spiegai il motivo
della mia visita alz gli occhi al soffitto come a cercarvi
qualcosa di decisivo, poi li abbass su di me con
aria stanca e mi disse:
- Immagino lei abbia il mandato di un giudice.
- Queste non sono indagini ufficiali, si tratta di una
bambina che mi ha rubato la pistola.
- Ispettore Delicado, noi abbiamo il compito di
proteggere i minori, e di fare il possibile per risparmiare
loro ogni turbamento, anche nei casi pi gravi. Crede
davvero che solo perch le hanno rubato la pistola... ?
- La prego, per favore, non parli con leggerezza.
Anch'io sto cercando di proteggere una minore. Non mi
pare che una bambina possa fare del bene a se stessa
o ad altri andandosene in giro con un'arma in pugno.
Torn a guardare il soffitto, dove pareva trovarsi la
fonte di tutte le sue risposte.
- E va bene - ammise, senza entusiasmo. - Ma non
posso assolutamente permettere che i nostri materiali
d'archivio escano di qui.
- Teme forse che io possa farne un uso indebito?
- Ispettore, mi creda, non c' niente di personale in
questo, ma lei sa che le fughe di informazioni riservate
sono all'ordine del giorno, e una volta che sono
avvenute  impossibile individuarne il responsabile. In ogni
caso, a quel punto, il danno  gi fatto, e pu essere
gravissimo. Abbiamo a che fare con soggetti molto
fragili.
- Sar difficile che i genitori della mia testimone, a
sua volta una minore, la autorizzino a venire qui.
- Non vedo perch no. La sua piccola testimone
avr modo di constatare che esistono bambini meno
fortunati di lei.
Mi torn in mente una vecchia affermazione di
Garzn: "Voi donne siete poco flessibili. Con la vostra
intransigenza  impossibile trattare". Certi luoghi
comuni mi hanno sempre infastidito, ma spesso si
fondano su fatti incontestabili. Ogni donna che occupi
un posto di responsabilit ha imparato a sue spese a
dire di no. E quella signora, tanto incline a scrutare
i soffitti, doveva averlo imparato alla perfezione. Che
cosa potevo offrirle io, come contropartita in un
accordo? Niente, ero a mani vuote, e per di pi mi
presentavo davanti a lei come una pessima professionista:
un poliziotto cos sprovveduto da farsi rubare
l'arma. Me ne andai di pessimo umore, e mentre mi
allontanavo a falcate troppo rapide e risolute per una
passeggiata, fui colta da un malumore che era il primo
gradino di una forma di paranoia. Mi pareva che
i semafori passassero al rosso proprio quando dovevo
attraversare, e se qualcuno mi tagliava la strada, mi
pareva facesse parte di un commando appositamente
addestrato per intralciare i miei passi. Cos, scansando
le semplici ma mortificanti trappole che il destino
mi tendeva, riuscii per miracolo ad arrivare in ufficio
tutta intera.
Una volta l, mi sedetti a pensare. Mi trovavo in una
situazione che detesto: dipendevo completamente dalle
decisioni di qualcun altro. Se gli Artigas non avessero
permesso alla figlia di effettuare il riconoscimento,
le poche possibilit che avevo di trovare la piccola
ladra sarebbero completamente sfumate. E le prospettive
non erano rosee, tenendo conto della gorgone
bionda che era la madre di Marina.
-  permesso, ispettore?
Yolanda entr con un fascio di carte. Me lo pos
davanti e rimase in attesa.
- Il commissario vuole che gliele riporti firmate al pi
presto.
Il mio ringhio basso e prolungato tenne a distanza
Yolanda mentre procedevo alle firme. Quando fui quasi
alla fine, lei os farmi una domanda:
- Ispettore, dove va a mangiare oggi in pausa pranzo?
- Non ci ho ancora pensato, perch?
- Se accetta, la invito alla Jarra de Oro. Mi piacerebbe
parlare con lei di un paio di cose.
- Riguardanti il servizio?
Lei, un po' imbarazzata, arross.
- Be', proprio il servizio...
Ero di pessimo umore, ma forse proprio per questo
poteva farmi bene chiacchierare un po' con Yolanda.
- D'accordo, aspettami alla Jarra. Scegli tu un tavolo,
possibilmente d'angolo, cos c' meno chiasso.
Di cosa si pu parlare con una ragazza poco pi che
ventenne? L'argomento non importava, tanto pi
che era lei a voler parlare con me. L'avrei ascoltata,
e un paio di birre mi avrebbero aiutata a rimettermi
in sesto.
Yolanda non soffriva dell'anoressia schizzinosa che
rende insopportabili tante ragazze della sua et. Anzi,
affrontava il suo stufato di ceci con l'impeto di un
legionario. Pensavo che non avesse un solo problema, e
invece mi sbagliavo. Trov subito il modo di entrare
in argomento.
- Ispettore, lei si ricorda di Ricard, vero? Quel suo
ex fidanzato che poi in un certo senso io ho finito per
ereditare?
Bene, la cosa si faceva interessante.
- S. Come sta?
-  gi un anno che viviamo insieme.
- Fantastico, e allora?
- Niente, solo che non sempre riesco a capirlo.
- Ti riferisci a qualcosa in particolare?
-  pieno di manie.
- Questo  tipico delle persone di una certa et,
abbiamo le nostre abitudini e...
- No, non mi riferisco alle piccole cose, come il
tubetto del dentifricio lasciato aperto e roba del genere.
Il problema  che lui analizza sempre tutto.
- Fa lo psichiatra, Yolanda. Mi pare abbastanza normale.
- Forse non mi sono spiegata. Le sue non sono manie,
sono nevrosi. Si domanda continuamente se il nostro
rapporto funziona, se riesce a far bene il suo lavoro, se vive
in modo coerente, se reagisce nel modo giusto... Forse
 importante riflettere su quello che si fa, solo che in
questo modo lui non vive, pensa sempre al passato od al
futuro. E io mi domando: perch non sta mai nel presente?
Perch non affronta ogni nuova giornata con serenit?
E poi questo continuo parlare, esaminare, spaccare il
capello in quattro...  molto difficile per me, sa?
- La nostra generazione  fatta cos. Ci vorrebbe un
manuale per capirci. Siamo pieni di contraddizioni, di nevrosi,
di strani complessi. Credevo te ne fossi gi accorta.
Mi guard con stupore.
- Io no.
- Vedrai che ti ci abituerai.
Ci pens su per un attimo. Poi riprese:
- Lui dice che il mestiere di poliziotto  alienante,
che dovrei mettermi a studiare per fare qualcos'altro.
E se gli dico che la legge e l'ordine sono sempre stati
la mia passione, non mi d retta. Vuole che legga certi
libri, e quando mi vede con un poliziesco in mano
mi dice che perdo il mio tempo leggendo spazzatura.
- Classica sindrome di Pigmalione.
- Che cosa?
- Cercare di trasformare una persona, di esserne
l'artefice, il creatore, di plasmarla secondo un modello.
- Capisco quel che vuol dire. Renderla colta e raffinata.
Lei cosa ne pensa di Pigmalione, ispettore?
- Io? Non ne ho idea, Yolanda, non so proprio cosa
dirti.
- S che lo sa, ma non vuole pronunciarsi, proprio
perch non le piace affatto che Ricard voglia fare il
Pigmalione con me. Ma, mi dica, ispettore, che cosa
posso farci io? Niente. Posso solo aspettare che si stanchi
e rinunci. Io cerco di accettarlo cos com', anche se
mi pesa, non creda, perch anche lui dovrebbe accettarmi
cos come sono. Ognuno ha la sua personalit,
che merita di essere apprezzata, se c' amore.
Di colpo quell'ondata di frasi fatte mi sommerse. Avevo
l'impressione di essere risucchiata dalla vacuit delle
peggiori riviste femminili. Non ero in vena di occuparmi
di questioni di cuore.
- Yolanda, torna in commissariato e consegna quei
documenti a Coronas. Non farlo aspettare.
Se ne and, obbediente e sottomessa, ma
visibilmente turbata dai suoi problemi amorosi. Da parte mia,
cercai di riprendere il ritmo dei giorni lavorativi:
pagai il conto e tornai in ufficio a riesaminare una serie
di dossier che mi attendevano sulla scrivania: spaccio
di droga, risse di strada... un panorama assai poco
stimolante. Dubitavo di riuscire a concentrarmi finch non
avessi ritrovato la pistola scomparsa. Cercai il biglietto
da visita di Marcos Artigas, che non avevo ancora
degnato di uno sguardo. Faceva l'architetto. Tutte le
mie speranze erano riposte in lui. Lo chiamai al cellulare.
Non pareva che la mia chiamata lo indisponesse,
a giudicare dal tono affabile con cui mi rispose.
- Oh, Petra! Come sta?
- Temo che avr bisogno della sua collaborazione,
architetto Artigas. E le assicuro che se potessi risolvere
altrimenti il problema non la disturberei.
- Lei non mi disturba affatto. Anzi, se le fa piacere,
venga a prendere un caff con me. Adesso ho una riunione,
ma fra un paio d'ore sar libero. Potremmo vederci vicino
al mio ufficio. Lavoro nella calle Tuset. Trover un bar
che si chiama La Oficina. Possiamo vederci l.
Che uomo strano. In genere la gente rifugge ogni
contatto con la polizia, in fondo la ritiene molto pi infame
della criminalit, che almeno  circonfusa di un suo
alone romantico. Per non parlare dell'istinto di protezione
che ogni genitore sviluppa nei confronti dei propri
rampolli, anche dei pi degeneri. Pochi mesi prima
un paio di miei colleghi hanno fermato un ragazzo di
quindici anni, ubriaco fradicio, che fracassava vetrine
e lampioni sulla pubblica via. L'hanno civilmente
rimproverato e si sono limitati a riaccompagnarlo a casa,
in un elegante quartiere residenziale fuori Barcellona.
Ebbene, i genitori li hanno quasi buttati fuori a calci.
Per loro, quella visita, con tanto di restituzione del figliol
prodigo, era una violazione dell'intimit. E invece
Artigas, con me, era cortesissimo. Certo, con la
stessa cortesia poteva benissimo dissuadermi, quel
pomeriggio stesso, dal contare sull'aiuto di Marina.
Quando mi vide arrivare, sorrise da un orecchio
all'altro. Si alz e mi porse una sedia accanto a lui.
Ordinai un caff.
- Petra Delicado.  cos che si chiama, vero?
- Le pare un nome tanto orrendo?
- Per niente, non so come mi sia potuto confondere
la prima volta. Suona bene, ha personalit.
Sorrisi. Marcos Artigas non fingeva, mi dimostrava
sincera simpatia, sia pure senza eccessi, con cortesia e
discrezione. Ma prima di decidermi a trovarlo simpatico
a mia volta, dovevo arrivare al dunque e vedere
come avrebbe reagito.
- Architetto, mi dispiace sinceramente, ma avrei
bisogno che Marina vedesse certe fotografie d'archivio,
che non possono essere portate fuori dall'istituto per
l'infanzia dove si trovano. Quindi, sono costretta a chiederle
un'autorizzazione. Sua e di sua moglie.
- Immaginavo qualcosa di simile. Mia moglie, sa com'...
non credo che accetter. Questa faccenda l'ha molto
innervosita. Non ha pi voluto affidare la bambina alla baby-sitter.
Adesso, quando non siamo in casa, Marina rimane
con Jacinta, una signora anziana. Lei si annoia, ma mia
moglie  pi tranquilla cos. Con Jacinta non c' alcun rischio
che Marina veda film di Tarantino.
- Capisco. Questo significa che devo lasciar perdere?
-  proprio necessario il consenso di entrambi i
genitori?
- No, il suo pu bastare.
- In questo caso, conti su mia figlia.
Ero talmente certa di ottenere un rifiuto, che quella
risposta mi parve inconcepibile. Ne chiesi perfino conferma:
-  proprio sicuro?
- S.
- Le prometto che non avr motivo di preoccuparsi.
Marina sar trattata come un testimone protetto.
- Questo significa che non corre alcun rischio?
- Pu starne certo. Il suo nome non figurer da
nessuna parte, nemmeno se venisse avviato un procedimento
giudiziario.
- Perfetto. Come rimaniamo d'accordo? Quanto
prima lo facciamo, meglio .
- Domani, allora, quando vuole lei.
- Alle sei del pomeriggio, per esempio. Marina sar
gi tornata da scuola e io potr uscire un po' prima dallo
studio.
Gli diedi l'indirizzo del centro El Roure. Mai avevo
ottenuto nulla cos facilmente. Stavamo per alzarci,
quando gli chiesi:
- Pu dirmi perch lo fa? Rispondermi con un no
sarebbe stato semplicissimo.
Sorrise, si accomod di nuovo e sospir profondamente.
- Vede, in genere si pensa che una coppia di genitori
debba seguire una linea comune per quanto riguarda
l'educazione dei figli. Purtroppo, nel nostro caso, non
 cos. Laura  eccessivamente protettiva con Marina,
vorrebbe mostrarle solo la parte buona e piacevole della
vita. Ma la realt  diversa, non si riduce a quel che
avviene fra le pareti di una bella casa comoda. Io voglio
che mia figlia conosca le cose cos come sono, belle
o brutte, e impri ad accettarle con naturalezza. 
stata testimone di un furto, quindi ritengo giusto che
tenti di riconoscere chi l'ha commesso, soprattutto
perch lo fa per il bene di quella bambina. Quando sar
grande, questo sar uno dei suoi doveri di cittadina, non
crede?
- Non la applaudo perch non mi va di dare spettacolo,
ma ho una gran voglia di farlo, glielo assicuro.
Artigas scoppi a ridere, mostrando due belle file di
denti.
- Spero che non ci sia ironia nel suo entusiasmo.
- No di certo.
Gli tesi la mano e lui la strinse con franchezza. Pensai
che con uomini come lui il compito di un essere umano
diventa molto pi facile, ma non glielo dissi. Gli
sarebbe parso un complimento eccessivo.
Il mattino dopo chiesi a Garzn se voleva accompagnarmi
al centro El Roure per il riconoscimento.
- Cos parliamo un po'. Saranno settimane che non
prendiamo un caff insieme.
- Sono nei casini, ispettore.
- Denaro, lavoro o amore? Quanto alla salute, la vedo
bene, ha una bella cera.
- Fortunatamente mi sento come un toro.  l'unica
cosa che funziona, per il resto...
- Da quando la conosco, non smette mai di lamentarsi,
Fermin. Ma  proprio cos disperato?
- Disperato no, ma nemmeno felice.
- Nessuno  felice, non dica sciocchezze. Cos' che
le manca?
- Soldi, sempre soldi, come a tutti. E poi il lavoro
mi soffoca. Quanto all'amore, non capisco se mi manchi
o mi soffochi. Glielo dico sinceramente, ispettore.
- Non credo di aver capito.
- Non capisce perch non so spiegarmi, ma non 
niente di grave, ispettore, non si allarmi. Il fatto  che
voi donne avete le vostre fissazioni, fin dalla notte dei
tempi, e non c' modo di smuovervi da l.
- Cos', un indovinello? Una massima confuciana?
O l'inizio di una telenovela?
- Se vuole prenderla sul ridere, ispettore, preferisco
star zitto.
- Su, non si arrabbi. Lo sa che quando comincia a
parlare di tutte le donne prese in blocco io mi
preoccupo.
- Lo so fin troppo bene. Ma non pu negare che la
mania di sposarsi  sempre stata una sindrome molto
femminile.
- Beatriz vuole sposarla?
-  gi da un po' che insiste. E ha le sue buone
ragioni, non creda. Dice che ormai stiamo insieme da tanto
tempo, che andiamo d'accordo, che convivere sarebbe
pi pratico, ora che ci stiamo facendo vecchi, che ci
sentiremmo meno soli...
- Be', non ha torto. Ma per convivere non c' bisogno
di sposarsi.
- Certo, per lei dice che non si  mai sposata e che
le piacerebbe tanto.
- Mi scusi Garzn, ma questa mi pare la sola ragione
valida. Se  un'idea che le piace,  molto comprensibile
che voglia farlo.
- A me, per esempio, piacerebbe fare un viaggio in
pallone.
- Non dica scemenze. Che cosa cambia se si sposa o
rimane vedovo?
- Ma se  stata proprio lei, ispettore, a inculcarmi
l'avversione per il matrimonio!
- S, io per ho divorziato due volte, mentre lei 
praticamente vergine in fatto di matrimoni.
- Vergine le palle! Mi sono sposato soltanto una
volta, d'accordo, ma  stato un matrimonio lunghissimo,
quindi so bene cosa significa sposarsi. Significa un
mucchio di carte, di obblighi, dover stare insieme
continuamente, dover dare spiegazioni su ogni minima
cosa. Caspita se lo so cosa significa, ispettore: "Dove
hai lasciato le chiavi?". "Mettiti la maglia che fa freddo".
"Non fumare che ti fa male". "Non mangiare che
ingrassi". "Non bere che devi guidare". Francamente
non me la sento di affrontare una simile tortura.
- S, ma tutto questo ha la sua contropartita. Qualcuno
che la incoraggia quando attraversa un brutto
momento, qualcuno che la ascolta quando ha qualcosa di
bello da raccontare, qualcuno che respira accanto a lei
nelle lunghe notti...
- Ma se le sembra tutto cos meraviglioso, ispettore,
perch non si  risposata, eh? Mi dia una buona
risposta.
-  venuto nel mio ufficio per chiedermi questo? Le
ricordo che chi si trova nei casini  lei. E poi, sono stufa
di essere presa per una consulente sentimentale.
- Ecco, mi sono gi fregato da solo. Con l'umore che
ha stamattina,  meglio che non la accompagni da nessuna
parte, ispettore, a meno che non me lo ordini lei.
- Mi spiace, ma oggi non sono in grado di ordinare
nemmeno un caff. Pu andarsene, Garzn.
Da quanti anni lavoravamo insieme, io e Garzn?
Parecchi, eppure continuavamo ad azzannarci come cani
rabbiosi. Incredibile come ciascuno rimanga identico
a se stesso fino alla fine dei suoi giorni. Eppure non ci
renderemmo conto del nostro immobilismo se non ci
vedessimo riflessi nello specchio che gli altri ci mettono
davanti. Per questo il matrimonio  cos disastroso:
impone un testimone costante ed indiscreto alla nostra
vita. Eppure mi piaceva lavorare con Garzn, la
sola idea di avere un altro collega mi produceva una strana
inquietudine. Eravamo amici, nelle questioni
investigative ci intendevamo a meraviglia, tolleravamo bene
le reciproche manie e potevamo vantare entrambi
una buona dose di senso dell'umorismo. Con meno della
met di queste doti in comune, qualunque coppia sposata
potrebbe ritenersi felice. Ma non era quello il
momento per cantare le lodi della nostra simbiosi poliziesca:
per colpa di una discussione insensata mi toccava recarmi
da sola a quella strana seduta di riconoscimento
infantile. La cosa non mi piaceva affatto, e per due motivi:
primo, perch non sapevo bene entro quali regole
avrei dovuto muovermi, e secondo, perch dubitavo
di poter arrivare a qualcosa. Un panorama davvero
poco promettente.
Marina arriv condotta per mano da suo padre. Si
guardava intorno spalancando quegli enormi occhi
attenti che mi avevano colpita fin dal primo momento.
Era seria, come sempre, e il suo faccino responsabile
contrastava con il sorriso aperto del padre. Artigas era di
nuovo vestito in modo informale, con pantaloni di velluto
a coste e giacca spigata. Evidentemente era lui
l'elemento aperto e progressista della coppia, mentre sua
moglie rappresentava l'ordine e la conservazione.
Proposi di prendere un caff prima di entrare al centro El
Roure.
- Ha avuto difficolt a venire?
Artigas annu brevemente e fece un cenno verso la
bambina, per farmi capire che preferiva non parlarne
davanti a lei. Immaginai un piccolo dramma familiare
dietro le quinte. Sorrisi a Marina.
- Bene, adesso toccher a te. Sai cosa devi fare?
- S, guardare le foto delle bambine per vedere se trovo
quella che ti ha rubato la pistola.
- Bravissima, proprio cos. Ma non aver paura. Se
non la trovi, o non sei proprio sicura che sia lei, me lo
dici. Non succeder niente. Forse quella bambina non
c', fra quelle fotografie. Capisci?
- S. Le farete qualcosa se la trovate?
- No, non le faremo niente. Ma non possiamo lasciare
che si faccia male, o che senza volerlo faccia male ad
altre persone. Ti rendi conto che una bambina non pu
tenere una pistola, vero?
- S.
- Noi le diremo di darcela, e basta.
- E poi cosa le succeder?
- Niente di male, anzi. Se  senza genitori e senza
casa, le cercheremo una famiglia, perch qualcuno si
occupi di lei e possa vivere felice come gli altri bambin.
Lei annuiva, ma era impossibile capire quali pensieri
si agitassero dietro la sua fronte liscia. Uscendo dal bar,
si ferm a osservare una macchinetta mangiasoldi. Ne
approfittai per scambiare due parole con suo padre.
-  sempre cos educata?
- S,  molto seria. Ma le piace anche ridere.
Immagino che questa storia la colpisca molto.
- Mi dispiace, architetto. Avrei preferito non imporle
una cosa del genere.
- Non si preoccupi, deve imparare a sentirsi
responsabile. Far tutto benissimo, vedr.
Pepita Loredano, la direttrice del centro, mi parve
ancora pi antipatica della prima volta. Aveva la testa
fresca di parrucchiere e sorrideva in modo artefatto. Non
appena vide Marina, le si rivolse come a una specie di
orsacchiotto di peluche. La bambina doveva essere
abituata a quel tono, perch la guard con condiscendenza.
Le spieg pi o meno le stesse cose che le avevo
spiegato io, ma con una povert di vocabolario e una
quantit di similitudini ridicole francamente allarmanti.
Alla fine la fece sedere davanti a un computer e, sempre
bamboleggiando, le chiese:
- Lo sai gi usare questo giocattolo, vero, tesorino?
Marina le concesse uno dei suoi monosillabi lapidari
mentre afferrava il mouse con la destrezza di un
avventuriero del Mississippi. Senza la minima esitazione
fece comparire le schede delle bambine che
erano state accolte presso El Roure. La direttrice
spieg di aver gi selezionato quelle dai sette agli undici
anni, tenendo conto di un possibile margine d'errore
riguardo all'et. Finalmente, usc dall'ufficio e
ci lasci soli.
- Hai bisogno di aiuto? - chiese Artigas a sua figlia.
- No. So come devo fare.
- Noi siamo qui nella stanza accanto, se hai bisogno
di qualcosa, chiamaci.
Passammo in una piccola anticamera. Artigas indic
un posacenere su un tavolino.
- Crede che qui si possa fumare?
- Io, fossi in lei, fumerei prima che torni la Loredano.
Sembra tutta latte e miele con i bambini, ma  di
ferro con gli adulti. Anzi, credo che le far compagnia.
Mi offr una delle sue sigarette ed aspirammo le prime
boccate in silenzio. Voltai il viso verso di lui.
- Crede sia opportuno lasciarla sola durante il
riconoscimento?
- Marina? S,  molto matura. Sa perch si trova qui
e far tutto come si deve.
- Non vorrei sembrarle invadente, ma posso chiederle
se ha avuto problemi con sua moglie per portare qui la
bambina?
- S, e non mi dica che le dispiace, per favore.
Lasciamo perdere i formalismi. Mia moglie  parecchio
seccata. Ma passer. Lei stessa mi ha detto di essere stata
sposata un paio di volte, quindi sa bene come vanno
queste cose.
- Certo.
- Adesso sono io a non volerle sembrare invadente.
Ma mi domando se il suo mestiere di poliziotto abbia
influito sulle sue separazioni.
-  possibile, non lo so. Se vuole che le dica la verit,
all'inizio, quando ci si separa, si crede sempre di conoscerne
il motivo, ma via via che il tempo passa e ci si guarda
indietro, i motivi sfumano e rimane solo un grande senso
di incredulit, al punto che non riusciamo pi a spiegarci
come abbiamo potuto sposare quella persona.
Artigas rise. Mi trovava simpatica. Poi rimase
pensieroso. Di colpo, senza una ragione, gli dissi:
- Io adoro la solitudine.
- Nessuno adora la solitudine, ispettore.
- Solo perch idealizziamo la compagnia. Ma n il
matrimonio  una buona soluzione, n stare soli  cos
drammatico.
- Su questo credo lei abbia ragione.
Rimasi un po' imbarazzata nel vedere che taceva.
Cercai di uscire da quella strana impasse:
- Non le pare che certi discorsi siano poco appropriati
per un posto come questo?
- Quando racconter ai miei amici che ho avuto
uno scambio di opinioni sui sentimenti con un ispettore
di polizia, nessuno mi creder.
- Il solo fatto di poter scambiare opinioni con un
poliziotto le sembra incredibile, vero?
- Non ci sono poliziotti nel mio ambiente
professionale.
- E neppure nella sua cerchia di amici.
Mi guard spaventato.
- Non volevo certo dire che con un poliziotto non
si possa parlare di qualunque argomento. La prego di
non fraintendermi.
- Non mi dia retta, scherzavo. Il mio mestiere si presta
molto agli scherzi.
Con la coda dell'occhio vidi che Marina era comparsa
sulla porta e ci stava guardando. Non so perch, mi
spaventai.
- L'ho gi trovata - disse. Suo padre ed io rimanemmo
per un attimo interdetti, come se non sapessimo a cosa
si riferiva. Poi io saltai su come una molla. Le misi una
mano sulla spalla ed entrammo nell'ufficio. Sullo schermo
del computer c'era la foto di una bambina bruna, con
i capelli lisci, grandi occhi neri e un'aria decisa.
-  questa.
- Sei sicura?
- S.
-  la bambina che hai visto al centro commerciale?
- S.
- Questa per mi sembra pi piccola.
Lei alz le spalle. Mi sedetti davanti al computer per
aprire la scheda con i dati, ma non ci riuscii. Chiamai
la direttrice. Lei guard la fotografia sforzandosi di
ricordare.
- Ma certo, la bambina misteriosa.  stata qui da noi
circa un anno e mezzo fa. Mi faccia vedere.
Apr la scheda usando una password.
- Eccola qui.  passato poco pi di un anno. L'avevano
trovata... - Tacque. Guard Marina, le rivolse quel
suo sorriso meccanico che voleva apparire affettuoso e
le disse: - Carina, potresti aspettarci un momentino di
l? Ci sono dei giornaletti nel portariviste. Il tuo pap
verr subito a prenderti.
Marina obbed come un automa. La direttrice ci
rivolse uno sguardo che voleva apparire carico d'amore
per l'infanzia. Si giustific senza motivo.
-  meglio che la piccola non senta certe cose.
Come vi dicevo, la bambina era stata trovata dalla polizia,
in strada. Parlava rumeno, ma non aveva famiglia,
n genitori n fratelli, nessuno.
- Possibile? E come  arrivata fin qui?
- Non lo sappiamo. Non era il primo caso n sar l'ultimo.
Li abbandonano, o qualche organizzazione illegale
li porta qui clandestinamente, oppure i genitori
muoiono o rientrano al loro paese senza di loro. Chi
pu saperlo? Vivono per la strada, allo sbando, finch
qualcuno si accorge che sono soli e li consegna a noi.
Ha detto solo il suo nome: Delia, poi non ha pi voluto
parlare.
- E che ne  stato di lei?
-  scappata. Un pomeriggio li abbiamo portati in
visita ad un museo e lei, non si sa come,  sparita. La
cosa non ci ha sorpresi. Era molto irrequieta e ribelle,
non riuscivamo a instaurare alcun rapporto con lei. 
stata qui poco pi di due mesi e non ha parlato n fatto
amicizia con altri bambini. Non ha voluto saperne
di integrarsi. Un caso molto particolare, non crediate
che siano tutti cos.
- Quanti anni aveva quando  stata qui?
- Dalla visita medica risultavano sette od otto anni.
- L'et pu coincidere con quella della bambina che
cerco. Adesso dovrebbe avere nove o dieci anni.
- Purtroppo non riusciamo ad aiutarli tutti. Ci sono
casi davvero estremi, e Delia era uno di quelli.
Artigas, vedendo che non avevo nessuna voglia di
rispondere a un simile dispiegamento di ipocrisia politicamente
corretta, lo fece per me:
- Certo,  comprensibile.
Chiedemmo a Marina, che ci aspettava tranquillissima
sulla sua poltroncina, se volesse rivedere la foto.
Lei disse di no.
- Non c' bisogno.  la bambina che correva con la
borsa.
Ci incamminammo in silenzio, attraverso il giardino
graziosamente orlato di tulipani. Al cancello, la piccola
domand:
- Perch non voleva parlare?
- Sei stata ad ascoltare?
- No, si sentiva tutto.
Capii che la bambina doveva aver sentito anche la
conversazione fra me e suo padre e mi sentii piuttosto
a disagio. Ci stringemmo la mano. Diedi un bacio
a Marina.
- Sei stata bravissima, Marina, bravissima. Sei sicura
che era lei, vero?
- S.
I suoi grandi occhi sgranati mi guardarono pieni di
rimprovero. Cercai di farmi perdonare:
- Ne sono convinta.
Ed era vero, che diavolo! Quella bambina era una delle
persone pi affidabili che avessi mai conosciuto. Se
col tempo anche lei, come la mamma, fosse diventata
consulente finanziaria, le avrei messo nelle mani tutti
i miei risparmi.
Speravo solo che Garzn si fosse calmato, perch senza
il suo aiuto non sarei mai riuscita a cavarmela in quella
situazione. Mi lanci uno sguardo di sufficienza, quando
gli domandai:
- Chi si occupa dell'infanzia in questo casino?
- Come vittime del crimine organizzato o come vittime
della criminalit comune? Perch in teoria i bambini
sono soltanto oggetto di reato, loro non delinquono
mai.
- Chi si occupa di bambini, viceispettore? Sempre
che dicendomelo non compia un atto di alto tradimento.
Ho bisogno di sapere chi ha tolto dalla strada
una certa bambina rumena.
- Ha il nome della bambina?
- No.
- E allora se lo scordi. Tutto ci che coinvolge i bambini
passa automaticamente al tribunale dei minori. Noi
siamo costretti a fingere di non saperne niente.  una
questione molto spinosa.
- Va bene, escogiti un altro ostacolo, e poi mi faccia
il favore di dirmi chi si occupa dell'infanzia.
- L'ispettore Machado, Juan Machado. Da un po' di
tempo indaga su certe brutte faccende. Se non ne sa
lui di bambini...
- Su, si muova, non so cosa stiamo facendo ancora
qui.
Mi guard con sarcasmo.
- Lo sa perch mi piace lavorare con lei, ispettore?
- No.
- Perch non rimpianger il servizio quando andr
in pensione.


Capitolo secondo.

Juan Machado non somigliava affatto al nostro insigne
poeta; direi che era l'antitesi di tutto quanto pu
esserci di poetico, anche tenendo conto dei poeti
maledetti. Piuttosto in l con gli anni, capelli scarsi e forforosi,
portava una giacca scozzese di quelle che nessun
uomo normale riuscirebbe a comprare senza una buona
dose di coraggio o di whisky nelle vene.
- Accidenti, Petra, cosa mi dici? Che una sbarbata ti
ha fatto fuori la pistola? Potrei dirti che non ci credo, ma
ci credo. Pi sono piccoli pi sono disgraziati, e non si fermano
davanti a niente. Tanto noi non possiamo torcergli
un capello! Ne ho le scatole piene di ricevere denunce.
- Ma li affidate al tribunale dei minori, no?
- S, quando li peschiamo. Se sono senza famiglia,
o hanno una famiglia molto destrutturata, come si dice
adesso, finiscono in un centro di accoglienza. I pi
balordi, per, se la svignano appena possono e tornano
in strada. Gli istituti non sono certo sicuri come i
riformatori. Non funzionano. Alla fine siamo costretti
a lasciar perdere. Quelli che scappano rimangono in
strada, tanto  l che vogliono stare. Con tutto il lavoro
che abbiamo ci manca solo che dobbiamo fare le Mary
Poppins. Certe volte ce ne troviamo una banda perfino
qui davanti, sul marciapiede del commissariato. Si
prendono il gusto di provocarci.
- Quali sono i reati pi comuni ai danni dell'infanzia?
- Ci sono le reti di adozioni, che in realt sono un mercato
di bambini, e poi la pornografia per pedofili. Si  parlato
tanto del traffico d'organi, ma in realt non abbiamo
prove che in Spagna agiscano organizzazioni del genere.
- Non ti invidio, Machado.
- No, guarda, non  proprio il caso. Faccio un lavoro
di merda. Se vuoi ti mostro le foto che abbiamo
intercettato l'anno scorso su Internet. Roba hard con
scolaretti, una vera aberrazione.
- No grazie, non ci tengo. Sar meglio che mi parli
dei bambini di strada.
Intervenne il viceispettore:
- Forse dovremmo chiedere un mandato per ottenere la
foto della bambina che possiedono al centro El Roure.
Almeno avremmo un punto da cui partire. Conosci qualcuno
al tribunale dei minori che possa farci questo favore?
- Ma certo, la Royo, il magistrato Isabel Royo! Lei
con gli sbirri ci va a nozze. Potete dirle che vi mando
io. Ci ha gi tirati fuori da qualche bel guaio. Di solito
chi si occupa di bambini non ti aiuta manco a
morire -. Mi guard serissimo. - Il viceispettore ha ragione,
Petra. Se gi  difficile dare la caccia ad una bambina
che non ha un nome e non parla spagnolo, figrati senza
una foto da mostrare in giro. Se vuoi, mentre tu parli
con la Royo, io illustro al collega tutti i posti che
dovete visitare e le persone che possono dirvi qualcosa.
Circa un anno fa abbiamo fatto una retata che non finiva
pi, la pi grande che si fosse mai vista. Non che
io pretenda di dirvi cosa fare, eh? A me non me ne
importa un cavolo di come vi gestite le indagini.
Machado, con il suo linguaggio, non sar stato
all'altezza del poeta omonimo, ma bisogna ammettere che
il suo aiuto fu inestimabile. Incontrai il giudice Isabel
Royo, che all'inizio si mostr piuttosto restia.
- Se non c' un procedimento aperto, ispettore,
come vuole che le spicchi un mandato?
Riuscii a convincerla solo quando invocai i diritti
dell'infanzia.
- Pensi a quel che pu fare quella bambina con una
pistola in mano. Pu ferirsi gravemente, o pu uccidere
altri bambini. Ha il diritto di essere protetta.
Il sistema funzion, eppure non potei non avvertire
una punta di biasimo nella sua voce, come se mi dicesse:
"Se tu, brutta stupida, non ti fossi lasciata derubare,
adesso non ci troveremmo in questa situazione".
Qualcosa di peggio mi tocc quando andai a
presentare il mandato a Pepita Loredano, la direttrice del
centro. Chiss perch quella donna provava tanta
avversione nei miei confronti. In fondo, un istituto come
il suo avrebbe dovuto collaborare con la polizia. Ma
non era cos. Forse, proprio come gli animali, che provano
all'istante antipatie inspiegabili, la signora ce l'aveva
con me senza motivo. Esamin il mandato, verific
per telefono che fosse autentico, e poi si fece portare
la fotografia di Delia. Alla fine la gett sulla scrivania
e mi guard con un sogghigno.
- Buona caccia, allora - mi disse.
- Creder mica che abbia intenzione di spararle
addosso?
- Spero di no. Ma se la trova mi assicurer che sia
in buone condizioni, fisiche e psichiche. Anzi, gradirei
che mi lasciasse il suo numero di telefono personale.
Voglio potermi informare sull'andamento delle
indagini. E poi desidererei essere avvertita non appena
venisse a conoscenza di qualcosa. Le ricordo che la
minore  ancora sotto la mia tutela.
- Se non sapessi che solo per il bene dei bambini lei
adotta metodi cos inquisitoriali, mi offenderei.
- L'ha detto, vengono prima i bambini.
Con il mio trofeo nella borsetta uscii di corsa di l.
Era fortunata quella donna, mi conveniva tenermela
buona in caso di bisogno, altrimenti ne avrei fatto
polpette.
Ora che potevo starmene un attimo tranquilla,
osservai la foto della piccola ladra. Occhi grandi, espressione
neutra ma con una punta di sfida. Che cosa
diceva il suo sguardo? Nessuno sa cosa si annidi nella mente
di un bambino. Io, meno di altri, di sicuro.
In commissariato, mi incontrai subito con Garzn,
come avevamo deciso. Stava lavorando alle sue cose,
un traffico di droga.
- Ha avuto quegli indirizzi, Fermin?
- S, ispettore.
- Siccome la vedevo in altre faccende affaccendato...
- Ispettore, anche lei ha altre cose da fare, oltre a
occuparsi della sua pistola. Coronas si sta accorgendo
che il nostro lavoro rallenta, e prima o poi non ci
risparmier un bel pistolotto.
- C' tempo per tutto. Da dove cominciamo?
- Dalla pausa pranzo, Petra, e non faccia storie,
sono le due del pomeriggio. Va bene La Jarra de Oro?
Accettai. Ci diedero un buon tavolo e il solito menu.
Accanto a noi sedeva Yolanda con altri giovani agenti.
Ci salut agitando la mano come se fossimo tutti in
gita domenicale. Garzn le rispose e io grugnii.
- Sempre incazzata, ispettore.
- Vedo che cominciamo bene.
- No, permetta che glielo dica da amico. Come l'altra
volta con quella storia della consulente sentimentale.
Sia lei che io ne abbiamo viste di cose nella vita.
E allora perch se la prende tanto per una semplice chiacchierata
personale?
- Mi spiace, i miei attacchi non erano rivolti a lei.
- Ma li ho ricevuti io.
- Reagisco male perch ci sono cose che mi infastidiscono
per principio. Per esempio, che tutti si preoccupino
tanto per le questioni di cuore. La nostra  una
societ decadente, ci interessiamo solo ai problemi
individuali, e visto che abbiamo la pancia piena...
Il mio vice fece una faccia da ragazzetto davanti a
un professore rompipalle. Poi si gett sul suo piatto di
fagiolini in umido come un Pantagruele a digiuno.
- Lei e la sua mania di fabbricare teorie per ogni cosa...
Avrebbe dovuto fondare una scuola filosofica o come
diavolo si chiama.
- Meglio una setta religiosa,  pi redditizio. Ormai la
gente ha il cervello in pappa per colpa della stupidit
imperante, e prenderebbe le mie rivelazioni come oro colato.
- Da quando la conosco, sembra che per lei la fine
del mondo sia sempre dietro l'angolo, ma a quanto pare
non  ancora arrivata.
- Si sta avvicinando.
- Voi intellettuali non vedete altro che il peggio.
- E io sarei un'intellettuale? Non dica sciocchezze,
Fermin.
- Dico solo che lei  cos pessimista perch se ne sta
sempre chiusa in casa a leggere libri.
- Magnifico! Condannare il vizio della lettura  una
tradizione molto spagnola.
- Accidenti, Petra. Sa cosa le dico?
- S, di andare a farmi friggere.
- Ecco, preferisco che se lo sia detta da s.
Ci portarono due bistecche cos grandi che il piatto
non bastava a contenerle. Il viceispettore ne annus gli
effluvi con l'espressione estatica di un assaggiatore di
vini. Pensai che un uomo che ama a tal punto mangiare
non potesse sbagliarsi poi tanto sull'umanit.
- Non mi dia retta, Fermin. In fondo ha ragione,
faccio la vita di una vecchia orsa.
- Volevo solo tirarla un po' su in previsione degli
ambienti che ci toccher visitare fra poco. Proprio del
genere che le piace: informatori, pregiudicati, ruffiani...
Divertimento garantito. Solo a vedere la lista che mi
ha dato Machado mi  passata la voglia di ritrovare quella
sua benedetta pistola.
- Lei non mi crede veramente preoccupata per la sorte
di quella bambina, vero? Secondo lei tutto il mio
interesse si riduce a una questione di orgoglio ferito per
aver perso l'arma.
- Non mi provochi, ispettore, non mi va di discutere.
Non le piace la sua bistecca? Posso finirla io?
che adesso c' chi pensa a mettermi a dieta,
quando mangio da solo devo recuperare.
- E dire che non si  ancora sposato. Aspetti ancora
un po' e vedr!
- Ecco, un'altra bella silurata sotto la linea di
galleggiamento. Torni pure alla sua caverna da orsa, ispettore,
e mi lasci perdere. Sar meglio.
Risi come una strega soddisfatta del suo maleficio.
Che sant'uomo. Nessun altro mi avrebbe sopportata con
tanta pazienza. In quel momento si avvicin Yolanda,
che aveva finito il suo pranzo.
- Volevo dirvi che domani  il mio compleanno.
- Auguri!
- Ci sar una festa. Ho affittato un'intera discoteca,
vicino a casa mia. Poi vi do l'indirizzo. Verrete,
vero? E in compagnia, mi raccomando. Potete portare chi
volete.
- Io volentieri. Sar puntualissimo. A che ora ?
- Alle otto. E lei, ispettore?
- Non crede che potremmo essere un po' fuori posto
fra tanti giovani?
- Io non mi considero certo fra i vecchi - intervenne
Garzn. - Ho intenzione di ballare come un invasato -.
Poi mi lanci uno sguardo di biasimo mentre
cercavo il modo di declinare l'invito senza offendere.
Di colpo mi vidi con una pelle d'orso sulle spalle,
rannicchiata in fondo a una caverna a leggere un libro.
- E va bene, vengo anch'io.
- Fantastico! - canterell Yolanda. Stamp un bacio
sulla guancia del viceispettore e si allontan
lasciandosi dietro una scia di profumo fiorito.
Attraversammo in silenzio il quartiere della Barceloneta.
Ce la prendevamo comoda perch mancavano
ancora tre quarti d'ora all'appuntamento. Il viceispettore
sembrava perfino mezzo addormentato.
- Ha la digestione difficile, Garzn?
Lui sbatt gli occhi, sforzandosi di apparire incredulo,
ma era evidente che stava solo cercando di riscuotersi.
- No, niente affatto, stavo riflettendo.
- E va bene, ma fra riflessione e riflessione, perch
non mi racconta qualcosa del confidente che dobbiamo
incontrare?
- Non  un confidente, ma un pregiudicato con la
condizionale.  stato condannato per un reato ai danni di
minori. Si  fatto otto anni di carcere e adesso va a firmare
di tanto in tanto. L'ispettore Machado  convinto
che abbia dei contatti o, almeno, che sappia cosa succede
in giro. Dice che  il caso di metterlo sotto torchio.
- Che cos'ha fatto?
- Una brutta storia. Agiva come intermediario fra certi
genitori poco coscienziosi e alcuni fotografi che
pagavano un tanto all'ora per fotografare i bambini in pose
"artistiche", per dirla nel modo meno schifoso.
- Che orrore!
- Ma dove crede che siamo finiti Petra? Questo 
un ambientaccio.
- Sar meglio che prenda l'iniziativa lei, io non
saprei cosa dire a un tipo del genere.
- Come vuole, ma le assicuro che non lo tratter con
i guanti. Poi non mi venga fuori con la predica che non
sono stato un signore.
Certo che neanche quel tipo poteva definirsi un
signore. E, nel suo caso, le apparenze non ingannavano.
Bastava vederlo per capire che era un ruffiano della peggior
specie. Cos'altro avrebbe potuto fare con quei
capelli radi, quegli occhi cisposi, quelle orecchie pendule
e quella cicatrice in faccia, se non il delinquente? La
sola cosa paradossale, in lui, era il nome: si chiamava
Abel. Abel Sanchez. Ma se Abele avesse avuto un
aspetto del genere, chiunque avrebbe giurato che avesse
ucciso Caino.
Non sembrava spaventato, eppure, prima di sedersi
con noi in quel bar bisunto, si guard intorno con
diffidenza. Temeva di essere visto in nostra compagnia.
Il viceispettore fece le presentazioni in tono formale.
- L'ispettore Petra Delicado. Io sono il viceispettore
Garzn.
- Piacere - biascic lui, imponendosi una certa
urbanit. Ma subito, senza darci modo di aprir bocca, ci
sommerse con un fiume di parole. - Sentite, signori,
avr anche fatto benissimo l'ispettore Machado a mettermi
in galera, ma la mia condanna l'ho avuta e sto
ancora pagando per quello che ho fatto. Quindi non pu
permet tersi di mandarmi continuamente i suoi colleghi
a rompermi l'anima a forza di domande. Io sono pulito,
adesso, capite? Pulito. Non ho niente da dire perch
non conosco nessuno. Un uomo non pu essere tormentato
per tutta la vita solo perch ha commesso un
errore. Le mie abitudini sono cambiate e non conosco
nessuno che traffichi con i minori.
Il silenzio si stese fra noi come una nebbia. A dir la
verit il ragionamento di quell'avanzo di galera non
faceva una grinza. Ma sul viceispettore non sort alcun
effetto. Lasci passare qualche secondo, si accese una
sigaretta, e poi disse:
- Tu, l'unico che non conosci  tuo padre, Sanchez.
A ben pensarci, meglio per lui. Prova a farmi un altro
predicozzo del genere e ti tiro una bottigliata in faccia
l dove sei.
Gli mise davanti la birra che aveva ordinato,
sbattendo la bottiglietta sul tavolo. Non so se quel trattamento
fosse deontologicamente accettabile, ma Abel si
ammans all'istante e disse, cambiando tono:
- Che cosa desiderate sapere?
Tirai fuori la fotografia della bambina. Lo tenni
d'occhio, mentre la osservava, ma la sua espressione non
cambi.
-  rumena - esordii.
- Mai vista in vita mia. Ma state scherzando?  una
bambina piccolissima e io sono stato in galera otto anni.
Come diavolo pensate che possa conoscerla?
Se prima i suoi argomenti mi erano parsi giusti, ora
la logica era indubbiamente dalla sua parte. Ma il mio
collega seppe ribattere anche a questo:
- Si dorme bene, in cella, vero?
- Cosa volete che vi dica? Io non l'ho mai vista.
- Voglio che tu ci dica chi ha a che fare con i bambini
ultimamente, e chi tratta con i rumeni in particolare.
Bambini dagli otto ai dieci anni.
- Se avete intenzione di darmi appuntamento nei bar
per chiedermi cose di questo genere, finisce che un giorno
o l'altro qualcuno mi spara addosso.
- Per fare fuori te basta uno spruzzo di insetticida.
Vuoi deciderti a parlare, disgraziato?
Garzn aveva alzato la voce, e i pochi avventori del
bar ci stavano guardando. Finalmente il tipo cominci
a parlare, distrattamente, come se quel che poteva dirci
non avesse la minima importanza.
- Ora come ora non so chi possa essere in attivit.
Dico sul serio. Nessuno mi informa pi di niente perch
lo sanno che ormai sono fuori dal giro e che la
polizia mi sta addosso. Posso solo dirvi, da quel che ho
sentito qua e l, che molte rumene finiscono a lavorare
in un laboratorio di confezioni alla Teixonera.
- Scrivici qui l'indirizzo.
- Di preciso non lo so.
- Quello che sai.
Con una calligrafia che rivelava il suo infimo livello
di istruzione, Sanchez scarabocchi qualcosa. Guardai
il viceispettore. Sembrava soddisfatto. E anch'io lo ero,
pur rendendomi conto che i passi per arrivare alla piccola
ladra sarebbero stati ancora molti.
Quella notte non riuscii a togliermi dalla mente quello
che il mio collega aveva chiamato un ambientaccio. A
certi delitti non si pu accordare nessuna giustificazione.
Miseria, ignoranza, disturbi psichici non bastano a
spiegare il grado di malvagit necessario per sfruttare un
bambino. Anche se una conclusione del genere, nella
serenit di una casa comoda, dall'alto di una biografia
esente da sordidezze,  fin troppo scontata. Che ne
sapevo io, pur essendo un poliziotto, del vero sottosuolo
dell'essere umano? A parlare della malvagit intrinseca
nella natura umana si rischia di scadere nel compiacimento.
No, il vero male sta negli ambienti senza la minima fortuna,
senza la pi piccola traccia d'affetto, senza civilt,
senza memoria, senza speranza. Povert, meschinit,
volgarit e botte, questo  per molti il solo panorama da
quando nascono fino a quando concludono malamente la
loro vita fra l'indifferenza di tutti. Mi invase uno scoramento
infinito. Anche se avessi recuperato la pistola, e
l'incidente si fosse risolto nella bravata di una bambina,
quella storia non avrebbe mai avuto un lieto fine.
In ogni caso, Fermin Garzn aveva ragione: dovevo
riprendere il mio solito lavoro e occuparmi di quel furto
come di una faccenda collaterale. Solo questo poteva
aiutarmi a non finire nella spirale di quell'ambientaccio
cos inquietante. Ma non era facile. Idee strane, sempre
meno realistiche, mi assalivano di continuo. L'ispettore
Machado aveva detto che un gruppo di bambini di strada
aveva l'abitudine di ciondolare davanti al commissariato.
Una specie di provocazione, secondo lui, ma poteva
essere qualcosa di pi. Possibile che ci spiassero, mentre
entravamo e uscivamo, per poi seguirci, coglierci in
un momento di distrazione e rubarci la pistola? Ero stata
io la prescelta? La piccola rumena era inviata da qualcuno
che voleva approvvigionarsi di armi? No, supporre
una cosa simile non aveva senso, la pistola di un poliziotto
lascia tracce,  facilissima da identificare. Solo
l'intervento del caso poteva spiegare l'accaduto.
Il telefono suon. Era una certa Ins Buenda,
educatrice del centro El Roure.
- Ci siamo gi conosciute? - le chiesi.
- L'ho vista l'altro giorno al centro, ma nessuno ci ha
presentate. Mi sono occupata personalmente di Delia quando
 stata qui, e forse potrei darle qualche informazione
interessante. Potremmo incontrarci domattina?
- Benissimo. Vediamoci al centro verso le nove.
- No, sarebbe meglio se ci parlassimo in un bar.
Preferisco che la direttrice non sappia del nostro incontro.
E se riuscisse a venire alle otto, meglio ancora, cos
arriver in orario al lavoro.
Accettai l'appuntamento e decisi di andare a letto
presto in modo da potermi alzare all'alba. Ma non riuscivo
ad addormentarmi. Sembrava che il sonno volesse
giocare a nascondino: ogni volta che stavo per
acchiapparlo, sfuggiva. Mi addormentai tardi e male.
Non avevo affatto notato Ins durante le mie visite
al centro di accoglienza. Era una donna ancora giovane,
un po' hippy, dal sorriso aperto.
- In realt mi dispiace di averla fatta venire, ispettore.
- Perch?
- Perch forse quel che ho da dirle  una sciocchezza
e non le sar d'aiuto.
- Tutto pu servire in un'indagine.
- La direttrice mi ha parlato dei vostri incontri.
- Non che abbia collaborato molto, se devo dire la
verit.
-  un po' scontrosa, ma non  una cattiva persona.
Il fatto  che il centro rappresenta tutta la sua vita, la
cosa a cui pi tiene a questo mondo. E devo dire che
da quando  arrivata lei, sei anni fa, le cose vanno molto
meglio. Ma  molto autoritaria, molto protettiva con
i bambini, e soprattutto non gradisce che poliziotti e
giudici alterino il nostro trantran.
- Crede che abbia omesso di dirmi qualcosa di
importante?
- Non so che cosa le abbia detto. Le ha parlato del
carattere di Delia?
- Ha detto che non era una bambina facile.
- Direi che era qualcosa di peggio, ispettore. Quella
bambina era una furia, come se si sentisse continuamente
circondata da nemici.
- Non ha ricevuto assistenza psicologica?
- Sia la direttrice che lo psichiatra avevano deciso
che dovesse prima ambientarsi un po'. Soltanto dopo
avrebbe potuto ricevere una terapia.
- Si fa cos, di solito?
- Nei casi di rifiuto, s.
- E come si manifestava questo suo rifiuto?
- Era sempre arrabbiata, non parlava, ci guardava tutti
con un odio che non  normale a quell'et, nemmeno
nei bambini disadattati. Credo che le avessero fatto
qualcosa, ma non ho idea di cosa. L'unico sentimento
che esprimeva era quell'odio, quella rabbia che aveva
dentro. Ne ero impressionata.
- Strano che non sia stata messa immediatamente nelle
mani di uno psichiatra.
- Non ce n' stato il tempo, ispettore.  scappata
quasi subito.
- E come mai ha avuto il permesso di partecipare a
quella gita al museo?
- Speravamo che si abituasse a stare con noi. Se non
avesse potuto uscire con gli altri sarebbe stato peggio.
Scossi la testa pi volte, cercando di dare un senso
a quel che avevo sentito.
- Ispettore, non dica alla direttrice che l'ho chiamata.
Non le farebbe piacere, direbbe che mi impiccio
di cose che non mi riguardano. Forse ho agito d'impulso,
ma non mi sarei sentita tranquilla se non le avessi
raccontato quello che so. Pensa che possa servirle
a qualcosa?
- Ma certamente.
Mi era servito a qualcosa? La bambina rumena,
ladra, senza famiglia e senza nome, era infuriata. Potevo
aggiungere un nuovo interrogativo alla mia collezione:
da dove veniva la sua furia? Certo, sarebbe stato strano
che fosse di buon umore. Le bambine rumene non
vengono in Spagna in gita scolastica.
Il laboratorio di confezioni alla Teixonera, un quartiere
operaio a nord della citt, non era che un vasto
magazzino dove quindici donne rumene cucivano
reggiseni da pochi soldi. La responsabile, sulla sessantina,
scarmigliata e tinta di biondo platino, non ci accolse
molto bene.
-  tutto legale qui. Le ragazze hanno il permesso
di soggiorno e un contratto di lavoro. Abbiamo avuto
un mucchio di controlli: sono venuti i Mossos, quelli
del comune, la finanza, l'ufficio d'igiene... Rispettiamo
gli orari e le ordinanze, paghiamo le tasse, ricicliamo
i cartoni, ma cosa volete ancora?
- Un momento, signora, - tuon Garzn. - Non ci
ha nemmeno lasciato parlare!
- Penserete mica di essere diversi? Si sa che quando
la polizia viene a trovarti non  per un invito a nozze.
E poi in televisione dicono che vogliono aiutare la
piccola impresa! Figuriamoci. Ma se non ci lasciano nemmeno
lavorare in pace!
- Basta! - la interruppi. Avrei voluto strangolarla
con le mie stesse mani. - Non tutti i piccoli imprenditori
si comportano come si deve. Ne abbiamo viste
di porcherie, soprattutto quando ci sono di mezzo gli
immigrati!
- Quando i cinesi finiranno per accaparrarsi tutto il
mercato dell'abbigliamento sar colpa nostra, che
gliel'abbiamo servito su un vassoio!
Ormai gridavamo come due comari. Le rumene, per
lo pi giovani, si scambiavano sguardi, prima spaventati,
poi francamente divertiti. Di sicuro veder strapazzare
la loro titolare le rallegrava.
- Signora, per favore - Garzn si assunse il ruolo del
moderatore. - Vorr almeno sapere perch siamo qui, no?
- Di certo per niente di buono.
- Su questo sono d'accordo. Dobbiamo solo farle qualche
domanda. Crede che qualcuna delle sue ragazze possa
essere coinvolta in affari poco puliti?
- E cosa cavolo ne so io? Non le seguo mica fino a
casa, e non chiedo con chi hanno scopato la notte!
Qualche ragazza rise. Di sicuro capivano lo spagnolo.
Diedi una gomitata al mio collega.
- Andiamocene, viceispettore, non vale la pena
continuare.
- S, meglio che ve ne andiate, qui non ci sono ossa
da rodere per voi.
- Spero sia vero che in questo laboratorio  tutto legale,
lo spero per il suo bene.
- Ah, guardi come tremo! Vi faccio i miei auguri...
La strada ci accolse con un frastuono di traffico.
Garzn brontol, quasi ridendo:
- Che belva! Dev'essere vedova. Il marito, ormai, se
lo sar mangiato!
- Non so che cosa la diverta tanto, Fermin.  stato
orribile.
- Be', proprio orribile...
- Molto sgradevole. Quella donna, cos aggressiva e
volgare, il posto, cos deprimente. Mi sento quasi male.
Si rese conto che non scherzavo.
- In effetti, la vedo un po' pallida. Entriamo in quel bar.
Era un locale miserabile, pieno di vecchi col berretto
in testa che giocavano a carte in un gran chiasso di
risate ed imprecazioni. Il televisore, al massimo del
volume, trasmetteva una partita di calcio. Ordinammo un
t al banco. Garzn lanciava occhiate verso lo schermo.
Mi sforzai di bere, come se qualcosa di caldo potesse
liberarmi dal malessere. Tutto, intorno a noi, era
squallido, spento, triste.
- Si sente meglio?
- No, questo bar  spaventoso.
Lui rise in silenzio, sotto i baffi. Mi parl in tono
paterno.
- Cosa le succede, ispettore? Non pu farsi mettere
fuori combattimento da una strega scarmigliata. La
smetta di pensarci, lasci perdere.
- Non  facile. Il brutto di vivere da sola  che
quando arriver a casa quella strega, come la chiama
lei, mi perseguiter per un bel pezzo.
- Lo sapevo che a lei questi ambienti... In fondo 
troppo signora per fare la poliziotta.
- Non dica cazzate. Piuttosto, pensiamo a mettere
sotto sorveglianza il laboratorio di quella strega.
- Adesso mi piace gi di pi.
- Meno male, anche se piacere a lei non  una delle
mie priorit.
- Ecco, sentire le sue cattiverie mi tranquillizza. 
gi tornata quella di sempre. Ne approfitto per dirle che
di sicuro non troveremo niente al laboratorio della
strega. Deve avere le spalle molto coperte, altrimenti
non si sarebbe permessa una scenata simile.
- Bella informazione ci ha dato l'informatore.
- Stiamo a vedere. Magari un po' di sorveglianza pu
dare dei risultati.
- Purch Coronas ci dia la sua autorizzazione.
che ufficialmente non sono state aperte delle indagini...
- Mandi Yolanda, non ha molto da fare ultimamente.
Potr darsi il cambio con Sonia. Non oggi, per. La
strega non muover un dito, se sta combinando qualcosa
di losco. A partire da domani.
- Ne parler al commissario.
- Lo faccio io domattina, adesso  tardi. Allora, ci
viene alla festa di Yolanda?
- Le avevo detto di s.
- Ci sar anche il fidanzato, che se non ricordo male
ha avuto una storia anche con lei.
- La cosa non mi preoccupa, non credo possa essere
peggio di questo bell'incontro. Lei verr con
Beatriz?
- Ci siamo dati appuntamento l. Ci ho messo un po'
a convincerla, sa? Dice che alla nostra et  ridicolo
andare in discoteca.
- E io, cosa dovrei dire? Ma mi far bene distrarmi.
Non ho voglia di sognarmi quella strega, stanotte.
Uscendo dal bar, passammo davanti ai vetri opachi
del laboratorio. All'interno le luci erano gi accese. A
giudicare dal colore livido, dovevano essere tubi al
neon.
- Che disastro, vero, Fermin? Vengono dal loro paese
sperando in una vita migliore e si ritrovano tutto il
giorno a cucire reggiseni chiuse in un postaccio come
quello.
- C' di tutto nella vigna del Signore.
- Certo che il Signore potrebbe tenerla un po' meglio
la sua vigna.
- Con lei vicino, lavorerebbe senz'altro come si deve,
se non altro per non sentirla polemizzare tutto il
giorno. Il mondo sarebbe fatto a suo gusto.
Era vero che due vecchioni come noi non c'entravano
per niente in una discoteca come quella, ma nessuno
avrebbe potuto farci una gran figura, visto che era
buia come la bocca di un lupo. Era perfino difficile
riconoscersi nella tremenda confusione di giovani che
ballavano e vuotavano bicchieri di birra. Nessun'altra
attivit era possibile al Sacrifices, l'antro dove si teneva
la festa. Obbligatorio bere e fare gli idioti.
Yolanda corse come una pazza verso di me non
appena mi vide. Era bellissima, in un vestitino corto
incollato come un francobollo. Mi butt le braccia al collo
con un affetto che mi lasci sbalordita.
- Ispettore, credevo che non sarebbe venuta!
Le dimostrazioni di quel genere mi imbarazzano da
morire. Feci un passo indietro, con il pretesto di cercare
il suo regalo nella borsetta.
- Il viceispettore non  con lei?
-  rimasto fuori ad aspettare la sua fidanzata.
Ecco, questo  per te, auguri!
Le diedi il pacchetto. Lo apr. Una boccetta di
profumo, il colmo dell'originalit.
- Ispettore, ma questo profumo costa un occhio della
testa!
Da lontano, al bancone, distinsi Ricard. Alz il suo
bicchiere a mo' di saluto, in una posa da Bogart in
agguato.  sempre un bel tipo, pensai. Una conquista
passeggera che non avrei pi rivisto se Yolanda non si fosse
innamorata di lui. Pazienza. Qualcuno mi afferr per
la vita. Beatriz, contentissima di vedermi, mi diede due
sonori baci sulle guance.
- Che piacere!
- E tua sorella, non  venuta?
-  andata al cinema con il giudice.
Yolanda venne ad abbracciarla. Quando apr il suo
regalo fece finta di svenire. Era un costoso cammeo d'argento.
- Cavoli, ma  fichissimo! Scusate, volevo dire che
 splendido.
- L'avevamo capito - la tranquillizzai.
Si avvicin Sonia, la sua collega, e ammir i regali.
- Anch'io voglio essere amica dei tuoi amici!
- Vieni, andiamo a farli vedere agli altri.
Si allontanarono per mano, sgusciando fra ragazzi con
la testa rapata e ragazzine con l'anello al naso. Beatriz
alz le sopracciglia.
- La giovent!
- Sono orrendi, vero?
Lei scoppi a ridere.
- La solita Petra! Andiamo a prendere qualcosa.
Non vedo cos'altro possiamo fare qui, se non ubriacarci.
Una volta al bar, mentre Garzn e Beatriz ordinavano
da bere, Ricard mi si avvicin. Ci baciammo sulle guance.
- Come stai, Petra?
- Come sempre.
- Ti vedo splendida.
- Splendida come sempre, allora.
Lui annu sorridendo. Di certo non aveva dimenticato
le nostre schermaglie verbali.
- Yolanda ti ammira molto. Dice che da grande le
piacerebbe essere come te.
- Yolanda  una ragazza portata agli slanci d'affetto,
ma non so quanto sappia valutare le persone.
- Immagino che questo valga anche per il
sottoscritto.
- Non stavo pensando a te. La cosa ti stupisce?
- Petra Delicado, sempre pronta a sparare a vista.
- Non c' pericolo, oggi la mia arma  caricata a
salve.
Mi parve cambiato. Era pi sereno, meno pazzoide,
pi disteso nel parlare. Garzn si avvicin con un
bicchiere di whisky per me. Lo salut, insieme a Beatriz.
Io ne approfittai per andare a fare un giro per la festa.
C'erano alcuni agenti dell'et di Yolanda che mi
salutarono con disagio. Di sicuro si domandavano se fosse
stato proprio necessario invitare anche me. Era
comprensibile: la presenza di un capo non  mai gradita ad
una festa. Dovevo assolutamente fuggire di l senza dare
nell'occhio. Era questione di lasciar passare un'ora,
ma non me la sentivo di rimanere oltre. Avviai una
manovra discreta per avvicinarmi all'uscita. Un gruppo di
ragazze che entrava gridando fece al caso mio. In due
falcate, fui fuori. Mi girai e, proprio in quel momento,
prima che avessi il tempo di respirare una boccata
d'aria, un uomo sorridente mi tese la mano.
- Ispettore! Come sta?
Lo guardai cercando di ricordare chi fosse.
- Si  gi dimenticata di me?
Ancora un po' confusa, risposi:
- Architetto Artigas, mi scusi, ma non riuscivo a
immaginarla in un quartiere come questo.
- Esco proprio adesso da una riunione. Sto lavorando
a un progetto per un centro commerciale nella zona.
Sorrisi, annuii, non sapevo cosa dirgli. Ero sorpresa che
mi avesse salutata come una vecchia amica.
- Be', io...
- Lei si sta divertendo, vedo.
Solo allora mi accorsi di avere ancora in mano il
bicchiere di whisky. Mi venne da ridere.
- Vado a posarlo dentro. Anzi, perch non mi fa il
favore di portarlo lei? In realt mi sono appena data
alla fuga.
Lui, sportivamente, prese il bicchiere ed entr.
Ricomparve all'istante.
- Un aiuto davvero provvidenziale - gli dissi.
- Mi restituir il favore. Posso invitarla a prendere
qualcosa nei dintorni?
Cominciammo a camminare. Io ero un po' stordita.
Cosa ci facevo l, con quell'uomo educato e distinto?
- Come sta Marina?
- Bene, lei sta sempre bene. Avete trovato la piccola
rumena?
- Non  affatto facile. Non abbiamo idea di dove possa
essere.
- Strano, una bambina in mezzo a una strada, con
una pistola.
- Ci sono un sacco di bambini abbandonati, senza
famiglia e senza nessuno che si occupi di loro.
- Sembra impossibile.
- Eppure  cos. Il sottobosco delle citt  sempre
pi duro, pi spietato.
- Le va bene l?
Era un bar del tutto anonimo dove qualche coppia
sedeva a chiacchierare. Entrammo e ci sedemmo. Lui
ordin un caff. Io continuai con il whisky. Alla luce chiara
del locale lo osservai meglio. Aveva l'aria di un uomo
un po' isolato dal mondo, tranquillo, un tantino
infantile, da inglese che dedica il fine settimana a potare
le sue rose. Dava una sensazione di pace, di innocenza.
- Che cosa pu spingere una donna come lei a
entrare in polizia?
- Un tempo facevo l'avvocato. Avevo uno studio con
il mio primo marito. Ho lasciato il lavoro e ho lasciato
lui. Il mestiere di poliziotto mi pareva pi vivo, pi
a contatto con la realt.
Malgrado i modi discreti e raffinati, Artigas non
riusciva a nascondere la curiosit.
- Si  mai pentita?
- In genere non mi pento mai di niente.
- Ammirevole.
- O meglio, non mi pento delle decisioni importanti. Dei
piccoli fatti di ogni giorno mi pento continuamente.
Sorrise. Gli ero simpatica. E anche lui a me.
- Sua moglie si  molto arrabbiata per il
riconoscimento?
- Mentirei se le dicessi di no. Era parecchio seccata,
ma non ha importanza. Mia moglie  sempre cos:
aggressiva, nervosa. Ha molto successo professionale,
e il suo  un campo difficile.
- Il suo non lo ?
- Io sono un tecnico. La mia attivit non ha una
componente commerciale cos forte. Mi occupo di studi,
pianificazioni, progetti...
Bevemmo, chiacchierammo. Il tempo scorreva
piacevolmente. Guardai l'orologio.
- Sono quasi le dieci. Dovr prendere un taxi. 
tardissimo.
- Ho parcheggiato qui vicino. Posso accompagnarla.
Aveva una bella automobile tedesca. Il sedile posteriore
era coperto da un guazzabuglio di carte e rotoli
di disegni, sui quali giacevano un casco di sicurezza e
un maglioncino da bambina. Quando mi deposit
davanti a casa, la osserv attentamente.
- Lei vive in un posto molto interessante.
- Dietro la casa ho anche un piccolo giardino.
- Ha mai pensato di ampliarla?
- Mio Dio, no, che complicazione! E che spesa!
- Se mai dovesse venirle in mente di farlo, mi chiami.
Potrei darle qualche idea.
- Non mancher.
Scesi dall'auto e cercai le chiavi. Quando aprii la porta
e accesi la luce mi accorsi che faceva freddo. Era tutto
cos in ordine, secondo i criteri della donna di
servizio, che mi parve di entrare in casa d'altri. Di colpo
mi tornarono in mente la responsabile del laboratorio,
le operaie rumene, rinchiuse a cucire, i bambini di
strada, la pornografia minorile. Il sorriso che avevo
ancora sulle labbra spar di colpo.


Capitolo terzo.

La prima giornata di Yolanda e Sonia davanti al laboratorio
non diede alcun risultato. Le ragazze rumene arrivavano
alle otto del mattino, all'una uscivano per la pausa
pranzo, rientravano alle due e se ne andavano definitivamente
alle sette di sera. Qualcuna aveva lasciato il lavoro
pi tardi. Forse facevano gli straordinari senza
essere pagate, ma questo non aveva nulla a che vedere con
le nostre indagini. Secondo il rapporto delle due giovani
agenti che si erano date il cambio, non si erano visti
entrare bambini n visitatori, n c'erano stati movimenti
sospetti. Garzn arriv da me con un avvertimento:
- Stia attenta, ispettore, al commissario  giunta
voce che ha impegnato due agenti nel recupero della sua
pistola perch non le va gi di aver subto un furto.
- Chi dice una cosa del genere?
- Sembra che lei non conosca i nostri cari colleghi.
Sono capaci di dire qualunque cosa pur di mettere i
bastoni fra le ruote al prossimo.
Aveva ragione. Il terzo giorno di vigilanza, Coronas
mi fece chiamare nel suo ufficio. Cercava di apparire
conciliante, come se prima della ramanzina mi meritassi
un quarto d'ora di terapia.
- Petra, capisco che per lei perdere l'arma in quel modo
sia stato un trauma. Eppure, tenere impegnate due
ragazze in indagini senza troppo fondamento mi pare
un po' fuori luogo, se devo dire la verit.
- Qui non si tratta di traumi, commissario. L'intito
mi dice che siamo sulle tracce della bambina.
- Senza indizi ragionevoli non si pu mettere in piedi
un'operazione del genere. Per non parlare del suo
lavoro. Ha proceduto a informatizzare i dossier sullo
spaccio di droga negli ultimi due anni?
- Lo sto facendo. Per mi pare che varrebbe la pena...
- Ma  come cercare un ago in un pagliaio! Se poi
lei nel suo tempo libero ha voglia di mettere sottosopra
la citt, faccia pure. Ma in orario di lavoro,
francamente no. Tanto meno servendosi dei nostri agenti.
Mi ha capito? Chiami immediatamente Yolanda e le
dica di tornare subito qui.
Non potevo fare altro che eseguire. Non avevo
argomenti per oppormi. Andai personalmente a sollevare
Yolanda da quell'incombenza. Volevo vedere ancora
una volta il laboratorio. La trovai seduta in macchina,
mangiava un panino. Mi sedetti accanto a lei.
- Come mai  venuta, ispettore?
- Ci sono novit?
Lei si puli la bocca con un tovagliolino di carta.
- Circa due ore fa  arrivato un furgone. Tre ragazze
hanno portato fuori degli scatoloni e li hanno caricati.
Saranno stati i reggiseni gi pronti. Poi la
responsabile  uscita a pagare l'autista.
- Ti  parso che ci fosse qualcosa di strano?
- Be', se il tipo del furgone viene a ritirare la merce,
 logico che sia lei a pagare? Secondo me dovrebbe
farlo il cliente.
- Forse ha pagato solo il trasporto. Non credo si tratti
di un particolare importante. Finisci il tuo panino,
Yolanda, ce ne andiamo.
- Rinunciamo? Tre giorni non sono molti. Tenendo
gli occhi aperti potremmo scoprire qualcosa.
- Lo so, ma tutti pensano che io sia isterica per questa
storia del furto. Il commissario ha dato ordine di
lasciar perdere.
Lei sbuff.
- Dovrebbero saperlo che lei non  isterica, e poi che
non  tipo da agitarsi per la minima cosa.
- Purtroppo non tutti la pensano come te. In fondo
pu darsi che abbiano ragione. Questa faccenda sta
cominciando a ossessionarmi, e non mi fa bene.
- Ma la bambina? Che cosa far della sua pistola?
- Se  abbastanza scaltrita dalla vita di strada, la
vender a qualcuno. Se invece conserva l'innocenza della
sua et, la butter in qualche discarica. Su, metti in moto,
torniamo in commissariato. Sono venuta in taxi.
Partimmo e facemmo tutto il tragitto senza aprire bocca.
Solo quando arrivammo a destinazione, lei mi disse:
- L'altra sera Ricard ha detto che l'ha trovata molto
bella.
- Mi fa piacere - risposi, senza farci troppo caso.
-  arrivato a dire che sarebbe stato pi facile vivere
con lei che con me.
- Che stupidaggine!
- Si riferiva all'et. Sostiene che i traumi subiti dalla
vostra generazione, una ragazza come me non pu
capirli.
- Senti Yolanda, non credo che una cosa del genere
debba farti soffrire.
- No, non ci soffro, per mi d da pensare. Lei cosa
dice del fatto che io e Ricard viviamo insieme?
- Cos'? Un test d'intelligenza? Se non ti dispiace,
preferirei cambiare argomento, anzi, preferirei non parlare
per niente. Non ho voglia di far conversazione.
- Come vuole, ispettore.
Non si arrabbiava mai quando la trattavo duramente,
e in questo modo riusciva sempre a farmi pentire
di averla trattata male. Ma quella volta me la presi
ancora di pi. Non sopportavo che Yolanda mi vedesse
come una figura materna. Mi ammirava, non mi
contraddiceva mai, mi obbediva ciecamente... No, essere
il punto di riferimento di qualcuno comporta un eccesso
di responsabilit che non ero disposta a sostenere. La
sola idea era un peso per me.
Le settimane che seguirono al nostro ultimo tentativo
di rintracciare la piccola ladra furono incredibilmente
tranquille e noiose. Con una pazienza da santa
spulciai a uno a uno quei dossier da informatizzare. Tutto
il resto era routine. A poco a poco cominciavo a
dimenticarmi della mia Glock. Eppure ogni tanto mi
sorprendevo a osservare i gruppi di bambini immigrati
che vedevo per la strada. Nel Raval ce ne sono
parecchi. Sulle Ramblas vidi dei piccoli marocchini che
facevano sberleffi davanti alle vetrine. Il proprietario
di un negozio, un pakistano, usc a disperderli, e quelli
presero il volo ridendo e gridando in arabo. Un ago
in un pagliaio. Ogni volta ero tentata di avvicinarli e
chiedere, fotografia alla mano, se avessero visto quella
bambina, ma sarebbe stato inutile. Ormai la mia
pistola doveva trovarsi nelle fogne di Barcellona, e ci
sarebbe rimasta finch la ruggine non l'avesse distrutta.
Marcos Artigas mi chiam un paio di volte. La prima,
solo per chiedermi se avessi avuto notizie della piccola
rumena, anche se poi fin per invitarmi a prendere un caff.
Stava cercando di avere una storia con me? Strano. Un
uomo sposato, di un ambiente cos diverso... Declinai l'invito,
non volevo guai. La seconda volta, invece, mi chiese
aiuto per una questione che mi lasci un po' perplessa:
aveva bisogno di un documento, firmato da me o da
qualcuno del commissariato, in cui si dichiarasse che sua
figlia era stata interpellata per un riconoscimento. Il
motivo? Lo voleva sua moglie, non mi spieg altro.
Decidemmo di vederci in un bar. Non avevo molta
voglia di parlare di quel documento, ma non potevo farne
a meno.
- Le ho firmato la dichiarazione io stessa, architetto,
anche se non so se abbia il minimo valore legale. In ogni
caso, se dovesse occorrerle ancora qualcosa... Le devo molto,
quindi le sar eternamente riconoscente.
- Questo suona molto ufficiale.
Non sapevo che altro rispondergli. Cosa voleva?
All'improvviso mi sentii esausta: il mondo mi sembrava
un baratto continuo, un mercato a cui era impossibile
sfuggire, in cui non si poteva fare altro che comprare
e offrire. Ma non avevo bevuto abbastanza da riuscire
a dirgli in faccia quel che pensavo, n era successo
niente di cos traumatico da giustificare un'esplosione
di collera. Lo guardai come un'imbecille e gli dissi:
- Ci siamo conosciuti su un piano ufficiale, architetto
Artigas, e non credo che nulla debba cambiare.
Sorrise tristemente, ma non rimase zitto. Annu e poi
disse:
- Non ho niente da obiettare all'ufficialit, ispettore,
anche se penso che di tanto in tanto possono passarci
davanti grandi opportunit che non degniamo di
un minuto di attenzione. Le distanze che poniamo fra
noi e gli altri ci impediscono di agire, di decidere, di
costruire cose nuove.
Non capivo a cosa si riferisse, ero a pezzi, stavo
attraversando un pessimo periodo. Mi avevano rubato la
pistola, avevo appena intravisto un mondo spaventoso,
di sfruttamento e delinquenza infantile, che mi metteva
a confronto con problemi morali importanti, ero
giunta perfino a dubitare di quello che era stato il
caposaldo della mia felicit negli ultimi anni: la mia solitudine,
ed ecco che di colpo saltava fuori un tizio che
mi faceva una predica incomprensibile sulle opportunit
della vita... Non ne potevo pi. Sinceramente preferivo
dormire. E poi, in mancanza di pensieri autonomi,
si fecero strada nella mia mente tutti i peggiori luoghi
comuni: il tipico borghese creativo, belloccio, con una
moglie insopportabile... Ma cosa credi che voglia da te,
Petra? Era chiarissimo: una scopata, voleva, una bella
scopata senza pensieri, e arrivederci e grazie. Non avevo
niente in contrario a questo genere di relazione umana,
solo che in quel momento... Per di pi ero convinta
che una donna poliziotto fosse un boccone esotico per
un personaggio appartenente alla buona societ. Di sicuro
se ci fossimo incontrati in altre circostanze l'avrei
mandato a quel paese, eppure dovevo riconoscere che quel
che mi infastidiva pi di tutto era non aver preso io
l'iniziativa di una possibile schermaglia amorosa. Ecco
che cosa non mi andava gi. Ormai da anni ero passata
dalla condizione di oggetto erotico a quella di soggetto,
avevo smesso di fare la signorina seduta in un angolo ad
aspettare il bel cavaliere che la inviti a ballare, ero sempre
io a scegliermi il partner. Ero la Diana cacciatrice,
la principessa capricciosa che indica col dito, la predatrice
sessuale che divora il maschio. Ancora negli ultimi
giorni, mentre classificavo verbali per ordine di importanza
e passavo i dati al computer, avevo pensato che
non sarebbe stata una cattiva idea entrare in convento.
Lo pensavo seriamente, posso dare la mia parola d'onore.
Un convento  un posto bellissimo, isolato, anacronistico,
e a suo modo elegante. Avrei potuto continuare a fare
il mio lavoro per poi ritirarmi in clausura solo quando
fosse venuta l'et della pensione. Ero arrivata a parlarne
con Garzn. Che errore. Mi aveva guardata come se
fossi uscita da un sepolcro avvolta nel sudario, e aveva
esclamato: "Ma cosa diavolo dice, Petra? Elegante, un
convento? Una volta sono andato a trovare una mia
cugina che aveva preso il velo vicino a Salamanca, ed era
un posto che pi squallido non si poteva. Non ce la vedo
proprio, una come lei, a mangiare al refettorio in quei
piatti di vetro trasparente con i bicchieri di alluminio,
e neppure ad alzarsi alle quattro del mattino, per non
parlare poi del velo... E, soprattutto, non me la immagino
agli ordini di una madre superiora. A meno che la
madre superiora non voglia farla lei...". Non mi conviene
raccontare i miei sogni al viceispettore: con gli anni 
diventato una voce della coscienza che immancabilmente
mi mette sotto gli occhi la pi spietata verit.
Ad ogni buon conto, dissi a Marcos Artigas che non
intendevo uscire con lui. E poich l'invito non era stato
esplicitamente galante, la cosa mi riusc con naturalezza,
e lui dovette incassare.
- La capisco, ispettore. Un uomo sposato, con un
matrimonio difficile, pu essere un amico piuttosto pesante.
Troppi problemi. C' sempre il rischio che cerchi una
spalla su cui piangere.
- Non la prenda cos,  solo mancanza di tempo.
- La richiamer, Petra, quando lei avr pi tempo e
la mia situazione sar pi semplice.
Ero sicura che non mi sarei pentita di quel rifiuto,
anche se Artigas somigliava tanto a Jeff Bridges, un
attore che avevo sempre trovato terribilmente sexy.
Una sera, verso le nove, mi resi conto che avevo
lavorato per quattro ore di sguito senza pensare. Forse
ero vittima di un processo di meccanizzazione che
alterava i neuroni, non mi era mai capitato che un lavoro
cos stupido e ripetitivo riuscisse ad assorbirmi fino
a quel punto. Spensi il computer, impilai tutte le carte
e, prima di lasciare l'ufficio, gettai intorno quello
sguardo circolare che ogni lavoratore riserva al luogo
dove ha trascorso l'intera giornata e che l'indomani torner
ad accoglierlo. Uno sguardo che dovrebbe unire
in s la soddisfazione per il dovere compiuto e la
ricapitolazione delle cose che restano ancora da fare,
mentre il pi delle volte non esprime altro che tedio.
In corridoio mi imbattei nel solito trambusto: colleghi
che se ne andavano lanciando battute e canticchiando,
agenti ancora in servizio, donne delle pulizie che
cominciavano ad arrivare. Era un balletto che non mi aveva
mai interessato granch, ma che quella sera osservai
come se non l'avessi mai visto. Quasi tutti sembravano
allegri, ben adattati all'ambiente, sicuri nella loro pelle.
Quasi tutti tranne me. Petra, mi dissi, o cambi
immediatamente registro e ti dai una mossa, oppure finisci in
una bella depressione. Raggiunsi l'ufficetto del vice-
ispettore con l'intenzione di chiedergli se volesse prendere
un aperitivo, ma lui se ne era gi andato. Pazienza, avrei
bevuto da sola. Attraversai la strada ed entrai alla Jarra
de Oro. Il cameriere si stup di vedermi al bancone.
- Ancora qui, ispettore?
- Gi.
Non era mia abitudine fermarmi a bere dopo il lavoro.
Avevo sempre fretta di tornare a casa. E poi, la birra
serale mi dava un'orribile idea di fallimento. Mi faceva
pensare a quei poveretti che, temendo il contatto con la
propria realt quotidiana, qualunque essa sia, cercano di
rinviare il pi possibile il rientro a casa perdendo tempo
nei bar. Vuotai il mio boccale tutto d'un fiato e pagai.
Infilai la porta e fui accolta da un'aria umida e fresca.
Scesi nel parcheggio, e proprio mentre stavo per aprire la
portiera, un rumore di passi alle mie spalle mi fece trasalire.
Un uomo veniva verso di me quasi di corsa. Misi mano
alla pistola. Aguzzai la vista e... riconobbi l'agente
Dominguez che mi faceva segno di aspettare.
- Dominguez, cosa succede?
- Mi scusi, ispettore, ma il commissario vorrebbe
vederla. Anzi, desidera parlarle con urgenza.
-  ancora in ufficio?
- Veramente era gi andato a casa, ma poi  tornato.
- Andiamo.
Camminammo insieme verso il commissariato.
Dominguez era un ragazzo spilungone, sgraziato,
ancora con i brufoli sulla faccia.
- Lei sa di cosa si tratta, Dominguez?
- Non ne ho la minima idea. So solo che il commissario
era gi andato via e poi  tornato in compagnia
di un signore. Dicono che  un ispettore di un altro
commissariato, per non saprei, certa gente a volte parla
per parlare.
Quella volta non erano solo pettegolezzi. Trovai
Coronas nel suo ufficio con un signore sulla cinquantina
che mi guard subito con aria cupa.
Coronas fece le presentazioni:
- Petra, questo  l'ispettore Atienza, un suo collega
del commissariato di Gracia.
Gli strinsi la mano con un sorriso che lui non mi
restitu. Era cos serio che ebbi un brivido. Coronas ci
preg di accomodarci.
- Petra,  successo un fatto di cui Atienza desidera
metterla al corrente.
- Accidenti, commissario, quanti misteri! Sono
spaventata.
Atienza cominci a parlare. Era molto agitato.
- No, non preoccuparti. S, insomma, forse un po'
 il caso che ti preoccupi. Il fatto  che l'altro ieri  stato
trovato un cadavere. All'apparenza uno straniero,
che non abbiamo ancora identificato. Aveva i genitali
spappolati da un colpo d'arma da fuoco. Forse una
vendetta, forse una storia di droga. Abbiamo fatto
esaminare il proiettile al laboratorio e... Be', risulta che
gli hanno sparato con la pistola che hai denunciato come
rubata. Ormai la cosa  sicura.
Mi si ferm la circolazione. I polpastrelli mi formicolavano.
Avrei dovuto fare qualche domanda, ma avevo
il vuoto nella mente. Coronas e l'ispettore mi guardavano.
Riuscii soltanto a esclamare:
- Mio Dio!
Coronas si rese conto dello stato in cui mi trovavo.
Si alz, mi pos una mano sulla spalla.
- Si sente male, Petra?
- No, non  niente. Mi sento... mi sento come se mi
fossi presa un pugno in faccia.
- Ci credo - disse Atienza.
- Adesso le cose stanno cos, Petra: il caso  stato
assegnato all'ispettore Atienza e a due agenti al suo servizio,
tutti della squadra omicidi. Ma, dimostrando un
cameratismo che gli fa veramente onore, Atienza ha pensato
che, date le circostanze, forse a lei farebbe piacere
occuparsene personalmente. Ha parlato con me, io parler
con il collega Lopera, commissario di Gracia, e se lei...
- Accetto - risposi, senza nemmeno lasciarlo finire.
Atienza mi guard, gi pi tranquillo.
- Questa sera  tardi, ma se domattina vuoi passare
nel mio ufficio, ti passo tutta la documentazione...
- Non potremmo farlo subito?
Coronas mi guard preoccupato, e intervenne:
- Petra, comprendiamo che per lei questo caso ha una
rilevanza particolare, ma deve rendersi conto che ormai
tutti gli uffici sono chiusi. E poi l'ispettore Atienza
ha bisogno di riposare. Domani avremo certamente
le idee pi chiare.
- Dove hanno trovato il corpo?
- In un vicolo nella parte bassa di Gracia. Sul portone
di un magazzino.
- Da quanto tempo era morto?
- Secondo il medico legale intervenuto sul luogo del
delitto, da non pi di quattro ore.
- Questo vuol dire...
- Che  stato ucciso verso le due del mattino. Non
ci sono testimoni dell'omicidio. Nessuno ha visto, sentito
n sospettato nulla.
- Chi l'ha trovato?
- Gli addetti della raccolta rifiuti.
- Non si sa nient'altro?
- Abbiamo appena cominciato.
- Ma siete sicuri che... ?
- Sul fatto che la pistola fosse la tua, non c' dubbio.
Lo sai che in queste cose gli esperti non sbagliano mai.
Coronas mi lanci un'occhiata stanca.
- Lasci stare, Petra, domani  un altro giorno.
Uscii dal commissariato per la seconda volta quella sera,
ma mi sembrava che dalla prima volta fosse passato
almeno un anno. Il mio stato d'animo era radicalmente
trasformato. Se prima oscillavo fra la passivit e la depressione,
ora ero in preda all'ansia pi frenetica. "Domani, domani"
mi ripetevo, come se il tempo dovesse trascinarsi di
secondo in secondo per tutta la notte. Se fossi tornata a
casa e avessi preso un libro in mano non sarei riuscita a
concentrarmi neppure sulla prima riga. E nemmeno sarei
riuscita a seguire un film, n ad andare a letto. Come avrei
potuto prendere sonno con tutte quelle domande che mi
ballavano nella testa? Era meglio non rientrare subito.
Telefonai a Garzn e lo misi al corrente delle novit.
- Ha voglia di cenare fuori?
- Non penser mica di festeggiare?
- Ho assolutamente bisogno di parlare con qualcuno
prima che mi scoppi la testa. Non pu proprio?
- Ho fatto lessare delle bietole, ma a dir la verit,
adesso che le vedo nel piatto, non le trovo molto
appetitose. Sembrano morte dalla noia.
- La aspetto fra mezz'ora al Salammbo, in calle
Torrijos, quartiere di Gracia.
Arriv puntuale e, a giudicare dal gusto con cui poco
dopo attacc il suo piatto di tagliolini ai funghi, non
sembrava rimpiangere le sue bietole.
- Quel che doveva succedere  successo - dichiarai,
con fatalismo.
- E lei non avrebbe potuto far niente per impedirlo.
- Lo so, ma le indagini le avevamo iniziate, una pista
la stavamo seguendo. Se non ci avessero ordinato
di smettere... !
- Una pista molto vaga, niente di sicuro.
- Lei cosa pensa sia successo, Fermin?
- Me lo chiede sul serio? Non ne ho la pi pallida
idea, ispettore! Se a quel tipo gli hanno sparato nei
coglioni, dev'essere stata una vendetta, un regolamento
di conti. Nel caso di un delitto passionale, qualcuno
saprebbe qualcosa, gli abitanti del quartiere l'avrebbero
riconosciuto. Sar certamente una storia di mafia, roba
fra immigrati.
- Va bene, ma perch con la mia pistola? Come 
arrivata dalle mani di una bambina a quelle di un killer?
-  probabile che la bambina sia legata al mondo della
criminalit organizzata. Magari  figlia di un trafficante,
sorella di un piccolo spacciatore... Oppure ha
semplicemente venduto l'arma a qualcuno.
- Ma quale figlia? Quale sorella? Se ci hanno detto
che la bambina non aveva famiglia!
- E chi lo sa? Nelle famiglie destrutturate, come le
chiamano adesso, pu capitare di tutto. Magari  stata
abbandonata per un po', o era scappata di casa e nessuno
l'ha cercata.
- No,  assurdo. Eppure, poniamo che Delia avesse qualche
criminale in famiglia. In questo caso, avrebbe senso
pensare che l'abbiano mandata a rubare la mia pistola,
oppure che sia stata un'idea sua, un contributo al clan?
- Tutte e due le ipotesi sono plausibili. Ad ogni modo,
ispettore, si rende conto anche lei che al punto in
cui siamo fare congetture  abbastanza sciocco, non le
pare? Non abbiamo un solo indizio da cui partire.
- Per queste sono le congetture che mi torturerebbero
se non avessi chiamato lei.
- Se le d sollievo parlarne, procediamo, come dicono
i giudici. Io, per, se fossi in lei, mi godrei la mia cena
e cercherei di pensarci il meno possibile.
- Non ho appetito.
- Possiamo ordinare un t con qualche pasticcino. Li
ho visti entrando. Adoro i dolci, il miele, le mandorle,
la pasta sfoglia... !
- Che cosa ci vorrebbe per toglierle l'appetito,
viceispet tore?
- Roba da mangiare. Tutto il resto non serve. 
provato.
- Fossi anch'io come lei...
- Non si tormenti, Petra, adesso ci hanno affidato
il caso e lo risolveremo. Ma se ci mette troppa ansia
rischia di non fare una sola cosa giusta e toccher
risolvere tutto a me.
- Ecco, proprio quel che avevo bisogno di sentirmi
dire.
- No, quel che ha bisogno di sentire lei  un po' di
musica classica di quella barbosa che le piace tanto. La
calmer. Vuole una pastiglietta per dormire?
- Una pastiglietta?
- Me le ha date Beatriz.
- Perch? Soffre d'insonnia?
- No, ma Beatriz vuole che ne abbia sempre una scorta,
non si sa mai.  convinta che con tutte le cose
orrende che mi tocca vedere sul lavoro, possano venirmi
gli incubi.  fissata. Come se ogni mattina mi arrivasse
un cadavere squartato sulla scrivania...
- Le avr spiegato che non  proprio cos.
- Mille volte, ma  inutile. A voi donne piace
proteggerci da tutti i problemi, esistenti o inesistenti, fa
lo stesso.
- Rinuncio a risponderle.
- Meglio cos.
Finch non riuscii a ottenere tutti i dati dal commissariato
di Gracia non ebbi un attimo di pace. La vittima
era giovane, sulla trentina. Non aveva documenti e
in archivio le sue impronte non risultavano. Aveva
capelli biondi, occhi azzurri, carnagione molto chiara,
zigomi sporgenti e statura considerevole, tutte caratteristiche
fisiche che facevano pensare a un immigrato
dell'Est europeo. Era privo di segni particolari. Il referto
dell'autopsia sarebbe stato pronto a mezzogiorno.
Coronas si comport benissimo e il caso pass senza
problemi a me e Garzn. Yolanda e Sonia ci avrebbero dato
una mano. Ero molto soddisfatta e, paradossalmente,
di ottimo umore. In genere, quando ho a che fare con un
cadavere non identificato, senza un solo indizio da cui partire,
ho il morale a terra; quella volta, per, il solo fatto
di potermi assumere la responsabilit delle indagini mi dava
un grande sollievo. Finalmente sarei riuscita a penetrare
il mistero dello strano furto della mia Glock.
Ero molto grata ad Atienza. Di solito i poliziotti si
gettano come avvoltoi sulla carcassa delle vittime, mentre
lui si era generosamente tirato indietro, cedendo il
suo pasto alle mie grinfie. Fu molto sincero quando me
ne spieg i motivi:
-  gravissimo che ti abbiano rubato la pistola e
poi l'abbiano usata per ammazzare qualcuno. E poi,
tieni conto che fra poco, con la nuova legge, ci toccher
passare anche gli omicidi ai Mossos de Esquadra.
Quindi ci conviene spartirci fra noi quel che c',
finch possiamo.
Personalmente, non mi preoccupavo di cosa avremmo
fatto in futuro, per il momento quel morto era mio
e nessuno me l'avrebbe toccato. Anche Garzn era
soddisfatto. Gli dissi:
- Quando vuole andiamo a Medicina Legale a ritirare
i referti.
- Prima per dovremmo pur mangiare qualcosa.
- Un panino dove cpita.
Il mio vice non pot far altro che adeguarsi. Eppure,
in auto, non resistette alla tentazione di dire la sua:
- Credo, ispettore, che le converrebbe riflettere un
po', se non altro per far scendere la tensione emotiva.
Le ho gi detto che un eccessivo investimento passionale
nel lavoro finisce per essere d'intralcio.
- Non si preoccupi, Fermin, le prometto che avremo
il nostro piatto caldo tutti i giorni. Oggi 
un'eccezione.
- Veramente volevo dire un'altra cosa, ma lei la
prende sempre cos! Secondo lei non sono capace di staccarmi
dagli aspetti materiali della vita.
- Sono sicura che ne  capacissimo, ma so anche che
seguire un certo ordine, in materia gastronomica, per
lei  essenziale.
Rimase a meditare sulla mia risposta, alla ricerca di
un senso riposto che potesse renderla sarcastica. Alla
fine decise di attaccare sul piano teorico, tanto per
mettersi al riparo.
- L'alimentazione  importante per il buon rendimento
lavorativo. L'altro giorno ho letto su una rivista
che molte ore di produttivit vanno perdute proprio
a causa della malnutrizione.
- Questo non  il nostro caso.
- Per ammetter che spesso mangiamo in fretta e
ingurgitiamo quello che cpita.
Non gli risposi. Mi guard torvo, voleva la guerra.
- Non dice niente?
- No. Mi ha convinta.
- Cos in fretta?
- Gi.
- Credevo fosse di buon umore, stamattina.
- Che cosa intende dire?
- Che mi mancano le sue impertinenze.
- Non si scoraggi, fra poco sar di nuovo in forma.
Provvedemmo a incrementare il nostro rendimento
con un paio di panini al prosciutto e due buone birre.
Garzn lo ottimizz accompagnando la birra con olive
e patatine fritte. E finalmente, nel pieno delle nostre
facolt produttive, entrammo all'Istituto di
Medicina Legale.
Il medico era un uomo timido, di mezz'et, che volle
esporci personalmente il referto.
- La mia impressione  che la vittima abbia ricevuto
il colpo a bruciapelo. Il dolore ed il raccapriccio hanno
causato la perdita di conoscenza, alla quale  seguita
la morte per rapido dissanguamento. La perizia effettuata
sul luogo del delitto conferma quest'ipotesi. A terra
c'era una gran macchia di sangue, che formava un
rivolo fino al tombino di scarico.
Quel particolare mi impression. Per la prima volta
pensai alla vittima come a un essere umano, non solo
come al corpo in cui era stato rinvenuto il proiettile della
mia Glock.
- C' altro, dottore?
- La vittima era in perfetta salute. Non aveva assunto
alcolici n stupefacenti. Al momento della morte aveva
cenato da poco.
- Ha potuto stabilire che cosa avesse mangiato?
- Direi che erano piatti arabi. Abbiamo rilevato la
presenza di spezie, carne d'agnello, pane azzimo e datteri.
Garzn ed io ci scambiammo uno sguardo di speranza.
Quella poteva essere un'informazione significativa.
Nel quartiere di Gracia ci sono molti ristoranti etnici,
ma l'idea che la vittima avesse potuto cenare l riduceva
comunque il campo d'indagine.
-  stata esaminata la dentatura?
- Non ancora. Per un referto in questo senso dovrete
aspettare un altro paio di giorni.
- Lei che opinione si  fatta, dottore?
- Non saprei dirvi, ma un colpo di pistola ai genitali
non  un procedimento comune. Tanto pi che l'aggressore
ha rischiato che la vittima venisse soccorsa, e
forse salvata... Non so, o  una vendetta della criminalit
organizzata, oppure un delitto passionale. Ma un
regolamento di conti mi pare pi probabile. Lascio a
voi il compito di deciderlo. La mia  solo scienza.
Volete vedere il cadavere?
Ci accompagn fino alla cella frigorifera e sfil la
lettiga dal suo cassetto. Fece scorrere la cerniera del sacco
che avvolgeva la salma. Lo strano biancore della morte
apparve sotto i nostri occhi. Il volto conservava una
smorfia di dolore. Era stato un bell'uomo, molto alto,
dai tratti regolari e ben proporzionati. Pensai che, in
teoria, non fosse cos difficile identificarlo.
- Era vestito come un figurino - aggiunse il medico.
- Questo non ce l'hanno detto.
- Portava un abito gessato. Non me ne intendo, ma
direi che era di buona fattura. E una cravatta firmata,
non ricordo il nome.
- Chiederemo all'ispettore Atienza di vedere la sua
roba.
Rimanemmo tutti e tre a guardare il volto esanime.
I corpi senza vita esercitano un fascino particolare
anche su chi c' abituato.
- Volete che vi mostri la ferita?
Io dissi di no, ma Garzn assent col mento. Mi ritirai,
non avevo certo bisogno di sovraccaricarmi il cervello
di immagini truculente. Sentii un gran silenzio alle
mie spalle, e poi l'esclamazione del viceispettore:
- Mio Dio, che orrore!
- Non  stato possibile ricostruire questa parte del
corpo. Verr sepolto cos.
- Certo che i conti da regolare dovevano essere pesanti.
- Mi sa di s - disse il medico legale con un sospiro.
Sentii di nuovo scorrere la cerniera lampo. Poi vennero
tutti e due verso di me. Garzn era pallidissimo, con
la faccia sconvolta.
- Vera macelleria, ispettore, avrebbe dovuto vederlo,
per farsi un'idea dell'efferatezza del delitto.
- Ho una buona immaginazione, non c' bisogno di
tanto realismo.
Una volta fuori, il mio collega inspir a fondo, pi
volte.
- Miseria, ci vuole stomaco per fare una cosa simile.
Potremmo fermarci un attimo in un bar, cos bevo qualcosa?
Mi scusi, ma  necessario, ho un po' di nausea.
- Viceispettore, se ogni dieci minuti dobbiamo fare
una pausa perch lei mangi o beva qualcosa, queste
indagini dureranno mesi. Anche se posso capire che ora il
suo rendimento lavorativo dipenda da un goccio d'alcol.
- Chiunque fosse qui a sentirla penserebbe che sono
un alcolizzato, o un bulimico! Parla lei, che si 
sottratta allo spettacolo!
- Nessuno le ha imposto di guardare quella ferita
orrenda. L'ha fatto solo per saziare la sua malsana curiosit.
- Come pu essere cos superficiale, ispettore?
Tutto pu essere importante in un'indagine.
- Ha ragione, molto pi importante che mangiare e
bere.
- Sempre intolleranti, voi donne! Sempre a controllare
la vita degli altri: non bere troppo, va' a letto presto,
sposiamoci, non lavorare fino a tardi...
- Le proibisco di includermi nei suoi problemi personali!
Ormai ci eravamo messi a gridare, in mezzo alla
strada e senza un motivo serio. Non potevamo andare
avanti cos. Io non attraversavo certo un buon
periodo, ma neanche il viceispettore stava troppo bene,
evidentemente. Pur ricordando che mi aveva dato della
superficiale, cercai di farlo ragionare.
- Viceispettore, crede che ci troviamo nello stato d'animo
giusto per iniziare un'indagine cos complicata?
- No.
- E perch allora non cerchiamo di cambiare?
- Mi dica lei come.
- Per prima cosa, entriamo in quel bar, ci beviamo
una cosa e poi, tranquillamente, pensiamo al modo
migliore di organizzare il lavoro.  contento, cos?
- Quest'ultima domanda poteva evitarsela.
- D'accordo, la ritiro.
Orgoglioso come un comandante in procinto di scendere
in battaglia, Garzn si adegu ai miei piani,
anche se il malessere causato dalla vista del cadavere gli
era di sicuro gi passato. Pensai saggiamente che
mostrarsi ragionevoli in una discussione  il modo migliore
per averla vinta.
- Mi dispiace, ispettore, sono stato un po' pesante.
La prego di scusarmi.
- Lasci perdere, Fermin, nemmeno io ho avuto la mano
leggera.
-  la tensione, sa? Negli ultimi tempi me la prendo
per niente.
- Non ci pensi, Fermin, davvero.
- Uno non pu stare tranquillo quando gli girano
pensieri ossessivi per la testa.
- Che ne dice di cominciare a lavorare?
- Un giorno, quando il servizio ce lo permetter,
vorrei parlare un po' con lei a quattr'occhi. Avrei bisogno
di affrontare certi argomenti.
- Va bene, Garzn, parleremo, mangeremo, affronteremo
tutti gli argomenti, sono disposta a dividere con lei
ogni cosa, ma mettiamoci a lavorare, una buona volta.
- D'accordo, d'accordo, non si arrabbi. Guardi, ho
gi tirato fuori il taccuino per prendere appunti. Da dove
cominciamo?
- Bisogna chiedere ad Atienza gli abiti e gli effetti
personali del morto. Quello fa la sua bella figura
passandoci il caso e poi si tiene gli indizi. Furbo, lui. E
poi dobbiamo visitare il luogo del delitto.
- E fare il giro di tutti i ristoranti arabi di Gracia.
- E continuare a esplorare le piste sui delitti ai danni
di minori che ci ha fornito l'ispettore Machado.
Bisogner anche tornare al laboratorio di confezioni.
- Non pareva un posto troppo sospetto. C'erano solo
donne alle macchine da cucire.
- Dove ci sono donne, ci sono anche bambini, di
solito.
- E va bene, me lo sono segnato. Sa che cosa penso?
- Dica.
- Che ci aspetta un gran lavoraccio.
- Osservazione inutile, lo sapevo gi.
Il quartiere di Gracia occupa una vasta area che, dal
centro di Barcellona, sale lungo il versante della collina.
Anni fa era un quartiere operaio, ma recentemente
si  andato trasformando grazie alla posizione
privilegiata che occupa in citt. Oggi gli abitanti originari
sono quasi tutti anziani, e sono notevolmente saliti
i prezzi degli immobili, che senza perdere il loro aspetto
popolare e un po' vetusto, sono stati accuratamente
ristrutturati e venduti a professionisti e intellettuali.
Il segno distintivo del quartiere  la presenza dei giovani,
che vi si recano soprattutto per divertirsi. Sull'onda
di una moda affermatasi ormai da tempo, nelle strette
viuzze di Gracia si sono moltiplicati bar, piccoli
ristoranti (molti dei quali etnici), negozi di abbigliamento
d'avanguardia, cinema, librerie e cyber caf.
Yolanda ci fece da guida, sebbene non fosse quella la sua
zona preferita per trascorrere il tempo libero. Lei
frequentava soprattutto i locali del suo quartiere, i centri
commerciali con cinema multisala ma anche, da
quando stava con Ricard, la Filmoteca e il Palau de la
Musica. Provai a immaginarmela mentre seguiva una
retrospettiva di Bergman o ascoltava Mahler in una sala
da concerto e provai per lei un moto di tenerezza.
Avevo l'impressione che si ritrovasse catapultata negli
ambienti dell'alta cultura senza avere attraversato un'utile
tappa intermedia. In fondo,  sempre cos, l'amore
ci proietta in situazioni ed esperienze che non avremmo
mai creduto possibili. Io stessa mi ero comportata
da avvocatessa della buona borghesia insieme a Hugo,
il mio primo marito, e da burocrate puntigliosa quando
cercavo di mettere ordine nella squinternata vita di
Pepe, il mio secondo marito. Ora, libera da zavorre
sentimentali, ero una poliziotta litigiosa e anarchica
finalmente padrona di una sospirata solitudine.
La strada in cui la vittima era morta dissanguata
sembrava avere un nome non casuale: carrer Perill, pericolo,
in catalano, e il punto in cui era caduto il corpo
non poteva considerarsi troppo al riparo dagli
sguardi dei passanti. Lo osservammo da tutte le
angolazioni, confrontandolo con le fotografie scattate prima
che il cadavere venisse rimosso. Il corpo era stato
trovato seduto, leggermente inclinato verso sinistra,
contro il muro di un magazzino. Di sicuro al
momento dell'aggressione si trovava in piedi, quando gli
avevano sparato si era appoggiato al muro, e poi era
scivolato gi a poco a poco. Doveva aver agonizzato
cos, seduto, finch non si era accasciato di lato.
Eppure, in un luogo tanto esposto, era davvero strano
che nessuno avesse assistito al crimine, o notato quanto
meno il corpo.
- Erano le due del mattino - disse Garzn.
- In quale giorno della settimana gli hanno sparato? -
chiese Yolanda.
- Un gioved.
- Strano che non l'abbiano visto. Le serate di
tendenza cominciano proprio il gioved. Sono tutti in giro
a quell'ora.
- Ai miei tempi non c'erano tante distrazioni, si
lavorava di pi.
- Ma cosa dice, viceispettore? Io ci ho sempre dato
dentro col lavoro eppure uscivo e mi divertivo alla
grande! Il fatto  che a vent'anni si  pi tosti, e ci si
riprende in fretta.
Mi accorsi con preoccupazione che Yolanda usava il
passato per parlare delle sue follie serali e, ancor di pi, mi
preoccup notare che Garzn le rispondeva con malanimo.
- Col cazzo, pi tosti! Qui non si sta parlando della
voglia di divertirsi, ma dell'impegno, della capacit
di usare bene il proprio tempo, cose che i ragazzi della
tua et neanche si sognano.
Intervenni prima che scoppiasse una lite.
- Qui veramente si stava parlando di morti.
Concentriamoci sull'argomento, per favore. Credi che
qualche ragazzo abbia potuto assistere al crimine e
star zitto, Yolanda? Tu il quartiere lo conosci. Pensi
che dovremmo interrogare di nuovo gli abitanti della
zona?
- Guardi, ispettore, alle due del mattino pu esserci
giro come no. Cio,  vero che i giovani vivono un
sacco di notte, ma in questa via di locali trendy non ce
n' manco uno. E poi, chi viene da queste parti, e chi
ci abita, non si fa brutte storie. Non  un quartiere di
malavitosi. Qui girano un casino di tipi alternativi, qualche
squatter, magari... ma secondo me non ne caviamo
niente facendo altre domande.
- In ogni caso, quel che mi colpisce non  tanto
l'assenza di testimoni, quanto il fatto che l'assassino
abbia osato sparare in un posto dove poteva facilmente
essere visto.
- Magari il tipo stava scappando e l'hanno beccato
proprio qui, oppure li ha affrontati credendo che non
avrebbero avuto il coraggio di aggredirlo, e invece
l'hanno fatto - azzard Yolanda.
- Io non vedo perch stupirsi. Lo sappiamo che i
mafiosi, che traffichino in droga o in qualsiasi altra cosa,
non si fermano davanti a niente. Sono capaci di sparare
anche alla messa di Natale - disse Garzn.
- E se fosse stata una vendetta per gelosia? -
sugger la ragazza.
- Con la pistola dell'ispettore? Impossibile. Pensaci,
fanciulla.
- Adesso lasciamo stare, Yolanda. Comincia piuttosto
a fare un giro nei bar della zona con la fotografia
del morto. E prepara una lista dei ristoranti arabi di
Gracia.
- Agli ordini, ispettore.
- Intanto Garzn ed io daremo un'occhiata agli abiti
della vittima. Ci rivedremo qui fra un po'.
Non appena fummo sull'auto, mi sentii dire proprio
quel che temevo:
- Quella ragazza mi d sui nervi.
- Ma se l'altro giorno moriva dalle risate con lei e la
sua collega!
- Non dico che non sia simpatica, ma deve capire che
quando siamo in servizio deve comportarsi in un certo
modo.
- Perch? Come si  comportata?
- Ma ha sentito come parla? Come se fosse con i suoi
amichetti...
- Su, Fermin, nemmeno noi usiamo un linguaggio da
ambienti diplomatici!
- No, d'accordo, lo ammetto, ci esprimiamo in modo
crudo, a volte volgare, ma sempre all'interno della
tradizione poliziesca e malavitosa. Imprechiamo, usiamo
termini gergali, ma non quel linguaggio giovanilistico
idiota: tosto, trendy, alternativo, alla grande...
Questa  pura incultura, ispettore.
Non potei fare a meno di mettermi a ridere. Garzn
mi guardava allibito, come se non capisse la mia
reazione.
- Lei  incredibile, caro collega. Adesso le  presa la
mania dell'analisi linguistica.
- Pu ridere finch vuole, ma ciascuno ha le sue
opinioni. Da quando esco con Beatriz mi sono molto
raffinato, anche se non sembra.
- A me, lei  sempre parso raffinatissimo.
- Grazie.
- Anche se da qualche giorno ho l'impressione che
sia di pessimo umore. Pensavo fosse solo colpa mia se
ci prendevamo continuamente per i capelli.
- Bisogna che ci parliamo, le spiegher.
- Va bene, ma non ora. Ora voglio che si concentri
su quel bastardo che abbiamo trovato morto.
- Bastardo?  presto per dirlo. Forse  una vittima
innocente.
- Se lo , il Padreterno l'avr gi accolto in cielo.
Atienza era contentissimo di essersi sbarazzato del
caso, e lo disse subito:
- C' qualcosa in quell'omicidio che non mi piace. Ho
dei presentimenti spaventosi. Voi come ve la cavate?
- Come un turacciolo nella corrente. Corriamo e
corriamo ma stiamo sempre in superficie. Impossibile
scorgere il fondo, non abbiamo idee n intuizioni.
- Qui dentro c' la roba del morto.
Pos sul tavolo una grossa scatola di cartone. Accese
la luce al neon del magazzino, che cre immediatamente
un'atmosfera da traffici illegali, e cominci a
tirar fuori sacchetti di plastica, che via via apriva sotto
i nostri occhi.
- L'abito, senza etichette. Tutte tagliate. Ce n'
ancora un pezzetto all'interno della giacca. Chi fa una cosa
del genere ha i suoi motivi, non vuole essere
identificato. E non  un caso che non ci fossero documenti
nel portafogli, probabilmente era un immigrato
clandestino. La camicia...
- Qui l'etichetta c'. Versace.
- Forse  taroccata.
- Tutti i villani rifatti adorano Versace - dissi, senza
pensare.
I due uomini mi fissarono, trovando certamente fuori
luogo un commento del genere. Atienza mise la
ciliegina sulla torta:
- A mia moglie piace da matti. Dice che se potesse
si comprerebbe una di quelle poltrone che sembrano pezzi
da museo.
- I mobili sono un altro discorso, quelli hanno una
loro eleganza - balbettai, senza troppa convinzione.
- A me fanno schifo. Le ho detto che se un giorno
mi mette in casa una mostruosit del genere io chiedo
il divorzio.
- E lei cosa le ha risposto? - si interess il mio vice.
- Che avrebbe risparmiato per comprarsene due.
I miei colleghi sghignazzarono come pirati in una
taverna.
- Voi donne siete impossibili...
- Allo stato brado non siamo poi cos difficili. tutti
i mali cominciano col matrimonio.
Il viceispettore mi guard di traverso. Atienza
continu con la sua rassegna:
- Nel portafogli aveva trecento euro, una tessera
dell'autobus e due ritagli di giornale.
- Posso vederli?
- Non dicono granch.
Ero curiosa di esaminarli. Uno veniva da un giornale
sportivo: parlava di una vittoria del Bara. L'altro
era la pubblicit di un profumo, con la foto di una bella
ragazza piuttosto svestita.
- Almeno provano che sapeva leggere lo spagnolo.
- Poco di pi.
- Scarpe normalissime, anche se di buona qualit. Calzini
neri. Ah, e questa spessa catena d'oro. Soldi e oro.
Se qualcuno avesse ancora il dubbio che il nostro uomo
sia stato ucciso a scopo di rapina, pu tranquillamente
scartare l'ipotesi.
- Non ci era nemmeno passato per la testa. Questo
 chiaramente un regolamento di conti - disse Garzn.
- E poi, a giudicare dall'aspetto del tipo, dai vestiti,
dalla catena d'oro... direi che era un pappone bello e buono.
E anche lo sparo nelle palle indica che la faccenda
doveva riguardare certe attivit. Se non fosse perch
 stata usata la pistola dell'ispettore, io mi butterei
sulle reti di prostituzione, invece che sui traffici di
bambini.
- Forse ha ragione, ma allora mi dica lei cosa c'entrano
la piccola rumena e la mia pistola in questa storia.
Atienza ci guardava, prima uno e poi l'altro, con un
mezzo sorriso sulle labbra.
- Ragazzi, certo che ne avete di lavoro da fare! In
ogni caso, una volta identificato il tipo, met del caso
 gi risolto.
Da quando le mafie straniere e l'immigrazione
clandestina sono all'ordine del giorno, identificare qualcuno
 diventato davvero difficile. C' in giro un mucchio
di gente senza nome. L'ispettore Atienza era troppo
esperto per prendere la cosa alla leggera. In realt quello
era un caso spinosissimo, ma ero convinta che l'avrei
risolto, fosse anche stata l'ultima cosa che avrei fatto
in vita mia.
Ci rivedemmo con Yolanda in plaza de Rius y Taulet.
Al municipio di Gracia era in corso un matrimonio.
Ci sedemmo ai tavolini di un bar all'aperto dove
il sole di mezzogiorno smorzava un poco il freddo della
primavera ancora incerta.
- Sette locali, e niente di fatto. Sono bar frequentati
soprattutto la sera, uno serve anche da mangiare.
Credo di averli ormai girati tutti, quelli nei dintorni di
calle Perill. Nessuno ha mai visto il morto, nessuno lo
riconosce.
- Crede che stiano zitti per paura, viceispettore?
Garzn non mi ascoltava nemmeno. Era tutto preso
dallo spettacolo della coppia di sposi, due ragazzi
abbastanza giovani. Gli amici gettavano il riso, e la
ragazza si proteggeva con la mano. Era elegante, vestita
di verde, molto emozionata. Anche lo sposo lo era.
- Viceispettore?
- Mi scusi, ero distratto dal circo che stanno facendo
quei due. Quante illusioni, poveri ragazzi!
Yolanda salt su come una molla.
- Perch poveri?
- Non sanno in che guaio si stanno ficcando.
Nessuno spiega ai giovani che cos' il matrimonio. E non
venitemi a raccontare che adesso si convive prima di
sposarsi. Il matrimonio ti proietta in una dimensione
completamente diversa. Oggi non ha nessun senso
prendersi un impegno del genere.
- Non dimentichi che esiste il divorzio, Fermin.
Yolanda, quasi in lacrime, interruppe i nostri
discorsi prima ancora che scoppiassimo a ridere.
- Io non vi capisco! Sembra che alla vostra et
abbiate gi visto tutto, che tutto debba per forza
andare male, che tutto sia sbagliato! Se una cosa non
 stupida, allora  ridicola, volgare, di cattivo gusto.
Non c' niente che valga la pena, n sposarsi,
n mettere al mondo dei figli, niente. Ebbene,
sappiate che a me piacerebbe sposarmi, non credo
affatto che sia stupido! E mi piacerebbe sposarmi in
bianco!
Trattenne il pianto, si alz in piedi e se ne and
senza dire altro. Garzn rimase a bocca aperta.
- Ma... cosa fa? Dove va? Come osa piantare in asso
cos due superiori? Vuole che le ordini di tornare?
- La lasci stare, viceispettore. Ha qualche problema
sentimentale. Le passer. Almeno lei, dovrebbe capirla,
visto che i problemi non le mancano.
- Vorrei ricordarle che anche lei ha avuto i suoi, in
passato.
- Certo, non lo dico per criticare. Ne abbiamo gi
parlato, ma, vede, io trovo scandaloso che oggi i problemi
sentimentali occupino tanto spazio nella vita
della gente.
- Eppure  naturale, ispettore. Prima non c'era scelta.
Ti sposavi e sapevi che, se la cosa funzionava, tutto
bene, e se no... eri fottuto e dovevi sopportare. Al
giorno d'oggi ci sono nuove possibilit: convivere,
sposarsi in chiesa, oppure civilmente, perfino con una
persona dello stesso sesso, separarsi, divorziare, stare
insieme ma non vivere insieme... insomma, tutto quel
che si vuole. E, certo, per scegliere, bisogna pensare,
sapere che cosa  meglio per te, e anche capire che tipo
di rapporto sei in grado di sopportare: se di quelli
che richiedono cure quotidiane, o di quelli avventurosi,
oppure di quelli da fine settimana...  un vero
casino, ispettore, e lei lo sa benissimo, anche se fa finta
di niente.
I due sposi sorridevano intimiditi, un po' travolti
dall'evento, come se si fossero appena svegliati da un sogno.
Cercai di ricordare le mie due cerimonie nuziali,
come mi ero sentita, che cosa avevo pensato. La prima
volta, la mia attenzione era quasi interamente
assorbita dall'evento mondano: gli invitati, i parenti, il
mio bel vestito, che volevo apparisse in tutto il suo
splendore... e lo stupore di avere Hugo accanto a me. Quel
giorno era come vederlo l senza che ci fossimo mai
presentati prima. Eppure avevamo studiato insieme
all'universit, potevo considerarlo un amico, non solo un
fidanzato, una persona di cui sapevo quasi tutto. Ma
in quel momento era diventato mio marito e, come
diceva giustamente Garzn, questo fatto assumeva un
significato speciale, non aveva niente a che vedere con
la convivenza, con l'amore o con l'amicizia. Nessuno
esce indenne dal matrimonio.
Con Pepe avevo vissuto la cosa in modo completamente
diverso. Era stato un matrimonio divertente, quasi una
parodia. Io avevo parecchi anni pi di lui, ero un poliziotto,
i nostri progetti erano ancora incerti... Gli invitati
ci guardavano come se fosse tutto uno scherzo.
Anche se io avevo sensazioni ben diverse. Credevo che,
sovvertendo i valori della coppia tradizionale, saremmo riusciti
a vivere in perenne concordia. Non c'erano tensioni
fra noi, n competitivit... Io avevo chiaramente le redini
in pugno, e quando uno ha il potere nelle mani, che
cosa deve temere? Il tempo si era dato la pena di
rispondere a questa domanda. Chi ha il potere deve
temere soprattutto se stesso. Infatti ero stata io, poi, a
distruggere quel che avevo cercato di costruire.
- A cosa pensa, ispettore?
- Pensare, io? L'ultima volta che ho pensato mi sono
presa un tale spavento che ho giurato di non rifarlo
mai pi.


Capitolo quarto.

Ci sono molti ristoranti arabi nel quartiere di Gracia:
libanesi, tunisini, marocchini, egiziani... Ovunque
entrassimo, Garzn ordinava qualcosa, tanto per
assaggiare. I padroni avevano l'aria di essere pienamente
integrati nella vita cittadina. Avevano il locale
sempre pieno, soprattutto di giovani. Servivano piatti
sani, gustosi, diversi e a poco prezzo. Nessuno poteva
eguagliarli nell'offerta. Al quarto ristorante, il mio
collega aveva gi assaporato spiedini di carne d'agnello,
polpettine vegetali... Credo che, quando il
padrone dell'Equinox riconobbe la vittima, ne fosse
perfino dispiaciuto. L'Equinox era gestito da due
prosperi fratelli nati in Libano, entrambi di una certa
et. Il pi vecchio, uomo cordiale e simpatico che
parlava uno spagnolo perfetto, prese la fotografia fra
le mani e annu.
- S, me lo ricordo. Ha cenato qui, di questo sono
sicuro, ma non saprei dire a che ora. Sul tardi, credo,
in uno degli ultimi turni. Era un tipo particolare, cos
alto, vestito di nero, biondo... e aveva un accento
straniero.
- Saprebbe dire di che nazionalit?
- Non saprei, forse russo. Di qualche paese dell'Est,
direi, ma non  facile dirlo.
- Era solo?
- S.  entrato, ha cenato, ha pagato il conto e se
ne  andato. Credo l'abbia servito Jazmina.
Parl in arabo con uno dei camerieri e, un attimo dopo,
arriv una ragazza. Mostrammo anche a lei la
fotografia. In uno spagnolo pi incerto, disse:
- S, l'ho servito io, ma non ricordo cos'ha preso.
- Questo non importa. Vorremmo sapere, piuttosto,
se ha fatto qualcosa di speciale, qualcosa che ti abbia
colpita in modo particolare...
- Niente di speciale. Era la prima volta che veniva.
Non sorrideva e non parlava. Ha mangiato e ha parlato
al telefonino. Se ne  andato quasi subito.
- Aveva un telefonino?
- S.
- Ne sei sicura?
La ragazza non rispose, era un po' spaventata. Garzn
cerc di tranquillizzarla.
- Vedi, questo pu essere importante, ma se non ti
ricordi bene, non preoccuparti. Dicci solo le tue
impressioni.
- Ha parlato al telefonino, ma non so se per molto
tempo.
- Parlava in una lingua straniera?
- No, no, parlava spagnolo. Sono sicura, perch non
parlava bene. Si capiva che era straniero.
- Ricordi qualcosa di quello che ha detto?
- Non sono stata ad ascoltare.
- Proprio niente? Non ha sentito una sola parola?
Un nome?
La ragazza scuoteva la testa.
- Era arrabbiato mentre parlava al telefono? Era triste
o allegro?
Jazmina si sentiva in difficolt, erano troppe
domande tutte insieme. Il mio collega intervenne di nuovo,
cercando di ovviare alla mia irruenza.
- L'ispettore vuole cercare di capire che tipo di
discorsi facesse. Non so, cpita che qualcuno ci colpisca
per come parla al telefono davanti a tutti, perch grida,
o si preoccupa per qualcosa che gli hanno detto...
- Non ci ho fatto caso. Lui era sempre uguale, quando
parlava al telefono non cambiava faccia. E nemmeno
quando ha ordinato, quando ha pagato... Sempre uguale.
Ma viene tanta gente qui, e non ho tempo per guardare
troppo i clienti.
- Abbiamo capito. Grazie, Jazmina, ci hai risposto
bene.
Quando la ragazza se ne fu andata, il proprietario del
ristorante diede un'ultima occhiata alla foto.
- Questa  una zona tranquilla, si vive serenamente.
Se comincia a venire gente strana, siamo perduti.
Noi abbiamo paura di queste mafie, toglietele di mezzo
quanto prima.
- Come vede, ce ne stiamo occupando.
In strada, fui accecata dai raggi del sole. Assalii il
viceispettore:
- Ma non c'era un telefonino, fra le cose del morto!
- No, non c'era.
- Forse gliel'hanno rubato fra l'ora di cena e l'ora
dell'aggressione.
- Improbabile.
- Allora gliel'ha portato via l'assassino. Ma per quale
motivo?
- Perch non potessimo identificarlo.
- L'assassino non era un professionista, viceispettore.
Ha commesso un mucchio di sciocchezze. Avrebbe
dovuto prendersi anche i soldi e la catena d'oro, per
depistare le indagini. Sono errori che solo un bambino
potrebbe commettere.
- Sta insinuando che Delia... ? No, ispettore, no. Una
bambina non spara ad un uomo a bruciapelo. Ci vuole
molto sangue freddo per fare una cosa del genere.
- O molto odio accumulato.
- Non ci pensi. Sono sicuro che da tempo la sua
pistola non era pi nelle mani della bambina. L'avr data
a qualcuno che se n' servito per vendicarsi.
Uccidere non  un gioco da ragazzi.
- Nelle mani di un bambino, tutto  un gioco.
- Pu aver rubato la pistola per gioco, anche se ne
dubito; ma uccidere... E poi, perch?
- Per vendicarsi.
- Un bambino non si vendica.
- Le ricordo che un bambino non  altro che un
cucciolo d'uomo.
- Appunto, fra i cuccioli tutto  per finta, e un omicidio
 una cosa vera, ispettore. E molto grave.
- Lo  quando si ha senso morale, ma un bambino,
pu avere senso morale? Un bambino spara con un
giocattolo per far sparire quel che ha davanti; pu essere
un gioco innocente, perfino divertente. Bisogna avere
consapevolezza del bene e del male per sapere che
uccidere  una cosa grave.
- Non cerchi di confondermi con i suoi discorsi,
Petra, per favore. Senso morale, consapevolezza del bene
e del male... Questa  filosofia. E non esiste ancora
una squadra di filosofi nella polizia nazionale.
- Be', mi pare una carenza a cui bisogner rimediare.
- Lo far sapere al commissario Coronas. Da parte
sua, naturalmente. Cerchiamo di pensare invece alle cose
pi semplici, pi normali. Guardiamo le statistiche:
quanti bambini commettono omicidi in questo paese,
o in qualunque paese del mondo, ispettore?
- Pochi. Ma bisogna dire che pochi se ne vanno in
giro con una Glock carica. Una pistola  come un
giocattolo,  facile da usare, e permette di uccidere senza
usare la forza.
- Lasciamo cadere quest'ipotesi, ispettore?
- Io la parcheggerei solo per un po'. Che cosa
dobbiamo fare ora?
- Chiamare il magnifico confidente che ci ha fornito
Machado. Ci facciamo un'altra chiacchierata con quel
bel tipo. Che gliene pare?
- D'accordo. Ma le propongo di rientrare in
commissariato a piedi. Le servir per tenersi in forma.
-  un'allusione?
- Solo una frase fatta, non se la prenda.
Era una splendida giornata piena di luce, e il sole
cominciava ad emanare un dolce tepore. Svoltammo in calle
Mayor de Gracia, sempre frenetica, piena di gente
e di auto. Dalla Diagonal partiva la discesa verso il mare
e cominciava il Pasco de Gracia, senza dubbio il viale
pi elegante d'Europa, ampio, imponente, sereno, pur
essendo la spina dorsale della citt. Le vetrine dei negozi
di lusso esibivano con parsimonia piccoli simboli
di potere: un unico vestito, un gioiello... dovevano essere
soltanto promesse delle meraviglie esposte all'interno.
Pochi osano varcare la soglia di quei negozi, neppure
per curiosit. Certe vetrine mettono soggezione,
tanto da selezionare a priori la clientela. La porta  aperta
solo per chi ha la possibilit di acquistare. Altrimenti,
il disprezzo o l'eccesso di cortesia dei commessi bastano
a far sentire piccolo e miserabile chiunque non sia in
grado di sostenere certe spese. Garzn si ferm di colpo
davanti al negozio di Chanel.
- Chanel. Non era quella vecchia francese rinsecchita?
- Che rozzezza, Fermin. Coco Chanel era molto di
pi di una vecchia rinsecchita. Era un'icona dell'eleganza
femminile!
- Bah, non capisco come si possa passare alla storia
per il solo fatto di essere eleganti. Con tutta la fame
che c' nel mondo!
- Ecco, lei pensa solo a mangiare! Ci sono altre cose
nella vita, che lo vogliamo o no, e l'eleganza  una
di queste. E poi lo sappiamo bene che la storia la scrive
la gente con la pancia piena.
- Certo. Ma, mi dica, quel vestito, quanto potr costare?
Indicava un tailleur a quadrettini, con i bordi sfrangiati
e la gonna molto corta.
- Non ne ho idea. Un mucchio.
- Be',  mostruoso. Sembra che non abbiano nemmeno
avuto il tempo di finirlo. Una volta il prezzo delle
cose era proporzionato alla qualit e alla fattura. Adesso
tutto dipende dal nome sull'etichetta. Lei lo spenderebbe
un mucchio di soldi per quello straccio?
- Io?
- S, lei, tanto per fare un esempio.
- Probabilmente troverei immorale portare addosso
tanto denaro.
- Ecco, proprio quel che volevo dire!
- Ma questo non significa che non mi piaccia. Se non
ci fossero tante disuguaglianze, se non fosse cos costoso
o se comunque dovessi metterlo... allora s, mi piacerebbe
indossarlo.
- S, e se mia nonna avesse le palle sarebbe mio nonno.
- Fermin!
- Mi scusi,  un vecchio detto popolare del mio
paese.
Rideva come un bambino, felice di avermi
scandalizzata. Non c'era niente da fare con lui, era una causa
persa.
- Per questo mi fa fermare qui, per dire volgarit?
Di colpo si fece serio.
- Lei mi trova volgare, vero? Lo dica, su, lo dica.
- Be', non credo che il nostro ambasciatore a Londra
tiri fuori di questi detti popolari alle cene diplomatiche.
Ma non si preoccupi,  divertente.
- S, per un po' lo sar anche, ma non per tutta una
vita.
- Adesso s che non la capisco. Che cosa vuole,
recitarmi il catalogo completo dei detti popolari spagnoli
finch non andremo in pensione?
- No, mi scusi, stavo pensando ad alta voce.
Di certo sperava che gli domandassi quali pensieri gli
avessero oscurato il sorriso, ma non ne avevo nessuna
voglia. Era capace di tirarmi fuori qualunque cosa,
mentre io avevo intenzione di godermi la passeggiata,
il sole, la prima aria primaverile, e di dimenticare l'uomo
massacrato da un proiettile che io stessa avevo
comprato. Solo che dopo un po' Garzon mi fece pena.
Con chi poteva parlare se non con me? E poi, che razza
di egoista insensibile ero diventata? Consideravo
intoccabile la mia tranquillit, ma che cosa difendevo alla
fin fine? Niente, forse solo un nido vuoto.  quel
che succede ai vecchi scapoli, ai vedovi, a coloro che
hanno deciso di abbandonare il mondo delle emozioni:
si creano una corazza sempre pi impenetrabile e
ci costruiscono intorno un fossato, per poi rendersi conto
che dentro non c' niente, il vuoto assoluto. Sarei
di sicuro finita anch'io cos, a meno che non mi fossi
decisa a prestare servizio volontario in una ONG.
- Vuole che ci fermiamo per una birretta, Fermin?
- Lo considera opportuno?
- Se mi sforzo, trover pur delle ragioni per ritenerlo
tale.
- Allora non perda tempo, decidiamo dove. Cominciavo
appunto ad avere un po' di sete.
Ci sedemmo in un dehors gi affollato, malgrado il
caldo estivo fosse ancora lontano. File di turisti
attendevano di visitare la Casa Batllo.
- Si vedono sempre pi stranieri in giro - dissi.
- La disturbano?
- Un po'. Camminano come vacche svizzere, si fermano
dappertutto intralciando il passaggio, non sono
mai vestiti come si deve, e per di pi generano un'offerta
gastronomica insopportabile nei locali del centro.
Non che disturbino, ma sono un po' fastidiosi.
- Stonano nel quadro.
- Questa sarebbe una buona spiegazione.
- E anche un problema.
- In che senso?
- Tutti noi ci creiamo un quadro della nostra vita e poi
vorremmo che le cose vi si adattassero perfettamente, che
andassero sempre come vogliamo noi, come ce le siamo
raffigurate, senza lasciare spazio a nient'altro.
Lo ascoltai in silenzio. Quel che diceva mi interessava
molto.
- Ogni mattina ci alziamo e controlliamo che il
nostro quadretto sia rimasto uguale al giorno prima. Se
 cos, respiriamo tranquilli, e poi lottiamo per tutta
la giornata perch nessuno dia una pennellata che noi
non avevamo previsto.
- Quel che mi sta dicendo  bello, Fermin.
- Crede davvero che glielo stia dicendo perch lo trovo
bello?
- Non mi fraintenda, la prego.  anche profondo.
Poco fa stavo pensando anch'io qualcosa di simile.
- Forse camminare tranquillamente per la citt aiuta
a pensare.
- S, ma, mi dica, quel quadro di cui lei parla non 
formato in realt da quel che siamo riusciti a diventare
perch lo volevamo?
- Lei  esattamente come voleva diventare?
- A una domanda del genere si pu solo rispondere
di no.
- In questo caso, si domandi come mai difende il suo
quadro come se ne andasse della vita.
- Ho capito, Garzn, ma adesso basta con la filosofia.
Scendiamo di due gradini, se non le dispiace.
Sotto la filosofia c' sempre la realt. Mi racconti.
Lui mi guard divertito.
- Parlare con lei  veramente impossibile, ispettore.
Ha sempre il colpo in canna. E una mira infallibile, per
di pi.
- Non  difficile colpire il bersaglio, con uno come
lei. Sono giorni che cerca di raccontarmi qualcosa di
personale, e che io, testarda, non la sto mai ad ascoltare.
Questo  il momento, ne approfitti.
- Non voglio tormentarla.
- Finch durer il mio boccale di birra, avr la forza
di sopportare la tortura. Parli.
- E poi lei sa gi di cosa si tratta.
- Del matrimonio?
- Del matrimonio, purtroppo.
- Beatriz le ha dato un ultimatum?
- No, ma si lamenta, insiste. Dice che gli anni che
le restano vorrebbe viverli con me, in una casa tutta
nostra. Dice che non  mai stata sposata e che le piacerebbe
essere mia moglie.
- E sua sorella, verrebbe a stare con voi?
- No, lei rimarrebbe dove sta. Ma hanno un altro
appartamento, molto bello, che potremmo occupare noi.
In realt, lei e sua sorella hanno diverse propriet
immobiliari a Barcellona,  questo il problema.
- Sarebbe un problema non averne.
- Cerchi di capirmi, voglio dire che fra noi c' una
grande differenza sociale.
- La stessa che c' ora, che non siete sposati.
- Ma lei sa che Beatriz e sua sorella appartengono a
una famiglia molto nota, vanno all'opera al Liceu,
sono socie di diversi club esclusivi. Secondo lei, che
figura ci farebbe un poliziotto grasso e volgare come me
in un ambiente come il loro?
- Ha paura di quel che pu dire la gente? Conosco
Beatriz, e so che  abbastanza intelligente per fregarsene.
- Ma a me non va di trovarmi fuori posto, di non
sapere come comportarmi n cosa dire.
- Si comporti come sempre. A me piace, e a quanto
pare anche Beatriz la apprezza, altrimenti non si sarebbe
innamorata di lei.
- Quindi, lei mi consiglia di sposarla?
- S.
- Proprio lei, che non  una sostenitrice del
matrimonio?
- Dipende dai casi.  ovvio che lei non vuole
perdere Beatriz, se ho capito bene.
- S, ha capito bene.
- Be', diciamo che se non la sposa corre questo rischio.
Ci pensi, Fermin, e lo valuti. E si domandi se
la ragione del suo rifiuto non sia soltanto la paura di
perdere certe comodit della vita a cui  abituato, di
alterare il quadro, come diceva poco fa.
Lui assent varie volte, bevve, poi mi guard tutto
serio.
- La terr informata.
- Sull'andamento dei suoi dubbi o sulla sua decisione?
- Solo sulla decisione, quando l'avr presa. Non
voglio disturbarla oltre.
- Lei non mi disturba, ma so per esperienza che
parlare ossessivamente di un problema nasconde un desiderio
inconsapevole di dilazione.
- Lo so, lo so, non mi faccia la predica. Torniamo al
lavoro?
- Non ne ho la minima voglia.
- Il suo  un desiderio pi che consapevole di
dilazione.
-  duro dover partire da un fallimento.
- Continua a pensare al furto della sua pistola?
- Lo vede anche lei che le conseguenze sono gravi.
- Se non avessero usato la sua arma, ne avrebbero
usata un'altra, e quel tipo sarebbe morto lo stesso.
- Questa  una cosa che non so.
- Fosse solo questo quel che non sa! Il fatto  che
non sappiamo niente di niente.
- Non me lo ricordi, per favore.
- E invece glielo ricordo, cos magari si rimette in
funzione, una buona volta.
Ci alzammo e riprendemmo il cammino. Al viceispettore
aveva fatto bene parlare, ora sembrava pi
sereno, meno oppresso dai suoi pensieri. Forse anch'io
avrei potuto trarre beneficio da quel tipo di terapia, solo
che le mie preoccupazioni non avevano niente di concreto,
e questo rendeva impossibile parlarne. Se avessi
saputo quali erano i miei problemi, magari avrei
potuto fare qualcosa per risolverli.
Garzn and a chiudersi nel suo ufficio e io affrontai
la stesura del verbale sul cadavere non identificato.
Ricerca nei bar: infruttuosa. Ricerca nei ristoranti
arabi: risultato parziale. Importante: telefono cellulare
scomparso. Che cosa avevamo trascurato in quella
nostra mattinata di indagini sul campo? Forse avremmo
dovuto visitare tutti i ristoranti. Avevamo trovato
il locale dove la vittima aveva cenato quella sera, ma
non sapevamo se ne frequentasse altri nella zona. Chiamai
Yolanda e la incaricai di completare la ricerca in
questo senso. Era molto pi tranquilla di quando aveva
lasciato plaza Rius y Taulet, ma aveva ancora una
voce strana. Non volli domandargliene il motivo. D'ora
in poi volevo essere la donna pi disinformata del
mondo quanto alla vita privata dei miei colleghi. Solo
cos sarei riuscita a concentrarmi su questioni in cui non
riuscivo ancora a vedere chiaro. Non sapevo neppure
che cosa avessimo di fronte: un'organizzazione criminale
incentrata sulla pornografia per pedofili? Una rete
di tratta delle bianche? Uno psicopatico con figlioletta
complice? Tutto suonava assurdo e ridicolo, per
il solo fatto che vi era coinvolta una bambina. Come
si pu associare l'idea di infanzia con quella di omicidio?
Sono due concetti cos antitetici che sembrano
respingersi, come se non potessero avere il minimo punto
di contatto. Eppure quella benedetta ladruncola esisteva,
non me l'ero inventata io, e con la pistola rubata
era stato ucciso un uomo. Questa era la concatenazione
dei fatti, ma cercare di spiegarla cominciava a
sembrarmi impossibile, come se fosse un enigma, o uno di
quei casi da romanzo dietro i quali si celano magie o
strane maledizioni. Quando qualcosa ci preoccupa molto,
tendiamo a scivolare nell'ossessione, e il motivo dei
nostri tormenti diventa sempre pi astratto, pi irrazionale.
Bisogna fare uno sforzo per rimanere aderenti
ai fatti, alla pura realt. La piccola ladra non era uscita
da un racconto gotico, non faceva parte di un mondo
di spiriti. Era una povera bambina disorientata che
rubava per vivere. Nient'altro. Una bambina di strada,
venuta da un altro paese, forse orfana, un personaggio
alla Dickens, sola e sperduta nella grande citt.
Cosa temevo che fosse? La personificazione del demonio?
Il materializzarsi di maledizioni venute
dall'Aldil? Eppure certe fantasie prive di logica avevano
il potere di serrarmi la gola. Malgrado tutti i miei
sforzi per razionalizzare, la tentazione dell'occulto,
dell'estraneo e dell'oscuro persisteva dentro di me come
una malattia che minaccia di farsi cronica. Per fortuna
una piccola testimone aveva visto la bambina fantasma.
Di colpo, mi ricordai di Marina e di suo padre.
Forse quell'episodio aveva scatenato una grave crisi
matrimoniale. E io quasi non avevo riconosciuto quell'uomo
il giorno in cui l'avevo incontrato per caso. Cercai il
suo numero di telefono e lo chiamai. Al quarto squillo
ero gi in preda a un attacco di panico. Che cosa stavo
facendo? Perch chiamavo Marcos Artigas? Troppo
tardi, non potevo pi riattaccare: una vocetta tenue
ma decisa disse:
- Pronto.
- Sei Marina?
- S.
- Sono Petra Delicado, ti ricordi di me?
- S, sei l'ispettore.
- Ma certo! Come stai?
- Bene. Devo venire a vedere delle altre foto?
- No, per il momento no.
- Che peccato!
- Perch, che peccato?
- Mi piaceva. Era divertente. E facile, anche.
- Infatti sei stata bravissima.
- Gi.
Quella bambina parlava con la precisione di un
telegramma e io non sapevo pi cosa dirle.
- Senti, Marina,  in casa il tuo pap?
- No, mio pap non abita pi qui.
Per poco non soffocai. Cosa diavolo significava?
Si era trasferito? Era scappato? Si era separato?
Qualunque cosa fosse successa, non volevo saperlo,
desideravo solo riattaccare il prima possibile, liberarmi
da una conversazione che non avrei mai dovuto
cominciare.
- Be', non importa, non avevo niente di urgente da
dirgli.
- Aspetta, ti do il suo numero di cellulare.
- No, guarda, non  necessario. Credo di averlo gi.
Un abbraccio, cara. Ciao.
Misi gi senza darle il tempo di salutare. Vade retro,
Satana! L'ultima cosa di cui avevo bisogno era una
nuova raffica di confidenze su sentimenti, emozioni,
amori difficili, matrimoni in pezzi... Non solo i colleghi
costituivano una minaccia alla mia tranquillit,
adesso anche i genitori dei testimoni. Decisamente, non
mi sentivo pronta.
Quella notte dormii malissimo. Mi svegliai un'infinit
di volte, tormentata da figure di bambine demoniache
che profetizzavano la fine del mondo. Quando
soffro di incubi, di solito li combatto andandomi a sedere
sul divano. Mi bevo un bicchiere di latte caldo e
leggo per una mezz'ora. Di solito mi fa bene. L'ambiente
rilassante di casa mia, unito al piacere di ripetere i riti
quotidiani, riesce sempre a restituirmi la tranquillit
e a cancellare la sensazione di soffocamento suscitata
dai brutti sogni. Ma quella notte il malessere persisteva.
Non avevo nemmeno il coraggio di accendere il
televisore, rimedio infallibile per riemergere dal mondo
degli incubi alla banalit del reale. Avevo paura di
imbattermi in un film dell'orrore con tanto di bambini
posseduti o segnati da una tremenda maledizione. Decisi
di continuare a leggere e, allo spuntar dell'alba, uscii.
Conoscevo un bar vicino a casa che apriva molto presto
e decisi di andarci.
Mi bast spingere la porta a vetri perch il sangue
tornasse a scorrermi caldo e vigoroso nelle vene. L'odore
del caff e dei cornetti appena sfornati, la vista
dei primi lavoratori che facevano colazione con appetito,
perfino la voce premurosa del padrone che mi domandava:
"Cosa le servo, signora?", mi fecero venire
le lacrime agli occhi. S, quello era il mondo reale, fatto
di gente semplice, buona, capace di lavorare e di
ridere, di dire sciocchezze e di volersi bene. Allora capii
che cosa mi stava succedendo. Quel caso mi angosciava
per una sola ragione: avevo visto il volto del male.
Molte volte nella mia carriera di poliziotto avevo
affrontato il crimine, ma non avevo mai sfiorato, neanche
da lontano, questioni che avessero a che fare con
l'abuso sui minori. L'eccesso di orrore, di crudelt, di
miseria morale che vi si avvertiva giungeva fino in
fondo all'anima. Come nel caso delle donne picchiate,
dei barboni maltrattati, degli immigrati truffati, dei poveri
derubati, o dei ciechi condotti sull'orlo di un
precipizio, il male qui era sopruso sul pi debole, su chi
non ha niente, nemmeno la possibilit di difendersi.
Bambini che hanno mosso quattro passi nel mondo e
gi vedono abbattersi su di loro la barbarie pi pura e
indifferente, che si insinua nell'anima come ghiaccio e
la paralizza.
Forse dovevo chiedere al commissario Coronas di
essere sollevata dall'incarico. Non avrei dovuto dare
molte spiegazioni. Il solo fatto che l'arma del delitto
fosse mia conferiva a quelle indagini una forte
componente emotiva che poteva essere controproducente.
Questo sarebbe bastato a giustificarmi. Eppure ero
decisa a resistere fino alla fine, a costo di mettere a
repentaglio la serenit che per anni mi aveva permesso
di godere della mia solitudine.
Garzon mi aspettava gi davanti a casa, con un piede
sull'acceleratore. Non so come facesse, ma era contento.
- Forza, ispettore, che il tempo vola!
- Oggi non vuole andare a prendere un caff?
- Lo prenderemo in compagnia di quel gentiluomo,
nel suo circolo esclusivo.
- Mi ero completamente dimenticata del confidente!
- La vedo un po' distratta, negli ultimi tempi, e
anche un po' rincoglionita, se mi concede la mancanza di
rispetto.
- Ho dormito malissimo.
- Soffre di mal d'amore?
- No, sono queste indagini a mettermi ansia.
- Si calmi.
- Non ho nessun motivo per calmarmi. Siamo di fronte
a una bambina fantasma e stiamo trattando la
vittima come se fosse il colpevole. Per di pi la mia
pistola  ancora in giro, chiss nelle mani di chi. Le pare
una situazione in cui si possa stare calmi?
- Be', se la vede in questo modo... Cerchi di
guardare al futuro con ottimismo. Lo dicono tutti i libri di
self-help.
- Da quando lei legge libri di self-help, Fermin?
- Come crede che sia riuscito a diventare quel prodigio
di equilibrio e saggezza che sono oggi? Dandoci
dentro con il self-help fin dalla pi tenera et. Quando
gli altri bambini, alle elementari, mandavano a memoria
la lista dei re goti, i fiumi di Spagna e altre
sciocchezze simili, io leggevo di nascosto Come essere felici
e mangiare pernici tutti i santi giorni dell'anno.
- Oggi non mi va di scherzare, Garzn.
- E fa male, perch solo con un po' di umorismo riusciremo
a digerire quel che ci aspetta. Donna avvisata,
mezza salvata, ispettore.
Lo guardai con la coda dell'occhio, solo per constatare
che, a parte il tono scherzoso, parlava sul serio. Si
mise a fischiettare qualcosa che sembrava una marcia
militare, per l'energia che ci metteva. Insomma, il mio
vice aveva trovato la ricetta per una duratura felicit,
questo si vedeva.
Entrammo in un bar squallidissimo della Barceloneta,
pieno di vecchi prosciugati da decenni di duro lavoro
e vita grama. Alcuni bevevano birra, altri si
limitavano al caff guardando instupiditi la televisione.
Il nostro uomo era gi seduto a un tavolo in fondo.
Tent una ridicola manovra di depistaggio salutandoci
a gran voce, come se ci incontrassimo per caso. Lo
detestai con una veemenza che mi stup. Garzon ordin
due caff e lo guard con sdegno.
- Quindi ci hai presi per il culo, eh, Abel?
Lui si mise una mano sul cuore con scarse doti
attoriali.
- Io, avrei fatto una cosa simile? Potete spiegarmi
perch?
- Ci hai mandati a quel laboratorio dove non c' niente
di niente. Ma non ha funzionato, capisci? Non ha
funzionato e quindi si ricomincia. Stavolta rischi grosso,
ragazzo mio, te lo giuro su quello che vuoi.
- Un momento, un momento, non correte. Ve l'ho
detto che non sono pi nel giro. Ogni tanto sento delle
voci, ma non posso sapere che cos' vero e che cosa
no. Per la storia del laboratorio  sicura. L  scoppiato
un casino tempo fa, e li hanno presi tutti, ma ho
sentito dire che la cosa va avanti. Come e quando, non
ne ho idea, ma l c' qualcosa sotto, ve lo dico io.
Cascassi morto se  una bugia.
- Quasi quasi mi fa sperare che lo sia -. Avevo aperto
bocca per la prima volta.
- Lei  molto spiritosa, vero?
- Non si rivolga a me, io non parlo con gente come lei.
Paonazzo per l'indignazione, stava per dirmi qualcosa,
quando Garzn lo blocc allungandogli dei soldi.
- Questo  da parte del commissario, perch ti compri
qualcosa di carino.
- Grazie. Mi ricordo di quando in polizia non c'erano
donne. Bei tempi.
Non risposi. Il viceispettore prosegu con un
interrogatorio in cui alternava minacce a promesse di altro
denaro, ma il nostro uomo non si mosse di un millimetro:
secondo lui il laboratorio era sospetto. Alla fine Garzn
gli fece segno di andarsene.
- Smamma, e sta' zitto, che ti fa bene. Se non hai
detto la verit, pu darsi che non caschi morto, ma una
manica di botte non te la leva nessuno.
Lui usc serafico, intascando il suo denaro. Affrontai
Garzn:
- Se  vero che sa qualcosa, non capisco perch diavolo
non lo arrestiamo invece di pagarlo.
- Lei questa storia dei confidenti non ce l'ha per niente
chiara, Petra. Quel tizio ormai  fuori gioco e la sola
cosa che fa  muoversi in certi ambienti che ci
interessano. Tutto quello che pu sapere  di seconda mano.
Metterlo dentro non servirebbe a niente.
- E mettere dentro quelli che sono intorno a lui?
- Ancora meno.
- Be', a me fa schifo.
- Non dovrebbe farle cos schifo, in fondo ci ha dato
delle speranze, e proprio nel senso che intuiva lei.
- Quel laboratorio non mi  mai piaciuto. Non
avremmo dovuto togliere la sorveglianza.
- Adesso la rimettiamo.
- S, ma prima andiamo a riparlarne con l'ispettore
Machado.
Quello stesso pomeriggio Machado ci ricevette nel
suo ufficio.
- Il caso della Teixonera l'abbiamo risolto noi, ma
vi assicuro che  improbabile che qualcuno faccia di
nuovo base l. Ci siamo arrivati partendo da materiale
fotografico individuato su Internet. Ma tutti i
responsabili sono stati arrestati. Se ci  sfuggito qualcuno,
sar stato implicato in qualche faccenda di minor
conto. Vi passo i verbali perch diate un'occhiata,
ma credo sinceramente che Abel Sanchez vi
abbia presi in giro.
Guardai la scrivania di Machado, ingombra di carte,
schede, documenti. Di sicuro il lavoro non gli mancava.
Lui si accorse che ero colpita dal suo disordine e
mi disse:
- Lo so, sembra tutto sottosopra, ma non  cos. Io
so sempre dove mettere le mani. E poi il grosso dei reati
avviene tramite la rete, quindi mi sono trasformato
in pirata informatico e navigo tutto il giorno come un
pazzo.
- Con buoni risultati?
- Pescare i responsabili  molto difficile. Il mondo
virtuale  pi labile di quello reale, sfugge da tutte le parti.
- Io non saprei quale scegliere, mi sembrano un
casino tutti e due.
- Scoraggiata, Petra?
- Ho paura di s. Senti, Machado, posso chiederti un
favore? Tu devi averne sequestrate molte di foto porno
con bambini, no?
- Le passiamo quasi tutte al tribunale come prove
processuali. Ma ne abbiamo un bel po'. Sai, roba legata
alle indagini in corso, o a quelle che non sono andate
in porto...
- Ho bisogno che me ne cerchi una delle pi scabrose.
- Delle pi orrende, vuoi dire? Non le classifichiamo
per contenuto, ma per data.
- Non ce n' qualcuna che ti sia sembrata particolarmente
spaventosa?
- Sono tutte da far rizzare i capelli. Aspetta, fammi
pensare a qualcosa che mi abbia dato davvero fastidio.
Magari Rafols si ricorda come si chiamava quel caso che...
Spar alla nostra vista. Garzn mi guardava
perplesso. Non gli avevo detto che cosa avevo in mente.
Naturalmente, non riusc a fare a meno di esprimere
il suo dispetto.
- C' qualcosa che dovrei sapere e non so?
Una domanda ironica di questo tipo ha sempre il
potere di mandarmi in bestia, e ce l'ha ancora di pi se
la mia condotta viene messa in dubbio in un momento
difficile. Rimasi zitta. Lui torn alla carica.
- Lo dico perch se lei si degnasse di tenermi informato
sui suoi piani, dal momento che collaboriamo,
anch'io potrei dare il mio modesto contributo.
- Non mi stressi, Fermin, non  il momento.
Machado rientr interrompendo quel battibecco
professionale. Aveva diverse cartelline sotto il braccio.
- Spero non abbiate mangiato nelle ultime due ore.
Non sopporto di veder la gente vomitare.
Butt le cartelline sul tavolo senza aprirle e le indic
col mento:
- Avanti, sono tutte vostre. Appartengono a un caso
non risolto che abbiamo intercettato in rete. Non
siamo riusciti a pescare nessuno. Mi scuserete se non
le guardo con voi, ma cerco di espormi a queste immagini
il minimo indispensabile, solo cos riesco a preservare
la mia salute mentale, che negli ultimi tempi se ne sta
andando a rotoli.
Vincendo l'impulso a scapparmene via di l, aprii la
prima cartellina adottando un'espressione troppo fredda
e indifferente per essere verosimile. Garzn fece
lo stesso con un'altra. Cominciai a scorrere le fotografie.
Machado se ne stava chino sulle sue carte con
aria concentrata. Non ci guardavamo, non osavamo
neppure far sentire il nostro respiro, nella stanza non
si udiva altro che il fruscio delle carte. Dopo cinque
minuti che parvero eterni, Garzn sbatt la cartellina
sul tavolo.
- Cristo santo! - disse fra i denti, come graffiando
le parole.
Io misi sotto gli occhi di Machado la foto di un
bambino che non doveva avere pi di tre o quattro anni,
la pi terribile che avessi trovato, la pi disumana,
la pi patetica, quella che metteva vergogna per il solo
fatto di essere nati uomini o donne.
- Fammi una copia di questa, Machado, in un formato
piuttosto grande. Vediamo se ci aiuter a smuovere
qualche coscienza.
L'ispettore, senza nemmeno guardarla, la mise sullo
scanner e poi ce la stamp. Solo allora le lanci un'occhiata
di sbieco:
- Ah, s, questa  forte.
Una volta che l'ebbi in mano, Garzn la fiss inorridito.
Machado ci guardava, sorridendo tristemente.
- Vi sono piaciute, eh?
- S, molto carine.
- Questa  la roba con cui lavoro. E poi dicono che
sono sempre di un umore schifoso. Vorrei vedere! Chi
non lo sarebbe al posto mio?
- Capisco.
- Buona fortuna. E alla minima cosa che possa
riguardarmi, chiamatemi subito, cos entriamo in azione
noi. Intesi?
- Non preoccuparti.
Uscimmo dal commissariato senza parlare. Un'auto
suonava il clacson a tutto spiano perch un'altra le
impediva di uscire dal parcheggio. Garzn, all'improvviso,
si precipit verso il guidatore e, quasi infilando la
testa nel finestrino, grid:
- La smetta di fare casino o la arresto!
- Scusi, ma chi  lei?
Il mio collega gli mostr il distintivo con violenza.
Quel tizio rimase a bocca aperta, senza saper cosa fare.
Li raggiunsi e presi per un braccio Garzon. Lui si
lasci condurre cos fino all'angolo, poi si divincol.
- Mi lasci in pace! Sono stufo di essere controllato
perfino in quello che mangio! Stufo no, ne ho i coglioni
pieni, ecco cosa le dico! E se lei  il mio superiore, e
non posso alzare la voce con lei, io me ne frego, capisce?
Io alzo la voce quanto mi pare e piace, mi portino
pure ad Alcatraz, tanto meglio, cos non mi toccher
pi dover sopportare lei e tutto il merdoso corpo di
polizia che non mi ha mai dato altro che seccature!
Gli misi una mano sulla spalla, parlandogli sottovoce.
- Anch'io mi sento malissimo, viceispettore. Lo
prendiamo un caff?
Abbass gli occhi, abbattuto, e fece di s con la testa.
Entrammo in un bar e, senza nemmeno consultarlo,
ordinai due whisky al posto dei due caff. Garzn non
batt ciglio. Bevemmo in silenzio. Un cameriere chiacchierava
con un cliente.
- Come ti va il lavoro, Manolo?
- Bene, cio, male. Dimmi tu se  possibile che a qualcuno
piaccia lavorare.
- A nessuno piace, che io sappia. Ormai il lavoro 
una cosa superata.
- Peggio che andare in carrozza, te lo dico io.
Guardai il viceispettore con la coda dell'occhio. Mi
schiarii la gola, gli parlai in tono suadente:
- Non le andrebbe di fare un bel cazziatone a questi
due che disprezzano i valori fondamentali della societ?
Lui sorrise lievemente. Continuai:
- Forza, si tiri su. Pu mostrare il distintivo e
arrestarli. Pensi come ci rimarrebbero.
Si volt verso di me con aria afflitta.
- La prego di scusarmi, spettore, per favore.
- Ma non ha nessuna importanza, non ci pensi pi.
-  che dopo aver visto quelle foto mi  venuta una
rabbia, una rabbia che non le dico, contro tutto e tutti.
- So che cos'ha sentito.
- S, ma la colpa non  sua. E poi quel che ho detto
non  vero, non sono affatto stufo di lei e non
voglio perderla.
- Che cosa farebbe senza di me? Io sono la luce dei
suoi occhi, la ragione della sua esistenza, sono... il capo
che ha sempre sognato!
- Be', insomma, non esageriamo -. Ormai sorrideva
apertamente.
- Ad ogni modo, la sua  stata una tipica reazione
maschile.
- Ecco, sono gi fregato. Vuole approfittarne per
snocciolarmi il solito discorsetto femminista?
- Qualcosa del genere.
Mi confortava vederlo di nuovo litigare per scherzo,
con la risata sepolta sotto i folti baffi.
- E adesso che tutto  come prima, possiamo andare.
- Dove, ispettore?
- Ciascuno a casa propria, e domani ricominciamo.
Vuole che le spieghi perch mi sono fatta dare quella
foto aberrante?
- Non ce n' bisogno, credo di saperlo.
Ci salutammo in strada come ogni sera. Poich non
ero venuta con la mia auto, presi un autobus per
Poblenou. Ero contenta di potermi mescolare alla gente
normale, di constatare che le impiegate tornavano a casa
dopo il lavoro, e che i negozianti tiravano gi la
saracinesca. Garzon era riuscito a sconfiggere i suoi
fantasmi, io no. Quel che gli avevo detto sulla tipica reazione
maschile voleva essere una provocazione per farlo
reagire, ma rispondeva veramente al mio pensiero.
Gli uomini hanno la capacit di trasformare l'orrore in
furia, liberandosi dal tormento interiore. Noi donne,
invece, per allontanare le inquietudini dell'anima,
seguiamo procedimenti pi complicati, talmente complicati
che in quel momento non ricordavo pi come
metterli in funzione.
Arrivata a casa, infilai la chiave nella serratura e la
tolsi subito. No, non potevo rimanere sola, non ancora.
Tornai al bar dove ero stata quella mattina. Un
cameriere che non conoscevo mi mise davanti il whisky
doppio di cui avevo bisogno. Gli effluvi dell'alcol mi
invasero a poco a poco. Suon il cellulare. Non adesso,
per favore, pensai.
- Pronto! - Perfino il suono della mia voce mi
infastidiva.
- Ispettore Petra Delicado?
- Chi parla?
- Sono Marcos Artigas.
- Chi?
Ci fu una pausa di imbarazzo all'altro capo della linea,
il silenzio di chi non sa se sia il caso di farsi
riconoscere.
- Sono il padre della piccola testimone protetta.
- S, certo, mi scusi.
- Credo che lei mi abbia cercato. Me l'ha detto mia
figlia.
- La sveglissima Marina.
- Certo. Voleva parlarmi?
Le esperienze delle ultime due ore avevano cancellato
dalla mia mente ogni cosa. Cercai di ricordare la
conversazione telefonica con la bambina. "Mio pap non
abita pi qui". No, non volevo proprio niente, volevo
solo essere gentile e chiedere scusa per avergli creato dei
problemi familiari. Problemi piuttosto gravi, a quanto
pareva, se ormai lui non viveva pi con la moglie. Con
la mente che correva a tutta velocit, non riuscivo a dire
una parola. La voce di Artigas suon esitante:
- Si ricorda cosa volesse dirmi?
- Niente di speciale, e poi sarebbe troppo lungo
spiegarlo. Ma visto che ormai siamo al telefono... mi dica:
non vive pi a casa? Mi pare che Marina mi abbia detto
qualcosa del genere, forse ho capito male.
- Ha capito benissimo, ma anche questa  una storia
troppo lunga da spiegare.
- Capisco.
- Ispettore, dove si trova?
- In un bar, vicino a casa mia, a bere whisky.
- Ha gi finito di lavorare?
- Come dicono nei film: non bevo mai in servizio.
Scoppi a ridere, doveva stupirlo che usassi un tono
cos diverso da quello ufficiale che aveva caratterizzato
tutti i nostri incontri.
- Anch'io sono uscito da poco dallo studio. Le
andrebbe di vederci e prendere qualcosa insieme?
- Ma certo. La somma di due solitudini annulla la
solitudine -. Davvero ero stata capace di dire una
simile scemenza? Forse non mi faceva bene continuare
a bere, o forse mi avrebbe fatto benissimo.
- Poetessa, oltre che poliziotta! Abbiamo due
possibilit, anzi, tre: o ci vediamo vicino a casa sua, o
vicino al mio studio, o da qualche parte a met strada.
- La prego, non mi costringa a muovermi da dove
sono. Per essere sincera, questo non  il primo whisky
che bevo oggi. Sar meglio che non mi allontani troppo
dal mio letto.
- Benissimo, mi dia l'indirizzo e sar subito l.
Non avevo intenzione di domandarmi se stessi
sbagliando. Non me ne importava un accidenti. Volevo bere,
chiacchierare e dimenticare, non solo quel che avevo
visto, ma anche quel che avrei visto il giorno dopo,
e quello dopo ancora, per chiss quanto tempo, fino allo
scioglimento di quel caso spaventoso, se mai ci fossimo
arrivati.
Il bar non era niente di speciale, anzi, era piuttosto
squallido, pieno di gente che cenava in fretta con
un toast e una birra. Rimanendo l, non avremmo dato
nell'occhio. Dopo una ventina di minuti, che trascorsi
guardando il televisore senza sonoro appeso sopra
il bancone, un uomo alto, corpulento, biondo e
barbuto, mi si avvicin sorridendo. Ci misi un po'
a riconoscerlo. Non  facile vedere realmente un
volto che si  sempre guardato senza farci troppo caso.
Aveva denti bianchissimi, e gli occhi, socchiusi,
gli brillavano. Solo quando mi tese la mano mi resi
conto di avergli dato un appuntamento, e mi sentii
in imbarazzo. Niente a cui non si potesse rimediare
con un altro bicchiere. Lui si sedette al banco accanto
a me.
- Mi fa molto piacere rivederla, Petra.
- Vuole che ci diamo del tu? Non  che mi piaccia
molto, ma in fin dei conti, siamo coetanei.
- Per me va bene.
In quel momento, l'ideale sarebbe stato rimanere in
silenzio, a bere seduti l'uno accanto all'altra. Ma era
impensabile. Il copione decretava che dovessimo parlare,
fino a raggiungere uno stato di agio reciproco che
ci permettesse di non dire pi niente.
- Come sta andando il caso?
- Non troppo bene. Non abbiamo piste, n intuizioni,
n ispirazioni.
- Poche speranze, insomma.
- Nemmeno quando l'avremo risolto potremo averne,
di speranze. Lo sai cosa troveremo? Troveremo
il fondo del marciume umano, della miseria morale,
della cattiveria gratuita e dell'ignoranza. E una
volta che avremo fatto pulizia in un angolino, il male
si ripresenter da un'altra parte. Finch esisteranno
gli esseri umani, questa storia  destinata a
continuare.
- Non riesco a immaginare una conclusione pi amara.
- Prima di farti venire qui avrei dovuto avvertirti.
Non so se sono in grado di rallegrarti la serata.  un
brutto momento, scusami.
- Nemmeno io sto attraversando un bel periodo.
Anzi, potrei perfino dirti che questo  il periodo peggiore
della mia vita.
Cercai di osservarlo bene senza che se ne accorgesse.
Era serio, un po' tirato, ma non pareva disperato.
Bevvi un generoso sorso di whisky.
- Marina mi ha detto che non vivi pi a casa. 
successo quello che penso?
- Esattamente.
Mi sentii in preda al panico. Mi resi conto della
situazione in cui ero finita. Avevo accettato di bere
qualcosa con lui, e forse lui mi riteneva colpevole di un
grave scontro coniugale che aveva precipitato la sua
separazione. Che cosa potevo fare? Fuggire? No, meglio
continuare a bere. Finii il mio bicchiere come se prendessi
una medicina.
- Spero che quel che  successo con la bambina...
- La testimonianza di Marina ha solo innescato una
bomba gi pronta ad esplodere.
- Capisco, ma mi dispiace ugualmente. Pensi di
tornare sui tuoi passi?
- Ci siamo separati. Non si tratta di un disaccordo
temporaneo. La nostra era una situazione senza uscita.
Forse persone cos diverse non dovrebbero mai
sposarsi.
- Sei sicuro di voler parlare dei tuoi problemi
matrimoniali?
Mi guard con un sorriso amaro. Poi, rise di cuore.
- Sei una donna davvero originale. Lo sai?
- Certo che lo so. Sono un modello unico. E tutte
le copie che hanno tentato di produrre sono venute
difettose. Chi mi frequenta dovrebbe pagare il biglietto,
come per andare al circo.
- Dico sul serio. Con te non si ha mai l'impressione
di seguire uno schema prestabilito.
- Forse tutta la mia originalit dipende dal fatto che
ho gi buttato gi un paio di whisky. Ne prendiamo
un altro?
- Perch no?
- Non che sia cos maleducata da non volerti ascoltare,
ma sai, ho constatato che non serve a niente parlare
di sentimenti. Che cosa si ottiene? L'amore non
dura in eterno. Ci sono coppie che trovano il modo di
andare d'accordo anche quando viene meno la passione,
ed altre che non riescono a sostituirla con nient'altro.
Il resto sono confidenze che non portano da nessuna
parte.
- Hai proprio le idee cos chiare?
- Vuoi che ti dica come la penso? Come la penso
veramente?
- Forza, sono preparato al peggio.
- Penso che le storie d'amore siano di un'idiozia
detestabile. Ci sono molte altre cose nel mondo di cui parlare.
- Come per esempio?
- Come per esempio la cattiveria. L'essere umano 
fondamentalmente malvagio.
- Certo, negli uomini si annida il male, ma noi
abbiamo il dovere di vivere come se non ci fosse. Altrimenti
impazziremmo.
- Forse tu puoi farlo, nel tuo studio di architetto,
ma io, con il lavoro che faccio, non me lo posso
permettere. Ti faccio un esempio: ho sempre amato moltissimo
la solitudine. Niente di filosofico, una cosa
normalissima. Voglio dire che so come vivere comodamente
e piacevolmente senza la compagnia di nessuno.
Ebbene, questa sera mi sono rifugiata qui perch
non riuscivo pi a entrare in casa mia. Non ce
l'avrei fatta a leggere un libro o ad ascoltare musica,
avevo bisogno della compagnia di qualcuno. E sono
venuta a cercarla in un bar.
- Per, facendo il poliziotto, dovresti essere vaccinata
contro il male. In un certo senso fa parte della tua
vita.
- Ma tu chi sei, una specie di Superman in pantofole?
Mi vuoi spiegare come diavolo ci si vaccina contro
una cosa simile?
Frugai nella borsa, tirai fuori quella fotografia
ignominiosa e gliela ficcai sotto gli occhi. Non appena lui
la mise a fuoco, il suo volto cambi, come se avesse
ricevuto uno schiaffo. Mi resi conto di aver seguito un
impulso imperdonabile, e nascosi subito la foto.
Rimanemmo entrambi appoggiati al banco, senza pi
guardarci.
- Mi dispiace - dissi alla fine. - Non avrei dovuto
mostrartela,  una prova di reato.
- Capisco che indagare su cose del genere sia molto
pesante. Ha a che vedere con il caso di cui ti occupi?
- Non direttamente, ma  tutta spazzatura che viene
dallo stesso secchio.
- Davvero tremendo.
- Bene, mi dispiace di averti rovinato la serata. Non
ti meritavi un numero del genere. Ho bevuto troppo,
e adesso la sola cosa che posso fare  andarmene a casa
a dormire. Lascia che almeno offra io.
Uscimmo insieme, e l'umidit della notte ci
costrinse ad avvolgerci bene nei soprabiti. Avevo la
mente annebbiata dall'alcol e non mi sentivo molto
sicura sulle gambe. Gli tesi la mano per salutarlo e
lui sorrise:
- Posso accompagnarti fino a casa?
- Sono un po' alticcia, ma riesco ancora a reggermi
in piedi.
- Non lo dicevo per questo, ho voglia di fare due passi.
Lasciai che venisse con me e per qualche minuto
camminammo in silenzio.
- Siamo arrivati - dissi.
- La casa che potrei ristrutturare.
- Ha pi possibilit della proprietaria. A me, ormai,
non c' chi mi ristrutturi.
- Un buon architetto sa trovare soluzioni incredibili.
Lo guardai senza capire come avrei dovuto interpretare
quella frase. Ma non mi importava, il nostro era
stato un incontro cos surreale che non valeva la pena
di cercare un senso per tutto. Mi voltai per aprire la
porta e sentii di nuovo la sua voce:
- Petra, ce l'hai un divano comodo in casa?
Annuii come se la trovassi una domanda normalissima.
- Mi lasceresti dormire sul tuo divano stanotte? Sai,
adesso sto in un appartamento provvisorio dove non
c' niente che abbia a che fare con me.
- Come vuoi, ma ti avverto fin d'ora: l'invito non
prevede un solo bicchiere in pi, e non ho la forza di
continuare a parlare.
- Perfetto, anch'io sono stanco.
- Posso darti un piumone ed un cuscino, nient'altro.
Ho una stanza per gli ospiti, ma non me la sento di prepararti
il letto.
- Preferisco il divano.
- Un'altra cosa: ti lascio la sveglia. La metti alle sette,
ti alzi e te ne vai. Non prendertela, ma sono sicura
che domattina, prima di uscire di casa, non mi andr
di vederti. D'accordo?
- Affare fatto.
Entrammo. Mi accorsi che osservava il soggiorno con
attenzione. Andai a prendere il piumone ed il cuscino
promessi. Li posai sul divano.
- L c' un bagno, e quella  la porta della cucina.
Se vuoi mangiare o bere qualcosa, srviti con assoluta
libert. Buonanotte.
- Buonanot te.
Cominciai a salire lentamente le scale. Lui si tolse il
soprabito. All'improvviso mi chiam.
- Petra.
- Dimmi.
- Ti ringrazio infinitamente. Neanch'io avevo voglia
di rimanere da solo, stanotte.
- Lo vedi,  stato facile.
- Ci rivedremo di nuovo?
- Forse un altro giorno.
- Ti chiamo.
Avevo sonno, ero mezza ubriaca. Sciolsi due aspirine
effervescenti in un bicchiere d'acqua. Le buttai
gi. Poi misi il pigiama e mi infilai a letto. Dovevo essere
matta da legare: un uomo che quasi non conoscevo
dormiva sul mio divano come se fosse mio amico da
sempre. E allora? Siamo tutti soli e sperduti nella stessa
foresta, perch negare una coperta a chi ha freddo?
A pensarci bene, mi confortava pensare che per una notte
un uomo educato e apparentemente buono mi avrebbe
fatto una pi che discreta compagnia.


Capitolo quinto.

Yolanda aveva la faccia segnata da profonde occhiaie
e, a quanto mi disse, anche Sonia portava dipinta sulla
faccia la stanchezza dei turni prolungati.
- In quel dannato laboratorio non succede proprio
niente, ispettore. A meno che lei non voglia colpirlo sul
piano del lavoro, ma anche l, non  che ci siano molte
irregolarit: qualche ragazza si ferma un po' di pi,
ma probabilmente fanno gli straordinari, nient'altro.
Sono un bel gruppo, allegre, chiacchierano e ridono.
Non credo che prenderebbero la vita con tanta naturalezza
se fossero coinvolte in qualche traffico losco.
Per il momento, pare che l dentro non si faccia altro
che cucire.
- Ad ogni modo, andate avanti. Adesso c' Sonia,
vero?
- S, s,  l che si annoia, poveretta. Ora io vado a
casa per cercare di dormire un po' fino al turno del
pomeriggio. Stanotte non ho chiuso occhio.
- Sono momenti difficili, Yolanda - dissi, prima
che fosse tentata di espormi i motivi della sua insonnia.
So per esperienza che quando la gente si lamenta
di queste cose ha un problema personale da raccontare.
Lei dovette accorgersi della mia scarsa disponibilit,
perch mi lanci una delle sue occhiate piene di vaga
ma tangibile recriminazione. Che cosa potevo farci, io?
Pur non volendolo, negli anni ero diventata la consulente
sentimentale di Garzon. Ci mancava solo che quella
ragazza volesse servirsi di me allo stesso modo. Se
proprio ci teneva, poteva confidarsi con Sonia, che aveva
la sua stessa et, o con sua madre. Non ce l'aveva
una madre? Ma fu tutto inutile. Yolanda usc dal mio
ufficio, e quasi subito torn senza neppure inventarsi
una scusa.
- Ispettore, crede che io faccia bene a stare con Ricard?
- Io? Non lo so, Yolanda, non me lo sono mai
domandato. Perch non chiedi consiglio a tua madre?
- A mia madre? Dice sul serio?
- Certo. Le madri hanno esperienza della vita e ci
conoscono molto bene. Chi pu conoscerti meglio di
tua madre?
- Chiunque mi conosce meglio. Anche il ragazzo
che serve i caff alla Jarra de Oro, anche la bigliettaia
del metr... E poi che esperienza ha lei della vita?
 stata sposata trent'anni con quello stronzo di
mio padre, non ha mai lavorato, non ha mai messo
il naso fuori casa, non ha mai avuto un amante. Come
pu darmi dei consigli? Forse la madre di Sonia,
s... Almeno lei ha vissuto il periodo hippy, ha visto
qualcosa in pi. Sa come si chiama la sorella maggiore
di Sonia?
- No.
- Amanecer. Si chiama Amanecer. E lei l'hanno
chiamata Sonia solo perch sua nonna ha insistito.
Altrimenti l'avrebbero chiamata Nirvana.
- Bel nome. Molto significativo.
- Non rida,  vero. Sua madre pensava che i nomi
dovessero essere simbolici, una specie di augurio per
la vita. Lo sa com'erano gli hippy degli anni Settanta.
- E tu credi che una madre cos nelle nuvole possa
dare buoni consigli? Di sicuro ha pi buon senso la tua.
- No, ispettore, so di cosa parlo. Quando ho detto
ai miei che andavo a vivere con Ricard se la sono presa
moltissimo. E non solo per la differenza d'et,
anche perch fa lo psichiatra. Mio padre ha avuto perfino
il coraggio di dirmi che un vecchio che passa tutto
il giorno in mezzo ai matti non poteva certo farmi del
bene.
- Forse non era poi tanto fuori strada.
- Ma se Ricard ha la sua stessa et.
- E siamo tutti e due molto pi grandi di te, questo
 un fatto.
- D'accordo, ma pensi se adesso i miei, dopo aver
digerito la storia dello psichiatra, possono capire che
non lo sopporto pi.
- Sei tu che devi chiederti che cosa vuoi fare veramente,
gli altri non possono trovarti una soluzione. E
poi io non sono la persona pi adatta per dare consigli
sentimentali. Lo capisci, vero?
- Lo dice perch Ricard  stato un suo fidanzato?
- No, lo dico perch questo  un commissariato e noi
siamo qui per lavorare, e anche perch sono il tuo capo
e ti ho dato un ordine che non hai ancora eseguito.
- S, ispettore, ma anche il viceispettore  ai suoi
ordini e lavora in questo commissariato, eppure con lui
va a bere le birre e a chiacchierare di cose personali,
mentre a me non vuole dare ascolto nemmeno per cinque
minuti.
Mi guardava con ostinazione feroce. Mio Dio, quella
sua testardaggine, cos utile sul lavoro, era una vera
seccatura in altri campi. Ma lei non demordeva, aspettava
una risposta, mi inchiodava gli occhi addosso come
se i suoi prossimi istanti di vita dipendessero da me.
Mi raschiai la gola, cercando di trovare una via d'uscita.
- In sostanza, Yolanda, che cosa vuoi da me?
- Che mi dedichi un momento per parlare un po'.
Non mi sembra di chiedere troppo.
- Va bene, d'accordo. Lo troveremo, un momento,
ma quel che potr dirti io non sar che un'opinione fra
mille.
Lei annu.
- S, ma non dimentichi che me l'ha promesso. Ci
vediamo, ispettore.
Testarda come una giovane mula, ecco com'era
Yolanda. Mi piaceva, ero sicura che sarebbe diventata
un'ottima poliziotta, ma la sua eccessiva preoccupazione
per i problemi sentimentali rischiava di mandare
all'aria il suo futuro e la mia pazienza. Che una
ragazza della sua et fosse molto presa da certi argomenti
non era strano, ma che tutti, a tutte le et, fossero
completamente assorbiti dalle vicende di cuore, mi dava
sui nervi. Nel frattempo la nostra societ andava
alla deriva e venivano a galla miserie d'ogni genere.
O forse ero io che mi lasciavo ossessionare troppo dal
lavoro? L'amore occupa una parte importante nella vita
di ogni essere umano, negarlo  perfettamente inutile.
Ma io non ero un'esperta sull'argomento. Avevo
una gran voglia di dire a Yolanda che doveva
decidersi una volta per tutte a mollare Ricard. Cosa ci
facevano insieme quei due? Erano completamente
sbilanciati sul piano dell'esperienza. E poi trovavo
imperdonabile che lui cercasse di cambiarla. Erano cos
diversi in tutto: et, formazione, gusti, classe
sociale... Certo, anche Beatriz e Garzon erano diversi,
e a lui avevo consigliato di sposarla senza curarsi delle
differenze. Di una sola cosa ero certa: se accetti di
esprimere un'opinione sui problemi personali di qualcuno,
devi dire solo quello che l'altra persona vuol sentirsi
dire. Nient'altro.
Il viceispettore infil la testa nel mio ufficio.
- Ce ne andiamo, Petra?
S, era meglio muoversi, e lavorare. Smetterla di
pensare ed immergersi nel sudiciume senza fiatare.
L'amore e la cattiveria umana, due poli opposti.
In auto accanto a Garzon, viaggiavo semiaddormentata
mentre lui guidava mugolando una canzonetta.
Di colpo si interruppe.
- Non so se gliel'ho gi detto, ispettore, ma ci sarebbe
un'altra cattiva notizia che ci riguarda. Be', cattiva forse
no, ma neanche buona.  arrivata la risposta
dall'Interpol sulle impronte digitali del morto. Non era
schedato neanche all'estero.
- Mi sarei stupita di un simile colpo di fortuna.
- Era una possibilit.
- Da depennare anche quella. In queste indagini
non c' una porta che si apra, non una.
- Ce ne sar una che ci lasci almeno mettere un piede
dentro.
Continu a canticchiare come se non si rendesse conto
che tutta la negativit del mondo incombeva su di
noi. Lavoravamo alle stesse indagini, eppure i miei
colleghi erano tutti pi allegri di me. Cominciai a
sospettare che il mio stato d'animo avesse qualcosa di
patologico. Permettere a un estraneo di dormire sul
divano di casa mia solo per non sentirmi sola non era
da me. Io, Petra Delicado, ero stata capace di una
simile assurdit? Era imprescindibile far luce sul crimine
prima che la mia salute mentale fosse del tutto
compromessa.
Riconoscemmo da lontano l'auto a bordo della quale
Sonia stava montando la guardia. L'avevamo gi
avvertita che saremmo passati al laboratorio, e lei si
limit a farci un saluto di nascosto. Fu Garzn a suonare
il campanello, e pochi secondi dopo venne ad
aprirci la responsabile che fin dalla prima volta avevo
tanto detestato. La sua espressione era tutto un
poema, ma almeno ebbe il buon gusto di non mettersi
a urlare. In tono glaciale, si limit a domandarci:
- Avete un mandato giudiziario?
Garzn prese quell'orrenda foto pornografica e gliela
mise brutalmente sotto gli occhi.
- Abbiamo questa, la guardi bene. Ci tratterremo solo
cinque minuti, ma se lei non ci permette di entrare, il
solo nostro pensiero sar che lei stia nascondendo scherzetti
come questi. Vogliamo solo parlare con le ragazze.
La signora dovette rimanere piuttosto impressionata,
perch, senza dir nulla, ci spalanc la porta. Gli occhi
di quelle ragazze, chine sulle macchine da cucire,
si alzarono verso di noi. Presi la parola:
- Dobbiamo farvi vedere una fotografia molto spiacevole.
Vi preghiamo di guardarla bene e di riflettere
su quello che vedrete. Poi daremo a ciascuna di voi un
biglietto con il nostro numero di telefono.
Garzn, che aveva fatto fare un considerevole
ingrandimento della foto, lo sollev in modo che fosse
visibile da ogni punto del laboratorio. La reazione del
pubblico fu controllata, ma evidente. Alcune donne si
coprirono la faccia con le mani, altre bisbigliarono
qualcosa con aria disgustata.
- Non so se tutte voi parliate spagnolo, ma non c'
bisogno di molte parole per quello che vi chiediamo.
E non so se anche voi abbiate figli piccoli, ma non credo
sia necessario averne per rendersi conto di quanto
sia schifosa una cosa del genere. Ora, lasciate lavorare
la vostra coscienza, e se stasera, o domani, o magari
dopodomani, vi ricordate o credete di ricordare qualcosa
che possa aiutarci a scoprire chi pu fare cose del
genere, chiamate il numero sul biglietto. Sar tutto
confidenziale, nessuno sapr il nome della persona che ha
parlato con noi.
Garzon cominci a distribuire i biglietti che avevamo
preparato. Io feci lo stesso dalla parte opposta del
locale. Come stabilito, non guardavamo in faccia le operaie.
Volevamo una delazione, non una confessione
pubblica, che non era nemmeno pensabile.
Conclusa l'operazione, salutammo la proprietaria del
laboratorio con un cenno del capo e uscimmo. Garzn
prese fiato.
- Meno male che ha funzionato, perch il mandato
avrebbe potuto chiedercelo.
- Quella foto  un salvacondotto potentissimo.
Speriamo che oltre ad aprire le porte, risvegli anche le
coscienze.
Ora si trattava solo di aspettare, questo era il nostro
compito, uno dei pi gravosi per un poliziotto,
soprattutto quando l'indagine  incandescente. Mentre
aspettavamo, ci spostammo nel quartiere di Gracia, per
rivedere il luogo del delitto. Tornammo a fare
domande nei bar della zona. Ormai i proprietari e i
camerieri ci conoscevano, e si stupivano della nostra
insistenza, che li infastidiva non poco. Garzon spiegava
che magari poteva essere tornato loro in mente qualcosa
di cui qualche giorno prima non erano sicuri, un
particolare, un dubbio che col tempo si era dissipato.
Tutto inutile. Evidentemente non era cos, sembrava
che quell'uomo, fino al momento della morte, fosse stato
invisibile. Tornammo al ristorante Equinox, dove il
simpatico libanese ci riconobbe subito. Garzn aveva
deciso di fermarsi a pranzo l. Chiacchierammo un po'
con il proprietario, mentre ci serviva, eppure, come c'era
da aspettarsi, non ne ricavammo niente di nuovo.
Garzn mangiava in silenzio la sua carne di montone
come se avesse perso il buonumore.
- La vedo pensieroso.
- Comincio a pensare, Petra, che lei abbia ragione
a essere pessimista. Qui non compare il minimo indizio!
E sono giorni che ci diamo da fare. Abbiamo solo
un morto che continua ad essere un illustre sconosciuto
e una bambina sparita nel nulla con la sua pistola.
- Ha provato a insistere con la foto della bambina
in tutti i commissariati?
- Devo ammettere di no. Mi fido dei colleghi. La tengono
appesa al muro, e poi ormai lo sanno tutti...
- Continui pure, su, non si faccia scrupoli, lo dica
che cos' quello che sanno tutti: che mi sono fatta
rubare la pistola da una bambina. Cosa vuole che conti
ormai, per me, la dignit professionale! Ad ogni modo,
forse dovrebbe fare un giro di telefonate, non sarebbe
la prima volta che i nostri colleghi si scordano
del loro dovere.
Garzn tir fuori il taccuino e prese nota, pi per farmi
contenta che per convinzione. Alla fine del pranzo, prendemmo
un t alla menta. Era stato uno dei pasti pi
silenziosi della nostra carriera in comune. Di solito uno dei
due riusciva a tirare su di morale l'altro, ma quella volta
stavamo scivolando entrambi per la stessa china.
- Sa cosa le dico, Fermin? Se non riusciamo a risolvere
questo caso ho intenzione di dare le dimissioni dalla
squadra omicidi.
- Ma cosa sta dicendo?
- Quello che ha sentito. Chieder di essere messa in
archivio. In fin dei conti non sono molti anni che ne
sono uscita.
- Sciocchezze, ispettore! Reazioni emotive!
- Sono un po' stanca. Questo  un lavoro in cui non
si impra niente. Ti trovi sempre di fronte a difficolt
impreviste ed ogni volta scopri che l'essere umano pu
cadere ancora pi in basso di quanto pensassi.
- S, ma la stanchezza si supera e, quanto agli esseri
umani, cosa vuole che le dica...
- Non mi dica niente, Garzn. Io me ne vado in
ufficio. Lei cosa fa?
- Mi metto a fare subito quel giro di telefonate.
- Allora stiamo andando nello stesso posto.
Non osava dirlo, ma anche lui cominciava a scoraggiarsi.
Ci salutammo nel corridoio del commissariato,
dove mi imbattei immediatamente in Yolanda. Lei si
finse sorpresa, ma era chiaro che mi aveva aspettata.
Non voleva saperne di lasciarmi in pace finch non fosse
riuscita a parlarmi dei suoi tormenti.
- Ispettore...
- Ti avverto che mi becchi in un brutto momento.
- Ma lei mi aveva detto che...
Non la lasciai finire. La presi per un braccio,
spingendola verso l'uscita.
- Su, andiamo alla Jarra de Oro. Mi scuserai se non
prendo una birra. Ho appena pranzato e preferisco un
caff.
- Come vuole, ispettore. Tanto pi che offro io.
Pensai che anticipandola con un breve riassunto di
quel che mi aveva gi raccontato sarei riuscita ad
abbreviare il discorso.
- Mi stavi dicendo che Ricard vorrebbe cambiarti e
critica i tuoi gusti, il tuo lavoro, il tuo modo di essere.
Non andate d'accordo quasi su niente.
- Vedo che si ricorda. Chiunque penserebbe che lei non
si interessi ai problemi dei suoi sottoposti, e invece  molto
pi attenta e comprensiva di quanto non sembri.
- Ricordo bene, vero?
- S e no.
Maledissi la mia sorte. Forse avevo sbagliato a giocare
d'anticipo. Avrei fatto meglio a lasciar parlare lei
per un po'. In ogni caso, ormai ero in trappola, tanto
valeva sopportarla per dieci minuti.
- Spigati.
- Quello che ha detto  vero, sono questi i motivi
per cui le cose vanno male. E lei sa che se le cose vanno
bene non ci sono problemi.
Oddio, preferivo mille volte lo stile confidenziale del
viceispettore, pi chiaro e diretto, senza tante ovviet
e giri di parole. Cercando di essere paziente, annuii pi
volte.
- Voglio dire che Ricard  una bravissima persona,
ed  molto intelligente. Cos intelligente che si fa del
male, perch passa il tempo a domandarsi che cosa pu
andar bene per noi come coppia e che cosa no, come
siamo fatti e come non siamo. Io credo che se non pensasse
cos tanto, o pensasse ad altra gente, tutto
andrebbe a meraviglia. E invece no, lui pensa sempre a
se stesso e alle persone che ha intorno. E, naturalmente,
non c' niente che gli piaccia ed  pieno di manie.
Come pu star bene con gli altri se non sta bene con se
stesso?
Cercai a tutta velocit il luogo comune pi consigliabile
per l'occasione. Ne trovai uno che di solito funziona:
- Ne hai parlato con lui?
- All'inizio no, poi ho cominciato a lanciargli dei
segnali per non offenderlo dicendoglielo apertamente.
- E lui come ha reagito?
- Non mi prende sul serio. Dice sciocchezze, tipo
"sbirretta del mio cuore", "poliziotta dell'anima mia"...
Lo sa che gli piace fare lo spiritoso.
- Ti sarei grata se rimanessimo in tema, smetti di
riferirti a Ricard come se fosse un mio ex marito o l'amore
della vita. Abbiamo avuto una storia passeggera,
ed  finita subito. Non so come sia lui veramente, e non
me ne importa poi molto.
- Mi scusi, ispettore, non si ripeter. Le dicevo che
Ricard mi tratta come una bambina. Lo fa con affetto,
senza disprezzo, non creda. Ma alla fine non si arriva
mai a niente, perch quando lui mi dice queste cose io
finisco per mettermi a ridere e... capisce che non se ne
viene mai fuori. Si  arrabbiato soltanto una volta,
quando gli ho dato un libro di psicologia che avevo appena
letto. Si chiamava Vivi a fondo la tua relazione e
rispetta il tuo partner. Quel giorno s che  diventato una
furia, eppure non vedo cosa ci fosse di cos grave. Poi
gli  passata e si  messo a prendermi in giro anche per
quel libro, con la fatica che avevo fatto per trovarlo.
- Magari  questo il vostro modo di funzionare come
coppia. Non  detto che in una relazione tutto debba
essere perfetto. Si tratta di trovare un equilibrio
nell'imperfezione, esserne consapevoli e tirare avanti.
- S, l'ho pensato anch'io, anche se non saprei dirlo
cos bene, ispettore. Il fatto  che tirando avanti prima
o poi succedono delle cose.
- Quali cose?
- Mi sono innamorata di un altro, ispettore.
- Vivaddio, Yolanda, non potevamo cominciare di
l? Questo non ha niente a che vedere con quel che mi
stavi dicendo.
- Per mi dispiace, ispettore, - le trem la voce, -
perch Ricard  matto come una capra e non mi accetta
come sono, ma mi vuole bene davvero, e poi lo vedo
cos indifeso alla sua et, cos incapace di risolvere le
cose pratiche e cos... non so, ispettore, andare a dirgli
"me ne vado con un altro" mi pare una cosa tremenda.
L'ho gi fatto una volta con il fidanzato di prima,
e non mi va di continuare a spezzare il cuore degli
uomini.
Ebbi sinceramente piet di lei. Era una brava ragazza
ed era cos carina con le lacrime agli occhi!
- Su, non farla cos grave. Ti sembra tutto molto duro
quando ti trovi a dover decidere, ma non puoi
rimanere con una persona per compassione, non renderesti
felice nessuno. Pensa se tu ti sacrificassi per non
fargli del male ed alla fine fosse lui a lasciarti. Allora,
come ti sentiresti?
- Ho pensato anche questo.
- Un adulto trova sempre il modo di cavarsela. E poi,
lo sappiamo tutti che la vita  dura e dobbiamo accettarla
cos com'. E dimmi, il tuo nuovo amore  un
ragazzo della tua et?
- S, ha solo quattro anni pi di me.
- Pi che naturale.
- Lei lo conosce, ispettore.
- Ah, s? E chi ?
- Dominguez.
- Dominguez, il gagliego?
- S - mormor lei, insicura.
- Cavoli!
- Cosa c', ispettore?
- Non so, figliola, a me pare un po' imbranato. Sei
sicura di essere innamorata di lui?
- Lo sapevo, lo sapevo che l'avrebbe detto! Mi sono
accorta di come lo tratta.
- Senti, Yolanda, io non voglio dirti niente. Ma
quel ragazzo non  un po' troppo provinciale e modesto
per te?
-  molto tenero, ispettore, ed  buono, ed 
contento di tutto quello che faccio, o almeno, lo trova normale.
E poi, scopa da dio.
- Yolanda!
- Mi scusi, ma con lei parlo cos sinceramente che
dimentico l'educazione.
- Be', penso che non valga la pena continuare. Tu
sai benissimo quello che vuoi.
-  vero, ma non so come fare.
- Di sicuro un modo lo troverai. E ti auguro di essere
felice.
- E il consiglio, ispettore?
- Quale consiglio?
- Lei deve darmi un consiglio.
- Te ne ho gi dati molti, non te ne sei accorta?
- S, per io mi aspettavo un consiglio conclusivo.
- Di' la verit a Ricard, Yolanda. Prima lo fai,
meglio . E non andare a vivere subito con Dominguez,
rimani da sola per un po', in modo da essere sicura che
lo ami. Ti basta o ne vuoi qualcun altro?
- No, grazie ispettore. Davvero. Le sue parole mi sono
servite. Mi dispiace solo che lei non apprezzi Dominguez.
Sorrisi, le diedi una tiratina ai capelli e, mentre lei
pagava, tornai in commissariato. Certo che se gli esseri umani
sono un disastro a livello globale, noi donne lo siamo
all'ennesima potenza. Che vergogna! Dominguez!
Una ragazza cos sveglia, lavoratrice, bella e sana come
un frutto appena colto, non combinava niente accanto
a un quarantenne che cercava di plasmarla secondo i suoi
capricciosi criteri. Benissimo, meno male che l'aveva capito.
Per, prima ancora di uscire da una relazione cos
poco produttiva, aveva gi deciso di mettersi con un
altro. E chi era andata a scegliersi fra tutti gli uomini
che popolano questo benedetto pianeta? Dominguez! Un
poliziotto senza un minimo di sale in zucca, con l'esasperante
tendenza a rimanersene come un allocco ogni
volta che gli si rivolgeva la parola. Forse le sue arti amatorie
erano fuori del comune, ma da quando si ha bisogno
di amare qualcuno per concedersi una sana
scopata? No, Yolanda era innamorata di quella specie di
caricatura del ragazzo a posto. Ma non c' niente da fare,
noi donne siamo come i tassisti, che detestano
girare a vuoto e cercano immediatamente un nuovo cliente
da far salire a bordo. Il mio cellulare suon.
- Petra? Sono Marcos Artigas.
- Come va, Marcos? Hai dormito bene sul mio
divano?
- Come un ghiro. Che assurdit, vero?
- Non tutto quel che  insolito  assurdo. Ci siamo
tenuti una discreta compagnia, e questo va bene.
- Hai ragione. Senti, volevo proporti una cosa
ancora pi insolita. E anche un po' strana. Avresti voglia
di assistere a uno spettacolo teatrale in cui recita
Marina?
- Non sapevo che Marina facesse anche l'attrice.
-  una recita della scuola. Sua madre non pu
venire ed ho pensato che ti facesse piacere un altro po' di
discreta compagnia.
- Credi sia una buona idea? A scuola penserebbero...
- Non vedo che cosa ci sia di strano se un genitore
si fa accompagnare da un'amica.
- Va bene. Non mi far male vedere qualche
bambino felice dopo le cose che mi tocca affrontare
ultimamente.
- Perfetto. Lo spettacolo  alle otto.
Nemmeno nei miei incubi peggiori, nei periodi pi
depressivi e catastrofici, avrei accettato un invito simile:
andare a una recita scolastica in compagnia di un padre
separato. I pericoli erano molteplici: l'orrido spettacolo
delle creaturine impegnate in patetiche attivit
che avrebbero dovuto apparire incantevoli, e la possibilit
per nulla remota che il genitore pensasse di
confidarmi tutti i problemi della sua difficile situazione
familiare. Una prospettiva indigesta, che per ero disposta
ad affrontare pur di non ritrovarmi chiusa nella temibile
prigione della mia casa.
Cominciai a stendere un desolante verbale sulle
indagini, dal quale non poteva risultare altro che la
nostra disinformazione. Eppure, cercavo di farmi coraggio.
Ero consapevole che il furto della pistola rendeva
particolarmente inquietante quel delitto, facendo
ricadere su di me una parte di responsabilit. Avevamo
lavorato ad altri casi complessi, in cui la mancanza di
indizi tingeva di incertezze ogni nostro passo, eppure
non mi ero mai sentita tanto scoraggiata. Dovevo
ripetermi che non era colpa mia se mi era stata rubata
la pistola. Era stata una stupida fatalit, angosciosa
soprattutto per l'et dell'insolita ladra. Come consigliavano
quegli immondi libri di self-help che tanto piacevano
a Yolanda e a Garzn, dovevo sforzarmi di pensare
positivo; ossia convincermi che i passi incerti compiuti
fino a quel momento ci avrebbero sicuramente portati
da qualche parte.
Alle sette meno un quarto spensi il computer. Avevo
appena il tempo di andare a casa e cambiarmi. Come
ci si deve vestire per assistere a una recita scolastica?
Ci avrei pensato. Certo non com'ero in quel momento:
maglione nero, jeans e impermeabile. Presentandomi
cos avrei puzzato di sbirro lontano un chilometro.
Uscii senza dir nulla a Garzn: di sicuro mi avrebbe
chiesto dove andavo. Se gli avessi detto la verit mi
avrebbe presa in giro, e non solo, sarei diventata la vittima
della sua malsana curiosit e tendenza ai fraintendimenti.
Avrebbe di sicuro pensato che uscissi con
Artigas e che lo facessi per ragioni sentimentali. Nemmeno
per sogno, non avevo nessuna voglia di aggiungere
carne al fuoco sentimentale che pareva divorare
tutti quanti.
Un tailleur di tweed grigio, ecco che cosa poteva andar
bene, e per contrastare l'impressione di seriet, un
maglioncino dolcevita verde pistacchio. Mi pettinai e
mi truccai, e lo specchio mi restitu l'immagine di una
donna piuttosto elegante, dalla figura armoniosa e
dall'aria un po' accigliata. Be', cosa avrebbe avuto da
dire un libro di self-help a questo proposito? Sforzatevi
di sorridere e comincerete a sentirvi meglio. Lo
feci, e una donna dalla figura armoniosa con un sorriso
forzato mi rispose dallo specchio. Al diavolo! Cosa
volevo far credere? Di essere una casalinga matura,
nonch professionista di successo, felice di andare
a vedere il suo tenero virgulto sulle tavole del
palcoscenico? No, niente da fare, nessun libro mi avrebbe
aiutata a dimenticare di essere un poliziotto di
cattivo umore che accetta un appuntamento insensato pur
di distrarsi da indagini che alterano il suo equilibrio
psichico.
La scuola di Marina si trovava nella parte alta di
Barcellona. Era uno di quegli istituti progressisti e
costosissimi, del tutto laici, dove i figli dell'lite passano
dal castigliano al catalano all'inglese con la massima
naturalezza. C'erano gruppi di genitori sulla porta
che si salutavano con l'inconfondibile contegno
borghese di questa citt. Mi parve che il mio abbigliamento
fosse abbastanza in tono e, ormai soddisfatta
del mio aspetto, cercai Artigas fra la gente. Finalmente
lo vidi, in compagnia di due ragazzini sui dodici
anni che mi present:
- Questi sono i miei figli Hugo e Teo.
Per poco non svenivo l sul marciapiede. Ma quanti
figli aveva Marcos Artigas? Non dissi niente, ma non
riuscii a nascondere lo sbalordimento.
- Hugo e Teo sono gemelli, anche se non si assomigliano.
Li ho avuti dalla mia prima moglie.
- Ah, piacere, ma che bei ragazzini! - dissi
stupidamente.
- E poi ho un figlio pi grande, Federico, di sedici
anni, che oggi non  potuto venire perch domani ha
un compito in classe.
- Fantastico, vedo che ti sei impegnato a fondo nella
procreazione!
Lui rise e scosse la testa.
- In un altro momento ti racconter nei particolari
la storia della mia famiglia.
Strinsi la mano ai ragazzi, che mi guardavano come
una bestia rara. Di sicuro sapevano che ero un poliziotto.
Entrammo nella scuola e ci dirigemmo verso l'attrezzatissimo
teatrino. Mi sedetti accanto ad Artigas. Lui
mi disse sottovoce:
- Scommetto che non avevi mai ricevuto un invito
cos entusiasmante. Serata con bambini dall'inizio alla
fine.
- Sono preparata a tutto.
Lui rise di nuovo.
- Non ti avevo detto che avevo anche tre figli maschi?
- Non sapevo nemmeno che fossi divorziato.
- Il mio primo matrimonio  stato molto lungo, al
contrario del secondo, che  durato solo sette anni.
- Non mi sembra cos scarso, come risultato.
- In ogni caso, adesso sono un padre da fine settimana.
Sto cercando un appartamento grande per poter
ospitare tutti i miei figli.
Mi accorsi che uno dei ragazzini allungava il collo per
osservarmi di nascosto. Aveva i capelli cortissimi, la faccia
piena di lentiggini e occhi estremamente vivaci.
- Hai detto loro che sono un poliziotto, vero?
- Come lo sai?
- Da come mi guardano.
- Se non hai niente di meglio da fare, quando questa
barba sar finita, perch di sicuro sar una barba,
potremo andare a cena da qualche parte. Anche se ti
avverto che i miei figli hanno gi un fuoco di fila di
domande da farti.
- Immagino che sapr rispondere.
Le luci si spensero e io spensi il cellulare. Artigas mi
sussurr all'orecchio:
-  uno spettacolo a cui partecipano tutti gli alunni,
indipendentemente dall'et. A quanto dice l'invito,
gli attori non parlano, si esprimono con il corpo.
Mi guard con ironica rassegnazione e io sorrisi. La
cosa si preannunciava divertente. Cominci a suonare
una marcia molto vivace e sincopata. In un angolo del
palcoscenico comparve un bambino, o una bambina?,
travestito da papera. Lo seguivano, tenendosi per mano,
un gran numero di anatroccoli gialli, sempre pi piccoli.
Il pubblico di genitori, deliziato, proruppe in gridolini
di piacere. Senza dubbio dovevano essere bambini
dell'asilo di non pi di tre anni. Camminavano esitanti,
disorientati, guardandosi intorno e minacciando
di rompere la fila. Era davvero comico, e la gente
cominci a ridere. Avevano zampe da papero ritagliate
nel cartone che li costringevano ad avanzare ancora pi
goffamente. Al bambino che veniva per ultimo, un
anatroccolo lillipuziano, le zampe si girarono dietro i
talloni, ma lui non se ne accorse, cos come non si
accorse delle risate che suscitava fra il pubblico. Anche
noi ridevamo scambiandoci uno sguardo di momentanea
felicit. Ci furono altri momenti come quello. Una
recita di bambini  soggetta ad un tale grado di
imprevedibilit da sortire un effetto comico irresistibile.
Tutto aveva un che di non riuscito, ma proprio questo
rendeva irresistibile ogni scena: gli elefanti camminavano
velocissimi, una delle gazzelle inciamp, e i bambini
pi grandi che facevano le giraffe si videro in serie
difficolt per la lunghezza del collo. Gli spettatori
pi divertiti erano indubbiamente Hugo e Teo. Ridevano
a crepapelle scambiandosi gomitate. Verso la
met di quell'anarchica parata di animali, uno sciame
di libellule in tut e ali iridescenti entr in scena sulle
note di un'aria di Debussy. Fra loro c'era Marina,
bionda ed eterea, tutta seria, concentrata nel suo balletto
sulle punte. Era davvero incantevole, e non potei
reprimere un sorriso d'affetto ripensando al suo
inestimabile aiuto. Guardai suo padre e dissi:
-  bravissima.
- Forse ha un destino da diva - mi rispose lui
scherzando.
- Quella bambina avr successo in qualunque cosa
si proponga.
Lui si strinse nelle spalle e sorrise. Era davvero
simpatico, Artigas, e la sua idea di invitarmi quella sera
cominciava a sembrarmi molto meno assurda.
All'uscita aspettammo Marina nell'atrio della scuola.
Mentre Marcos salutava gli altri genitori, mi voltai
verso i gemelli:
- Vi  piaciuto?
- Erano un branco di imbranati - rispose uno di loro.
L'altro si associ a quella critica poco compassionevole:
- Non capisco che senso ha uno spettacolo dove non
si parla. A teatro bisogna parlare.
- Non sempre, come vedi. In ogni caso non la finivi
pi di ridere.
- Bah! - minimizz.
- Tu sei un poliziotto, vero? - mi chiese il primo
gemello, guardando suo padre da lontano.
- Ispettore di polizia.
- E hai la pistola.
- S.
- Anche adesso? Ce l'hai nella borsetta?
- S, devo averla sempre con me. Ma adesso non posso
farvela vedere - li avvertii, sapendo dove volevano
arrivare.
Artigas ci raggiunse tenendo per mano Marina. Lei
venne verso di me, col faccino ancora segnato da un
paio di baffi da libellula, e mi baci, non so se
spontaneamente o dietro suggerimento del padre. Ne rimasi
piacevolmente sorpresa. Poi mi disse:
- Diglielo... - Indic i fratelli. - Diglielo che  vero
che ho lavorato per la polizia e ho riconosciuto quella
bambina dalle foto.
Guardai i ragazzi:
-  assolutamente vero. Senza il suo aiuto le mie
indagini sarebbero paralizzate.
- Indagini su cosa?
- Non posso dirvelo,  un segreto.
- Lasciate stare l'ispettore. Che non vi passi neanche
per la testa di bombardarla di domande, altrimenti
non andiamo pi a cena.
Mentre Marcos mi elencava i possibili ristoranti adatti
ai bambini, io ascoltavo di nascosto la conversazione
che, altrettanto di nascosto, si svolgeva fra loro.
- Che buffonata! Per questo hai detto a pap di
portarci? C'era una partita alla tele!
- Sei proprio deficiente - si difendeva la dolce Marina
in un registro a me sconosciuto. - Tu pensi solo al
calcio. Tutto il resto non ti piace perch non lo capisci.
- E cosa c'era da capire di quello scemo che
camminava con i piedi all'indietro? Faceva pena!
Marina si lanci su uno dei ragazzi, pronta ad
attaccare, ma in quel momento suo padre, che pareva del
tutto ignaro delle ostilit, si volt verso di loro,
bloccando lo scontro sul nascere.
- Su, ragazzi, andiamo al Coliseo.
Al Coliseo servono ottimi hamburger, insalate e
spaghetti. Mi parve la scelta pi giusta. Ci diedero un tavolo
grande ed enormi menu con disegni che illustravano ogni
piatto. Eppure mi assal un'ondata di terrore. Di cosa si
parla con i bambini? Di cosa si parla con un uomo che
a malapena si conosce? Di cosa si parla in una situazione
cos insolita? I tre fanciulli parevano pi calmi, anche
se ogni tanto si lanciavano frecce avvelenate.
- Proprio divertente il bambino che faceva il papero -
disse quello che si chiamava Hugo, senza dubbio
il pi sarcastico dei due. - Non si capiva nemmeno se
camminasse in avanti o all'indietro!
Ma Marina era allenata a difendersi, malgrado la
tenera et.
- Io lo capivo, chi aveva un po' di cervello lo capiva
benissimo.
- A me sono piaciute le libellule. All'inizio credevo
fossero mosche - intervenne Teo, dimostrando di non
essere da meno del fratello.
Un pezzo di patata al forno vol dal piatto di Marina
in grembo al ragazzo. Li guardai sgranando gli occhi
e poi guardai Artigas. Lui, impegnato a mangiare,
imperturbabile, non faceva minimamente caso alla
guerra sotterranea che si stava combattendo fra i suoi
figlioli. Eppure dovette cogliere con la coda dell'occhio
il volo della patata, perch ordin, senza scomporsi:
- Ragazzi, state buoni.
Poi venne l'interrogatorio, che mi costrinse a soddisfare
le solite curiosit, espresse questa volta allo stato
grezzo, senza la patina di discrezione che si impongono
gli adulti. Hai gi arrestato dei serial killer? Che pistola
hai? Ma  pericoloso? Hai mai ammazzato qualcuno?
Artigas all'inizio sembrava un po' imbarazzato, tanto che
cerc di farli star zitti, ma poi vedendo che me la cavavo
benissimo, torn alla sua pacifica cena. Anche lui fece
qualche domanda, e tutto si concluse felicemente
con l'esibizione della pistola. Questa fu la sola cosa che
li entusiasm, il resto fu decisamente deludente. Ci sono
pochi serial killer in Spagna, i pericoli del mio
mestiere sono limitati, e ben di rado la polizia spara, tanto
meno per uccidere. Per di pi, raffreddai la loro foga
iniziale confessando che da tempo avevo smesso di
sottopormi agli esercizi di tiro regolamentari. Di sicuro
Artigas mi fu grato di quell'opera di smitizzazione, perch
dubito che a un distinto membro della borghesia
catalana faccia piacere veder germogliare la vocazione
poliziesca in uno dei suoi rampolli.
Alle dieci e mezzo, un'ora delle pi civili, avevamo
gi finito di cenare. Marina aveva visibilmente sonno,
e i ragazzi se ne stavano zitti e composti, cosa che
interpretai come segno di stanchezza. Marcos Artigas
insistette pi volte per accompagnarmi a casa, ma io dissi
di no e chiusi definitivamente la questione alzando
il braccio davanti a un taxi che passava. Salutai i ragazzi,
e il padre mi apr la portiera. Mi disse:
- Mi sento tremendamente in colpa per averti fatta
venire a questa serata cos... familiare. Non mi ero reso conto
di quanto fosse insolito per te un incontro simile.
- Proprio perch  stato insolito mi sono divertita,
davvero. I tuoi figli sono molto simpatici.
Ci scambiammo due casti baci sulle guance ed il taxi
part. Ero contenta, non avevo mentito ad Artigas.
In realt tutto era stato fuori del comune proprio per
la normalit della situazione: bambini che mangiano
e si prendono in giro, che fanno domande, che
masticano, ridono... tutto meraviglioso. Quella massiccia
dose di normalit era riuscita a farmi evadere dalle
tenebre che avevo dentro. Finalmente avrei dormito
benissimo.
Arrivata a casa, feci una doccia, mi infilai il pigiama
e mi misi a letto con un libro. Mi tornavano in mente
i diversi momenti della serata. Era davvero
sorprendente che un uomo come Artigas avesse quattro
figli, per quanto due fossero nati insieme ed il totale fosse
da suddividersi fra due matrimoni. Nessuno al giorno
d'oggi ha quattro figli, sembra una cosa obsoleta,
addirittura di cattivo gusto. Eppure erano ragazzini
simpatici, e perfino educati. Non gridavano, non reclamavano
un protagonismo eccessivo e dimostravano
una considerevole vena umoristica. Chiss com'era la
prima moglie di Artigas. Perch si erano separati?
Perch si era risposato con una donna cos diversa da
lui? Insomma, quell'uomo non rientrava nei soliti
schemi, aveva una sua originalit. Tranquillo, un po'
assente, aveva qualcosa dell'hippy sognatore, ma anche
dell'uomo razionale e tutto d'un pezzo, perfettamente
adattato alla realt. Sospirai. In ogni caso, grazie
a lui e alla sua piccola troupe di nanetti, per una
sera avevo dimenticato i tormenti della mia indagine.
Quel pensiero mi fece ricordare che dopo lo spettacolo
non avevo riacceso il cellulare, n avevo controllato la
segreteria telefonica di casa. Non doveva essere successo
niente di grave, ma il senso del dovere mi imponeva
di riparare.
Dieci chiamate senza risposta, dieci, e tutte di
Garzn, mi dimostrarono che ero in errore. Sei messaggi
tutti identici. Altri sei sulla segreteria: "Petra, si
pu sapere dov' finita? Chiami subito,  urgente". Il
cuore cominci a battermi forte. Senza quell'enfasi
sull'urgenza avrei potuto pensare a un problema personale
del viceispettore. E invece no, si trattava sicuramente
del lavoro. Era quasi mezzanotte. Che cosa dovevo
fare, chiamarlo? Non era gi troppo tardi?
Proprio in quel momento suon il cellulare. Trasalii per la
sorpresa e lo lasciai cadere. Mi lanciai a recuperarlo sotto
una poltrona, non si era rotto, continuava a suonare,
a quell'ora della notte. La voce del mio collega non
allevi la mia ansia.
- Ispettore, finalmente! Ma dove diavolo si era
ficcata? La sto chiamando come un pazzo dalle...
- Lo so, Garzn. Cos', una lavata di capo al suo capo?
- Non scherzi, per favore. Venga subito in commissariato.
C' qui una delle operaie rumene, ma con me
non vuole parlare. Le ho proposto Yolanda, Sonia.
Niente da fare, vuole proprio lei.  qui dalle dieci, e
non posso trattenerla oltre. Ho paura che se ne vada,
e che magari domani ci ripensi e non voglia pi dirci
niente.
- Ce l'ha l? Me la passi. Come si chiama?
- Illiana Illiescu.
- Buonasera, Illiana, riesce a capirmi?
- S, capisco.
Compresi le preoccupazioni del viceispettore, la voce
era insicura, tremula, forse spaventata.
- Sono Petra Delicado, l'ispettore dell'altro giorno.
Prendo la macchina e vengo subito l. La prego di non
andarsene, visto che ha gi aspettato tanto.
- Domani devo andare a lavorare. Devo alzarmi
presto.
- Arrivo subito, mi sente? Subito. Poi la accompagneremo
a casa noi.
Chiusi la comunicazione. Da dove cominciare? Mi
infilai i jeans e un maglione, scarpe senza calze, presi
l'impermeabile, le chiavi della macchina. L'agitazione
mi diede un'improvvisa fitta alla fronte. Non c'era
tempo per un'aspirina. Volai fuori.
L'arrivo in commissariato riusc solo a far crescere
il mio mal di testa. Andai alla ricerca di Garzon.
Dove aveva fatto accomodare la testimone? Nel mio
ufficio? Speravo che non se ne fosse gi andata. Di guardia,
quella notte, c'era Dominguez. Mi salut, e io quasi
non gli risposi, ma non potei fare a meno di pensare
in un lampo: "Che fortuna hai, ragazzo mio. E per
di pi credi anche di meritartela". Aprii la porta come
un ciclone e, grazie al cielo, il viceispettore era l con
una ragazza bruna, sulla trentina, dall'aria timida e
spaventata. Rilassai i muscoli a tutta velocit, per quanto
 possibile una cosa simile, e feci una smorfia che
voleva essere un sorriso tranquillizzante. Come un automa,
le diedi la mano, che lei strinse senza energia.
- Buonasera, sono Petra Delicado. Spero di non
averci messo troppo ad arrivare.
Mi accorsi che la ragazza era incinta. Sorrisi anche
al viceispettore, senza la minima naturalezza.
- Ha offerto qualcosa a Illiana? Un caff, magari una
bibita?
- S, ispettore, ma non vuole accettare niente.
- Be', perch non c'ero io. Adesso prenderemo una
di quelle ottime cioccolate calde della nostra macchinetta,
vero?
Lei si strinse nelle spalle, senza saper cosa dire.
- Vorrebbe essere cos gentile da andarcele a prendere,
Fermin?
Gli feci un segno impercettibile che finalmente lui
colse. Si sarebbe tolto dai piedi finch non l'avessi chiamato.
Non appena il mio vice spar, la ragazza mi
guard angosciata.
- Io voglio parlare per dire una cosa.
- Non c' fretta. Si prenda tutto il tempo di cui ha
bisogno, si rilassi. Il viceispettore non torner per un po'.
- Mio marito non vuole che io esca da sola di notte,
mi aspetta all'angolo.
- Suo marito  rimasto ad aspettarla per tutto questo
tempo? Ma perch non gli ha detto di entrare?
Mander subito un agente a chiamarlo, congeler.
- No,  abituato, non importa. Ma io voglio parlare
ed andare via.
- Forza, Illiana, mi dica. La ascolto.
- Al laboratorio ci sono stati dei problemi per certe
foto brutte con i bambini, poco tempo fa. Non con la
signora che ha visto lei, ma con un signore che c'era
prima e che adesso non c' pi.
- S, lo sappiamo. Tutte le persone che avevano a che
fare con quella storia sono state arrestate.
- Tutte no. Una donna che lavora con me dice che
quando avr il bambino potr guadagnare molti soldi.
Dice che lei affitta sua figlia e che non succede niente,
la pagano bene per le fotografie.
- Una delle sue colleghe?
- S, ma adesso non c'.
- Non c'? Avevi detto che lavorava con te.
- Adesso per  andata via.  andata via quando siete
venuti la prima volta. Io non protesto perch mio
marito dice che non sono affari nostri. Ma ho visto la
fotografia ieri.
Rimase bloccata un momento, come se non trovasse
le parole o il coraggio per andare avanti. Le diedi il
tempo di riprendersi. Il suo volto si contrasse in una
smorfia disgustata.
- Quelle foto sono brutte, quella donna  cattiva. Una
donna che ha figli non fa questo.  sbagliato,  sbagliato.
- S,  orribile. Come si chiama quella donna?
- Marta. Marta Popescu.
- Sai dove abita?
- No, niente. Lei non ha mai detto dov'e casa sua.
- Sei sicura?
- Io vengo per parlare, dico la verit, non so dove
abita. Non so.
Malgrado le difficolt linguistiche riusciva a farsi capire
perfettamente. Le credetti, ma avevo bisogno di
qualche informazione in pi.
- Quanti anni ha? Quanti anni ha la figlia?
- Sua figlia non so. Marta  pi grande di me.
- Ti ha detto cosa pensava di fare, dove voleva
andare?
- Marta non parla. Un giorno non  venuta a lavorare.
La signora ha gridato tanto.
- La titolare si  arrabbiata perch lei non aveva detto
che aveva intenzione di andarsene?
- S.
- E ti aveva proposto di fare delle foto al bambino?
- S.
- Ti ha detto che ti avrebbero pagata?
- S, molti euro.
- Ti ha detto chi?
- No, non ha detto niente.
- C' qualcos'altro che puoi dirmi? Qualcosa che lei
ti ha raccontato?
- No. Devo andare. Mio marito mi aspetta.
- Certo, non preoccuparti. Non diremo a nessuno che
hai parlato con noi. Puoi stare tranquilla.
Chiamai Garzon. Lui entr immediatamente,
cercando di rendere verosimile la commedia della
cioccolata.
- Illiana se ne va. Pu accompagnarla all'uscita,
viceispettore?
La rumena, non volendo essere scortese con il mio
collega, prese il bicchiere di plastica che le veniva porto
e bevve tutto d'un fiato. Tirai fuori trenta euro dal
portafogli e glieli diedi.
- Cos lei e suo marito potrete prendere un taxi.
Lei fece risolutamente segno di no.
- Io sono venuta qui per foto molto brutta, molto
brutta, non per soldi.
- Non pensi male. Questa  una cosa che facciamo
con tutte le persone che rimangono fino a tardi in
commissariato. Con tutte - mentii.
Solo allora si decise a prendere i soldi e a metterli
nella borsetta. Poi Garzon le apr la porta e usc con
lei. Torn pochi minuti dopo, assetato di notizie. Gli
riferii tutto. Lui annu pi volte senza farmi una sola
domanda.
- Bene, benissimo. La sua esca  servita, alla fine.
Un'immagine vale pi di mille parole. Almeno, per
certe cose. Chi c'era ad aspettarla?  andata via con
un tipo alto...
- Il marito: l'ha accompagnata fin qui ed  rimasto
fuori ad aspettare.
-  rimasto fuori ad aspettarla per due ore senza
sapere quando sarebbe tornata?
- S. Quella gente crede di non avere nessun diritto,
non chiede niente, sopporta qualunque cosa.
- Porca miseria!
- Infatti.  cos che vivono, nella miseria. E noi, cosa
facciamo? Ci diamo una mossa?
- S, andiamo a dormire.
- E chi pensa a dormire?
- Ispettore,  l'una del mattino. Dove vuole che
andiamo a quest'ora?
- Da nessuna parte. Ma prima dobbiamo stabilire il
piano per domani.
- Il piano adesso  ovvio: bisogna tornare al laboratorio.
La responsabile avr pure l'indirizzo di quella
Popescu. Che poi si trovi ancora l quando andremo a farle
visita,  gi un po' meno ovvio.
- La aspetto qui alle otto.
- Alle otto? Nemmeno questo  tanto ovvio, ispettore.
Ormai era sulla porta, si volt verso di me: - A proposito,
dov'era quando non riuscivo a rintracciarla,
ispettore?
- Le  proprio indispensabile una risposta?
- No, mi scusi, ognuno ha la sua vita - disse, con aria
lievemente offesa.
- Ero a una recita scolastica.
Mi lanci uno sguardo tagliente.
- Le ho gi detto che ognuno ha diritto alla sua vita,
Petra. Non c' bisogno di fare del sarcasmo.
Buonanotte.
Usc a passi alteri. Se gli avessi raccontato che ero
stata a mangiare hamburger in compagnia di tre
ragazzini sarebbe stato capace di prendermi a ceffoni.


Capitolo sesto.

Decisi di non rimettermi a letto, ma di rimanere sul
divano avvolta in una coperta. Mi pareva che cos la
notte sarebbe passata pi velocemente. O forse
speravo che gli spiriti del soggiorno fossero pi benevoli
di quelli della camera da letto. Donne che cedono
in affitto i loro bambini per foto pornografiche. Una
madre che condanna la figlia alla vergogna, proprio chi
in teoria dovrebbe proteggerla e vegliare su di lei, la
sola persona a cui lei possa affidarsi, la getta nel fango.
Bene, molto bene, la vita  bella. Come potranno
vedere il mondo questi bambini, quando saranno grandi?
La vita  bella, s. Miseria economica che genera
miseria morale. I benefici effetti della cena con Artigas
si erano dissipati. Ma avevo bisogno di dormire,
il mattino era alle porte. Magari fosse stata gi l'alba.
Avrei voluto rimettermi subito a lavorare. Ora non cercavo
pi soltanto un colpevole, una bambina, la mia
pistola. No, ora volevo smascherare un'intera rete di
pornografia per pedofili, stanare i responsabili uno per
uno, metterli in mano a un giudice, distruggerli,
sputare loro in faccia, coprirli di vergogna, farli desiderare
di non essere mai nati. Ma forse una rete non esisteva.
Se avessimo trovato quella donna, e se lei fosse
stata la sola responsabile, che cosa avrei fatto, avrei
distrutto anche lei? Da dove veniva Marta Popescu?
Come era stata la sua vita? Anche sua madre aveva
fatto commercio della sua dignit? Sapeva leggere e
scrivere? Era stata forse in carcere? Caddi in preda
ad un'enorme angoscia. Non potevo sistemare il mondo,
potevo solo stringere i denti e sopportare. E cos
feci, finch la stanchezza non venne in mio aiuto e mi
addormentai.
Alle sei del mattino mi svegliai e mi sentii molto meglio.
Una doccia e il caff mi restituirono alla normalit.
Feci perfino tostare delle fette di pane e le mangiai
con la marmellata prima di uscire. Entrando in commissariato,
orgogliosa del mio equilibrio riconquistato,
rimasi molto delusa vedendo che non c'era ancora nessuno.
Telefonai a Sonia e a Yolanda. Ormai era inutile
che continuassero a sorvegliare il laboratorio. Poi trasmisi
il nome di Marta Popescu all'archivio, nella speranza
che fosse schedata. Infine mi misi in contatto con
i colleghi dell'ufficio immigrazione. Chiss che non avessero
traccia del suo passaggio.
Assolutamente puntuale, alle otto, vidi arrivare
Garzn.
- Ce lo prendiamo un caff prima di uscire,
viceispettore?
- Credevo che volesse mettersi immediatamente in
marcia.
- Quella donna non sar in casa, ne sono quasi certa.
E poi, dieci minuti in pi o in meno non cambiano
niente. Ieri ho corso troppo, non  una buona cosa
per le indagini.
Adesso il mio vice mi guardava contrariato. Per lui,
avevo sempre torto.
- Cosa c'? Non le va?
- No, si immagini. Stavo solo pensando.
- Posso sapere a cosa?
- Pensavo a come siete volubili voi donne.
- Ancora? Anche se lavorassimo insieme per altri
trent'anni, lei non la finirebbe mai di tirarmi fuori le sue
massime confuciane sulle donne. Lasci perdere, Fermin,
noi donne siamo meravigliose comunque, volubili o no.
- Non ne ho mai dubitato.
- E poi... e poi abbiamo sempre ragione.
- Accidenti! - disse sottovoce. - Confucio era sposato,
ispettore?
- Non lo so. Perch?
- Niente, niente, una semplice curiosit.
Le operaie erano gi tutte al lavoro quando entrammo.
Diedi un'occhiata generale e constatai che anche
Illiana Illiescu era l, seduta alla sua macchina da cucire,
tutta concentrata. La responsabile del laboratorio
ci guid nel suo ufficio, un'esigua stanzetta con un tavolo
e tre sedie. Questa volta non si permise di gridare
n di andare in collera. Seria, compunta, ci chiese
cosa volessimo in tono rassegnato.
- Stiamo cercando Marta Popescu. Sappiamo che ha
lavorato qui.
- Ah, ma io non c'entro niente! Pu anche darsi che
qualcuno che ha lavorato per me si sia messo nei guai,
ma non venite a cercare niente di poco pulito qui dentro
perch non lo troverete.
- Lo sappiamo. Potrebbe limitarsi a rispondere alle
nostre domande?
- Marta Popescu  sparita pi o meno un mese fa.
E pensare che aveva insistito tanto per farsi assumere.
 venuta, ha lavorato tre mesi, e male, devo proprio
dirlo, per poi piantarmi in asso senza dire una parola.
Non ha neppure preso i soldi dell'ultima settimana.
- Era in regola con il permesso di soggiorno?
-  venuta da me con il passaporto rumeno. L'ho
assunta e poi ho passato la documentazione all'ufficio
stranieri. Le ho gi detto che qui facciamo tutto come si
deve.
- Allora avr anche il suo indirizzo.
- Certo che ce l'ho. Aspettate, vado a cercare la scheda.
Apr un grosso classificatore metallico cigolante e tir
fuori una cartella. Ce la porse. Dentro, c'erano la copia
di un contratto di lavoro, la dichiarazione all'ufficio
stranieri e alla previdenza sociale, e una scheda personale.
L'indirizzo che vi figurava corrispondeva ad una
via del Raval. Una fotocopia del passaporto mostrava
un'immagine della Popescu, bruna, trentasei anni, bei
lineamenti, e occhi che guardavano fieri nell'obiettivo.
- Sa se avesse una figlia?
- No, non so niente di lei. Preferisco non sapere niente
della vita privata delle mie dipendenti. A volte ci sono
storie che  meglio non conoscere.
Passai il materiale al viceispettore, che lo esamin con
attenzione. Io continuai a interrogare la proprietaria:
- Ha mai notato qualcosa di strano nella Popescu?
- No, era un tipo di poche parole. Ma qui nessuna
parla.
- Veniva qualcuno a prenderla?
- Non lo so. Quando loro escono io rimango in ufficio.
- Ricorda se negli ultimi giorni prima di andarsene
era agitata? Ha notato qualche comportamento strano?
- Non lo so, non ci ho fatto caso. E poi, perch
avrei dovuto farci caso? Mica sapevo che se ne
sarebbe andata.
A un tratto intervenne Garzn:
- Qui c' scritto che il suo ultimo giorno di lavoro
 stato il 20 di gennaio.  proprio cos?
- S, questo me lo ricordo. Era un mercoled, e avevamo
una commessa piuttosto grande da finire entro
la settimana. Mi  parso strano che non venisse, ma visto
che non aveva telefono, non ho potuto chiamarla.
Ho chiesto alle altre ragazze se fosse malata, ma nessuna
sapeva niente. Aveva poche amiche qui dentro.
E anche se ne avesse avute, sarebbero state zitte.
Loro non parlano.
- Quindi il 21 non si  presentata.
- Infatti.
Garzn tir fuori il suo taccuino e cominci a
sfogliarlo all'indietro. Poi mi guard, con un'espressione
che non riuscii a decifrare.
- Ce ne andiamo, ispettore.
Mi rivolsi alla donna:
- Noi ci teniamo la cartella come prova. Quando le
indagini si saranno concluse gliela restituiremo.
- E nel frattempo, se viene un'ispezione?
- Dica di parlare con noi.
Ci dirigemmo a passo svelto verso la macchina.
- Cosa c', ispettore?
- C' che noi siamo entrati per la prima volta in quel
laboratorio il 21 gennaio. Quel giorno la Popescu non
c'era gi pi.
- Qualcuno deve averla avvertita.
- Ha gi capito chi?
- Certo che l'ho capito! Lo chiama lei o lo chiamo io?
Abel, il nostro magnifico confidente con il nome da
vittima biblica e il volto da pendaglio da forca, ci aveva
fregati. Alla fine decidemmo di non chiamarlo.
Cercammo il suo indirizzo nell'archivio di Machado e
piombammo direttamente nella sua tana. La voce che
suon dall'altra parte della porta rivelava che non era
sveglio da molto.
- Apri, Sanchez, abbiamo delle domande da farti -
disse Garzon con voce tranquilla.
- Si pu sapere perch cazzo siete venuti fin qui? Gli
accordi erano che ci saremmo visti sempre fuori.
- Apri, per favore,  questione di un momento. Ti
facciamo un paio di domande e ce ne andiamo.
Lo sentimmo bestemmiare mentre girava la chiave
nella toppa e sganciava una catena. Non appena la
porta si apr un po', Garzn ci si butt contro con una
spallata brutale. Il battente cedette, e Sanchez, colto
di sorpresa, rischi di rotolare sul pavimento. Il mio vice
lo prese per la maglia e lo spinse su un divano sfondato
dove si accasci come uno straccio. La paura gli
impediva di protestare.
- Sta' fermo l. Non provare nemmeno a muoverti.
- Ma cosa diavolo succede?
Garzn gli si catapult addosso e gli rifil un potente
manrovescio.
- Zitto, Sanchez, zitto! Non sei in una bella
situazione!
Chiusi la porta e cominciai a perquisire la stanza,
mentre il mio collega frugava in camera da letto. L'appartamento
era in pessimo stato, puzzava di fumo e di fritto
stantio. Aprii tutti gli sportelli e i cassetti di quei
mobili sgangherati, e ogni oggetto che prendevo in
mano finiva sul pavimento.
- Non avete il diritto di fare una cosa simile!
Non gli badai, continuai a cercare qualcosa che
potesse servirci come prova incriminante. Una fotografia,
un foglio... ma sembrava che il solo tesoro di quel
disgraziato fossero giornali vecchi, lattine di birra vuote
e qualche terribile soprammobile di plastica. Dopo
un po' Garzon usc dalla stanza.
- Niente, ispettore. Adesso guardo in cucina e nel
bagno.
- Ma si pu sapere cosa state cercando?
Lo affrontai mentre il viceispettore spariva di nuovo.
- Marta Popescu. Cosa mi dici di lei?
- Niente. Non so chi sia.
Tirai fuori la pistola. Gliela mostrai.
- Io non ho la forza del viceispettore. Se devo
picchiarti, lo faccio con questa, e ti far male.
Mi guard con un sorrisetto.
- Ci provi.
Lo colpii sulla bocca con il calcio della pistola.
Grid, port le mani alle labbra. Il sangue aveva
cominciato a scorrere. Terrorizzato, quasi in lacrime,
balbett:
- Ma cosa volete da me? Vi giuro che non ho fatto
niente.
Non cambiai tono di voce, n persi la calma.
- Marta Popescu. Su, raccontami di lei.
Il viceispettore torn, con una risata feroce.
- Ispettore, ha iniziato senza di me!
- Forse ne avevo bisogno. Ma vorrei sapere cosa
succederebbe se fosse lei a picchiarlo con la mia pistola.
- Me la passi!
Sanchez si fece schermo con le mani.
- No, per favore! Vi assicuro che se sapessi qualcosa
ve lo direi.
- Magari ne sai abbastanza da passare il resto dei tuoi
giorni in galera.
- Si sbaglia, ispettore, glielo giuro.
- Perch ci hai messi sulle tracce della Popescu,
perch? E perch l'hai avvertita che saremmo passati al
laboratorio? Cosa c' sotto?
- Posso spiegarvi tutto.
- Avanti, forza, abbiamo tempo.
- Lo sapete che in quel laboratorio  gi scoppiato
un casino tempo fa. Hanno preso un sacco di gente. C'era
di mezzo anche Marta, perch avevano fatto delle
foto a sua figlia, solo che lei  riuscita a farla franca.
Marta conosceva la bambina della foto. Lo so perch
un giorno le ho viste insieme.
- L'ha fatta franca perch tu le hai fatto una soffiata.
L'ispettore Machado aveva parlato con te e sapevi
che sarebbe scoppiato un casino. L'hai avvertita perch
non la pescassero. Voglio sapere perch.
- Ogni tanto me la facevo con lei.  una bella donna,
un corpo fantastico.
- Bene, va' avanti.
- Nessuno ha mai fatto la spia, era rimasta a lavorare
l, e basta.
- Era in contatto con un'altra rete?
- Le giuro che non so se continuasse con quella storia
delle foto. Lei non mi diceva niente, non si fidava.
Lo sapeva che parlavo con voi.
- D'accordo, continua.
- Ma ormai mi ero stufato. Quella donna mi perseguitava,
aveva delle pretese, chiedeva perfino soldi. Ha
cominciato a dire che dovevo sposarla. Solo per i
documenti, non sono mica scemo. A me piace divertirmi,
ma senza complicazioni, capite? Senza storie. Lei mi
ricattava, diceva che avrebbe fatto sapere alla polizia
che l'avevo salvata dalla retata. Poteva costarmi caro,
avrei fatto una figura di merda con l'ispettore Machado,
che non mi avrebbe pi dato un soldo. Poi siete
arrivati voi e ho pensato che finalmente potevo liberarmi
di quella strega. Ma dovevo stare attento, non doveva
sembrare troppo facile, dovevate arrivarci da soli.
Appena le ho detto che sareste passati di l si 
spaventata a morte ed  sparita. Nessuno l'ha pi vista.
Io non volevo che finisse in galera. mi bastava che si
togliesse dai piedi.
- Abita ancora allo stesso indirizzo?
- No, mi ha detto che si sarebbe cercata un altro posto,
ma io le ho risposto che non mi interessava sapere
pi niente di lei. Non mi ha pi chiamato. Non so
dove sia finita.
- Sono tutte palle.
- Le giuro su Dio che non so nemmeno dove abiti!
Stavo per picchiarlo di nuovo, ma il viceispettore mi
ferm.
- Giuri su Dio che non sai nemmeno dove
incontrarla?
Contro ogni previsione, Abel Sanchez rimase zitto,
rannicchiato sul suo divano. Biascic qualcosa. Garzn
insistette:
- Ormai per te  lo stesso che la prendiamo o no.
Sanchez, non fare l'idiota. Tutto quel che lei poteva dire
di te l'hai gi raccontato, a meno che tu non abbia
qualcos'altro da nascondere.
- Ma no, vi assicuro di no.  andata proprio come
vi dico.
- E allora vuota il sacco. Dove possiamo trovarla?
Ha ancora la bambina con s?
- Certo, la bambina sta con lei. Avr otto anni.
Dove potrebbe andare?
Intervenni, vidi che in quella testaccia si apriva uno
spiraglio.
- Non ti pesa sulla coscienza che quella donna
continui a sfruttare sua figlia? Sanchez! Per l'amor di
Dio! Se ci dici dove trovarla potremmo anche dimenticare
che l'hai salvata dalla retata.
Lui scosse la testa, e alla fine punt su di me i suoi
occhi giallastri.
- Lavora da un'altra parte, adesso. A Hospitalet.
Mi ha chiamato per dirmelo. E mi ha detto che aveva
preso una camera in una pensione, per un po', non
so dove. Quando avesse trovato casa mi avrebbe
richiamato.
- Hai un numero di telefono?
- Non ce l'ha il telefono. Ve lo giuro, questo s che
posso giurarlo. Lei non si  pi fatta sentire, la cosa stupisce
anche me. Pensavo di doverla spaventare di nuovo
dicendole che eravate sulle sue tracce, ma non ce
n' stato bisogno.
- Dacci l'indirizzo di dove lavora.
And a cercare l'agendina, ne stacc un foglietto, ce
lo porse. Garzn glielo strapp di mano, vi gett un'occhiata
e lo mise in tasca.
- Mi avevate promesso di lasciarmi fuori da questa
storia!
Uscimmo senza dire una parola.
Lui grid ancora:
- Me l'avevate promesso!
Appena fummo in strada, dissi al mio collega:
- Lo metta immediatamente nelle mani di Machado,
sapr lui cosa fare.
- Lo lascer in libert. Uno come lui  pi utile fuori
che dentro.
- Ma certo, visto che  cos affidabile.
- Senta, ispettore, un confidente non , per definizione,
una suora di carit. Ma le ricordo che  stato lui
a metterci sulla pista giusta.
- D'accordo, gli faremo un omaggio.
Durante il tragitto in macchina, Garzn non la
smetteva di lanciare esclamazioni trionfalistiche,
come se il caso fosse gi risolto. Tutta quella fiducia mi
irrit.
- Non solo sta gi vendendo la pelle dell'orso, ma sta
gi investendo il ricavato. Mi faccia una ricostruzione
dei fatti, piuttosto.
- Facile: Marta Popescu non faceva parte dell'organizzazione
smantellata, si limitava a vendere sua figlia
di tanto in tanto.  sfuggita alla retata grazie a Sanchez,
ma non  stata l'unica. Uno dei membri della rete 
rimasto fuori anche lui: il nostro morto fantasma. Un giorno
il biondo decide di proporle qualcosa, forse vuole farsi
dare la bambina per rimettersi in affari, e lei,
spaventata, rifiuta. Poi decide di liberarsi del tipo, gli
telefona, gli d un appuntamento e gli spara. Punto.
- E la mia pistola? Come ci arriva la mia pistola nelle
sue mani?
- Forse la piccola Delia  rimasta nascosta in casa della
Popescu tutto il tempo.
In quel momento una lucina si accese nella mia testa.
Di tutto quel che aveva detto il mio collega, la sola
idea che mi convincesse era proprio quella. Aveva il
brillio della verit. Guardandomi con la coda dell'occhio,
Garzn si accorse che il suo discorso aveva fatto
breccia. Continu, sempre pi euforico:
- Voglio dire che se riusciamo a mettere le mani su
Marta, salter fuori anche la marmocchia rubapistole.
- La prima parte non mi quadra. Il biondo perseguita
la donna, lei si sottrae...
- Le ragioni possono essere altre, ma fra il morto e
la Popescu dovevano esserci dei conti in sospeso. Per
forza!
- Aspetti a cantar vittoria.
Il viceispettore, lungi dal placarsi, si mise a fare il
cretino. Inton una canzonetta di sua invenzione le cui
uniche parole erano: "Vittoria, vittoria! Vittoria,
vittoria...".
- Insomma, Garzn, l'ispettore Machado ha mostrato
le foto del morto ai colpevoli del precedente caso di
pornografia, e nessuno ha ammesso di conoscerlo.
-  normale che dei malavitosi si proteggano fra loro.
- Quando uno l'ha scampata e gli altri non hanno
niente da perdere?
- Petra, a volte conviene che uno dell'organizzazione
resti fuori, pu aiutarli con le famiglie, pu tener
vivi gli affari. Purch non li abbia denunciati.
Il laboratorio di Hospitalet non era esattamente di
confezioni. Le operaie, tutte immigrate anche l, cucivano
unicamente cerniere lampo su jeans gi pronti che
provenivano da un'altra fabbrica. La responsabile era
una ragazza che ci accolse con molta cortesia.
- Marta Popescu? Le  successo qualcosa?
- Perch me lo chiede?
-  un po' che non viene a lavorare.
- Ha cercato di mettersi in contatto con lei?
- Non mi ha lasciato un numero di telefono.
- Nemmeno un indirizzo?
- L'indirizzo s, ma io non posso andare a casa di
un'operaia che sparisce. Non ne ho proprio il tempo. Le ho
tenuto il posto per due settimane, il che  gi molto.
Poi l'ho sostituita con un'ecuadoriana. Non presentarsi
al lavoro senza spiegazioni  automaticamente motivo
di licenziamento.
- Lo capisco. Pu darci quell'indirizzo?
La nuova casa di Marta Popescu era in calle Valencia,
vicino al mercato delle pulci di Els Encants.
Figurava come attico. In auto, Garzon ed io cercammo
di alleviare la tensione chiacchierando. Nessuno dei due
osava dire a voce alta quel che temevamo: che la
rumena avesse gi preso il volo.
- Ha visto? La responsabile del laboratorio faceva
di tutto per giustificarsi. La polizia ce l'ha ancora un
po' di autorit morale, in fin dei conti.
- Non si faccia illusioni, viceispettore. Hanno paura,
cos come il confidente aveva paura di giurare il
falso. Ciascuno rispetta i suoi piccoli tab, ma credo
che questo con l'autorit morale non c'entri niente.
In altre circostanze Garzn avrebbe reagito male,
accusandomi di essere pessimista e guastafeste. Ma
quella volta si limit ad annuire. La sua mente era
da un'altra parte. Come la mia, del resto. Avevamo
perso la concentrazione necessaria per recitare la nostra
parte nella commedia che mettevamo in scena da
anni.
Lo stabile dove abitava la Popescu era vecchio e
miserabile, senza ascensore. Quello che un tempo,
pomposamente, era stato definito attico, si trovava all'ultimo
piano, accanto alla terrazza condominiale, ed era
una specie di colombaia. Bussammo pi volte ma nessuno
rispose. Garzn aggiunse qualche pugno pi forte
e tuon con voce operistica:
- Polizia, aprite immediatamente!
Silenzio assoluto. Non c'erano altre abitazioni
sullo stesso piano, ma dopo quell'urlo, una vicina
abbastanza spaventata arriv di corsa dal piano di
sotto.
- Sono giorni che non la vedo - disse, senza salutare.
- N lei n la bambina.
- Le conosce?
- No.  poco che abitano qui, ma le vedo sempre
salire e scendere. La bambina  carina, avr sei o sette
anni. Siete della polizia? Che cos' successo?
Garzn se la tolse di torno sbrigativamente:
- Niente di grave, signora. Vada subito a casa e
chiuda la porta. Se abbiamo bisogno di qualcosa la
chiamiamo noi.
Lei obbed all'istante. Quel "chiuda la porta" avrebbe
spaventato chiunque. Il viceispettore si volt verso
di me, brontolando:
- Dio ci liberi dalle vicine ficcanaso. Cosa facciamo,
ispettore?
- E cosa vuole che facciamo? Non abbiamo uno
straccio di mandato.
- Ma io voglio vedere cosa c' qui dentro. Le
ricordo che una minore  in pericolo di vita. Bisogna
trovarla.
- Certo, Fermin, per...
- Al diavolo i mandati. Col suo permesso, ispettore...
si faccia da parte.
Senza aspettare il mio consenso, diede un calcio alla
porta che, di colpo, cedette. Lo guardai sbalordita.
- Garzon!  diventato matto?
- Adesso  aperto. Non credo che quella rumena possa
denunciarci. Le pago una serratura nuova di tasca
mia e pace all'anima. Avanti.
Piena di scrupoli, feci un passo avanti. La stanza era
piccola e buia. Nel bel mezzo, lunga distesa, c'era una donna,
inequivocabilmente morta. Ci avvicinammo senza parlare.
Giaceva supina, aveva gli occhi aperti ed era gi
rigida. Nell'aria c'era un forte odore di putrefazione. Una
pozza di sangue rappreso anneriva il pavimento.
-  Marta Popescu?
- Immagino di s. E la bambina?
- Qui, evidentemente, non c'. Guardi dietro quella
porta, dev'essere un bagno.
Con il fazzoletto, per non lasciare tracce, il mio
collega la apr. Era in effetti un piccolo bagno, vecchio e
malandato come il resto dell'appartamento, che consisteva
di una sola stanza.
- Allarme generale, Fermin. Chiami il giudice, il
medico legale, la scientifica, e anche Yolanda e Sonia.
Garzn tir fuori il cellulare e cominci a telefonare,
mentre io mi guardavo intorno senza toccare niente.
Povert, miseria, era tutto quel che si poteva trovare
l. Due brande, un tavolo, un frigorifero scrostato...
E davanti a quei rottami, un moderno televisore
a schermo panoramico. Solo per comprarsi
quell'aggeggio Marta aveva venduto sua figlia? Oppure
quel ridicolo apparecchio era tutto quel che restava
di un passato migliore? Guardai il cadavere. Il volto
aveva acquistato un'espressione impossibile da
interpretare, la smorfia della morte ormai completamente
padrona di un essere umano. Sembrava forse un mostro,
quella donna? Non in modo particolare. Non ancora
quarantenne, aveva i capelli tinti di rosso, un corpo
armonioso e lineamenti che dovevano essere stati
belli. Indossava una vestaglietta semplice ed aveva
diversi anelli d'oro alle dita. Una donna normale,
abbastanza carina, che curava il proprio aspetto e lo
faceva secondo un suo criterio estetico. Eppure, una donna
cos, capace di tingersi i capelli, di mettersi una
vestaglia, di infilarsi gli anelli, poteva anche vendere la
propria figlia di sette anni a uomini che approfittavano
del suo corpo rovinando forse per sempre il suo
futuro. Era incomprensibile, la mia mente si rifiutava
di immaginarlo.
Il viceispettore si avvicin. Aveva gi finito.
- La ferita  allo stomaco, vede? L c' del sangue
rappreso, e anche sotto il corpo. Dev'essere morta
dissanguata.
- Quanto tempo fa pu essere successo?
- Non ne ho idea. Non sono cos esperto, ma di
sicuro parecchio, puzza da morire.
- Riesce a capire che genere di ferita ?
- Con tutto il sangue rappreso sulla stoffa, non si vede
bene.
- Crede sia stata una pallottola?
- Ispettore, non mi faccia domande a cui non so
rispondere!
- Mi scusi,  pi forte di me.
- No, scusi lei, mi sono lasciato trasportare dalla
tensione.
- Sar meglio che ci calmiamo tutti e due.
Quel che successe poi non favor certo la calma. Arrivarono
tutti: il medico legale, i vicini, la squadra per
il rilevamento delle impronte, il fotografo... e il giudice,
che voleva sapere perch la porta era stata forzata.
- Ci era parso di sentire il lamento di un bambino -
ment Garzn, prima che io dicessi qualche sciocchezza.
- Forse veniva da un altro appartamento.
Lei ci guard diffidente e poi annu. In fondo non
le sembrava cos grave. Solo la natura del delitto su cui
stavamo indagando poteva risparmiarci provvedimenti
disciplinari.
Il medico, dopo un primo esame, determin che la donna
era morta da un paio di settimane per una ferita da
arma da fuoco. Un colpo sparato quasi a bruciapelo. Per
ulteriori chiarimenti dovevamo attendere l'autopsia.
Yolanda e Sonia fecero il giro dei vicini senza risultati.
L'appartamento era all'ultimo piano, e nessuno aveva sentito
niente, n spari, n grida, n rumori.
Il giorno dopo, sia la direttrice del laboratorio di
confezioni che Abel Sanchez identificarono la vittima.
Era Marta Popescu, non c'erano dubbi.
Ovviamente Coronas volle parlarmi, conoscere i
particolari, rivedere tutto quel che avevamo fatto fino ad
allora e capire chi fosse il cretino che aveva buttato gi
la porta.
- Il cretino sono io - gli dissi, e lui non ebbe niente
da ribattere. Rimase zitto e basta.
L'autopsia conferm le prime impressioni: un solo
sparo allo stomaco, nessun segno di colluttazione, la donna
non era sotto l'effetto di droghe.
Tre giorni dopo arriv la perizia del laboratorio di
balistica. Marta Popescu era stata freddata con una
Glock. Esattamente la stessa che mi era stata rubata.
Era morta qualche giorno prima dell'uomo misterioso,
quindi era ovvio che non poteva essere stata lei a
ucciderlo. Ora avevamo due cadaveri, grazie alla mia
pistola, e due bambine scomparse da ritrovare. Un vero
record. Quando lo seppi mi venne quasi da piangere.
Ma data la mia idiosincrasia per le lacrime, fui subito
assalita da un mal di testa feroce. Un medico l'avrebbe
definita emicrania da stress.
Eravamo scossi, tutti quanti, e se mi avessero detto
che l'intera citt di Barcellona era nel nostro stesso stato,
ci avrei creduto. Mettendo insieme tutte le prove
di cui disponevamo veniva fuori una specie di rompicapo.
Marta Popescu era stata uccisa da qualcuno che
la conosceva bene, e che a sua volta conosceva il primo
morto. Entrambe le vittime conoscevano la piccola
ladra. Ma ogni volta che arrivavo a questo punto,
Garzn mi bloccava.
- Dica piuttosto che entrambi sono stati liquidati da
qualcuno che conosceva la bambina.
- Troppe conoscenze. Se non si trattasse di una
bambina, chiunque concluderebbe che l'assassino  la
stessa persona che ci ha rubato la pistola. Ma noi
rimaniamo dell'idea che l'infanzia  innocente. Sa cosa
le dico, Garzn? Posso sbagliarmi, ma temo che
abbiamo a che fare con una piccola belva sanguinaria.
- Non dica bestialit, ispettore.  impossibile!
Yolanda e Sonia, che ci stavano ascoltando, trasalirono.
Sonia, che non era certo un'aquila, si sent
autorizzata ad intervenire:
- Mio nipote, a sei anni, tira calci negli stinchi alla
gente solo perch gli piace.
Yolanda la fulmin:
- Be', non  la stessa cosa tirare calci e ammazzare
la gente.
- A guardar bene,  sempre un gioco perverso - dissi
io, cercando di salvare la povera Sonia. Poi mi rivolsi
a Garzn:
- Almeno sar d'accordo con me sul fatto che
l'assassino  uno solo.
- Non ne sarei cos sicuro. Il biondo si  beccato una
sparo nei cosiddetti, il che fa pensare a una vendetta
sessuale. Mentre la donna  stata colpita allo stomaco.
- E questo a cosa dovrebbe far pensare? A una
vendetta gastronomica?
- Non rida, Petra, sa benissimo che cosa intendo dire.
- Certo che lo so. Ma se quando avevamo una sola
vittima potevamo interpretare i fatti in quel modo,
adesso, come vede anche lei,  assurdo dare la stessa
spiegazione.
- Non la seguo.
- Garzon, cerchiamo altri punti in comune tra i due
omicidi. E si sforzi di seguirmi. Entrambe le vittime
sono state colpite a bruciapelo...
- Se le vittime conoscevano l'assassino,  abbastanza
normale. Stavano parlando tranquillamente ed
all'improvviso...
- Se stavano parlando, nel primo caso l'inclinazione
sarebbe stata dal basso in alto. La prima vittima era un
uomo molto alto.
- Non necessariamente.
- Ma lei  pi testardo di un mulo! Come faccio a
dimostrarle che...
- Come fa a dmostrare una cosa di cui non  sicura?
Garzon aveva ragione, non era il caso di fare
esperimenti da laboratorio scolastico per convincere il mio
avversario dialettico. Ci sarebbe voluta una formula esatta
come quella della relativit. All'improvviso mi venne
un'idea. Dissi alle due giovani agenti, che ci ascoltavano
con crescente perplessit:
- Su, una delle due mi porti una copia dei referti
delle autopsie. Anzi, in quadruplice copia sarebbe
meglio.
Yolanda diede una sbrigativa gomitata a Sonia, che
si mise subito in marcia. Dalla porta, domand:
- Quadruplice vuol dire quattro copie, vero?
- S, bella, s - disse Yolanda, dispiaciuta di non
poter coprire oltre le limitazioni culturali della sua collega.
Quando questa si fu allontanata, si sent in dovere
di dire:
- Lavora tanto, e non protesta mai.
Garzn ed io annuimmo fingendo il massimo della
comprensione. Dopo un intervallo che ci parve
lunghissimo, Sonia torn, tutta orgogliosa, con il
quadruplice frutto del suo lavoro. Distribu i fogli.
- Vediamo, aiutatemi. La vittima raggiunta ai
genitali era un uomo molto alto. Qui dice un metro e
novanta. Quindi aveva i genitali approssimativamente
a... - Guardai il viceispettore. - I suoi, a quanti
centimetri da terra si trovano, Garzon?
- Ma che bella domanda! - comment l'interpellato.
Le due ragazze proruppero in risatine. - Credete che questo
ci porter da qualche parte? - Era gi seccato.
- Le do la mia parola d'onore che sto parlando sul
serio.
Fece una faccia rassegnata.
- Sono alto uno e sessantanove, ma non ho idea di...
Intervenne Yolanda:
- Ho un metro a nastro nel cassetto della scrivania.
Senza chiedere alcun consenso usc di corsa. Per fortuna
ritorn subito, eravamo tutti un po' in difficolt.
Entr vittoriosa, ma il suo metro a nastro si trasform
di colpo in un oggetto imbarazzante di cui non sapeva
cosa fare. Lo pos sul tavolo con gesto neutro. Il
viceispettore si alz con un sospiro, prese il metro e si
volt verso il pubblico.
- Smettetela di guardare i muri come se foste in un museo.
Non ho nessuna intenzione di spogliarmi.
Dopo questo disinvolto avvertimento, le ragazze
poterono liberare le risate e la tensione si allent. Garzn
procedette alla misurazione.
- Circa ottanta centimetri.
- Quindi, grossomodo, i genitali della vittima
dovevano trovarsi a una novantina di centimetri da terra.
E lo stomaco, viceispettore? A che altezza  il suo
stomaco? Aspetti, prima controlliamo la statura di
Marta Popescu.
Yolanda la trov subito.
- Uno e cinquantacinque.
- Pi o meno come me - disse Sonia. - Io sono alta
un metro e cinquantasette.
Misur la distanza fra il suo stomaco e il pavimento,
contenta di quel momento di protagonismo.
- Quasi novanta centimetri.
Deglutii con difficolt. Per la prima volta in quelle
indagini il cuore mi batteva forte per l'emozione.
- Felice coincidenza, non credete?
- Dove vuole arrivare, ispettore?
- Le due vittime sono state uccise con la mia pistola,
e in entrambi i casi la pallottola  partita da un'altezza
di novanta centimetri, indipendentemente
dall'organo colpito. Forse  l'altezza da cui pu sparare un
bambino. E tutte e due le volte lo sparo  avvenuto a
bruciapelo, perch  il modo pi sicuro per colpire
quando non si ha pratica con le armi.
Alle mie parole segu un lungo silenzio.
- Allora, secondo lei, la piccola Delia ha ancora la
sua pistola e la sta usando. Ma a che scopo?
- Non lo so, Fermin. Non so che cosa leghi le due
vittime, ma un nesso c' per forza. Almeno nella mente
di quella bambina.
- E la figlia della Popescu? - chiese Yolanda con un
filo di voce.
-  probabile che le due bambine siano insieme, a
meno che la ladra non sia scappata per conto suo. La
stiamo cercando?
- S, ispettore. Se ne occupa l'ufficio minori.
-  stato trovato qualcosa di interessante in casa della
rumena?
- Niente, n un'agenda, n un indirizzo...
- E Abel Sanchez?
- L'ispettore Machado lo sta mettendo sotto torchio.
- Bene. Bisogner tornare al centro El Roure. La sua
ipotesi, Fermin, non  male. Forse le due bambine si sono
incontrate l. Quell'educatrice, come si chiamava?
- Ins Buenda.
- Esatto. Ins Buenda diceva che molti bambini di
famiglie destrutturate trascorrono periodi nei centri di
accoglienza, poi tornano con i genitori. Potrebbe essere
successo anche alla piccola Popescu.
Nuovo silenzio sepolcrale.
- Che schifo di caso, eh, signore mie?
- Un vero schifo.
Cominciammo a uscire in silenzio dall'ufficio. Sonia
esclam:
- Ispettore Petra, non ci ha dato ordini.
Capii che Yolanda stava per darle un'altra gomitata.
Decisi di aiutarla. Le sorrisi e dissi:
- Hai ragione, Sonia. Tu e Yolanda vi metterete a
disposizione della squadra che si occupa delle bambine.
Lei annu, felice ed orgogliosa. Ne approfittai per
aggiungere:
- E la prossima volta che ti viene in mente di chiamarmi
ispettore Petra, ti do un cazzotto, intesi?
Lei sbatt gli occhi, e annu di nuovo. Si allontan
inorridita, mentre Yolanda le parlava sottovoce. Di
sicuro le stava spiegando che non ero poi cos tremenda,
bastava prendermi per il verso giusto. Garzn ed
io rimanemmo soli.
- Noi invece andiamo al centro El Roure, che ne dice?
- Ai suoi ordini, ispettore Petra.
Faceva dello spirito, senza riuscire a nascondere il
turbamento. Quella storia di bambine assassine e madri
sfruttatrici l'aveva visibilmente scosso. Non c'era niente che
funzionasse. N le bambine erano innocenti n le madri
erano amorevoli e protettive. Glielo leggevo nel pensiero,
perch non appena si mise al volante, mi disse:
- Ma in che mondo ci tocca vivere, Petra? Non c'
niente che vada come dovrebbe. Viene voglia di
rinchiudersi in una grotta e non uscirne pi per tutta la
vita.
- Ci ha gi provato sant'Antonio.
- E come gli  andata?
- Malissimo, gli apparivano leoni minacciosi e donne
nude che lo tentavano alla fornicazione.
- E come faceva per resistere?
- Non lo so, forse immaginava di farsela con i leoni
e di essere sbranato dalle signorine. In ogni caso
ne usc matto, e non credo che lei voglia seguire il suo
esempio.
Garzn rise sotto i baffi, e poi sospir:
- Lei riesce sempre a farmi ridere, ma le garantisco
che sono sull'orlo della depressione.
- Anch'io, glielo assicuro. Non tutti i casi sono uguali,
vero?
Il mio telefonino suon. Risposi. Era Marcos Artigas.
Voleva invitarmi a cena per quella sera.
- Una cena di famiglia? - chiesi.
Le sue risate non mi sorpresero.
- No, per Dio, no, questa volta niente bambini. Mi
spiace di essermi fatto la fama del padre noioso.
- Ma no,  stato piacevolissimo.
- Allora, accetti?
- S. Puoi passare da casa mia alle dieci? Cos avr
il tempo di cambiarmi.
- Va benissimo. Alle dieci.
Silenzio e sguardi di sottecchi da parte del
viceispettore. Finalmente la domanda:
- Sta uscendo con un uomo, Petra?
- Si tratta solo di solitudini condivise. E lei?
- Io non esco con un uomo.
- Non faccia il furbo. Come va con Beatriz?
- Siamo sempre allo stesso punto. Una lotta: matrimonio
s, matrimonio no...
- Fa il duro, eh?
- Faccio come sant'Agostino, resisto alle tentazioni.
- Sant'Antonio.
- Sant'Antonio.
Rimanemmo zitti per un po'. Alla fine, lui aggiunse:
- Finir anch'io per farmela con i leoni, in mancanza
d'altro.
- O per essere felice tutta la vita.
- Magari.
Ci scambiammo uno sguardo di reciproca comprensione,
interrotto solo dal semaforo che pass al verde.
Via libera, forza, bisognava resistere ed andare avanti,
nonostante il traffico.
La direttrice del centro El Roure era uscita a fare delle
commissioni, e cos fummo accolti da Ins Buenda,
che ci offr subito un caff della macchinetta e si
sedette ad aspettare con noi. Ma le domande che ci
tormentavano non tolleravano dilazioni. Garzn cominci
prima ancora di accorgersene:
-  mai stata accolta qui al centro una bambina
rumena figlia di una certa Marta Popescu?
- Dal nome, non saprei dirlo. Dovremmo controllare
in archivio, ma finch la direttrice non arriva...
Non tarder, vedrete. Esce spesso, per pagare fornitori,
incontrare funzionari pubblici, assistere a riunioni... Ha
molte responsabilit, poveretta.
- La aspetteremo, non si preoccupi. Ricorda se
Delia si fosse fatta un'amichetta quando  stata qui?
- No, vi ho gi detto che era molto ribelle, molto chiusa.
Non giocava con nessuno, non parlava. Non mi pare
proprio. Ma, chiss, le bambine a volte stanno da
sole, e la notte dormono tutte insieme, senza nessuno
che le sorvegli. Siamo giunte alla conclusione che
psicologicamente  meglio cos. Non vogliamo che si sentano
rinchiuse in un'istituzione poliziesca.
Subito, si accorse di essere stata indelicata, e cerc
di rettificare:
- Un'istituzione penitenziaria, volevo dire.  stato
un lapsus. Non pensavo...
- Abbiamo capito, non importa. E, mi dica, Ins, non
potremmo parlare con qualche bambina che abbia conosciuto
Delia? Loro senza dubbio saprebbero dirci cosa
faceva, forse potrebbero rivelarci qualcosa di importante.
- Oh, ispettore, questo mi sembra molto difficile.
Solo la direttrice pu autorizzare una cosa simile, ma
dubito che voglia farlo. Certo, voi non potete capire la
nostra scarsa collaborazione. Ma dovete pensare che,
come dice il nome stesso, noi siamo un centro di
accoglienza, e accogliere significa proteggere. I bambini
che vivono qui hanno sofferto molto, e non sono mai
colpevoli delle loro sofferenze.
- Non intendiamo incolpare nessuno, vogliamo solo
aiutare una bambina che si  messa in un grosso guaio
e pu trovarsi in pericolo.
- Lo so, certo, ma per trovare una bambina non
possiamo metterne in difficolt altre come lei, altrettanto
sofferenti. La direttrice  come una madre per tutte
loro, e posso gi dirvi fin d'ora che far il possibile
per proteggerle.
In quel momento Pepita Loredano comparve sulla porta,
e il suo volto non riusc o non volle nascondere il
profondo fastidio che provava nel vederci. Si rivolse
all'educatrice:
- Mi hanno detto che ci sono visite.
- S, stanno aspettando lei. Si ricorda dell'ispettore
e del suo assistente, vero?
- Certo -. Ci diede la mano controvoglia.
- Vi lascio soli.  stato un piacere.
La psicologa si allontan, e con lei mi parve che si
allontanasse ogni possibilit di scoprire qualcosa l dentro.
- Ha ritrovato la sua pistola, ispettore? - esord la
direttrice in tono di rimprovero.
- No, ancora no. E purtroppo abbiamo ragione di
ritenere che sia ancora in mano a quella bambina.
- Ah, benissimo!
- No, non va per niente bene - risposi, trattenendomi
dal mandarla all'inferno.
- Le assicuro che qui da noi la bambina non si  vista.
- Oggi per vorremmo chiederle di un'altra bambina
che potrebbe essere stata accolta qui insieme a
Delia.
- E si pu sapere che cosa avrebbe fatto questa nuova
bambina?
- Signora Loredano, per favore, la prego di cambiare
atteggiamento.
- Non so proprio cosa dirvi.
Garzon, intuendo il pericolo, cerc di appianare le
cose.
- Vede, signora, per noi sarebbe molto importante
sapere se questa bambina pu aver conosciuto Delia qui
al centro. Non ha fatto niente di male, e noi non le
faremo niente di male, possiamo assicurarglielo.
- Conoscete il suo nome, almeno?
- No, ma sappiamo che la madre si chiamava Marta
Popescu.
- Si chiamava?
-  stata assassinata qualche giorno fa. Quanto al
padre... non sappiamo chi possa essere.
La direttrice si mise le mani nei capelli, disperata.
- Che disastro, signori miei, che disastro! Ma quando
si decider la polizia ad agire in modo da proteggere
i minori?
- Le do la mia parola d'onore che non siamo noi gli
assassini! - dissi, con aperta ostilit. - Stiamo lavorando
a un caso molto penoso, molto grave, per questo chiediamo
la sua collaborazione.
- Venite nel mio ufficio - concesse, come se fosse la
regina di Saba.
La seguimmo. Avevo sempre pi voglia di saltarle
addosso e di darle un paio di ceffoni, ma mi sforzai di
sopportare l'insopportabile. Lei si sedette al computer,
seria come la morte. Garzon ne approfitt per farmi
qualche gesto tranquillizzante, aveva paura che perdessi
la pazienza. La voce di Pepita Loredano suon neutra
come quella di un navigatore GPS.
- S, eccola, Rosa Popescu, figlia di Marta Popescu.
La bambina ha passato un anno con noi, in accoglienza
temporanea. La madre, non coniugata, per un
periodo aveva esercitato la prostituzione. I vicini si erano
accorti che lasciava la bambina sola in casa per molte
ore ed hanno denunciato la cosa alle autorit. Per questo
la figlia  stata accolta qui da noi. Dopo un anno
la madre  stata in grado di dimostrare il proprio
reinserimento sociale. Lavorava come operaia e aveva
ottenuto regolare permesso di soggiorno.
- Ci sono altri dati su di lei? - chiese il viceispettore.
- Trentasei anni. Era entrata illegalmente nel paese
con la figlia, nessuno sa come. Non ha pi fatto parlare
di s. Lavorava normalmente e si occupava della
bambina.
- Queste cose sono state accertate.
- Una nostra educatrice effettua visite periodiche alle
famiglie, ma se tutto va bene, dopo qualche mese il
caso  ritenuto chiuso.
A quel punto intervenni, colma di una soddisfazione
inconfessabile.
- A quanto pare neanche voi, nella protezione dei
minori, siete cos perfetti, signora Loredana.
- Come dice?
- Dico che negli ultimi tempi Marta Popescu prestava
la bambina per fotografie pornografiche.
- Non  vero!
-  assolutamente vero!
- Lo dimostri!
Garzn intervenne con la massima delicatezza.
- Temo sia vero, signora.
La direttrice arross fino alla radice dei capelli. Quasi
non riusciva a parlare per la rabbia.
- E allora? Cosa vuole da me? Quelle donne sono
feccia! Nient'altro che feccia! Non capisco come la
natura permetta loro di concepire dei figli. L'ottanta
per cento dei bambini che ospitiamo finiscono qui perch
i genitori abusano di loro, li vendono, li abbandonano,
li maltrattano. Quella gente fa schifo! Questa 
la sola verit: fa schifo! Cosa possiamo fare noi?
Pochissimo! Capisce? Pochissimo!
- La smetta di gridare e si persuada una volta per tutte
che siamo sulla stessa barca.
- No, ispettore, io non potr mai accettare una cosa
non vera! Voi fate il vostro lavoro, trovate un
colpevole e addio. Tutta la spazzatura rimane a noi!  qui
che finiscono i bambini, ridotti a rifiuti umani a sei, a
otto anni, e noi dovremmo avviarli verso una vita pi
felice. Ma questo  molto difficile, se lo metta bene in
testa, praticamente impossibile, e lo sa perch? Perch
quei bambini sono diventati duri, astuti, crudeli, perch
sono diventati come i loro genitori!
Mi guardava con aria di sfida, la faccia congestionata
e gli occhi in fiamme. Garzon spezz il silenzio
che segu:
- Per favore, vi prego! Non pensa sia meglio se ce
ne andiamo, ispettore?
Annuii, mi voltai e me ne andai senza un saluto.
Sentii alle mie spalle il viceispettore che si congedava
educatamente. Attraversai il giardino senza fermarmi e
salii in macchina. Garzn arriv un attimo dopo. Mise
in moto e part.
- Cavoli, ispettore, certo che voi donne, cos solidali
e comprensive, quando vi mettete l'una contro l'altra
diventate delle belve!
- Mi sono comportata da stupida - risposi
laconicamente.
- Perch?
- Perch ha ragione la Loredano. Noi troviamo il
colpevole e pensiamo che sia tutto finito. Quando ci riusciamo,
poi.
Non pronunciammo pi una parola. Un mutismo
carico di sentimenti indefiniti ma intensi si insedi fra
noi. Garzn mi conosceva abbastanza bene per sapere
che non mi sarebbe stato facile parlare.
- La porto a casa, Fermin?
- No, devo fare qualche commissione. Mi lasci
all'angolo, per favore.
Gli obbedii. Lui scese dall'auto, e dal marciapiede mi
disse:
- Non ci pensi pi, per stanotte. D'accordo, ispettore?
- A domani.
Gli impazienti automobilisti di Barcellona suonarono
i clacson dietro di me. Partii con rammarico. Avevo
bisogno della compagnia di Garzn. Solo lui sapeva
farmi ridere con le sue impertinenze. Eppure, in quel
momento era meglio che non ci fosse, la sua immagine
mi avrebbe ricordato quel che aveva detto la direttrice
del centro: noi ci limitavamo a cercare un colpevole,
e intanto le bambine che lei avrebbe dovuto aiutare
erano ormai irrecuperabili, condannate all'emarginazione
per tutta la vita. Provavo un senso di impotenza
assoluto.
Parcheggiai davanti a casa con un nodo alla gola.
Attraversai la strada di corsa. Proprio in quel momento,
un uomo alto e biondo usc da un'auto e venne direttamente
verso di me. Era Marcos Artigas. Mi ero
completamente dimenticata del nostro appuntamento ed ero
in ritardo. Lui sorrideva affettuoso, aveva gli occhi
puliti, le mani grandi e accoglienti. Portava un cappotto
foderato di pelo che si apr insieme alle sue braccia.
- Petra, come stai?
Il suono della sua voce mi inond di sensazioni gradevoli:
odore di timo e rosmarino, mio padre che rientrava
dal lavoro, i risvegli tranquilli con un raggio di
sole che arrivava fino al mio letto, il rumore del mare.
Mi avvicinai e lo abbracciai forte. Affondai la faccia
nel suo petto ampio e morbido. Avrei potuto
addormentarmi l. Lui, uomo comprensivo, non disse una
parola. Mi strinse, mi avvolse, divenne un cane lanoso e
protettivo. Senza staccarmi da lui, gli dissi:
- Scusami, sono un po' gi. Mi occupo di un caso
cos sordido...
- Vuoi ancora andare a cena?
- E tu?
- Ho solo voglia di stare con te.
- Vieni.
Aprii la porta e lo condussi dentro.
- Non vorrei staccarmi dal tuo petto - dissi. - Ma
per le scale rischiamo di cadere.
- Non cadremo, vedrai.
Mi accolse con il braccio destro, in cui nascosi il viso,
e cos salimmo fino alla mia camera. Lasciai la luce
bassa mentre ci spogliavamo e poi mi stesi accanto
a lui. Non avevo mai desiderato tanto che nel mondo
ci fosse armonia, un miracolo che restituisse a ogni cosa
il suo valore, che rasserenasse la vita, che delimitasse
il vuoto, che placasse la vertigine.


Capitolo settimo.

Se Marta Popescu aveva fatto la prostituta, doveva
aver avuto una buona ragione per smettere. Quest'idea
continuava a ronzarmi nella mente. Garzn cercava
di convincermi che fosse passata all'abuso di minori perch
era pi redditizio. No, a un certo punto aveva
abbandonato la prostituzione e l'aveva fatto per uno scopo.
Forse si sentiva minacciata, o forse voleva legalizzare
la sua situazione in Spagna. Lavorava come operaia
in un laboratorio, e solo occasionalmente, forse
costretta da qualcuno, prestava sua figlia per le fotografie.
La figura del confidente era di nuovo essenziale per
le nostre indagini. Quel miserabile non ci aveva detto
tutto quel che sapeva. Lui e la Popescu erano stati amanti,
e per quanto meschino sia un uomo, non condivide
il letto con una donna senza conoscere certi particolari
della sua vita. Lo convocai per un interrogatorio. Il
collega Machado non avrebbe potuto fargli le domande
giuste senza conoscere i retroscena del nostro caso.
Eppure, quel maledetto confidente era passato per ben
tre volte nelle nostre mani senza mai dire tutto quel che
doveva. Non sapevo come fare per ottenere risultati
migliori. Dovevo minacciarlo, ma come? Facendolo giurare
su quanto aveva di pi sacro? Qual era il suo punto
debole, supponendo che ne avesse uno? Questo,
Machado doveva saperlo. Andammo da lui. La sua prima
risposta fu una domanda:
- Fino a che punto sei disposta ad infrangere le regole?
- L'altro giorno il viceispettore gli ha quasi buttato
gi la porta. Non avevamo un mandato.
- Bravi. Ma questa volta dovrete spingervi oltre.
- Fino a che punto?
- Volete sapere se ha una carta nascosta nella manica,
o no?
- Non perdiamo tempo, Machado.
- Mettetegli davanti una di quelle giovani agenti che
lavorano con voi. Lui perde la testa per le ragazze.
- Ma neanche per sogno! Io non far mai nulla
contro la dignit di una donna.
- Allora, Petra, vedi tu. Io nella tua coscienza non posso
entrare, ma sappi che Sanchez  molto sensibile a queste
cose. Sono quasi sicuro che davanti a una bella
signorina canterebbe. Si tratta solo di lavorarselo un po'.
- Ma come pensi che possa chiedere una cosa del
genere alle mie agenti? Per carit,  fuori discussione.
- D'accordo, ma non prendertela con me. Lo dicevo
solo per aiutarti.
Quando rimanemmo soli, Garzon assunse uno strano
atteggiamento. Tergiversava, mi guardava con la coda
dell'occhio, fischiettava. Capivo che voleva lasciare
a me la decisione.
- Ma guardi un po' con cosa se ne esce Machado!
Incredibile, un'idea da ruffiano!
- S, certo, una strana idea - disse lui poco convinto.
- Pagare i confidenti mi sembra gi orrendo, ma
offrirgli le mie ragazze come incentivo... Che assurdit!
Garzn fischiettava e canticchiava fra s. Mi saltarono
i nervi.
- Vuole smetterla di farmi il sottofondo musicale?
Perch non parla?
- Io? E di cosa devo parlare?
- Della cazzata che ha in mente!
- Nessuna cazzata. Pensavo solo a quello che ha
detto Machado, che lui nella sua coscienza non ci pu
entrare.
- E allora ?
- Be', nemmeno lei pu entrare nella coscienza di
Sonia o di Yolanda.
- Ah, fantastico! Solo che la mia coscienza viene prima
perch io sono il capo, e non intendo dare ordini
in questo senso.
- Magari loro preferirebbero lavorarsi quel tipo pur
di non avere un altro morto sulla coscienza.
- Ma visto che non lo sapranno, la loro coscienza
rimarr perfettamente a posto.
- Questa storia della coscienza  un bel casino,
ispettore. Io credo che ciascuno dovrebbe usare la propria
per decidere quel che gli pare. Non  d'accordo?
- D'accordo, benissimo, ma allora con le ragazze ci
parla lei! Glielo dice soltanto. Niente ordini, intesi?
E cos, molto ipocritamente, mi disinteressai della
faccenda, pur sapendo che Garzn non sarebbe rimasto
con le mani in mano. E infatti, il giorno dopo, venne
a dirmi che le ragazze avevano accettato il piano senza
la minima obiezione. Non volli sapere che cosa avessero
in mente. Se una sola delle ragazze pensasse di entrare
in azione o se avessero organizzato un vero e proprio
commando erotico a due. Cercavo di non vedere,
ma almeno le forme erano salve.
Il terzo giorno, mentre mi trovavo a classificare
indizi con il viceispettore, Sonia e Yolanda entrarono nel
mio ufficio. Venivano a rendere conto della loro
seduzione poliziesca. Erano molto soddisfatte. Tutto era
andato bene. Avevano ottenuto informazioni utili.
Yolanda, con grande professionalit, aveva steso un piccolo
rapporto che mi lesse. In sostanza, Marta Popescu
aveva lasciato la prostituzione perch si era innamorata.
Il suo amante era un immigrato clandestino e
lei aveva cercato di farsi sposare da Sanchez per ottenere
la cittadinanza. Sanchez giurava di ignorare
l'identit di quell'uomo. E di l non si era pi mosso. Aveva
solo dato a intendere che forse faceva parte della banda
della Teixonera.
- Brave, ottimo lavoro! - esclam il viceispettore.
- S, siete state bravissime - confermai. - Anche se
voglio dirvi che sapervi imbarcate in una missione
simile non mi piaceva affatto.
- Non deve preoccuparsi, ispettore,  stato
facile - disse Yolanda. - Quando gli abbiamo chiesto
di vederlo, ha protestato, ha detto che non voleva
pi saperne di noi. Poi io ho cominciato a lavorarmelo,
e quando ormai era cotto a puntino,  entrata
Sonia.
- S,  stato fantastico! Quando sono entrata Yolanda
gli teneva gi l'uccello in mano, e lui tirava certi sospiri
che sembrava dovesse morire. E allora io...
- Be', non c' bisogno di entrare nei particolari! Sta
di fatto che mentre me lo lavoravo, gli facevo le mie
domandine, finch non ha parlato!
- S, e proprio quando stava per venire, noi ci siamo
tolte. Poveretto, c' rimasto malissimo. Ma alla
fine...
- S, s, ha parlato - la interruppe Yolanda
imbarazzata. Poi si rivolse a me e mi sorrise:
- Non pensi a noi, ispettore. Era un povero diavolo
e non abbiamo dovuto fare niente di speciale, in fondo.
Garzn rise per dieci minuti buoni quando le ragazze
uscirono dal mio ufficio. Rosso come un peperone,
cercava inutilmente di darsi un contegno.
Mi strofinai la faccia pi volte. Il viceispettore mi
guard, improvvisamente serio:
-  arrabbiata, Petra?
- Un po' stanca.
- Per  arrabbiata.
- Perch insiste?
- La conosco, e so che certe cose le danno fastidio.
- Mi sento abbastanza al riparo, questa volta.
- Meglio.
- Il che non significa che questo caso non mi faccia
dare di matto. Qui non si va avanti, viceispettore! Si
rende conto?
- Non  del tutto vero. Facciamo un passo dopo l'altro.
- S, ma girando su noi stessi.
- Eppure lei ha gi elaborato un'ipotesi.
- Frammentaria, e carente di prove, ma... S, sono
convinta che Marta Popescu fosse innamorata del nostro
cadavere senza nome.  stato lui a trascinarla nel
mondo degli abusi sui minori e... be', a questo punto
non c' pi niente di chiaro. Facciamo una cosa: torni
nei due laboratori con una fotografia del morto e la
faccia vedere a tutte le lavoranti. Continuo a pensare
che stiamo sbagliando qualcosa. Qualcuna delle colleghe
della Popescu deve pure averlo visto, il suo uomo.
Magari andava a prenderla al lavoro.
- La storia della sua pistola ci ha mandati fuori strada.
- S, ma la mia ipotesi ha un'altra pezza d'appoggio,
non lo dimentichi.
- La bambina assassina.
- Che agisce per vendetta.
- Qui cominciamo a non essere pi d'accordo. Una
bambina che ruba un'arma, che riesce a rintracciare le
due vittime, che non ha una famiglia, nessuno che la
cerchi... che addirittura riesce a far sparire la figlia di
una delle sue vittime! Mi dica, ispettore, quella benedetta
bambina, dov' finita? Dove si nasconde? Si 
volatilizzata?
- Le risponder come il nostro caro confidente: non
lo so, non lo so e non lo so. Adesso, per, la prima cosa
da fare  identificare il morto. Mentre lei parla con
quelle donne, io vado in carcere.
- Ma...
- S, lo so, i responsabili del caso del laboratorio non
parleranno! Ma dobbiamo pur provarci, no? Certe volte
le teorie hanno un punto debole. Bisogner trovare
qualche incentivo capace di sciogliere la lingua a quella
gente.
- Ha ragione ispettore. Sono contento che non si perda
d'animo, e sono ancora pi contento di quello che
mi ha detto poco fa.
- Cosa le ho detto poco fa?
- Che adesso si sente al riparo da certe sordidezze.
Annuii senza aggiungere spiegazioni, e ci alzammo
per andarcene. Era vero, qualcosa era cambiato dentro
di me da quando quelle orribili indagini avevano
avuto inizio. Ero giunta sull'orlo della depressione, ma
qualcosa mi aveva salvata. Nell'accavallarsi degli eventi
non avevo avuto tempo, e forse nemmeno bisogno,
di dedicarmi all'introspezione. O forse avevo preferito
non farlo perch non riuscivo a ricavarne nulla. In
fondo, era evidente che l'incontro con Marcos Artigas
mi aveva fatto bene. Marcos era un uomo di buon senso,
tranquillo, cortese, che a letto si era rivelato un
amante appassionato e generoso. In un momento difficile,
quando pi mi trovavo esposta alla solitudine e
all'orrore, quell'incontro mi aveva infuso coraggio.
Ma una cosa era chiara: si trattava di un episodio isolato
e senza conseguenze. Nulla sarebbe cambiato fra
noi. Non era la prima volta che mi concedevo qualche
distrazione con un uomo, e questo non aveva mai
interferito con l'impostazione della mia vita: tranquillit,
godimento di una solitudine desiderata e nessun
impegno amoroso. Per fortuna Artigas sembrava un uomo
a posto, di quelli che non esigono spiegazioni e non
pongono priorit. Il momento che stava vivendo, poi,
era di quelli che si prestano agli incontri erotici senza
conseguenze, come sempre cpita dopo un divorzio. A
pensarci bene, doveva essere molto equilibrato. Viveva
quella separazione senza dare il minimo segno di
disordine. Era vero che lo conoscevo poco, e che chiss
quale processione di demoni si snodava dentro di lui
senza che mi dicesse niente. Ma il solo fatto che riuscisse
a tenere i suoi tormenti sotto controllo, senza
manifestarli, era un pregio difficile da eguagliare. Non ero
certa che quell'incontro amoroso potesse ripetersi, ma
ero convinta che in ogni caso lui ed io ne avremmo sempre
conservato un buon ricordo. Certo, per superare
la tempesta depressiva che mi minacciava avrei potuto
ricorrere ad altri rimedi meno carnali, come uscire
con un'amica, per esempio, o passare una settimana in
un centro termale, oppure leggere uno di quei libri di
self-help che piacevano tanto al viceispettore. Ma la mia
generazione ha sempre mostrato una particolare
propensione per il sesso, servendosene come di una terapia
multifunzionale. C' qualcosa di pi confortante
di una bella scopata? Per di pi  sempre possibile
scegliere il modo giusto, indipendentemente da chi ci
accompagna nell'avventura, conferendo all'atto le
caratteristiche di cui si ha bisogno in ogni occasione.
L'autostima vacilla? Non devi far altro che galoppare
sopra il tuo partner come un'amazzone, sentendo crescere
in te tutto il tuo potere. Hai bisogno di affetto e
comprensione? Rannicchiati accanto al partner dopo aver
fatto l'amore, come se dormissi per l'ennesima volta
accanto a un marito molto amato. Per questo si dice
che una componente molto importante del sesso 
l'immaginazione. La mia sar anche una generazione
promiscua, ma non ha mai dovuto chiedere aiuto a nessuno
per andare avanti. Se l' cavata benissimo con le
medicine spirituali che la natura le ha messo a disposizione.
Di sicuro, la mia storia con Marcos Artigas era
sotto controllo, e non sarebbe durata troppo a lungo.
Mi congratulai con me stessa per avere trovato l'uomo
ideale in quelle circostanze: maturo, simpatico,
attraente, sicuro di s e gradevole nei modi. Non avevo
il minimo dubbio che si sarebbe presto risposato con
una donna meravigliosa.
Sgranavo con indolenza questi confortanti pensieri
davanti alla porta dell'ufficio di Flora Minguez, il
magistrato incaricato delle indagini, che sistematicamente
mi faceva aspettare. Quando finalmente mi ricevette,
non riusc a risparmiarmi un'accoglienza teatrale:
- Ispettore Delicado! A cosa devo tanto onore?
Avevamo la stessa et, e non era la prima volta che
lavoravamo insieme. Lei si era sempre dimostrata
cordiale con me e ci aveva spesso aiutati, ma io
sapevo che la sua fama di durezza non era solo una
voce di corridoio, e l'avevo sempre trattata con la
massima formalit.
- Questo suona come un rimprovero, eccellenza.
- Niente affatto. Mi fa piacere vederla qui, perch
non  cos frequente che lei venga a trovarmi.
- Per riceve periodicamente i verbali sulle indagini,
non  cos?
- Puntualmente, ma ho l'impressione che siano
sempre di pugno del suo viceispettore, che del resto
viene spesso a trovarmi per richiedere mandati e
autorizzazioni.
- Non vorrei che le sembrasse una scusa, eccellenza,
ma queste indagini assorbono completamente il
mio tempo.  un caso complicato e sgradevole.
- S, e a quanto pare si sta complicando ancora di
pi, se dobbiamo supporre che gli omicidi commessi con
la sua pistola siano collegati.
- Lo sono certamente, ma dobbiamo ancora provarlo.
In parte sono venuta per questo.
- Non conosco il motivo che l'ha spinta a venire da
me, ma dev'essere di sicuro eccezionale.
- Ho bisogno di scoprire l'identit della prima
vittima, non posso attendere oltre. Quest'incognita rende
tutto pi difficile.
- Immagino di s. E io che cosa posso fare?
- Eccellenza, vorrei parlare con l'organizzatore di
una rete di pornografia che si trova in carcere. Si chiama
Juan Expsito. Posso fornirle il numero del
procedimento.
- E perch vuole parlargli?
- Per offrirgli qualcosa in cambio di informazioni.
- Che cosa?
- Uno sconto di pena, qualche trattamento di favore.
Le sopracciglia del giudice, armoniosamente disegnate,
assunsero un cipiglio guerriero.
- Impossibile, non ci pensi nemmeno.
- I colleghi che si sono occupati del suo caso mi hanno
assicurato che non parler per nessuna ragione, a meno
che...
- Questi reati sono fra i delitti pi miserabili che
si possano commettere, e ci impongono di applicare
la "tolleranza zero". Non si aspetti da me nessuno
sconto di pena, perch non lo otterr. Provi con un
altro giudice.
- Lei sa che nessuno che non abbia a che fare con il
caso mi dar ascolto.
- Allora...
- Eccellenza, per favore, sar un patto interno che
ormai non pu suscitare allarme sociale. Il delitto per
cui quell'uomo  stato condannato  un caso chiuso,
mentre quelli di cui mi occupo devono ancora essere
puniti.  necessario evitare la sofferenza di altre
vittime innocenti.
- Non ci sono garanzie che ci avvenga. La giustizia
deve essere cieca e inflessibile, il condannato deve
pagare.
- Eccellenza...
- Apprezzo l'energia e la passione con cui affronta il
suo lavoro, ma devo avvertirla che anch'io sono energica.
Difendo le mie idee, e so come vanno fatte le cose.
Offra a quell'uomo la possibilit di seguire dei corsi in
carcere, cerchi delle alternative legali, ma non mi chieda
favori sottobanco perch la risposta sar sempre no.
Dio! Detesto le donne con le idee chiare, e so quanto
sia inutile uno scontro frontale. Benissimo, avrei mentito,
avrei incontrato quel detenuto immondo e gli
avrei promesso il paradiso in terra. E poi... Roma non
paga i traditori. Il mio senso morale stava diventando
piuttosto elastico ultimamente. Tutto cambia quando
si ha a che fare con l'infamia pi abbietta, non si pu
rimanere nel limbo del "Non giudicate e non sarete
giudicati". Dovevo giudicare senza attenuanti, e non
temevo di essere giudicata.
Machado mi sugger di leggermi il fascicolo su Expsito
e tutti i documenti relativi al caso della Teixonera.
Insieme al capo dell'organizzazione erano caduti vari
complici, ma lui mi sconsigli di parlare con loro, erano
solo carne da cannone e non avrebbero aperto bocca
senza l'autorizzazione del boss. Io, che speravo di
poter ricavare qualcosa dagli anelli pi deboli della catena,
capii che il mondo della delinquenza organizzata
ha le sue leggi. Dovevo incontrare il capo. Dalle
parole del collega era chiaro che avrei avuto a che fare
con un uomo molto difficile.
- Sta' attenta a quello che offri in cambio, Petra. Il
giudice ti ha dato la possibilit di gettargli qualche
caramella?
- Ho paura di no.
- Allora, la vedo male.
- Ma ormai  in carcere, di cosa potrebbe
minacciarmi?
- Quelli sono dei bastardi, Petra. Expsito non guarda
in faccia nessuno. Pur di guadagnarsi qualcosa venderebbe
sua madre a Jack lo Squartatore. Non aspettarti
di trovare cattiveria in lui, troverai solo durezza
e indifferenza. Per questo penso che non ti dir niente.
La sola cosa che ha in mano  il silenzio.
- Voglio provarci lo stesso.
Mi chiusi nella sala riunioni del commissariato e
cominciai a leggere tutti i dossier, di cui mi avevano dato
una stampata. La prima parte spiegava come
venivano reclutati i bambini per le foto. C'era sempre
di mezzo un adulto, che li cedeva in cambio di denaro.
Poteva essere il padre, la madre, un tutore. A volte
figuravano i nomi, a volte no. Proprio coloro che
avrebbero dovuto proteggerli li offrivano in vendita.
Mi sentii di nuovo malissimo, il sopruso ai danni di
vittime indifese era il pi osceno che conoscessi. Quel
caso mi piaceva sempre meno, anzi, non mi piaceva
affatto, e ormai mi ci trovavo immersa da troppo
tempo. Ma non potevo arrendermi, non avevo altra
via che andare avanti fino a trovare l'assassino. E se
a uccidere fosse stata Delia? Come accettare l'idea che
un'innocente avesse scelto la follia del male? Eppure
dovevo stringere i denti, smetterla di farmi domande,
continuare. Forse mi avrebbe fatto bene rivedere
Marcos Artigas, anche solo per un caff. Certo,
dal nostro ultimo incontro lui non aveva pi chiamato.
Forse si era spaventato. Di solito un uomo
telefona dopo un'incursione sessuale, soprattutto se ha
tenuto alto il vessillo della virilit. Ma lui non chiamava.
Voleva sottolineare che per lui la cosa non
aveva la minima importanza? Preoccupazione inutile,
con me. Proprio in quel momento il cellulare suon
e pensai che fosse lui. Mi sbagliavo, era Ricard, il mio
penultimo amante.
- Petra, sei ancora al lavoro?
- S.
- Non potremmo prendere un caff? Ti prego, sar
una cosa breve, ma ho bisogno di parlarti.
Ecco il caff che desideravo, solo che la compagnia
non prometteva di migliorare il mio umore, anzi,
minacciava di abbatterlo totalmente. Ma non potevo
negarmi. Quella relazione con lo psichiatra, cos breve ed
inconsueta, non era finita in modo spiacevole. Potevo
approfittarne per chiedergli qualcosa sull'origine del male
nella mente umana. Gli diedi appuntamento alla
Jarra de Oro.
Mi bast vederlo per capire che non stava molto bene.
Un bell'uomo, orgoglioso come lui, aveva una barba
di due giorni, il colorito terreo, una camicia che stonava
con il maglione... Certo, immaginavo il motivo
per cui voleva parlarmi, ma non mi aspettavo certo di
trovarlo in quello stato.
- Petra, sto malissimo.
- In effetti non hai un bell'aspetto, se devo essere
sincera.
- Yolanda vuole lasciarmi. Immagino tu lo sappia,
no?
- Mi ha detto qualcosa. Ti ha spiegato il perch?
- Si  innamorata di un poliziotto della sua et, un
certo Dominguez.
Alzai le braccia al cielo, come per dire "cosa vuoi farci",
ma prima ancora che mi venisse alle labbra qualche
luogo comune, lui continu:
- L'altro giorno me l'ha presentato.
- E come lo trovi?
- Non lo conosci?
- Certo che lo conosco, lavora con noi.
- Allora non capisco come puoi farmi una domanda
simile.  un sempliciotto, un po' addormentato, poco
intelligente, a quanto mi  parso. Che cosa pu vederci
Yolanda in un tipo del genere?
- Che domanda, Ricard, e io che diavolo ne so? Tu
cosa ci vedi nell'altro quando ti innamori? Nient'altro
che l'amore.
- Che spiegazione assurda! E dire che di solito sei
brillante. Come puoi dire una simile banalit?
- Non posso chiederti questo, non posso risponderti
quello... Sei proprio sicuro che volevi parlare con me?
- Scusami, non mi fraintendere. Voglio dire che
quel ragazzo non pu darle niente.
- Ricard, per Dio, sei uno psichiatra! Una persona
non si innamora per quello che l'altro pu dargli. Questo
lo sanno tutti.
- Be', non lo capisco. Io a Yolanda do affetto,
stabilit, possibilit di crescere, di imparare tante cose, di
avere una vita comoda e senza scosse.
- Magari le piacciono le scosse.
- Questo non  divertente. E se intendi riferirti al
letto...
Lo interruppi immediatamente:
- No, per favore, non ammetto discorsi di questo
genere. Insomma, Ricard, scusa se sono pratica. Yolanda
si  innamorata di un altro. Io cosa posso farci?
- Parlarle. Lei ha un'enorme considerazione di te. Tu
per lei sei un modello. Non ti chiedo di condizionarla
a mio favore, non sono cos stupido. Ti prego solo di
farla riflettere.
- E se il risultato delle sue riflessioni non fosse a tuo
favore?
- Questo non  possibile. Per poco che rifletta si render
conto che sbaglia, che la sola cosa che le conviene
 rimanere con me. Ti chiedo solo questo, di farla
pensare.
Era cos fuori di s che non potei fare a meno di
accogliere la sua richiesta. E poi volevo togliermelo di torno.
Che palle, gli uomini! pensai. Tutti sicuri di s fino
al midollo, arroganti, saccenti, incapaci di accettare
la sconfitta. Mai pi sarei uscita con un uomo, mai
pi!
Tornai al lavoro. Anche Marcos Artigas era cos? Ma
certo! Perch avrebbe dovuto essere diverso? Tanto per
cominciare, non aveva nemmeno la decenza di telefonarmi
per sapere come stavo. Forse avrei dovuto chiamarlo
io, ma a che scopo? Per dirgli: "Non credere che
perch siamo stati insieme una notte dobbiamo avere
una relazione"? Era evidente che a lui una relazione
non interessava. Ma avevo una gran voglia di chiarirglielo,
a questo punto. Dovevo chiamarlo? Non dovevo?
Decisi di mettere in pratica un consiglio che tante
volte avevo dato ad altri: fa' quello che ti va di fare.
Lo chiamai.
- Ti ricordi di me? Sono Petra Delicado, ispettore
di polizia.
- Petra, ma cosa dici!
-  che non chiami molto spesso...
- Ci vediamo stasera? Fra mezz'ora?
- No, adesso no, devo lavorare. Meglio domani. Ho
in programma una visita in carcere e probabilmente ne
uscir a pezzi. Parlare un po' con te mi far bene.
- Benissimo, chiamami quando sei libera.
- E se tu fossi occupato?
- Mi liberer. Il fatto  che non osavo chiamarti.
- E perch?
- Avevo sempre l'impressione di disturbarti in un
momento delicato delle tue indagini.
- Figrati. C' sempre tempo per un amico.
- Mi fa piacere. Allora ci vediamo domani.
Cos andava gi molto meglio. Ogni cosa al suo posto.
Gli uomini hanno il vizio di credersi indispensabili, e ogni
tanto devono rendersi conto che non  cos.
Non volli che il viceispettore mi accompagnasse al carcere
di Can Brians. Ero convinta che un colloquio a
quattr'occhi fra me ed il detenuto potesse avere pi
efficacia. Ma non avevo ancora in mente una strategia
precisa. Sul momento avrei deciso che cosa mi convenisse
di pi. Pur di strappargli le informazioni che mi
servivano, ero pronta a tutto: anche a scongiurarlo, a
infuriarmi, a mentire.
L'edificio stesso dava i brividi, come tutte le carceri.
Per quanto male possano aver fatto coloro che vi sono
rinchiusi,  sempre inquietante pensare che degli esseri
umani debbano marcire dietro le sbarre. Pochi sono
favoriti da un vero programma di reinserimento. La
maggior parte dei detenuti lascia passare il tempo senza
far niente, senza nemmeno comprendere la gravit
di ci che li ha portati l. Alcuni impazziscono, quando
ne diventano consapevoli.
Mi portarono in una saletta destinata agli incontri con
gli avvocati, un locale rettangolare e perfettamente
spoglio. Mentre aspettavo cercai di rimanere tranquilla,
mi ero proposta di non lasciarmi trasportare da nessuna
emozione. Mi dispiaceva solo che fosse proibito
fumare, avrei tanto voluto accendermi una sigaretta.
Quando finalmente Expsito arriv, il mio disappunto
per il divieto crebbe. Avevo bisogno di aggrapparmi
a qualcosa, forse a ben pi che al tabacco, dato
l'aspetto di quell'uomo. Se Sanchez mi era sembrato
abbietto, dovevo riconoscere che in confronto a Exposito
era quasi Cary Grant. Expsito era sulla sessantina,
basso e tarchiato, con la pelle olivastra in contrasto
con i capelli tinti di giallo limone, e lo sguardo sfuggente,
ma a tratti penetrante, di un avvoltoio. Portava
una camicia a quadri sbottonata sul petto, e aveva
strani caratteri asiatici tatuati sulla mano. Gli mancava
solo un cartello sul petto con su scritto: "Delinquente".
Sospirai, sperando che quel che avevo da dirgli
mi uscisse spontaneamente. Ma fu lui ad avviare la
conversazione, se cos la si poteva chiamare:
- Non vengono molti poliziotti a trovarmi. Forse perch
lo sanno che non mi piacciono.
Qualcosa da dire ce l'avevo, anche se forse non era
la cosa pi indicata:
- Nemmeno a me piace parlare con lei. Preferirei far
visita alle bestie allo zoo.
Lui si mise a ridere con una specie di rantolo asmatico.
- Spiritosa! Mi fa piacere, almeno mi posso divertire
un po'.
- Anch'io mi voglio divertire, Expsito.
- E va bene, allora cominciamo. Cosa mi racconta?
- Ho bisogno che lei mi dica alcune cosette sul caso
per cui  stato condannato.
Ripet la sua risata da iena afona:
- Ah, questa  buona! Comincia bene.
- Parlo sul serio.
- Meglio,  pi divertente.
- La smetta di scherzare, se non vuole pentirsene.
- Lei non pu minacciarmi, ispettore. Sono in galera.
La galera  una botte di ferro.
- Ma forse potrei prometterle qualcosa che le
interessa.
Frug nella tasca dei pantaloni, tir fuori un bocchino
di plastica e si mise a succhiarlo. Ogni tanto arrotondava
la bocca da pesce bavoso come per lasciar uscire
anelli di fumo. Aspettai che quella pagliacciata finisse.
Pensavo volesse solo farsi pregare. Ma a quel punto
disse una cosa che mi spavent:
- So benissimo che la polizia racconta un sacco di palle
quando vuole qualcosa, ma non si preoccupi, lei prometta
pure quel che le pare. Tanto, se poi non succede
un cazzo, ci scappa il morto.
- Come? Cosa sta dicendo?
- Che senza uscire di qui, e senza muovere un dito,
mando qualcuno al Creatore. Non posso dirle chi
sar il fortunato. Ma ho il braccio molto lungo, io.
Quindi, prima di parlare, pensi bene a quello che
dir.
Solo allora capii che razza di gran bastardo era, e fino
a che punto l'avevo sottovalutato.
- A lei della vita non interessa proprio niente, Expsito?
Non c' niente che conti per lei? E mi riferisco
a cose che non si possono comprare n vendere.
Rimase un po' sconcertato, non sapeva che pesci
pigliare. Strinse il bocchino fra i denti giallastri.
- Tutto si compra e tutto si vende.
- Non  vero. Ha visto che bel sole c' oggi? Ha sentito
cantare gli uccelli nel cortile?
-  venuta fin qui per dirmi queste cazzate?
- No, voglio farle capire che lei non ha tutto sotto
controllo. Mi piacerebbe che si vedesse, e che si
accorgesse di non essere altro che ignorante. Lo sa come
mai cambiano le stagioni nel corso dell'anno? Lo
sa quante specie di uccelli ci sono in Spagna? Ha la
minima idea di chi abbia scritto il Lazarillo de Tormes?
Lei  un asino, Expsito, a malapena sa leggere
e scrivere.
Aveva perso quel sorriso cinico, e sulla sua faccia
butterata si era dipinta un'espressione cupa, una smorfia
che nascondeva la collera. Continuai, sempre pi sicura
di me:
- Lo sa di che materiale  fatta la Torre Eiffel, in
quale punto del globo si trova il Sudan? Ha mai ascoltato
dal principio alla fine una sinfonia di Beethoven?
Probabilmente qualunque ragazzino delle medie ne sa
pi di lei.
- Io non ho potuto andarci, a scuola! E allora? Non
tutti siamo figli di pap.
Adesso ero io a ridere, falsamente quanto lui, ma con
voce squillante. Mi accorsi che era furibondo, divenne
paonazzo. Assunsi un'altra inflessione e cambiai
strategia.
- Eppure, Expsito, lo vede come stanno le cose. Io,
che so tanto pi di lei, alla fine ho bisogno di sapere
quello che lei sa. Strana la vita, vero? Anche un uomo
ignorante pu essere prezioso, se dice quello che sa.
Soltanto cos serve a qualcosa.
Era quasi fuori di s, ma era un osso duro. Mi guard
con occhi incandescenti.
- Io non parlo, ispettore. Non faccia la maestrina con
me. Non le dir niente.
Sentii crescere fra noi un muro di pietra, eppure
intravedevo ancora una possibilit. Tirai fuori dalla borsa
le fotografie dei due cadaveri e gliele misi davanti.
- Non  necessario che faccia nomi. Mi dica solo se
li conosce.
Non assent n neg, il suo muso di topo rimase
assolutamente privo di espressione. Per almeno due minuti
ci fu silenzio. Continuavo a tenergli le fotografie
sotto gli occhi. Non riuscivo a farmi un'idea di quel che
gli passava per la testa. Mi avrebbe mandata al diavolo?
Per quanto tempo era capace di rimanere immobile?
Era difficile costringerlo a parlare, gli avevo dato
del cretino nell'ingenua speranza che volesse sentirsi
importante. Quel che mi avevano detto era vero: un tipo
cos non avrebbe mai aperto bocca senza essere
sicuro di ottenere qualcosa in cambio. E io non avevo
niente da offrirgli. Era passato un altro minuto, e ora
lui stava gi guardando il secondino sulla porta. Be',
almeno ci avevo provato. Mi alzai e gli diedi le spalle.
Proprio allora la mia ultima speranza fu esaudita.
Sentii la sua voce fessa e astiosa:
- Lui, s.
- Lo conosceva?
- S.
- Lavorava per lei?
- S, era un rumeno.
- Come mai non  stato arrestato?
- Per caso.
- Mi dice come si chiamava?
- Possiamo rimanere qui anche tutta la vita, ma il
nome no.
Gli credetti. Non stava bluffando.
- Sa chi l'ha ammazzato?
- No. Sar stato qualche fuori di testa.
- Perch fuori di testa?
- Quello non aveva conti in sospeso con nessuno.
- Quindi non  stato lei a dare ordine di ammazzarlo?
- No, era uno che non contava niente. Perch
dovevo correre dei rischi?
- E la donna? Conosceva anche lei?
- Mai vista.
-  vero?
- S. E adesso basta, non mi chieda pi niente che
sono stanco.
Raccolsi le foto, mi alzai. Non mi andava di ringraziare
quel rifiuto umano. A lui questo particolare non
sfugg.
- Non mi dice nemmeno grazie?
- Consrvati in salute, Exposito, e pensa di tanto in
tanto a quello che hai fatto. Questo ti servir a farti
capire chi sei.
Sorrise cinicamente e si alz anche lui. Il secondino
mi apr la porta. All'ultimo momento lui mi chiam, e
mi voltai.
- Senta, il Lazarillo non l'ha scritto nessuno, guardi
che lo so.
- Vorrai dire che l'autore  anonimo, piuttosto. Se
non l'avesse scritto nessuno, non ci sarebbe. Lo vedi
come sei stupido, Expsito? Addio.
Lui fece un tentativo pi simbolico che reale di
aggredirmi, ma il secondino lo trattenne. Uscii senza
affrettare il passo.
Quello stesso pomeriggio raccontai lo strano interrogatorio
a Garzn, che non si riaveva dallo
sbalordimento.
- Non ci credo! Ma com' riuscita a farlo parlare?
Che minacce ha usato?
- Nessuna minaccia. L'ho toccato nel suo orgoglio
culturale.
- Ma che orgoglio culturale pu avere uno come
quello l?
- Gli ho detto che non sapeva niente di letteratura,
n di geografia, n di scienza, che era un asino fatto e
finito, e lui se l' un po' presa. Ci ha tenuto a dimostrarmi
che quello che sapeva lui era molto pi importante.
- Cosa? Ha detto a un tipo del genere che non
sapeva niente di letteratura? Lei non finir mai di
stupirmi, ispettore!
- Ad ogni modo non ha voluto fare nomi.
- Magari l'ha rimproverato di non sapere niente di
storia universale...
- Non sto scherzando, Fermin. Ma non capisco perch
non ha voluto dirmi il nome del rumeno. Ormai
quello  morto!
- S, per una volta avuto il nome e scoperto dove
abitava, potremmo trovare altri indizi sulla storiaccia
per cui lui  finito in galera, e potrebbero saltare fuori
altre persone coinvolte. Uno come Expsito non pu
permettersi di fare la spia. Soprattutto perch se ci fossero
nuovi arresti il prossimo morto sarebbe lui.
Comunque quel che ha saputo  fenomenale.
- Vediamo cosa possiamo farne.
- Be', in primo luogo sappiamo che il morto era
rumeno. Che aveva a che fare con il traffico di pornografia
per pedofili, che  sfuggito alla retata in cui sono
incappati i suoi complici, e che era una semplice
pedina.
- Non sar stato un delatore, piuttosto? Ha parlato,
hanno preso tutti tranne lui, e Expsito giel'ha fatta
pagare.
-  possibile. Ma in questo caso lo sapremmo.
Machado avrebbe avuto la soffiata da lui, mentre non 
stato cos. E poi dobbiamo tener conto della sua pistola,
della piccola ladra, della donna morta e della figlia della
donna morta, che adesso  scomparsa.
- Lo vede che la mia visita carceraria non  servita
a niente?
- A qualcosa  servita invece. Ci aiuta a chiarirci le
idee. E poi, grazie a lei, chiss che un giorno non ci
ritroviamo un professor Exposito all'universit.
- Non manderei i miei figli alle sue lezioni.
- Io, da parte mia, sono riuscito a far riconoscere la
fotografia del rumeno alla direttrice dell'ultimo laboratorio
dove ha lavorato Marta Popescu.
- Non mi dica!
- S, era venuto a prenderla al lavoro. L'ha notato
perch era un bell'uomo.
- E allora?
- Li ha visti baciarsi sulla bocca e poi andare via
insieme. Nient'altro. Quindi  vero che avevano una
storia. Abbiamo una certezza in pi.
Cercammo di mettere insieme qualche ipotesi collegando
gli elementi vecchi con quelli nuovi, in una nebbia
che sfumava i contorni. Non era facile, perch la piccola
ladra, forse assassina, finiva ogni volta per complicare
tutto, come se non quadrasse mai nell'insieme.
Anche Garzn cerc di concatenare i fatti sulla base
delle prove di cui disponevamo, ma presto dovette
arrendersi. Come mai Delia conosceva entrambe le
vittime? Era arrivata dalla Romania con loro? In questo
caso doveva aver vissuto con l'uomo, perch se fosse
stata a carico della Popescu, vicini e testimoni avrebbero
saputo che le bambine erano due. Il rumeno era
forse il padre di Delia? Eppure doveva essere stata la
bambina ad ucciderlo. Poteva aver ucciso il proprio padre
e poi la sua amante? E per quale motivo? E la madre
di Delia, chi era? Dov'era finita?
- Viceispettore, le ultime informazioni mettono in
relazione il morto con il caso del laboratorio.
- E con l'altra vittima.
- Allora  chiaro quel che dobbiamo fare. Primo: chiedere
di nuovo a Machado tutti i fascicoli sul caso.
Bisogna rivederli, andare a fondo, studiarli a memoria,
se necessario. Secondo: incaricare una ricerca d'archivio.
Prendendo in considerazione gli ultimi due anni,
ci servono notizie su qualunque soggetto, uomo o donna
che sia, morto o scomparso, identificato o non
identificato, di cui si sappia o si sospetti che fosse di
nazionalit rumena.
- Ho paura che senza un nome sia come cercare un
ago in un pagliaio.
- Non proprio. La madre di quella bambina deve
essere morta, Garzon. La piccola  scappata dal nido,
lasciandolo vuoto, e nessuna madre sopporta di vedere
per tanto tempo un nido vuoto senza darsi da fare. 
meno probabile che salti fuori un padre, ma non si pu
mai sapere.
- Entrambi possono essere morti prima, al loro paese.
- Possono anche essere stati uccisi, per questo la piccola
si sarebbe vendicata.
- Lei insiste nel voler attribuire ai bambini comportamenti
da adulti. Questo non  possibile, ispettore.
- Faccia quel che le dico, non discutiamo. Se non ci
saranno risultati, avremo tempo per litigare dopo. Ma
le figure paterne mancano, in questa storia.
-  lei il capo. Trasmetter i suoi ordini a Yolanda.
- Lasci stare, lo far io. Devo parlarle.
La vendetta, la vendetta era il punto in comune fra
quelle due morti. Poteva apparire troppo shakespeariano,
ma quella bambina si era vendicata. Non mi erano
ancora chiare le ragioni per cui una bambina di otto anni
poteva fare una cosa simile: un assassinio, la riduzione
in schiavit, il sequestro? Di uno dei genitori? Di tutti
e due? Non esistono altri protagonisti che i genitori
nella vita di una bambina di quell'et. Yolanda prese nota
di tutto senza fare una sola domanda. Era efficiente
e precisa come un orologio svizzero. Solo quando fu sul
punto di andarsene, mi decisi a onorare la parola data:
- Yolanda, dove vai cos di fretta?
- A recuperare i fascicoli sul caso del laboratorio,
ispettore. A eseguire i suoi ordini. Desidera altro?
- Be', mi piacerebbe parlare un po', perch...
Rinunciai a farle una predica sull'opportunit di
riflettere. Cosa diavolo avrei potuto dirle?
- Vedi, Yolanda,  venuto a trovarmi Ricard e mi
ha chiesto di invitarti a riflettere bene sulla tua decisione
prima di lasciarlo.
Lei fece subito una faccia scura. Abbass gli occhi.
Si lasci cadere su una sedia, come se avesse perso le
forze.
-  troppo tardi, ispettore Delicado. Ieri notte ho
portato via le mie cose da casa sua.  molto doloroso
per me, mi sento quasi come se fossi io a essere lasciata.
- Lo so, lo so, non dirlo a me. Quindi sei sicura di
quello che fai?
- S. Ci ho pensato, ci ho pensato molto e sotto tutti
i punti di vista. Ma non posso voltare le spalle
all'amore. Sono molto innamorata dell'agente Dominguez,
ispettore.
Ne approfittai per esprimere i miei dubbi. Questa volta
non parlavo in nome di Ricard.
- Certo, non l'avevo dimenticato. E credi che Dominguez...
insomma, ti pare che lui sia l'uomo giusto per te?
-  molto tenero, ispettore, molto buono e lavoratore.
Ma, soprattutto,  pi simile a me. Abbiamo la
stessa et, gli stessi gusti. A lui vado bene cos come
sono, non vuole che cambi. E poi siamo d'accordo sul
progetto di fondare una famiglia. Io voglio dei figli,
ispettore. E sa cosa mi ha detto Ricard quando gliene
ho parlato? Che la sola idea di riprodursi lo deprimeva!
Che se mai avesse deciso di avere una creatura sotto
la sua responsabilit si sarebbe comprato un gatto
birmano, piuttosto.
Non mi era difficile riconoscere lo stile nichilista dello
psichiatra.
- Una vera cazzata, ispettore, mi scusi. E va bene
che a tutti piace scherzare, ma ci sono momenti in cui
 necessario fermarsi e prendere la vita sul serio, no?
- Capisco perfettamente. E poi, ormai non c' pi
niente da fare. Vivi la tua vita, Yolanda, sono sicura
che ti andr tutto bene.
Mi baci sulla guancia prima di andarsene. Sorrideva.
Era un incanto. Speravo proprio che quel pesce lesso
di Dominguez sapesse farla felice.


Capitolo ottavo.

Il capo dell'archivio generale era l'ispettore Magdalena
Gonzalez, una bella bruna sulla quarantina che faceva
fremere non poco il personale maschile. La
conoscevo bene e sapevo che forniva sempre una collaborazione
attiva e intelligente. Le spiegai la questione,
lei mi ascolt e poi scosse la testa.
- Che incredibile imbroglio, Petra. Ha un pessimo
aspetto, da qualunque parte lo si prenda.
- Non parlarmene. A poco a poco stiamo scoprendo
nuovi elementi, ma ci manca una struttura logica in cui
inserirli.
- E le bambine, dove saranno finite?
- Se sono davvero insieme, devono essersi nascoste
molto bene: l'ufficio minori le sta cercando, e non c'
modo di scovarle.
- Non mi piacciono le storie in cui sono coinvolti dei
bambini. Penso ai miei tre figli e mi viene l'angoscia.
- Qui mi sa che l'angoscia  garantita.
- Be', non credere che possa fare molto con i
database che ho a disposizione. Certo, ci saranno di
sicuro dei rumeni morti o scomparsi negli ultimi
due anni, ma come speri che questo possa aiutarti?
Non saranno altro che nomi, ammesso che siano
quelli veri.
- Almeno conosceremo le circostanze della morte, o
della scomparsa, e questo potrebbe aiutarci a stabilire
dei nessi, farci venire nuove idee.
- Non voglio scoraggiarti, Petra, ma da quando ci sono
tanti immigrati clandestini, a volte ho l'impressione
che a morire non siano persone in carne ed ossa, ma
fantasmi. Come se esseri umani che hanno avuto una vita,
figli, un lavoro, si disintegrassero nell'aria. Ci sono molti
casi di omicidi irrisolti le cui vittime non sono mai state
identificate. Non hanno lasciato una sola traccia dietro
di s. Come se fossero fatte di una sostanza incorporea.
-  orribile.
- Sono d'accordo. Mi si rizzano i capelli ogni volta
che archiviamo un caso di questo genere. Lo sai cosa
vuol dire vivere trenta, quarant'anni, e poi sparire senza
che nessuno ti cerchi?
- Ne ho un'idea abbastanza chiara. Quando morir
succeder qualcosa di simile anche a me.
- Ma cosa dici, Petra, per l'amor di Dio!
- Parlo sul serio, e non  che me ne importi molto.
Tu hai dei figli, qualcuno ti sopravviver, ma io sono
un'anima solitaria e pago un prezzo per la mia libert.
Un prezzo che a volte  alto. Anche se immagino che
i disgraziati del tuo archivio non abbiano avuto il privilegio
di scegliere.
- Sei un po' depressa? Vuoi che pranziamo insieme?
Mi misi a ridere. Mi ero lasciata trasportare dai miei
pensieri in modo piuttosto gratuito.
- Possiamo pranzare insieme quando vuoi, ma non
preoccuparti, sto bene.
- E poi, visto che hai di queste idee, pensi che avere
figli possa offrire la garanzia di essere ricordati?
Figrati! La prima cosa che fa un figlio quando muore
un genitore  cercare di dimenticare al pi presto che
sia mai esistito. Bisogna pensare a vivere. Non si dice
sempre cos?
- Scusa. Non sono venuta qui per rovinarti la giornata.
- No, non mi rovini niente, cara. Al contrario, mi
fai pensare. E non  male pensare un po', visto il
lavoro che facciamo. Corriamo sempre, sempre... e a casa,
ancora di pi! C' la lavatrice da riempire, la spesa
da fare... Riflettere fa bene, anche se non sempre
le conclusioni sono delle pi rosee.
Magdalena aveva fama di essere una forza della
natura, e certamente lo era. Mise le mani sui fianchi e mi
sorrise.
- Ma non dimentico che sei venuta per sfruttarmi.
- Vero. Quando pensi che riuscirai a consegnarmi la
lista che ti ho chiesto?
- Hai fretta?
- Non lo so.
- Questa  la risposta pi sincera che tu mi abbia mai
dato. Contaci per domani.
Magdalena ed io avevamo una buona intesa, che
risaliva al nostro periodo di tirocinio in polizia. Qualche
volta ci eravamo incontrate per mangiare un boccone
nella pausa pranzo. Solo che lei aveva la sua famiglia,
che la assorbiva molto, ed io ero una lupa solitaria. Certo,
una famiglia ha i suoi pregi, ma la quantit di doveri
e sacrifici che comporta mi aveva sempre fatto fare
un passo indietro. Che fossero pure felici gli altri,
quelli che si sentivano portati per la vita comunitaria...
io mi accontentavo della mia caverna.
Quella sera, aprendo il frigorifero, scoprii che la
donna di servizio mi aveva comprato una grande bistecca
e dei pomodori meravigliosi. In condizioni normali, mi
sarei subito messa all'opera: un'insalata caprese ed un
succoso manicaretto carnivoro alla piastra. Ma non
avevo appetito, e nemmeno voglia di cucinare, sia pure
un piatto cos semplice. Qualcosa non funzionava dentro
di me, tutti i riti che avevano felicemente accompagnato
la mia solitudine di donna autosufficiente
cominciavano a mostrare la corda. Ma non avevo alternativa,
quando si vive soli  necessario saper organizzare
il proprio spazio e il proprio tempo in funzione di
piccoli piaceri. Solo cos i doveri quotidiani diventano
un divertimento. Quella sera, per, decisi che non era
il caso di preoccuparsi per la mancanza di entusiasmo.
Era logico che non mi sentissi troppo bene. Stavo valutando
la possibilit che una bambina di otto anni avesse
vendicato la morte dei propri genitori uccidendo due
persone con la mia pistola. Non era esattamente la favola
di Biancaneve. Era Shakespeare, ma senza teste
coronate, n castelli, n fantasmi. Solo fame, miseria,
pornografia e abiezione umana. Un classico attualizzato.
Non ero costretta ad accettarlo come un fatto di tutti
i giorni. Anch'io avevo il mio stomaco e la mia sensibilit,
anche se avevo fatto il possibile per dimenticarmene.
Potevo quindi concedermi una tregua senza
per questo sentirmi inadeguata. Forse lo ero, ma in via
del tutto transitoria.
Per premiare queste mie considerazioni, che mi
ricollocavano nel novero delle persone mature ed equilibrate,
decisi di concedermi un whisky. "Bene, Petra"
mi dissi, "usiamo le medicine che abbiamo a disposizione",
e mi affidai all'antica sapienza degli scozzesi.
Proprio allora il telefono suon.
- Petra, sono Ricard. Ho pensato che non ti saresti
opposta se ti avessi chiesto di parlare un po'.
- No, non mi opporr, Ricard, sarebbe troppo drastico.
Semplicemente eserciter il mio diritto a declinare
la tua proposta. Parleremo, certo, parleremo,
ma in un'altra occasione, forse perfino in un'altra vita.
Buonanotte.
Misi gi il telefono, congratulandomi con me stessa
per la facilit e la leggerezza con cui ero riuscita ad evitare
una situazione probabilmente assurda. Ma il
telefono suon di nuovo. Insomma, la gente non  capace
di rispettare una bella uscita di scena, come a teatro o
nei film. Sarebbe stato pi pratico togliermelo dai piedi
con metodi convenzionali: "scusami, ma ho un terribile
mal di testa", "purtroppo questa sera devo
lavorare"... Alzai il ricevitore rassegnata.
- Petra, non credo sia giusto...
- Vuoi che ti dica che cosa non  giusto, Ricard? Vuoi
proprio che te lo dica? Non  giusto chiamare a casa
mia alle nove di sera con la pretesa di parlarmi delle
tue pene d'amore. Mi dispiace, cerca di capirlo. Ho parlato
con Yolanda, esattamente come mi hai chiesto, e
non posso fare proprio niente. Si  innamorata di un
altro, semplicissimo. E contro questo...
- S, meraviglioso! E per dare il tocco finale non trovi
niente di meglio che mandarla a masturbare un
pregiudicato. Credevo che fossi una femminista, che avessi
un minimo di dignit!
- Lei ti ha raccontato questo?
- Ne parlava con Sonia davanti a me.
- Pensavo non viveste pi insieme.
- No, per...
Non ero in grado di ascoltarlo oltre. Una furia sorda
si impadron di me.
- Ricard, sono stanca. Ti prego di lasciarmi tranquilla.
Non farmi arrabbiare.
- Credevo che, da femminista quale ti proclami,
non avresti mai permesso alle tue sottoposte di finire
in una situazione del genere. Sono convinto che esistano
sanzioni contro chi usa metodi cos ignobili.
- Certo, esistono. Di solito, in questi casi, vengo
condannata al patibolo. Denunciami pure se vuoi.
Qualunque cosa sarebbe meglio che dover sopportare le tue
telefonate.
Interruppi di nuovo la conversazione, ben decisa a
non rispondere se il telefono avesse suonato ancora. E
invece no, silenzio assoluto. Guardai il mio bicchiere
di whisky. Non ne avevo pi voglia. Ci mancavano solo
i rimproveri isterici dello psichiatra. Non capivo come
mai se la prendesse con me, visto che era stata
Yolanda a lasciarlo. Soltanto perch gliel'avevo fatta
conoscere io? Ambasciator non porta pena. Con tutti i
problemi che avevo, mi toccava pure sorbirmi le ire di
un ex amante occasionale. Una furia cieca, fredda come
una lama, mi percorse le viscere. Stavo diventando
stupida? Come potevo permettere che un tipo come
Ricard concepisse la minima pretesa di farmela
pagare? Avevo sempre evitato di approfittare del mio ruolo
di poliziotto nella vita privata. Mi pareva la cosa pi
immorale al mondo. Ma era venuto il momento di
essere immorale, di adottare misure da far venire il
voltastomaco a chiunque. Avrei chiamato Ricard e l'avrei
minacciato di arresto per molestie telefoniche, o avrei
parlato con qualche picchiatore perch gli desse una lezione,
o sarei andata a casa sua e l'avrei minacciato con
la pistola. S, se lo meritava, ero stufa di fare sempre
la finta tonta, l'anima candida, la donna dall'etica ferrea.
Bevvi un sorso di whisky e lo trovai disgustoso.
Sentii dei rumori alla finestra. Aveva cominciato a
piovere. Di solito, la pioggia in piena notte mi infondeva
una sorta di beatitudine. Ma in quel momento non
ero dell'umore giusto. Forse non lo sarei stata mai pi.
Mi premetti forte le tempie.
La differenza fra una persona mentalmente sana e una
che non lo  sta nel fatto che, giunta alla disperazione,
la prima agisce, e la seconda si lascia andare. Posso
essere una stupida, ma non sono una squilibrata, quindi,
senza pensarci troppo, chiamai Marcos Artigas.
- Petra, che piacere sentirti!
- Be', non si direbbe.
- Perch?
- Perch non chiami mai. Devo sempre chiamarti io
se voglio che ci vediamo.
- Non  vero. Di solito ti anticipo. E poi posso
spiegarti.
- Bene, vieni a casa mia, cos me lo spieghi di
persona.
- Fra venti minuti sono l.
Insomma, quell'uomo era come i pompieri, veniva solo
su richiesta, ma bastava chiamarlo perch corresse
a tutta velocit. Era stata un'azione impulsiva da parte
mia, quella telefonata, ma a cosa servono gli amanti
se non per usarli in caso di bisogno?
Lo trovai di nuovo un gran bell'uomo, grazie a Dio.
A volte i giudizi soggettivi che si formano nei momenti
di emozione finiscono per giocare brutti scherzi.
Sorrideva come se nulla potesse scalfirlo. Eppure si era
appena separato, il suo secondo matrimonio era andato
in pezzi e in pi aveva una sfilza di figli che neanche
Giove sull'Olimpo. Come faceva a non star male? Era
un superuomo, un insensibile, un bulldozer?
- Posso offrirti un whisky e il mio malumore, poco
di pi.
- Accetto il primo.
- Non so se riuscir a risparmiarti il resto.
- Poco male, ti far da punching ball.
Sorrisi un po' mesta. Andai a prendere due bicchieri.
- No, Marcos, non sarebbe carino.  imperdonabile
rovesciare malumore addosso a un uomo come te.
- Un uomo come?
- Un uomo che non lascia trasparire le proprie
sofferenze. Forse sofferenza  una parola eccessiva, ma dal
momento che ti stai separando...
- Le separazioni sono sempre dolorose. Immagino tu
lo sappia. Ma cerco di razionalizzare.
- S, e pensi che con una conoscenza occasionale non
ci sia motivo di far emergere sentimenti cos intimi.
- Ne sei convinta?
- Be', non  che ci abbia riflettuto molto.
- E se fosse proprio il contrario? E se questa
"conoscenza occasionale" fosse cos importante che non
voglio rischiare di metterla in fuga con i miei rimuginii
da separato?
Giocava forte, il bastardo, doveva essere un seduttore
di professione. Mi conveniva stare attenta. Risi.
- Su, su, non esagerare. E poi mi fa piacere che tu
mi racconti quello che vuoi.
- Non ho questa impressione. Direi piuttosto che tolleri
poco le debolezze altrui.
- Se devo essere sincera,  proprio cos. I lamenti mi
annoiano terribilmente. Ma potrei essere curiosa,
semplicemente curiosa, di conoscere i motivi che conducono
un uomo a un duplice divorzio.
- Bah, le mie spiegazioni ti suonerebbero noiose
tanto come i miei lamenti.
- Devo insistere?
- No, la mia storia  molto semplice, si riassume
in due minuti. La prima volta ho sposato Olga, una
donna di poco pi vecchia di me. Dopo un anno  nato
Federico, il mio primo figlio. Siamo stati felici per
un po'. Poi sono arrivati i gemelli, e siamo stati felici
per un altro po'. Lei aveva studiato lingue, ma
non aveva mai sfruttato la laurea. A un certo punto
le si  presentata l'occasione di lavorare in un'impresa
di import-export e la sua vita  cambiata radicalmente.
Tanto che mi ha ritenuto un ostacolo alla sua
realizzazione personale. Il nostro rapporto ha
cominciato a risentirne finch non  crollato. Non eravamo
pi felici insieme, tutto qui.  stata lei a chiedere
la separazione, ma abbiamo deciso ogni cosa di
comune accordo, senza problemi. I ragazzi vengono
a trovarmi il fine settimana, anche se Federico, da
quando  cresciuto, preferisce fare altre cose. 
comprensibile. Olga, tre anni dopo, ha sposato il suo capo.
Fine della storia.
- Manca l'altra.
- Ma questo  un interrogatorio in piena regola!
- Senza pressioni, per. Se non vuoi rispondere...
- Ma si immagini, ispettore! Non vorrei essere
sospettato di qualche crimine. Diciamo che la seconda
volta... be', ero un uomo divorziato e me la cavavo piuttosto
bene da solo. Lavoravo, vedevo i bambini, facevo
sport, non avevo problemi economici... A un certo punto
mi  stato commissionato un progetto dalla societ presso
la quale lavorava Laura. Lei era giovane, bella come
hai visto, brillante, avviata ad una carriera eccezionale,
figlia minore di una famiglia agiata... Insomma, ci
innamorammo. Io, come un pazzo, questo  sicuro. Mi sembrava
di aver vinto la lotteria di Capodanno.
Giunto a questo punto, tacque. Per la prima volta
ebbi l'impressione che il racconto delle sue delusioni
amorose lo facesse soffrire. Ma se era cos, si riprese
subito.
- Certo, vinto, ma non ho saputo investire il denaro
e ho perso tutto. Dopo la nascita di Marina, Laura
ha cominciato a criticarmi per tutto quello che facevo,
dicevo, decidevo... Credo che per la prima volta mi vedesse
cos com'ero: un uomo pi vecchio di lei, carico
di responsabilit, con un fallimento sentimentale alle
spalle e poche ambizioni. E cos...
- E cos  finita?
- Sai, il fatto  che mi ero sbagliato. Credevo che
una ragazza senza un passato, con tutta la vita davanti
e un mucchio di cose da fare, mi avrebbe garantito
una vita serena, senza sussulti... Solo che lei  cambiata.
Non avevo capito che non bisogna mai dare
niente per scontato, nessun rapporto. Una relazione
bisogna coltivarla, curarla, innaffiarla, come una pianticella.
Eppure, anche facendo tutto il possibile,
innaffiando, concimando, potando, a volte cpita che
la pianta appassisca.
- Non sai quanto questo mi fa piacere.
Mi guard, sconcertato.
- Che cosa ti fa piacere?
- Che tu riconosca di esserti sbagliato. Cominciava
a darmi sui nervi sentirti raccontare la tua vita come
se ogni volta un destino crudele si fosse abbattuto su
di te. Questo non  vero, come ben sai. Purtroppo
sbagliamo sempre, continuamente, a ogni passo e in ogni
campo, nel lavoro come nell'amore, nelle valutazioni
degli altri come in quelle di noi stessi... sbagliamo fino
alla nausea, fino all'ultimo dei nostri giorni.
Sbagliamo anche quando non possiamo pi decidere.
- Niente di pi vero, Petra. Hai ragione.
- E sai una cosa? Non importa, va bene cos.
Sbagliamo perch viviamo, perch cerchiamo di essere
felici, perch giochiamo le carte che il destino ci mette
in mano.  questo che conta, molto pi che rimanersene
tranquilli nel proprio guscio come molluschi.
Quel mio discorso lo sorprese. Gli si illuminarono
gli occhi. Mi prese la faccia fra le mani e mi baci
sulla bocca con affetto, pi che con sensualit.
Sorrideva, come se avesse nel petto tutta la felicit
del mondo.
- Sei magnifica, Petra. Intelligente, dura ma sensibile.
Bella. Mi piaci molto, mi sei piaciuta fin dal primo
momento, da quando ti ho vista. Perch non ci sposiamo
subito?
Risi, in modo un po' scomposto. Non era poi un uomo
cos serio, lo avevo valutato male. Cercai di essere
sarcastica:
- Caro Marcos, una cosa  non aver paura di
sbagliare, un'altra, ben diversa,  entrare in un nido di
vipere.
- Io qui non vedo vipere da nessuna parte. Siamo coetanei,
abbiamo fatto le nostre esperienze, abbiamo ciascuno
il proprio mondo... A me sembra un'idea
fantastica.
- Senti, Marcos, come idea  divertente, ma...
- E va bene, va bene, vedo che non  il momento di
parlarne.
E pensare che mi era parso un uomo dall'umorismo un
po' convenzionale...! Lo attirai verso di me, lo baciai.
- Non credi che dovremmo cominciare da una prova
generale della prima notte di nozze?
- Anche questa non  una cattiva idea.
Mi prese in braccio e mi port su per le scale, fino
al letto, anche se cercai di impedirglielo fra le risate.
Ancora prima di entrare avevo gi dimenticato tutto
dei bambini maltrattati, degli omicidi, di Ricard...
Certi sistemi non falliscono mai, sono dei classici, e i
classici sono sempre solidi appigli.
Quella mattina Garzon era irritatissimo, brontolava,
imprecava, niente sembrava andargli bene. L'intero corpo
di polizia era un disastro, la squadra omicidi un circolo
di investigatori della domenica. Ma il peggio per
lui erano i capi, un vero compndio di tutti i difetti
dell'umanit. Conoscevo quelle sue esplosioni di malumore,
e sapevo che la miglior cosa da fare era chiedergli che
cosa gli stesse capitando, per dargli modo di parlare e
sfogarsi. Lo feci, preparandomi all'acquazzone.
- Cosa mi sta capitando? Che qui non c' niente che
si muova, ispettore! Non facciamo che scontrarci con
misure di tutela assurde. Sto rivedendo punto per punto
tutto il dossier delle indagini. Voglio parlare con l'Istituto
per la Protezione della Donna per vedere se si
sa qualcosa sulla madre di Delia.  o non  una cosa
giusta?
- Giustissima, mi pare.
- Certo, ma loro mi chiedono un'autorizzazione del
centro di accoglienza El Roure. Da non crederci.
Sempre la stessa storia.
- Cerchi di capire che il centro agisce esattamente
come se fosse la famiglia del minore.
- S, va bene, fantastico, e cos io mi ritrovo alle prese
con quella zitella che ci tratta come se volessimo portare
i suoi bambini sulla via della perdizione.
- Non sar che sta capitando qualcosa a lei, Fermin?
- A me? A me non cpita proprio niente, io sono come
quei santoni indiani che non sentono e non patiscono.
E se anche sentissi qualcosa, non mi lascerei certo
influenzare dai miei problemi personali.
- Ne sono pi che sicura, non ho mai pensato una
cosa del genere.
Possibile che il mio sottoposto fosse ancora turbato
dai suoi contrasti prematrimoniali? Strano. Io, che
avevo appena ricevuto una proposta di matrimonio, l'avevo
trovata cos divertente. Eppure per molti il
matrimonio  una faccenda tremendamente seria, definitiva
e minacciosa. Perch un patto fra due persone dovrebbe
tingersi di una cos tenebrosa gravit?
- Sa cosa faremo, Fermin? Andr io al centro El
Roure, a parlare con Pepita Loredano, che lei
definisce una zitella anche se non sa niente della sua vita.
Credo di trovarmi in uno stato d'animo migliore
del suo, e glielo dico con il massimo rispetto. Pu anche
darsi che non la trovi e che riesca a parlare con
Ins Buenda.
- E cosa spera di ricavarne?
- Quello che lei vorrebbe sapere dai vigili urbani.
Bisogna insistere, con santa pazienza. Sa bene
che anche un dettaglio insignificante pu portarci
alla soluzione.
- Bah, sono sempre pi pessimista riguardo a queste
indagini. Non credo che lei possa venire a sapere
molto da quella ragazza. Lo sa quale mestiere non
sceglierei mai, se dovessi nascere un'altra volta?
- Non lo so. Quello del poliziotto, forse?
- Esatto, meglio prete, piuttosto. Ogni giorno,
dopo la doccia, mi metterei il solino, e me ne starei tranquillo,
senza problemi economici, senza obblighi
familiari. Dovrei risolvere solo questioni spirituali, che
non si sa dove stiano n come siano fatte.
S, senza dubbio era ancora alle prese con i suoi
dubbi. Quando Garzn diceva di voler fare il monaco
o il prete, di sicuro non gli stava andando troppo bene
in campo amoroso. In ogni caso l'amore  uno stato
da cui  difficile uscire. E proprio quando credi di
essere al riparo da ogni contagio... finisci per beccarti
un'altra volta il virus letale.  una condanna che ci
perseguiter perfino all'ospizio. Quando ormai saremo
ridotti a mangiare solo minestrine, e saremo pronti a
rendere l'anima a Dio, incontreremo il vecchietto o la
vecchietta capaci di farci perdere la testa. Sar che l'amore
 un rifugio, come la religione, ed esposti come
siamo alle inclemenze della vita, non rinunciamo mai
a un po' di protezione.
Insomma, nemmeno io ero sicura che parlare con la
direttrice di El Roure potesse servire a qualcosa, ma
quando ci si ritrova impantanati bisogna pur muoversi,
in una direzione o nell'altra, almeno se ne ricava una
sensazione di normalit.
Grazie al cielo, Pepita Loredano non era in ufficio.
Ma non c'era nemmeno Ins Buenda. Mi ricevette una
segretaria che mi promise di far pervenire la mia richiesta
al suo capo. Non poteva fare altro. All'uscita, mi sedetti
nei magnifici giardini che circondavano l'edificio.
Mi lasciai accarezzare dal sole quasi primaverile. Chiusi
gli occhi. Si stava bene. L'ultima risorsa dell'uomo,
anche nei momenti pi difficili,  lasciarsi cullare dal
sole, dall'aria fresca, ascoltare il canto degli uccelli,
vederli scendere a terra per raccogliere una pagliuzza e
riprendere il volo. Non sarei mai morta suicida,
conclusi. Quando aprii gli occhi, una signora molto anziana
appoggiata ad un bastone stava venendo a sedersi accanto
a me. Mi salut. Tir fuori un pezzo di pane avvolto
in un fazzoletto, lo sminuzz e sparse le briciole davanti
alla panchina. Un gran numero di passerotti si precipit
sul cibo. Rimanemmo a guardarli banchettare in
silenzio. Poi la signora mi disse:
- Molta gente non sa che si pu entrare in questi giardini.
Per questo io ci vengo sempre. Si sta molto tranquilli.
Ha visto che bei tulipani azzurri?
- S, sono una meraviglia.
- Prima c'era un giardiniere bravissimo. Avesse visto
che bell'uomo. Mi piaceva vederlo lavorare, cos alto,
forte, sempre attivo. Io sono vecchia, ma non  mai
troppo tardi per lustrarsi gli occhi, le pare?
Mi misi a ridere.
- Lei ha proprio una bella risata - disse la donna.
- Si vede che  contenta. Lo sa? Dietro la casa c' un altro
giardino. L vanno a giocare i bambini dell'istituto.
A volte li sento, ma non fanno tanto chiasso. Nel
cortile di una scuola c' un rumore diverso, grida,
risate... qui no, si sentono solo voci un p' spente.
- Dev'essere difficile vivere un'infanzia senza genitori,
non crede?
- Io sono stata accolta qui, da piccola.
- Lei?
- S. Dopo la guerra. El Roure esisteva gi, solo che
allora c'erano le suore. Io sono orfana di guerra.
Guardai il suo volto incavato. Non pareva una vecchia
psicopatica che parlava da sola. No, era una signora
che chiacchierava tranquillamente, avvolta da un alone
di tranquillit.
-  stata un'esperienza dura?
- Be', s. Non c'era altro da mangiare che patate
bollite e lenticchie. Avevamo freddo, in quei dormitori: ci
davano una coperta militare, che pungeva e non scaldava.
Ma noi non eravamo tristi. In fin dei conti i nostri
genitori erano morti. C'era stata una guerra, tutti ne avevano
sofferto. Ma lei se li immagina i bambini che sono
qui oggi? Molti sono stati abbandonati, altri sono stati tolti
a genitori che li maltrattavano. Loro stanno peggio, perch
sono soli. Capisce quel che voglio dire?
- Lo capisco molto bene.
- Cosa vuol farci, miserie del mondo - sospir.
Temevo che la signora si perdesse in un'interminabile
rievocazione, ma non fu cos.
- E la sua vita  stata felice, dopo di allora?
- Molto, molto felice! Ho fatto la segretaria, perch
ero dattilografa, sa? Ho sposato un brav'uomo... Non
abbiamo avuto figli, ma abbiamo avuto una vita tranquilla
tutti e due, una casa nostra, le vacanze d'estate...
Che altro si pu chiedere? Mio marito  morto
quattro anni fa, e adesso sono sola, ma me la cavo. La
vita  cos, deve passare e passa. Una volta alla settimana
vado al ristorante, vedo qualche film in televisione
e... vengo qui a dar da mangiare agli uccellini.
- E a guardare i bei giardinieri.
Ora fu lei a mettersi a ridere. Mi alzai e le diedi la
mano.
- Signora, mi ha fatto molto piacere conoscerla.
- Torner, qualche volta?
- Ma certo.
Quando ormai mi ero allontanata di qualche passo,
udii la sua voce rotta, ma ancora squillante:
- Senta! Posso chiederle che lavoro fa?
- L'insegnante - mentii. Mi pareva che se avessi detto
la verit quel bel quadro di tulipani e uccellini si
sarebbe rovinato.  terribile fare un mestiere il cui solo
nome ha il potere di trasformare lo stato d'animo di
chiunque. E non avrei mai voluto turbare quella brava
donna, che era stata capace di vivere felice con le cose
pi semplici. Oggi tutto  cos complicato. Siamo troppo
esigenti, troppo sofisticati, troppo ricchi, e troppo
stupidi. E poi corriamo troppo in fretta. E mentre ci
affanniamo nella sarabanda quotidiana, qualche saggia
vecchietta d da mangiare agli uccellini senza concedersi
un minimo di autocommiserazione. Ah, avevo quasi un
nodo alla gola! Quella signora avrebbe fatto meglio a
starsene zitta. Con quale diritto assestava una mazzata
simile al primo che le capitava a tiro? Ecco, ero di
nuovo malinconica. In quel momento vidi Ins Buenda
scendere da un taxi e la fermai.
- Ho lasciato alla segretaria una richiesta di
autorizzazione. Abbiamo bisogno di indagare presso un
organismo ufficiale. Spero possiate inviarcela via fax, 
urgente.
- Dovr farlo la direttrice.
- Glielo ricordi.
- Stia tranquilla.
- Mi scusi, la direttrice  nubile?
Mi guard incredula e un po' infastidita.
- Glielo domando per pura curiosit.
-  vedova. Suo marito  morto quando lei era
ancora molto giovane.
Bene, almeno avrei potuto far rimangiare a Garzn
i suoi pregiudizi maschilisti. Appena rientrai in
commissariato andai a cercarlo nel suo ufficetto. Era l,
immerso fra le carte, e il suo umore non era cambiato di
una virgola. Mi salut con un grugnito.
- Pepita Loredano non  una zitella,  vedova. E non
mi piace che lei appiccichi certe etichette alle donne.
Lui socchiuse gli occhi.
- Le vedove amareggiate sono le peggiori.
- Etichette, mio caro viceispettore, nient'altro che
etichette. Magari  proprio per sfuggire a certe discriminazioni
che Beatriz vuole sposarsi a tutti i costi.
Lo vidi balzare in piedi, fuori di s, e scappai
richiudendo la porta. Era cos infuriato che rischiavo
un'aggressione. Come mi piaceva farlo arrabbiare!
Magdalena Gonzalez, la direttrice dell'archivio, si
mostr molto prudente. Mi fece accomodare e mi offr
un caff, poi mi mise sotto gli occhi una lista piuttosto
esigua.
- Questo  l'elenco dei rumeni morti di morte
violenta negli ultimi due anni. Dei maschi, solo uno ti pu
interessare. Ma escluderei che fosse il padre della bambina.
Era un uomo anziano, arrestato per spaccio.
Assolto per mancanza di prove,  stato ucciso in una
sparatoria a Valenza. Di donne ce ne sono solo due: una
zingara di quarant'anni, morta per una coltellata in una
rissa. Caso risolto. La sola che potrebbe eventualmente
essere la madre della bambina  una donna non
identificata, che si presume fosse rumena per le caratteristiche
fisiche e per gli abiti che aveva indosso. 
probabile che fosse una prostituta, poi liquidata con due
colpi di pistola alla testa.
- Terribile.
- Lo sai com' quella gente: non hanno piet. Chi si
ribella  perduto. Qui ci sono le foto. Doveva essere
sulla trentina. I lineamenti non si distinguono bene perch
i colpi l'hanno sfigurata. Caso non risolto.
Osservai inorridita il volto di quella giovane donna,
gonfio, macchiato di viola, con la bocca storta. Chi
avrebbe potuto dire se avesse qualcosa a che fare con
Delia? Ma la sua storia poteva collimare con la mia ipotesi:
costretta a prostituirsi, si era ribellata e l'avevano
uccisa. Delia era scappata, ma conosceva il colpevole
ed aveva deciso di vendicarsi. Aveva aspettato, era
riuscita a rubarmi la pistola ed era andata a cercare
l'assassino di sua madre. Quanto a Marta Popescu, cosa
c'entrava? Faceva parte della banda, o aveva fatto la
spia? Di sicuro la bambina si era vendicata anche su
di lei.
Esposi a Magdalena i miei pensieri. Lei ci pens su.
Poi mi guard con i suoi occhi intelligenti:
-  difficile credere che un bambino, da solo,
possa fare una cosa simile.
- Lo so. Questo  lo scoglio contro cui mi areno ogni
volta che ne parlo con Garzn. Ma dobbiamo piegarci
all'evidenza, per ora, e la sola cosa che sappiamo 
che quella bambina ha rubato la mia pistola. Poi sono
comparsi due morti, entrambi colpiti a bruciapelo, a
novanta centimetri da terra, l'altezza da cui pu sparare
un bambino. Insomma, prima vengono i fatti, e i fatti
sono incontestabili.
- Ma questa, secondo te,  la madre?
- Mi ci giocherei la testa. Dove l'hanno trovata?
- Lungo la provinciale per Manresa. Ma  stata
uccisa altrove ed il cadavere  stato abbandonato l.
L'arma con cui le hanno sparato si trova facilmente sul mercato
nero.
- E nessuno l'ha identificata.
- Quelle donne arrivano fin qui chiss come. Sono
costrette a vivere nascoste, non hanno documenti, non
hanno famiglia... C' da aver paura solo a pensarci.
- Quello che mi dicevi: eserciti di fantasmi che
entrano nel paese. Non risultano, non esistono, non
contano per nessuno.
- Mi sa che il mio aiuto ti  servito a ben poco.
- Non credere. Certo che una donna identificata o
un caso risolto mi avrebbero dato qualche elemento in
pi. Ma questa povera ragazza rafforza la mia teoria della
vendetta.
- La vendetta di una bambina.
- Non  facile crederlo, vero?
- No.
- Ma le cose stanno cos. Non me le sono inventate
io.
- Non hai molta fiducia nel genere umano, Petra.
- L'essere umano  il solo animale capace di
vendicarsi.
- S, ma la vendetta non  scritta nei geni.
- La crudelt s, per.
Quello era un argomento tab, e non solo per il
viceispettore. Nessuno sembrava disposto ad accettare che
una bambina fosse capace di agire come un assassino
che premedita freddamente il crimine. Ma quello non
era un problema etico. Come aveva detto molto
chiaramente la direttrice di El Roure, in un discorso odioso
ma realistico, quelle bambine avevano subto tanti
soprusi che potevano diventare piccoli mostri. Non
avevo nessuna intenzione di difendere la cinica teoria
secondo cui l'uomo nasce perverso. Non era quello il
mio scopo. Ma ero sicura che una personalit si forma
fin dall'infanzia, nel bene come nel male. Il punto era,
come mi aveva rivelato l'anziana signora di quella mattina,
che una disgrazia collettiva non arreca danni
irreversibili, mentre il male che ci  stato inflitto
individualmente, quello che riconosciamo come ingiusto,
privato, vergognoso, quello pu cancellare il sorriso per
tutta una vita.
Insomma, se anche non fossimo riusciti a ritrovare
la bambina e a far luce sui due crimini, ne avevo tratto
insegnamenti sufficienti per scrivere un trattato di
morale.
Tornai da Garzon.
- Viceispettore, la invito a pranzo alla Jarra de Oro.
- Sono molto arrabbiato con lei, Petra.
- Appunto per questo la invito a pranzo.
- Accetto, ma la avverto fin d'ora che le toccher
sentirsi dire un paio di cosette.
- Non sia rancoroso, Fermin.
- Rancoroso? Rancoroso io?
Scosse la testa, come se ormai mi ritenesse
irrecuperabile e la sua pazienza fosse arrivata al limite. Ma
non era vero, di pazienza ne aveva ancora parecchia,
e la us per spiegarmi una volta di pi perch considerava
del tutto inutile l'istituto del matrimonio.


Capitolo nono.

L'agente Dominguez mi aspettava sulla porta del
mio ufficio. Con le sue solite cautele mi inform che
desiderava consultarmi a proposito di una questione
personale, che per secondo lui poteva riguardare da vicino
l'adempimento dei suoi obblighi di servizio.
Naturalmente non ci capii nulla, come sempre mi cpita
con i preamboli in stile regolamentare.  che
conoscevo bene la sua prolissit, tagliai corto:
- Si accomodi, Dominguez, e diciamo pane al pane,
per favore.
- S, ispettore, solo che non saprei da dove
cominciare.
- Cominci dal centro del problema, senza introduzioni,
senza premesse.
Mi guard, domandandosi se quella fosse una
dimostrazione di fiducia o di impazienza da parte mia,
e probabilmente sbagli, perch sorrise.
- L'agente Yolanda ed io vogliamo sposarci,
ispettore Delicado.
- Congratulazioni, ragazzo! Questa  una bellissima
notizia.
- S, ma c' un problema. Yolanda ha giurato che
finch non risolverete il caso non potremo fissare la
data.
- Questo fa onore alla sua professionalit. Non vedo
quale sia il problema.
- Tutti in commissariato dicono che queste indagini
non promettono niente di buono, che non state facendo
un solo passo avanti. Anzi, a quanto pare le cose
si complicano ogni giorno di pi.
- Dicono cos, quegli stronzi?
- La prego, ispettore Delicado, io non sono venuto
a fare la spia! Ma non posso fare a meno di sentire quello
che sento. E ho paura che al matrimonio non ci
arriveremo mai.
- Ma, scusi, lei quando pensava di sposarsi, domani
pomeriggio?
- No, per ho paura. Quel dottore che viveva con
lei continua a starle dietro, e Yolanda  cos meravigliosa
che forse  troppo per uno come me, e a lungo
andare rischio di perderla.
- Insomma, Dominguez, non sia cos timoroso! Non
pu affrontare un matrimonio in uno stato d'animo
simile. Lei  un ragazzo fantastico! E poi posso assicurarle
che quel che si dice in giro sulle nostre indagini sono solo
pettegolezzi. In realt siamo sulla buona strada.
Ancora un paio di colpetti e si risolver tutto. Magari i colpetti
saranno tre, ma non ci vorr molto, vedr.
- Grazie, ispettore Delicado.  proprio quel che
volevo sentirmi dire. Sono sicuro che sar cos.
- Senta, Dominguez, non mi chiami continuamente
ispettore Delicado. Mi chiami ispettore e basta. Mi chiami
pure "isp" se le piace, a lei posso permetterlo. Ma
non si perda in lungaggini...
Sorrise, e mi guard con aria furba:
- La innervosisco, vero? Sono un gagliego con la testa
quadra, io...
Mi and la saliva di traverso e dovetti fare uno sforzo
per non tossire.
- Ma cosa dice? Io adoro tutto quel che  gagliego:
le montagne, le mucche, il polpo... Tutto, sa?
Usc ringraziandomi una ventina di volte. Dentro di
me, bollivo. Ancora problemi matrimoniali? Avrei
dovuto mettere su un consultorio per futuri sposi, invece
di inseguire assassini e bambine perdute. Il fatto 
che non avevo pi un minimo di pazienza. Tutti gli anni
che avevo passato vivendo da sola me l'avevano
azzerata. Chi  abituato a stare con se stesso finisce per
non sopportare pi nessuno,  la verit. Capisco che
questo c faccia apparire egoisti e ci renda odiosi.
Chiss come parlavano di me in commissariato! Per questo
ogni volta che mi trovavo alle prese con qualche
complicazione tutti erano pi che felici di mettere in giro
maldicenze. Tanto pi che questa volta i casini erano
cominciati con il furto della mia pistola! E va bene, ma
cosa potevo farci, io? Dovevo lanciarmi in una campagna
di captatio benevolentiae e interessarmi alla vita dei
miei colleghi, informarmi sulla salute delle loro mogli
e dei loro figli, raccogliere le loro confidenze
sentimentali? No di certo. Preferivo assumermi la piena
responsabilit della mia fama di orchessa. Meno male che
ero stata sposata un paio di volte, altrimenti anch'io
mi sarei beccata l'infamante etichetta di zitella, che pare
essere il peggiore degli affronti per una donna.
Calma, mi dissi, non lasciamoci influenzare da considerazioni
private in mbito lavorativo. Presi l'agenda e
scrissi: "Avere pazienza con Dominguez". Quella
sarebbe stata la mia opera buona della giornata, e da quel
momento in poi avrei potuto ricominciare a rompere
le scatole al prossimo.
Entr Garzon. Aveva in mano la fotografia della
presunta madre di Delia. Era pensieroso, cupo.
- Mi sa di s, ispettore.
- S, cosa?
- Che  cos, non ci sono dubbi, ha ragione lei.
Avevo ancora l'agenda aperta, e annotai: "Avere
pazienza anche con Garzn". Sorrisi, e lui continu:
- Questa doveva proprio essere la madre di Delia.
Le date quadrano, e anche l'et, e l'aspetto fisico. Se
 vero, l'ipotesi della vendetta diventa credibile.
- Lei come la articolerebbe?
- Semplice: una di quelle organizzazioni mafiose che
portano le donne in Spagna per avviarle alla prostituzione
fa arrivare qui questa donna, insieme alla figlia.
Solo che lei dopo un po' cerca di uscire dal giro, o forse
le viene proposto di usare la figlia per foto pornografiche,
cosa che lei rifiuta. Allora la eliminano, in modo
esemplare, per dare una lezione a tutte le altre
ragazze come lei.
Era esattamente la storia che avevo pensato io.
Senza smettere di guardarlo e di annuire, per non offenderlo,
cominciai ad aprire la corrispondenza che Dominguez
mi aveva lasciato sulla scrivania. Il viceispettore, con voce
monotona, continuava ad allineare i fatti:
- Per, alla morte della madre, Delia scappa. Impra
a vivere in strada, rifugiandosi dove pu, con l'aiuto
di altri ragazzini. A un certo punto le cpita di
gironzolare qui intorno. La vede ed intuisce che lavora qui,
che  un poliziotto. Pensa che possa avere una pistola
e comincia a tenerla d'occhio. Finch un giorno la segue
fino al centro commerciale ed approfitta della sua
sosta alle toilette per rubarle la borsetta. Come
sappiamo, ha la fortuna dalla sua parte, perch lei...
Avevo smesso di ascoltarlo. Ero rimasta senza fiato,
con la mente paralizzata. Stringendo la lettera che avevo
appena aperto, mi alzai e feci qualche passo verso
la finestra, dove mi fermai a guardare fuori senza
vedere nulla. Garzon, stupito, mi chiese che cos'avessi.
Non riuscii a rispondere. Si alz anche lui e, cercando
una spiegazione del mio strano comportamento, gett
un'occhiata sulla scrivania, dove vide la mia agenda.
- Perch deve avere pazienza con me, ispettore? -
mi chiese.
Per tutta risposta gli tesi la lettera.
- Legga qui.
Era un messaggio anonimo, costruito con il classico
sistema delle lettere ritagliate dai giornali.
LA MADRE DI DELIA ERA UNA CLANDESTINA. FACEVA
LA PROSTITUTA ED  STATA UCCISA QUANDO HA CERCATO
DI SCAPPARE. SI CHIAMAVA GEORGINA COSSU.
UN AMICO.
Mi precipitai sulla busta. Scritti in stampatello, con
una grafia chiaramente contraffatta, c'erano il mio
nome, il mio grado e l'indirizzo esatto del
commissariato.
Il viceispettore lesse tutto quanto, impassibile.
- Chi pu essere stato?
- Qualcuno che sapeva che stavamo investigando sulla
madre di Delia.
- Nessuno, fuori del commissariato. All'archivio e...
be', al centro di accoglienza.
- Ma io non ho detto che l'autorizzazione ci serviva
per indagare sulla madre della bambina.
- E allora l'informazione non  mai uscita di qui.
- C' forse una talpa fra noi?
- Non credo proprio. Ma pu essere sfuggita qualche
indiscrezione.
- Forse si  trattato di un caso. Ad ogni modo, chi
pu avere interesse a rivelarci l'identit di quella donna?
E perch si nasconde?
- Forse Abel Sanchez.
- Mi stupirei... Comunque bisogner richiedere una
perizia grafologica. I caratteri sulla busta non diranno
molto, ma pu venirne fuori qualcosa.
- Miseria, ispettore, io non ci capisco pi niente!
- Siamo in due, allora. Secondo lei, l'autore del
messaggio potrebbe essere l'assassino?
- O la figlia di Marta Popescu?
- Non abbiamo ancora pensato alla possibilit che sia
morta, insieme all'altra bambina.
- Tutto questo  assurdo.
- Di sicuro dietro questa storia c' una rete ancora
attiva.
- Ma l'ispettore Machado sostiene che non c' pi
niente.
- Allora ci ha messo lo zampino il diavolo in persona.
- D'accordo, ispettore, per non perdiamo il buon
senso. Dimentichiamo per un attimo l'autore del biglietto
e il motivo per cui ce l'ha mandato. In realt,
potrebbe essere chiunque, una delle donne del primo
laboratorio, oppure del secondo, o una prostituta
amica della madre che ha deciso di parlare, perfino
qualcuno che sta aiutando la piccola Delia nelle sue
malefatte!
- Questa possibilit mi spaventa.
- D'accordo, la spaventa, ma esiste. Non pensiamoci,
pensiamo piuttosto a quel che dice il messaggio. Se
 vero, i nostri sospetti sono confermati. O mi sbaglio?
- Chiami subito l'ispettore Machado, Garzn. Lo preghi
di venire qui.
Machado arriv e guard a lungo la lettera. Dalla sua
espressione non riuscivo a capire cosa pensasse. Alla fine
mi spazientii:
- Machado, per l'amor del cielo, di' qualcosa.
- Potrebbe essere un'organizzazione che non vuole
accollarsi la responsabilit di quei due omicidi e ci sta
indirizzando su altri colpevoli.
- E perch non ce li indica direttamente?
- Non lo so. Ci conviene parlare con Pedro Mstoles.
L'ispettore Mstoles si occupava delle reti di
prostituzione. Era un esperto. Doveva avere un paio
d'anni meno di me e ci ricevette molto cordialmente.
Forn subito una rapida diagnosi:
- S,  possibile che sia cos. Vi fanno il nome della
donna perch seguiate la vostra pista e lasciate in pace
loro.
- E perch non ci danno il nome del colpevole, invece?
- Non lo so. Forse rischiano qualcosa. Magari  un
pentito a scrivervi, o qualcuno all'interno dell'organizzazione,
che si fa degli scrupoli morali... Chiss. Ma
 chiaro che il nome della donna deve figurare nei nostri
archivi, altrimenti il messaggio sarebbe inutile.
Vediamo.
Mi girava la testa. Non stavamo perdendo di vista
tutti gli indizi e le ipotesi faticosamente accumulati per
settimane? Fino a che punto dovevamo dar credito a
un messaggio di quel genere? Garzn si accorse che qualcosa
non andava.
- Non si sente bene, ispettore?
Pedro Mstoles ebbe piet di me. Dovevo avere una
faccia davvero preoccupante.
- Perch non andate a prendere qualcosa? Fra un'oretta
sapr dirvi di pi su questa povera ragazza.
Uscii con Machado e Garzn. Stavo malissimo.
Andammo alla Jarra de Oro e prendemmo tre birre. Il bar
era pienissimo, la gente parlava, rideva... Sembrava che
per tutti gli altri la vita fosse un succedersi di fatti semplici
e logici.
- Ti senti meglio, Petra? - mi chiese Machado.
- Queste indagini mi porteranno alla rovina psicologica,
se non riesco a venirne a capo. Non faccio che
vagliare ipotesi, cerco di dare un senso a tutto quel che
non torna... e di colpo la testa mi scoppia, non ce la
faccio pi.
- Certo, perch pensi troppo, e ti mancano dati
sicuri. I neuroni si ribellano.
- I miei, invece,  come se fossero in vacanza - disse
il viceispettore.
- Bisogna dire che il nostro mestiere  un vero schifo -
sentenzi Machado. Io tornai alla carica:
- Cerchiamo di capirci qualcosa, piuttosto: se un
magnaccia ci sta facendo segnali di fumo, come mai si 
deciso proprio adesso?
-  uscito qualcosa sui giornali?
- Cosette. Ma nulla sull'ipotesi della bambina
assassina.
- Lo spero bene! Immaginatevi cosa potrebbero farne
i cronisti di nera!
- Sarebbe una miniera inesauribile.
- Darebbe da scrivere a psicologi e penne fini.
- E che titoli! A caratteri cubitali!
Mentre ascoltavo quei commenti fui invasa da un
terribile senso di vuoto. La storia della bambina assassina,
trasformata in chiacchiera da bar, suonava
tremendamente falsa, come un'invenzione insensata, come
una mostruosit partorita in una notte d'insonnia.
E se mi fossi completamente sbagliata, lasciandomi
fuorviare da fantasie e dettagli irrilevanti? Quell'ipotesi
era un'aberrazione? Cominciavo a non essere pi
sicura di niente. Forse avremmo fatto bene a ricominciare
da zero. Ma come? C'era da sperare che le nuove
informazioni ottenute da Pedro Mstoles sulla donna
misteriosa ci proiettassero in una cornice del tutto
diversa. Quel che avevamo creduto di scoprire finora
sarebbe servito a qualcosa? Era vero che mi avevano
rubato la pistola o l'avevo sognato? Se non fosse stato
per Marina, la mia piccola testimone, avrei dubitato
perfino di me stessa, come cpita solo ai matti.
Dopo tre quarti d'ora tornammo in commissariato.
Ma il collega ci accolse con aria delusa.
- Non ci capisco niente, ragazzi, giuro. In archivio
non risulta nessuna Georgina Cossu. Non  mai
finita in una retata. Non  mai stata sentita da nessuno
di noi. Semplicemente, non esiste. Non capisco
perch diavolo vi abbiano dato questo nome se a noi
non dice niente.
- L'autore del messaggio doveva essere convinto del
contrario.
- Allora non la conosceva troppo bene. Ma non
scoraggiamoci, la cercheremo ancora. Posso darvi gli
indirizzi dei locali dove potreste trovare qualcuno che la
conosceva. Quante persone hai a disposizione, Petra?
- Due giovani agenti, oltre a me e Garzn.
- Chieder al commissario l'autorizzazione a darvi
una mano. Solo per un paio di giorni, in modo che vi
facciate un'idea dell'organizzazione del lupanare.
Lui rideva, ma a me la cosa non sembrava affatto
divertente. La fine era ancora lontana, pi lontana di quanto
non prevedessi. In ogni caso, c'era da essere grati
del suo buonumore, ne avremmo avuto bisogno anche
noi. Garzn disse, strofinandosi i baffi:
- Vado al consolato rumeno, chiss che Georgina Cossu
non sia passata di l.
- Bene, Fermin, bravo - mormorai senza entusiasmo.
A quanto pare soltanto io ero del tutto scoraggiata.
In realt l'"organizzazione del lupanare" era una
questione semplicissima, e i consigli di Mostoles non
potevano essere pi ovvi:
- L'ottanta per cento delle ragazze del mestiere sono
straniere. Per lo pi vengono dall'Est europeo,
quando non sono africane o sudamericane. E potete ben
immaginare quanta voglia abbiano di rispondere alle
domande della polizia. Ma non  difficile fare pressioni.
Sono quasi tutte clandestine, e possono essere rispedite
al loro paese in qualsiasi momento. Solo questa minaccia
funziona. Non sperate nello spirito di solidariet:
sono donne che conoscono le durezze della vita e hanno
le idee ben chiare. Il solo fatto che non siamo riusciti
a far luce sull'uccisione di quella donna vi dimostra
fino a che punto si rifiutino di collaborare.
- Forse in questi casi non si fanno neppure grandi
sforzi nelle indagini - obiettai. Il mio collega non fu
per niente contento di quell'insinuazione.
- Ti sbagli, Petra, ti sbagli. Se credi che non ci
impegnamo a fondo perch quelle sono solo puttane, hai
davvero una povera opinione di noi. Pu capitare che
ci lasciamo prendere dallo scoraggiamento per il gran
numero di fallimenti che abbiamo collezionato, ma
facciamo sempre tutto il possibile, te lo assicuro.
- D'accordo, su, non prendertela. Era solo un'ipotesi.
- Mi sa che stai esagerando con le ipotesi.
Mi conveniva andare con i piedi di piombo, la mia
fama di donna difficile e bisbetica era gi parecchio diffusa
fra i colleghi e, sebbene non mi impedisse di dormire
la notte, preferivo non vederla crescere ancora.
Tentai di rimediare con un abbozzo di sorriso:
- Non si potrebbe cancellare quello che ho detto?
Mstoles accett le mie scuse e mi lanci uno sguardo
molto serio:
- Le accuse di maschilismo all'interno del corpo di
polizia non hanno fondamento.
- Be', se io devo cancellare le mie insinuazioni, tu
puoi cancellare questa bella dichiarazione. Ho paura,
prima o poi, di dovertela ricordare.
- Sei dura, eh, Petra?
- Pi della pietra.
- Bene, come ti stavo dicendo, anche le ragazze
dell'Est sono dure. L'unico modo per ottenere qualcosa
da loro  minacciarle di espulsione. Le ragazze
dell'America Latina qualche debolezza umana ce l'hanno,
se cos vogliamo definirla. Ma questo non ci
interessa, perch la separazione per zone di provenienza
 ermetica, e a noi servono informazioni su
una rumena. Qui avete una lista di bar e night-club.
Tenete conto, per, che le ragazze dei night raramente
sono "schiave" di un'organizzazione. In genere si sono
liberate pagando un riscatto, o sono arrivate qui
per conto loro.
- Riuscite ogni tanto a smembrare un'organizzazione
di questo tipo?
- Otteniamo qualche buon risultato, ma rimarresti
sbalordita se sapessi quante reti di prostituzione
agiscono nel paese.
- Avete il vostro bel daffare.
- Oh, il lavoro non ci manca! Dubito molto che in
Spagna possa crescere la disoccupazione nel nostro
settore. Se qui il clima non fosse cos buono, forse; ma
ultimamente sembra che attiriamo pi malfattori che
turisti - concluse, con una nuova risata. E poi, cercando
di essere gentile, mi chiese: - Hai bisogno che ti
accompagni nelle visite alle case di piacere?
- Forse  meglio che ti dedichi a Yolanda e Sonia.
Non so come se la siano cavata al corso "lupanari" della
scuola di polizia. Io mi far accompagnare da Garzon.
Cos facemmo. Il primo giorno visitammo dieci
locali diversi, dieci. Mi stup prima di tutto l'estensione
degli orari. Alle due del pomeriggio erano gi aperti,
e ricevevano clienti fino all'alba. Il nostro lavoro
non era complicato: entravamo, chiedevamo del
responsabile, ci identificavamo e interrogavamo le
ragazze. Una per volta, in modo da poterne osservare bene
le reazioni quando vedevano la foto della donna morta
o udivano il nome di Georgina Cossu. Non si pu
certo dire che quella trafila mi tirasse su di morale. No,
oltre che deprimente, una simile indagine mi pareva
del tutto priva di senso. Non vedevo come potesse
condurci da qualche parte. Eppure non avevamo alternative,
questa era la triste realt. Non era servito a nulla
insistere mille volte sulle strade gi percorse. Quindi,
stancamente, ci facevamo coraggio e spingevamo
la porta di un nuovo locale, dove, un po' frastornati
dalla musica, attendevamo per un attimo il dilatarsi delle
pupille nel buio e cominciavamo con le domande.
Le risposte si riassumevano in un unico monosillabico
e categorico "No". Ragazze giovani come collegiali
fissavano il volto della morta con una maschera
impassibile e dicevano: "No". Donne pi adulte ed esperte
della vita, con accenti diversi, ripetevano: "No".
Alcune non riuscivano a reprimere un brivido, ma soltanto
di paura. Non una sola volta, n a me n al mio
collega, fu dato cogliere un accenno di comprensione,
di riconoscimento o di emozione che celasse qualcosa
di pi.
Dopo sei ore gettammo la spugna.
- Per oggi basta - dissi. Garzn, con evidente
sollievo, si strofin gli occhi arrossati.
- Qualche conclusione, ispettore?
- S, le puttane hanno un gusto tremendo nel
vestire.
- Vedo che andiamo bene.
- Ma non basta. Sa cosa le dico? Il mondo  un
porcaio.
- Non abbiamo altro posto in cui vivere, quindi mi
spieghi lei cosa possiamo fare.
- Non abbiamo nemmeno pranzato, Fermin. Dove
lo troviamo un panino?
- In Rambla Catalua. Salga in macchina, la porto.
Non avevo fame, ma mangiai, forse incoraggiata alla
vista di Garzn che addentava un sandwich a tre piani
senza scomporsi. Cosa avrei fatto senza il mio vice?
Da anni lavoravamo insieme, condividendo ogni giorno
la tavola, le ore di attesa, le delusioni, i passi avanti
cos come i passi indietro, l'esplorazione del lato oscuro
della vita. La sua compagnia mi aveva sempre confortata.
Lui smorzava la mia tendenza a drammatizzare,
a prendere le cose di petto, ad attribuire eccessiva
importanza ad incidenti passeggeri. A turno ci facevamo
coraggio, senza proporcelo, in modo spontaneo e
naturale. Era senz'altro un uomo profondamente vivo, che
aveva imparato ad accettare gli aspetti negativi dell'esistenza
senza amareggiarsi. Un buon compagno, solitario
quanto me, questo era Garzon.
- Mi sa tanto che avrebbe voglia di ordinarsi un altro
panino, viceispettore.
- E anche un'altra birra. Devo approfittarne finch
pOSSO.
- Ha deciso di mettersi a dieta?
- Molto peggio.
- Conoscendola, non capisco il problema.
- Ci pensi un po' e ci arriver.
- Nebbia assoluta.
Mi guard negli occhi in silenzio. Poi disse, con la
massima seriet:
- Mi sposo, Petra. Alla fine mi sposo.
- Fermin! Mi congratulo con lei! Ma perch ha
aspettato tanto a dirmelo?
- Mi pareva una notizia poco indicata, mentre
andavamo di postribolo in postribolo. Comunque lei  la
prima a saperlo. L'ho deciso ieri.
-  magnifico!
- Be', proprio magnifico... Io, a dir la verit, andrei
avanti benissimo cos. L'idea di tornare a essere un uomo
sposato mi fa uno strano effetto. Mi blocca, non
so come dire. L'ho gi provato una volta, il matrimonio,
e non  stata un'esperienza da raccomandare agli
amici. Ma cos'altro posso fare? Beatriz lo desidera
tanto, forse perch  ancora signorina. E io... be', io
la amo, ispettore, una come lei non la trovo pi.
-  una donna straordinaria.
- Certo. E poi ha ragione: stiamo diventando vecchi
e un po' di compagnia ci far bene. Gli anni che ci
restano potremo passarli insieme, facendo una vita
piacevole e tranquilla.
-  giusto.
- Certo che prima di tutto dovremmo scrivere un
trattato.
- Un trattato?
- S, una lista di patti e condizioni. Io, per esempio,
finch sar in buona salute, come lo sono ora, e finch
non mi costringeranno ad andare in pensione, non
intendo lasciare il lavoro. Questo prima di tutto.
- Mi tranquillizza sentirglielo dire.
- Cos come non intendo lasciare gli ambienti e le
distrazioni a cui sono abituato. Questo significa che se una
sera mi viene voglia di cenare con lei, o di mangiarmi un
panino, chiamo mia moglie, glielo dico, e tanti saluti.
- Non vorrei figurare nel suo trattato matrimoniale
come un ostacolo fra voi due.
- Ma figuriamoci! Lei ha accettato subito. Del resto
la stessa cosa vale per lei se vuole uscire con le sue amiche
o con sua sorella. Mi avvertir e io cener per conto
mio. Siamo adulti.
- Certo. E Beatriz, le ha posto molte condizioni?
- Vuole che la accompagni ogni tanto all'opera, che
accetti di vivere in un appartamento di sua propriet,
che le permetta di arredarlo secondo il suo gusto e che
non mi arrabbi se ogni tanto mi regala qualche abito
come si deve. Cose del genere.
- Non mi pare niente di terribile.
- No. Certo che no. Lei  di buona famiglia e questo
si vede. Non posso negare questa realt.
- Lodevole, da parte sua.
- Il punto su cui non riusciamo a metterci d'accordo
 la dieta. Beatriz vorrebbe farmi perdere peso, ma
io le ho gi detto che non posso prometterle niente. Su
questo punto sar inflessibile. Solo che lei insiste, e cos
quando vivremo insieme e potr tenermi sotto controllo,
ho paura che sar fregato.
- Be', tutto  relativo. Non pranzerete quasi mai
insieme, e a cena manger qualcosa di leggero. In fondo
 salutare.
- S, visto cos...
- Lei  molto fortunato, Fermin, e fa bene a sposare
Beatriz. Anch'io mi sentir molto pi tranquilla.
- Lei? E perch diavolo dovrebbe sentirsi pi
tranquilla?
- Perch siamo amici, no? E finalmente potr essere
certa che qualcuno si prende cura di lei.
- Questo si, ma non ne approfitti facendomi sgobbare
come un mulo dal mattino alla sera, eh?
- Garzn! Come le viene in mente una cosa simile?
Quel che non capisco, piuttosto,  cosa ci ricavi Beatriz
sposando lei.
Quello era il tono attaccabrighe che gli andava a genio,
perch lo liberava dal disagio del sentimentalismo.
Rise sotto i baffi, mi guard con gli occhi lucidi e mi
disse:
- Fra noi rimarr tutto come sempre, vero, Petra?
- Ci pu scommettere le palle, Fermin.
Si sciolse in una risata liberatoria. Mi diede una pacca
sulla spalla con calcolata violenza.
- Le palle, sissignore! Basta con i formalismi.
- Perch non ce ne andiamo di qui? Non ne posso
pi delle sue confidenze matrimoniali.
Il viale ci accolse con la sua fresca umidit, con i fari
delle auto che passavano nel buio senza fermarsi.
- Avete gi deciso quando?
- Sar in settembre. Ma ho detto alla mia fidanzata
che se il caso non sar ancora risolto, si pu scordare
il viaggio di nozze.
- Crede che passeremo tutta l'estate in questo schifo?
- No, ma non si sa mai.
- Il solo pensiero mi spaventa.
- Non ci pensi, allora.
- Ci prover.
Ci salutammo e ci allontanammo ciascuno verso casa.
Non abitando troppo lontano, decisi di andare a piedi.
Mi avvolsi bene nell'impermeabile e rialzai il
colletto. Garzon si sposava, da non crederci! Di sicuro
sarebbe stato un matrimonio tradizionalissimo, in chiesa
e in pompa magna, con una quantit di invitati.
Magari era gi previsto un arrivo in limousine o in carrozza.
Quell'idea mi fece ridere, ma subito il mio sorriso si
spense. Com' strana la vita. Un uomo e una donna,
che in teoria non hanno nulla a che fare l'uno con l'altra,
di colpo decidono di unire le loro vite. A loro, di
sicuro, sarebbe andata bene. Perch no? In fondo la
solitudine non fa altro che rafforzare piccoli egoismi e
manie. Protegge dai pericoli della vita di coppia, ma
impone la rinuncia a molte dolcezze condivise. Non me
la sentivo di criticare Garzn. Era coraggioso, affrontava
una scelta difficile, ma vivere  proprio questo:
assumersi i rischi e saper cambiare, non dare per scontato
e inamovibile tutto quel che si possiede. Eppure
dovevo ammettere che la cosa mi preoccupava un po'.
E se Beatriz si fosse rivelata una moglie autoritaria e
avesse impedito a Garzon di vivere la propria vita? O
se fosse stato lui ad assumere il ruolo di marito tradizionale
mettendo le briglie a una donna non abituata
alla vita a due? In ogni caso, e comunque andasse, ora
potevo solo rallegrarmene, se non volevo fare la
guastafeste. E me ne rallegravo, sebbene sentissi in fondo
al cuore un certo senso di orfanilit, come se il nostro
club dei solitari fosse stato tradito. Garzn mi
abbandonava. D'ora in avanti, quando ci fossimo trovati
immersi in un caso difficile, forse addirittura sordido
come questo, e ci fossimo salutati la sera, lui sarebbe
rientrato in una casa accogliente, dove avrebbe trovato
un piatto caldo e una presenza amorevole, mentre
io... io avrei trovato il solito pezzo di carne lasciato nel
frigo dalla donna di servizio. Questo avrei avuto, un
pezzo di carne, come quei gatti di citt rimasti soli in
un appartamento che vengono nutriti dal vicino.
Eccomi davanti alla porta di casa. Ero arrivata? Che
cosa mi restava da fare adesso? Passare ancora una volta
in rassegna le puttane tristi con cui avevo parlato per
tutta la giornata? Andarmene di nuovo al bar dietro
l'angolo, dove presto sarei stata riconosciuta come "la
signora che beve whisky all'ora di cena"? No, il mio
compito era rientrare a casa e affrontare con coraggio
la mia sanguinolenta ricompensa: il pezzo di carne
incellofanato. Aprii la porta, mi sbarazzai dell'impermeabile
gettandolo sul divano, andai in cucina, afferrai
a due mani la maniglia del frigo, e mi ritrovai
davanti la mia bistecca ben chiusa nel suo involucro, al
riparo da ogni possibile contaminazione, affiancata da
un piatto di peperoni alla piastra. Maledetta arpia,
ringhiai in silenzio. Forse i supermercati spagnoli,
cos ricchi, cos assortiti, non avevano niente di meglio
da offrire? Non poteva, quella disgraziata, sforzarsi ogni
tanto di mostrare un minimo di cura e di interesse per
la mia nutrizione? Certo, ero stata io, fin dall'inizio,
a pregarla di non riempirmi il frigo di cibi pesanti e troppo
conditi. "Per cena andr benissimo una semplice
bistecca con un po' di verdura". Ma una cosa era una
semplice bistecca di tanto in tanto, e un'altra divorare
sistematicamente tutti i vitelli della Galizia uno per uno.
Ah, no! Quella sera mi sarei preparata una buona e
gustosa minestra. Aprii la mia piccola dispensa, dove
riposavano da tempo immemorabile diverse buste di
minestra pronta. Lessi le poche righe che promettevano:
"Zuppa casalinga con ingredienti naturali, proprio come
una volta". Perfetto. Ora dovevo solo immaginare
che quella polvere giallastra avesse il potere di tramutarsi
in un buon piatto cucinato espressamente per
me. Misi a scaldare mezzo litro d'acqua e feci un giro
nel soggiorno. La spia della segreteria telefonica mandava
bagliori intermittenti. Non me ne ero neanche accorta.
C'era un messaggio di Marcos: "Petra, se rientri
a casa presto, chiamami, per favore". Cercai
affannosamente il suo numero e lo chiamai.
- Sai, non volevo disturbarti sul cellulare. Ti andrebbe
di andare a cena da qualche parte?
- No - risposi, con inutile fermezza. - Voglio che
tu venga a cena qui. Sto preparando una minestra per
due, una vera minestra casalinga, con ingredienti
naturali, una di quelle minestre che lasciavano esauste le
nostre nonne. Non ti fa gola?
- Non dirmelo due volte! Sono subito da te.
Non sapevo cosa mi stesse capitando, ma ero contenta,
addirittura felice. Corsi in cucina e versai l'intera
busta di minestra pronta nell'acqua bollente. Poi tagliai
l'odiosa bistecca in quadratini minuscoli e li feci saltare
in padella, feci altrettanto con i peperoni, e buttai
tutto in pentola. Frugai di nuovo negli armadietti:
funghi secchi. Benissimo, un ingrediente in pi. Aggiunsi
un po' di riso e piselli surgelati. Osservai il risultato:
aveva un aspetto denso e gradevole, come le buone
minestre di una volta, e l'odore era molto appetitoso. Il
sapore non riuscivo a immaginarlo, ma ero sicura che
perfino Babette avrebbe sottoscritto quella ricetta senza
il minimo imbarazzo.
- Non avevo mai assaggiato niente di simile - esclam
Marcos dopo averla assaggiata, ma io rimasi col fiato
sospeso finch non concluse: -  deliziosa, sul serio.
Non sapevo che fossi anche un'ottima cuoca.
Nemmeno io. Diciamo che mi ero affidata
all'improvvisazione.
- Di sicuro ci sono molte cose che non sappiamo l'uno
dell'altra. Tutto, in realt.
- Meglio cos.
- Credi che ti nasconda qualcosa di brutto?
- No, al contrario. Il fatto  che mi sembri perfetto,
e questo non  possibile.
- Io ho la stessa impressione di te. Mi sembri perfetta.
- Eppure entrambi abbiamo un curriculum che lascia
molto a desiderare.
- Non ti capisco.
- Mi capisci perfettamente. Chi ha due matrimoni
alle spalle non pu certo essere un modello di virt.
- Quelle che per qualcuno sono virt possono essere
difetti per qualcun altro.
- S, l'ho gi sentito dire. Ma quali virt riesci a
vedere, in me?
- Sei bella, intelligente, sai ridere delle cose... sei
determinata e coraggiosa, hai senso della realt. Sai
essere tenera e voler bene.
- Be', qualcun altro mi vede come una quarantenne
piuttosto sciatta che cambia umore ogni tre minuti e
se la prende con tutti. Sono pessimista, e per di pi
detesto i sentimentalismi, quindi nelle situazioni tnere
divento insopportabile, per difendermi.
Mi guard sorridendo:
- Bene, adesso ci conosciamo un po' meglio.
- Tu a me sembri sereno, intelligente, di bell'aspetto,
equanime. E poi ho l'impressione che tu sappia sempre
quello che vuoi.
- Quest'ultima cosa  vera, so quello che voglio.
I suoi occhi si conficcarono nei miei come stiletti.
Distolsi lo sguardo.
- E difetti, non ne hai?
- Pochi. Non parlo molto e non amo il chiasso e la
mondanit. Sono sempre convinto di aver ragione,
almeno in parte. Mi  difficile aprirmi agli altri e chiedere
consiglio. Sono molto introspettivo.
- E posapiano - aggiunsi.
Lui scoppi a ridere per la sorpresa.
- Posapiano?
- Forse dovrei dire troppo prudente. Era abbastanza
chiaro che fra noi ci fosse attrazione, ma non mi chiamavi
mai, e continui a non cercarmi sul telefonino per
non disturbare. Sei strano, poco passionale.
- Non voglio forzarti la mano. Ad ogni modo... -
esit a concludere la frase, - ad ogni modo non penserai
che ti abbia incontrata per caso all'uscita di quella
discoteca? N che tutte le volte che ti ho telefonato
all'inizio volessi solo informarmi sull'andamento
delle indagini? Mi spiace ammetterlo, ma non  cos.
Mi sei piaciuta molto, Petra, subito, da quando ti ho
vista. E mi piaci sempre di pi.
Cominciammo a baciarci come matti, con una fame
calda che la cena non aveva saziato. Salimmo le scale
incespicando, accarezzandoci, con piccoli gemiti di
desiderio. Poi i nostri abiti caddero alla rinfusa sul pavimento,
come se quell'incontro non fosse l'inizio, ma la
fine di una battaglia senza quartiere, dalla quale uscivamo
tutti e due vittoriosi.
- Credo che la tua minestra fosse afrodisiaca - mi
disse Marcos quando riusc a riaprire gli occhi.
- Non me ne stupirei. Sai cosa ti dico? Ho una
bottiglia di champagne in frigo. Vado a prenderla.
- Credi che questo evento meriti di essere festeggiato?
- Be', non  stato male.
Quando tornai con la bottiglia e due calici, non fui
sorpresa di vedere Marcos nel mio letto. No, lui nel mio letto
ci stava bene. Uomini anche molto decorativi vi avevano
trovato posto, ma nessuno vi si era adattato quanto lui.
Bevemmo appoggiati alla testiera. Lo champagne era
delizioso. Una degna conclusione per la cena improvvisata
che avevo messo insieme. Mi venne voglia di sapere
pi cose di lui.
- Perch non continui a spiegarmi come sei?
- Be', avrai tempo per scoprirlo da te.
- Magari decido di scoprirlo dopo averti ascoltato.
- Non c' molto da dire. Sono tranquillo, cerebrale,
amo la musica classica e la lettura. Pratico qualche
sport ma senza esagerare. Credo nell'amore, nell'amicizia.
La vita non mi ha trattato male, ma devo lavorare
parecchio per andare avanti... Sono quel che si pu
definire un individuo comunissimo.
- A me non sembra che un uomo equilibrato come
te sia cos comune. Posso assicurarti che ne ho conosciuti
pochi. Ho avuto mariti, amanti e amici... e non
li ricordo come tipi tranquilli e cerebrali.
- Questo vuol dire che sceglievi male. Forse con me
hai aggiustato il tiro. Mi domando in quale delle tre
categorie finirai per collocarmi. Se in quella di marito,
di amante o di amico.
- Non credo che questa domanda ti toglier il sonno.
- Forse ti sbagli.
Lo guardai seriamente. Proprio perch tutto andava
cos bene, non era il caso di dimenticare i limiti.
- Marcos, ti rendi conto delle ragioni per cui siamo
insieme?
- Le ragioni cominciano a manifestarsi ora, e mi
sembrano sempre pi valide.
- No, pensaci bene, visto che sei tanto cerebrale. Non
idealizziamo la situazione. Tu sei appena uscito dal tuo
secondo matrimonio. Non  un segreto per nessuno che
questo dia una certa... be', una certa disponibilit al
nuovo, una propensione alla ricerca di consolazioni.
Quanto a me, devo dire che anch'io mi trovo in un momento
delicato. Sto conducendo una delle indagini pi
spiacevoli della mia vita professionale, per di pi intorno
a crimini commessi con la mia pistola, e i risultati, per
ora, non sono precisamente brillanti.
- Detto in altri termini, io soffrirei della sindrome
del separato e tu di frustrazione professionale. Ti pare
corretta questa interpretazione?
- No,  troppo semplicistica.
- E che cosa aggiungeresti?
- Che ci piacciamo. Che stiamo bene insieme, che
ci regaliamo tranquillit e... piacere. Ma di l a pensare
che...
- D'accordo - mi interruppe. - Non pensiamo niente,
allora, ma evitiamo almeno di pensare il peggio: che
questa  una semplice relazione di circostanza destinata
inevitabilmente a rompersi. Lasciamo fluire le cose.
- S, per si presenteranno inevitabilmente degli
scogli.
- Per esempio?
- Per esempio se questa notte rimarrai a dormire
oppure no.
- Accidenti, lo scoglio era proprio dietro l'angolo,
anzi, in questa stessa stanza.
- E cosa ne dici?
- Quello che ti ho gi detto: lasciamo fluire le cose.
Quella notte rimase a dormire con me. Le cose fluirono
come dovevano: lente e rilassate in alcuni momenti,
appassionatamente turbinose in altri. Il sonno fu riparatore.
Al mattino, quando mi svegliai, non desiderai
che lui sparisse. La corrente scorreva tranquilla.


Capitolo decimo.

Garzn ed io continuammo tenacemente il nostro giro
dei postriboli. Pedro Mostoles ci aveva dato una lista
che sembrava non finire mai. Eppure, secondo lui,
in quei locali accuratamente selezionati qualcuno doveva
sapere qualcosa di un'immigrata clandestina uccisa dalla
banda che la sfruttava. Che tante donne fossero costrette
dalla miseria ad emigrare ed a prostituirsi mi pareva
atroce, ma ancora comprensibile. Quel che non riuscivo
a concepire era che quell'esercito femminile trovasse
tanti clienti. Erano davvero cos numerosi gli
uomini che ricorrevano alle loro prestazioni? Un fenomeno
del genere non era degno di un paese del terzo
mondo? Mstoles si premurava di dissipare i miei dubbi
con dati e statistiche: "Niente affatto. Pensa che il
Lussemburgo  il paese con il pi alto tasso di importazione
di prostitute. E sai benissimo che cosa si trova
li: organismi della Comunit Europea e banche.
Vale a dire funzionari di alto livello e gente piena di soldi.
Non si tratta di arretratezza, cara Petra, si tratta di
concupiscenza bella e buona". Pareva che la cosa lo
divertisse. Ma io continuavo a non capire come potesse
essere tanto ricercato l'amore a pagamento. E alle quattro
del pomeriggio, per di pi. "Quelli sono gli uomini
sposati..." mi istruiva il collega. "Trovano una scusa
per uscire un po' prima dal lavoro e si prendono le
loro libert. Come dicono le matresses, spesso si limitano
a bere un bicchiere con le ragazze. In fondo hanno
solo voglia di fare conversazione". Conversazioni
filosofiche, evidentemente. Garzn mi prendeva in giro
perch mi credeva scandalizzata, oltre che sorpresa.
- Lei mi sta diventando puritana, Petra.
- Non trovo molto divertente la prostituzione. E dubito
che esistano molte prostitute ricche.
Naturalmente il mio collega non cercava di
convincermi dell'alto valore umano del commercio della
carne, si divertiva soltanto a punzecchiarmi. Ben presto
non ne potei pi e decisi che era venuto il momento
di ripagarlo della stessa moneta. Quale poteva essere
il suo punto debole, a parte i soliti che conoscevo bene?
Avevo qualche scrupolo, lo ammetto, ma alla fine
mi lanciai. Un giorno mi disse che aveva bisogno
di un pomeriggio di permesso per risolvere una questione
personale:
- Va a scegliere le tendine per la casa nuova?
Dio! Se avessi previsto la sua reazione mi sarei
volentieri risparmiata quell'uscita. Mi trafisse con un'occhiata
feroce e sdegnosa, per poi dirmi, soffocando a
stento la collera:
- Mi pareva, che prima o poi sarebbe arrivata la
mazzata. Ma sappia che devo andare dall'oculista. Ho
bisogno di un nuovo paio di occhiali. Questo  tutto,
ispettore.
- Non vedo cosa ci sia di cos grave, manco le avessero
diagnosticato un glaucoma. E poi, tutti i futuri sposi
vengono presi un po' in giro, la regola vale anche per
lei.
- La saluto, ispettore.
Se ne and con il passo orgoglioso dell'ultimo califfo
di Granada costretto all'esilio. A me non importava.
Non avevo la minima intenzione di considerare il matrimonio
come una malattia mortale a cui  indelicato
fare allusioni. Lo ritenevo un evento gioioso, e
trasformarlo in un funerale mi sembrava la cosa pi
sbagliata che si potesse fare. E poi, gli scherzi agli sposi
sono un'antica tradizione spagnola, una delle poche di
mio gradimento, per di pi.
Negli ultimi giorni il mio umore era molto migliorato,
quindi la prospettiva di far visita da sola ad un paio
di bordelli non mi pareva cos drammatica. Il primo della
lista, che si fregiava del titolo di "whiskeria", era chiamato
Le Due Lune Piene. Non volli prendere in considerazione
i significati riposti di quel nome. Cominciai,
come sempre, dalla titolare, che in quel caso era
una bella donna sulla cinquantina ancora in forma
invidiabile. Lei non si stup del fatto che fossi un poliziotto,
ma trov strano che fossi una donna.
- Una volta mandavano solo uomini qui.
- I tempi sono cambiati.
- E meno male. Me le consumavano, le ragazze, a
forza di guardarle. Che cosa vuole sapere?
- Cerco qualcuno che abbia conosciuto questa donna,
oppure una ragazza di nome Georgina Cossu.
Mi parve che guardasse la fotografia un po' pi a lungo
del solito e alzai le antenne.
-  morta? - mi chiese.
- S. Era rumena. Riteniamo fosse schiava di qualche
organizzazione.
- Bastardi! - mormor.
- Si chiamava Georgina Cossu?
- Mettiamo bene in chiaro le cose, tanto per
cominciare. Qui dentro non ci sono ragazze sfruttate. Io
con quella gente non ci lavoro. Mi rifiuto.
- D'accordo, per la conosceva.
- Tutte le ragazze che lavorano qui hanno i documenti
in regola e il permesso di soggiorno. Le assumo come
cameriere.
- Mi dica se la conosceva oppure no. Cerchi di
capire che questo non ha nulla a che vedere con lei n
con il suo locale.
- Dire che la conoscevo sarebbe esagerato. L'ho vista,
ma solo una volta. Il nome non me l'ha detto, ma mi pare
che il tipo che era con lei la chiamasse Georgina.
- In quali circostanze l'ha conosciuta?
-  stato un po' strano.  venuta con quel tipo e con
una bambina. Lui mi ha chiesto di prenderla a lavorare.
Mi ha raccontato una strana storia, che lui gestiva
una casa di appuntamenti o qualcosa del genere ma aveva
troppo personale. Ha detto che sarebbe venuto a portarla
e a riprenderla personalmente. Avevo l'impressione
che lei non ne volesse sapere. Sembrava molto nervosa.
E poi non parlava una parola di spagnolo ed era senza
documenti. Non potevo certo mettermi nei guai
con una cos! Ho detto al suo tipo di andarsene e di
non rimettere piede qui dentro.
- E lui come l'ha presa?
- Ha insistito un po', ha tirato fuori il nome di un
amico che a sentir lui gli aveva dato il mio indirizzo.
Ma non mi ha minacciata, non ci ha neanche provato.
Loro lo sanno quando non  il caso. Ha capito che con
me non c'era niente da fare. In un'attivit come la mia
bisogna avere le idee chiare, ispettore. Perch al minimo
errore finisci nei casini seri. Una cosa  dar lavoro alle
ragazze, un'altra  sfruttarle.
- Avrebbe potuto denunciare il fatto alla polizia.
Mi guard con sarcasmo, lievemente irritata:
- Pensi un po', non ci ho nemmeno pensato.
- Gi. E la bambina, com'era?
- Non l'ho guardata molto. Brunetta, sui sei o sette
anni. La ragazza doveva essere sua madre, ma chiss.
Che lo fosse o no, bisogna avere un bel coraggio
a cercarsi un lavoro del genere portandosi dietro una
bambina.
- E l'uomo, me lo saprebbe descrivere?
- Era molto alto, sulla trentina, un bel biondo. Uno
di quelli che un servizietto glielo puoi sempre fare senza
turarti il naso.
Rise. Io frugai fra le foto che avevo con me.
- Era questo?
La sua espressione divertita si trasform in una smorfia
di orrore:
- Cazzo!  morto anche lui? Senta, ispettore, non
 che mi metto nei casini parlando con lei?
- Non ha niente da temere, glielo assicuro. Allora,
era lui o no?
- S, era lui. Ma io non voglio finire nella merda, ha
capito?
- Non si preoccupi.
- E chi li ha ammazzati?
- Ci stiamo lavorando. La ringrazio per quello che
mi ha detto, signora. Naturalmente devo supporre che
lei non abbia il numero di telefono o l'indirizzo di
quell'uomo.
- No, no, figuriamoci, se ne  andato e non l'ho pi
visto. Non gli ho dato proprio nessuna speranza.
All'uscita dal locale, il sole mi abbagli. I bambini
uscivano da scuola. Un edicolante vendeva una rivista
femminile a una signora anziana. Fuori, la vita continuava,
ignorando il buio e la musica di quell'antro.
Bene, la pesca era stata buona. La donna della foto si chiamava
effettivamente Georgina ed era, con ogni probabilit,
la madre di Delia. Fra il rumeno morto e la
madre di Delia c'era un nesso. I pezzi cominciavano a
incastrarsi. L'uomo lavorava per Expsito, quindi la madre
di Delia era stata sfruttata dalla sua organizzazione.
Se la nostra ipotesi era corretta, la donna doveva
aver tentato qualche manovra per liberarsi, Expsito
l'aveva fatta uccidere ed il rumeno aveva eseguito la
condanna. Delia, per, era scappata, e dopo avermi rubato
la pistola era riuscita a ritrovare l'assassino di sua
madre ed a vendicarsi. Ma cosa c'entrava in questa storia
Marta Popescu? Impossibile dirlo, per ora. Forse
aveva solo un ruolo secondario, stava con il rumeno,
ma la bambina la conosceva e aveva deciso di uccidere
anche lei. E Rosa, la figlia della Popescu? Come potevano
due bambine sparire cos? Si trovavano ancora
a Barcellona? La testa mi scoppiava. Cercai di fermarmi
e di pensare al passo successivo. Il giudice.
Dovevo parlare subito con il giudice Flora Minguez e
comunicarle la mia scoperta. Exposito era stato condannato
per sfruttamento della prostituzione e pornografia
minorile, ma non per omicidio. Ora c'erano indizi
sufficienti per accusarlo. Expsito doveva parlare, e se
non parlava era necessario interrogare tutti i suoi
complici. Volai in tribunale, e Flora Minguez mi ricevette
senza problemi.
- Petra! Proprio stamattina ho ricevuto un verbale
sul suo caso. Preciso e ben fatto. Molto bene.
- Mi piacerebbe poterle dire che  opera mia, ma non
 cos. Sono stata molto occupata, eccellenza. Per sono
venuta ad informarla delle ultime novit.
Le raccontai tutto. Lei mi ascolt in silenzio. Alla fine
rimase pensierosa.
- Quella donna, la proprietaria del locale, sarebbe
disposta a testimoniare?
- Immagino di s.
- Lei immagina, immagina soltanto. Ma non sar
facile. E poi si tratterebbe solo di una prova testimoniale.
E visto che il presunto assassino  morto...
- Ma il presunto assassino era agli ordini di
Expsito.
- Sar difficile provarlo.
- Crede si possano riaprire le indagini?
- Vedremo, consulter il collega che a suo tempo se
ne  occupato, sar lui ad avere l'ultima parola.
Prepari una richiesta, ma non le prometto niente.
- Vorrei interrogare ancora una volta Exposito, per
farmi dire che cosa sa dell'uccisione di quella donna,
e anche della morte del presunto assassino.
- Far il possibile, Petra, glielo assicuro, ma le
formalit richiederanno un minimo di attesa.
- Quando si tratta della giustizia, "un minimo di
attesa" pu essere eterno.
- A quanto risulta dai verbali, lei ha gi interrogato
il detenuto, e con esiti positivi.
- Relativi, direi.
- Vuole riprovarci con il resto della banda?
- Sarebbe inutile, sono tutti sotto il suo controllo.
Sarebbe diverso se riuscissimo ad accusarli di complicit
in un omicidio. Devo riprovare con Exposito.
- Stia attenta, ispettore. Quell'uomo  pericoloso.
- Non si preoccupi.
Le stesse parole di avvertimento mi vennero ripetute
da Garzn quando lo misi al corrente dei miei progressi.
Protestai:
- Su, viceispettore, pu anche darsi che Expsito
eserciti un certo potere anche dal carcere, ma non 
Al Capone, e Barcellona non  la Chicago degli anni
Trenta.
- S, ma non si fidi. Non c' bisogno di essere Al Capone
per far rifilare una coltellata a qualcuno. E non
sottovaluti la nostra bella citt.
- D'accordo, d'accordo, e allora, cosa vuole che faccia?
- Non interroghi pi quel tizio, aspetti la riapertura
delle indagini. Baster mettersi in contatto con l'ispettore
a cui saranno affidate ed avremo tutte le informazioni
che ci servono. Comunque dubito che Expsito
le direbbe qualcosa.
- Vedremo.
- Almeno, non vada da sola. Vengo anch'io.
- Cosa vuole? Dargli pi scelta al momento di decidere
chi verr accoltellato? No, l'ho gi incontrato
una volta e devo essere io a farlo.
- Che cosa pensa di chiedergli?
- Certo non mi dir se  stato lui a far uccidere la
madre di Delia, ma voglio cavargli fuori tutto quello
che sa sulla bambina e su quella donna. Non  cos
impensabile che mi risponda.
- Se lo dice lei... Io l'ho gi avvertita.
- S, ha fatto il suo dovere, adesso possono anche
accoltellarmi. Pensi piuttosto a scrivere la richiesta per
la riapertura delle indagini, e a presentarla al commissario.
Vedremo che faccia fa.
Garzn non era affatto contento. Pensava che corressi
troppi rischi per quel che potevo ottenere. E molto probabilmente
aveva ragione. Quel figlio di puttana non
avrebbe aperto bocca. Eppure doveva essere stato lui
a condannare a morte la madre di Delia. Se fossimo riusciti
a far riaprire le indagini, di sicuro qualcuno dei suoi
uomini avrebbe parlato. Bisognava che lo spaventassi,
che tentassi di farmi dire dove poteva trovarsi la bambina,
il nome del rumeno, qualunque cosa.
Tornai in carcere con il mandato per interrogare
Expsito. Appena mi vide, lui mi sorrise con la sua bocca
da bestiaccia.
- Salve, maestrina, sono contento che tu sia venuta
a trovarmi.
- Si ritiene mio amico, Expsito?
- Mica tanto.
- E allora mi tratti con rispetto, e mi dia del lei.
- Ah, mi scusi, Madame. In cosa posso servirla?
- Sono venuta a farle qualche domanda.
- Ma bene! Di aritmetica o di libri?
- Sulla morte di una donna che si chiamava Georgina
Cossu. Ho qui la sua fotografia. La guardi bene.
- Cerchiamo di capirci. Il mio avvocato mi ha detto di
non parlare pi con nessuno senza avvertirlo. Ieri, quando
ho saputo che sarebbe venuta, l'avrei anche chiamato,
ma poi ho capito che non valeva la pena. Lei mi sta simpatica,
maestrina, ed  pur sempre una bella donna. Qui
di donne non se ne vedono tante. Ma se mi rompe i
coglioni dico al tipo l sulla porta che non voglio parlarle se
non in presenza del mio avvocato. Ne ho il diritto, lo sa?
- Lei ha incaricato il rumeno di uccidere questa donna
e poi ha fatto liquidare anche lui perch non rimanessero
tracce, non  vero?
- Io questa donna non l'ho mai vista. E non so di
che rumeno lei parli.
- L'altro giorno lo sapeva perfettamente.
- Si vede che mi sono sbagliato. Succede, uno crede
di conoscere qualcuno e poi capisce che invece era
un altro.
- Le indagini verranno riaperte, Exposito, e stavolta
non si tratter di pornografia, ma di due omicidi.
- Ah, s? Ma che bella notizia! Vuol dire che uscir
di nuovo la mia foto sui giornali.
- Per, se parlasse con me adesso, e mi dicesse un
paio di cosette, magari potrei evitarle qualche
problema.
Si mise a ridere, scoprendo denti irregolari e nerastri.
- Su, maestrina, non dica cazzate. L'altro giorno non
 riuscita nemmeno a offrirmi uno sconto di pena e adesso
mi tira fuori queste cose. Ma chi crede di essere, il
ministro degli interni? Non pu mica prendermi per fesso.
Sar ignorante, ma non fesso. Altrimenti sarei gi
morto.
- Non che le sia andata tanto bene.
- Vedr che io qui dentro non ci rimango per molto.
Ho un bravo avvocato.
- Con due omicidi, non so cosa potr fare per lei.
- Non perda tempo, non me ne importa un cazzo dei
suoi discorsi.
- Senta, Exposito, forse lei non  poi cos cattivo.
Mi dica dove pu essere finita quella bambina, la
figlia di Georgina Cossu.  importante. Se la trovassimo
grazie a lei, gliene verrebbe di sicuro qualche vantaggio,
qualunque cosa succeda.
- Senti, poliziotta, io non dico niente, capito? Niente.
Non so di cosa mi stai parlando. E mi sono gi rotto
le palle di stare a chiacchierare con te. Credevo fosse
pi divertente, ma oggi sei noiosa, meglio che te ne
vai e mi lasci tranquillo. Qui dentro si sta da Dio, mi
guardo la televisione, mi faccio i miei lavoretti... non
ho tempo da perdere.
L'avrei volentieri preso a pugni, ma non sarebbe
servito a niente. Mi trattenni e cercai di apparire calma
e cinica, per dirgli:
- Non finisce qui. Far il possibile perch non sia cos,
ce la metter tutta, Exposito, tutta.
Lui guard verso la porta, spazientito, come se
davvero in quel buco lo aspettasse un'irresistibile vita
sociale. Me ne andai, morta di delusione ed impotenza.
Rintracciai per telefono il collega Machado e gli chiesi
di vederlo il prima possibile. Lui venne da me. Gli parlai
delle nuove accuse che potevano pendere sul capo dei
condannati per il caso della Teixonera. Gli chiesi come
fosse il giudice che si era occupato delle indagini.
- Si chiama Leonardo Coscuella.  in tribunale da
molti anni. Lo conosci?
- Ho paura di no. Pensi che sia disposto a riaprire
le indagini?
- Con gli indizi che hai, pu farlo come no.
- Credi che potrei ottenere qualcosa se vado a trovarlo
personalmente?
- Provaci. Se vuoi ti accompagno.
Ci andammo tutti e due. Il giudice Coscuella ci
ricevette nel suo ufficio. Si ricordava molto bene dell'ispettore
Machado e ci tratt con cordialit. Ma prima
ancora che cominciassimo a esporgli la questione, suon
un cellulare. Lui alz un dito accusatore e disse:
- Signori, niente cellulari qui! Lo so che siete poliziotti
e che potete ricevere comunicazioni urgenti, ma
sono sicuro che qualunque cosa pu aspettare almeno
mezz'ora. Altrimenti i discorsi si fanno eterni, e i
maledetti telefoni ci impediscono di concentrarci. Quindi,
cellulari spenti. Spero che capiate.
Niente da dire, l'autorit di un giudice  sacra,
tanto pi se si vuole ottenere qualcosa da lui. Machado
ed io spegnemmo i telefonini. Spiegammo a Coscuella
il motivo della nostra visita. Lui ci ascolt, annuendo
pi volte.
- S, la collega Flora Minguez mi ha gi chiamato perch
riguardassi i fascicoli. Ed  quello che far, li studier
attentamente.
-  molto importante, eccellenza, ci sono due assassini
impuniti e due bambine scomparse. Credo che se
imputassimo i crimini agli uomini gi in carcere questo
servirebbe a esercitare una certa pressione su di loro...
- Quando ci sono bambini di mezzo tutto diventa
pi angoscioso e l'emotivit rischia di prendere il
sopravvento. Ma un giudice non deve lasciarsi influenzare,
deve attenersi alla legge ed essere imparziale.
- Certo, eccellenza, per...
- Ispettore Delicado, - mi guard negli occhi con molta
gravit, ma anche con gentilezza, - capisco molto bene
quello che intende dire e che cosa significa questo
caso per lei. E le assicuro che lo prender in considerazione
con il massimo interesse. Ma non posso prometterle
di pi.
Uscii di l imprecando.
- Quanto mi d sui nervi il delirio di onnipotenza
dei giudici!
Machado, che ancora non mi conosceva bene, era
interdetto.
- In realt non poteva dire altro, e poi giurerei che
 molto ben disposto.
- Ma perch dobbiamo interpretare il suo atteggiamento
come se fosse l'oracolo di Delfi? Che vada al
diavolo!
- La giustizia  fredda, Petra, e cos dovrebbero
essere le indagini.
- Lo so, lo so, ma quel tizio non  costretto a mangiarsi
la merda che mangiamo noi.
Machado spalanc le braccia, in segno di
rassegnazione.
- Me l'avevano detto che eri attaccabrighe, e ora
vedo che non avevano torto. Ti va di prendere una birra
al bar di fronte?  l'unica cosa che possiamo fare
per tranquillizzarci.
Accettai. Il collega aveva ragione. Forse potevo aspettarmi
che il viceispettore sopportasse i miei eccessi, ma
lui... In ogni caso una birra fresca mi fece bene e mi
aiut a ritrovare la calma. Riparlammo del caso di cui
lui si era occupato, e del mio... Solo dopo un po' ci
ricordammo di avere ancora i telefonini spenti e li
riaccendemmo. Sul mio c'erano almeno sei chiamate senza
risposta, da parte di Garzn e di Coronas. Nei messaggi,
entrambi mi dicevano essenzialmente la stessa cosa:
"Petra, mi chiami al pi presto". Caddi di nuovo
in preda all'ansia, ma mi sforzai di decidere chi dovessi
chiamare per primo. Certamente Garzn. La sua risposta
non fece che agitarmi ancora di pi:
- Petra! Finalmente d segno di vita. Prenda la macchina
e venga immediatamente al parco di Collserola,
all'altezza del chilometro 30 della Rabassada. Ci
vedr l.
- Vedr cosa, Garzn? Cos' successo?
- Non faccia domande, poi le spiego. Ma venga
subito, per favore.
- Devo ancora chiamare il commissario e...
- Il commissario  qui, la stiamo aspettando.
Chiuse la comunicazione senza aggiungere altro.
Dire che temevo il peggio era poco. Ma cosa poteva
essere peggio di quel che avevamo visto fino ad allora?
Il tono di Garzon, il suo modo di esprimersi, il suo rifiuto
di accennare al motivo di quella convocazione, non
potevano che farmi presagire cose orribili. Machado mi
guardava allarmato.
- Cosa c', Petra? Sei diventata pallida.
- Non lo so, non ha voluto dirmelo. Niente di buono,
di questo possiamo essere sicuri. Devo correre al
parco di Collserola, adesso.
- Ti ci porto io. Non mi sembri in condizioni di
guidare.
- Ti ringrazio, mi saresti d'aiuto.
Lungo la strada che saliva in collina, Machado si
dimostr molto sensibile. Non la smise un momento di
dire sciocchezze, nel sano intento di distrarmi. Eppure
la sua strategia non imped che arrivassi a destinazione
con i nervi a pezzi, e quel che trovammo al chilometro
30 non contribu certo a distendermi. Dietro
una curva ci accolse una scena ben nota: nastri segnaletici,
auto, un'ambulanza... tutto quel che accompagna
ogni volta il ritrovamento di un cadavere. Posai il
piede a terra con il fiato mozzo. Sulla strada non c'era
nessuno. Seguendo le voci, mi addentrai fra i pini.
Poco lontano trovai i colleghi impegnati nel sopralluogo,
un medico legale, il giudice... mi feci largo verso il
fotografo che scattava con l'obiettivo rivolto a terra, ma
una mano, da dietro, mi afferr per il gomito. Era il
commissario Coronas. Garzn era con lui. In mezzo a
quella folla, non li avevo notati.
- Petra, aspetti un attimo.
- Cosa c', commissario? Chi hanno trovato?
- Non  uno spettacolo piacevole, Petra, si prepari.
Prenda fiato e cerchi di calmarsi. Credo che...
Bruscamente, mi divincolai e corsi verso il centro
dell'assembramento. L, su un letto di aghi di pino, giaceva
un piccolo corpo addormentato, il corpo di una
bambina. A pancia in gi, con la faccia girata di lato e
in parte coperta dai capelli, sembrava essersi distesa li
per riposare. Ma gli arti erano rigidi, e gli abiti a colori
vivaci, assurdi in quella scena, erano stazzonati. Aveva
il faccino bianco, gli occhi socchiusi, la bocca
spalancata come un pesce che cerchi di respirare fuori
dall'acqua. Rimasi a guardarla in silenzio, senza muovermi.
Riconobbi il volto che avevo visto nella foto del centro
El Roure. Era Delia, la piccola ladra. Scoppiai a piangere.
Garzon cerc di allontanarmi da l.
- Non la guardi, Petra, venga con me.
Mi sottrassi scuotendo le spalle e cercai di riavermi,
ma non riuscivo a smettere di piangere. Alla fine mi
premetti forte gli occhi e chiesi una sigaretta al mio
collega. Mi tremavano le mani. Alla terza boccata, le
lacrime mi si erano asciugate e riuscii a parlare.
- Cosa si sa?
Fu Coronas a rispondermi, serio e tranquillo:
- Le hanno sparato alla nuca. Non c' stata violenza,
n abuso sessuale. Dev'essere successo ieri sera, verso
le dieci, a quanto dice il medico. Ci sono tracce di
sangue fin dalla strada. L'hanno portata in auto, gi morta,
e l'hanno trascinata fin qui.
- Testimoni?
- Nessuno. Devono averlo fatto a notte fonda.
- Indizi?
- Stiamo battendo il terreno palmo a palmo, lo vede.
-  Delia, vero?
- Cos pare. Chi pu identificarla con certezza?
- Chiameremo gli operatori del centro El Roure - disse
Garzn.
- Bene. Ora, ispettore, se vuole pu andare. Il giudice
disporr per la rimozione. Non c' molto da fare
qui. Forse  meglio che vada a casa e si riposi un po'.
- No, grazie.
- E allora si sieda da qualche parte, sembra che la
morta sia lei.
Gli ubbidii. Mi sedetti su un sasso. Un vento freddo
mi dava forti brividi alla schiena. Osservai l'attivit
che ferveva tutt'intorno. Gli specialisti alla ricerca di
tracce, il giudice che parlava con Coronas, Garzon che
faceva domande al medico. Machado ripart con la sua
auto. Non os nemmeno venire a salutare, alz la mano
in segno di commiato con un sorriso malinconico.
Il piccolo cadavere era stato coperto. Poi vidi come
veniva introdotto con cura nel sacco e veniva chiusa la
cerniera. Avrei voluto guardarla meglio, la faccia di Delia,
capire che cosa celasse la sua espressione, ma non
riuscii ad avvicinarmi un'altra volta. L'avrei rivista
all'Istituto di Medicina Legale, e l la sensazione che
ormai nessuno potesse riportarla in vita sarebbe stata pi
forte. Il suo corpo leggero aveva incavato appena il letto
di aghi di pino. Fu esaminato il punto in cui giaceva.
Vennero introdotti minuscoli campioni nelle bustine
di plastica. Forse capelli, fili, mozziconi... Per Delia,
il gioco era finito. Capii che non aveva mai giocato da
sola. Ad un tratto, la voce di uno degli agenti mi riscosse
da quello stato quasi ipnotico:
- Commissario! Pu venire qui un momento per
favore?
Balzai in piedi e mi diressi anch'io verso il punto da
cui proveniva la voce. Tutti fecero come me. A una cinquantina
di metri un giovane agente indicava il suolo.
In un avvallamento, seminascosto tra le felci, qualcosa
brillava.
- Guardi, commissario, mi pare che l ci sia un'arma.
Era una pistola, che subito riconobbi come la mia
Glock 22, probabilmente l'arma che aveva ucciso Delia,
e che lei stessa, con tanta abilit, mi aveva rubato.
Il gioco era proprio finito.
- Credo sia la mia - dissi con voce forte e chiara.
Coronas, temendo una nuova crisi di nervi, assunse
nuovamente un tono terapeutico:
- Non precipitiamo, ispettore. Nessuno pu dire se
 sua, n tanto meno se  stata l'arma del delitto,
finch non verr fatta una perizia balistica. Agente,
complimenti, lei ha occhio. Anch'io da giovane avevo una
vista infallibile. E adesso andiamocene tutti quanti,
lasciamo lavorare i ragazzi della scientifica. Su, forza, via
tutti!
Non mi mossi di un millimetro. Allora, la voce del
commissario si fece tonante:
- Cosa diavolo fa ancora qui, Petra Delicado? Si dia
da fare! Non vuole andare all'Istituto di Medicina
Legale, rompere le scatole per avere l'autopsia il prima
possibile e smuovere mari e monti come fa di solito? Forza,
si metta in marcia!
Mi accorsi che faceva cenno a Garzn di allontanarmi
da l. E il mio vice, sospingendomi per un braccio, mi
condusse verso la macchina. Sentii Coronas che gli diceva,
a bassa voce:
- Non ci voleva proprio, una bambina assassinata. I
giornalisti, appena lo sapranno, ci metteranno in croce.
L'abitacolo dell'auto mi parve un posto piacevole,
accogliente, pieno di aggeggi familiari che mi riportavano
alla normalit: il volante, la leva del cambio, la radio...
tutto era stato creato per una specifica funzione
e la assolveva senza problemi. Niente pareva eludere
l'ordine naturale delle cose. Perch il mondo non era
tutto cos? Perch avvenivano atrocit a cui dovevamo
dare una spiegazione? E quale spiegazione avremmo
potuto dare di un corpo addormentato per sempre
a quell'et? Quel corpo era venuto al mondo per giocare,
per correre, per crescere pieno di energia e di bellezza.
Chi mai poteva aver rotto un meccanismo cos
delicato, allontanandolo per sempre dal mondo? Mi voltai
verso Garzon:
- Chi?
Lui annu, indovinando il senso della mia domanda.
Si pass le mani sulla faccia, come per cancellare le tracce
di un incubo.
- Andiamo al Mirablau. Ho bisogno di bere qualcosa.
Guid in silenzio verso il bar. Era scosso quanto me,
sebbene in fondo alla sua mente non si agitasse l'immagine
della pistola rubata.
-  stato un gioco di morte - dissi.
- Troppe morti, ormai. Troppe.
- Alla fine la mia arma l'ho ritrovata - aggiunsi
tristemente.
Al Mirablau ci sedemmo davanti alle ampie vetrate
e ordinammo due whisky. Barcellona si stendeva ai nostri
piedi, magnifica e ordinata. Eppure, per la prima
volta, la citt mi appariva come un luogo pieno di
misteri indecifrabili. Laggi, in quel mosaico di quartieri
e di strade, popolato da gente normale, che si alzava al
mattino per andare al lavoro, faceva l'amore, mangiava
e dormiva, leggeva libri e andava a teatro e al cinema,
si muovevano esseri dall'anima mostruosa, capaci
di scatenare in qualunque momento la tragedia e l'orrore.
Il viceispettore ruppe il silenzio, come se avesse
seguito punto per punto lo svolgersi dei miei pensieri.
- Vede, Petra, forse il modo migliore per uscirne 
smetterla di cercare troppe spiegazioni, umane o
soprannaturali. Cerchiamo di ragionare da poliziotti,
piuttosto. Abbiamo trovato un cadavere, il cadavere di
una bambina. E, poco lontano, l'arma che quella bambina
le aveva rubato. Punto e basta. Concentriamoci
sulle indagini senza pensare ad altro. Capisce che cosa
voglio dire?
- Capisco.
- La sola cosa che dobbiamo fare, la sola che ci 
richiesta,  far luce sullo svolgimento dei fatti. Il
mondo che si nasconde dietro ogni crimine non ci
riguarda.
- Vero.
- E in ogni caso rimarr sempre fuori della nostra portata.
Noi siamo gente normale, non lo dimentichi. La
sola differenza fra noi e i comuni cittadini  che noi,
invece di scoprire i delitti leggendo il giornale, li viviamo
in diretta. E per questo ci vogliono le palle.
- Preferirei che dicesse fegato.
- E va bene, fegato. Un fegato da un chilo.
Sorridemmo. Il rischio di scivolare lungo la china della
depressione era stato ancora una volta scongiurato
dal mio collega, grazie al rimedio universale dell'amicizia.
Ma anch'io dovevo metterci qualcosa di mio, perch
Garzn non era fatto di pietra. E cos gli lanciai
una delle mie frecciatine:
- Pensa che un chilo basti per contrarre matrimonio?
Lui colse la palla al balzo:
- Non so se ci ha mai pensato, ma il verbo "contrarre"
si usa anche per le malattie contagiose. Sar un caso?
- Secondo lei?
- Devo proprio essere rincretinito del tutto. So che
sto per contrarre una malattia pericolosa e non faccio
nulla per evitarlo. In fondo sono ancora in tempo per
applicare la massima: "Meglio prevenire che curare".
- Sta forse pensando alla fuga?
- Posso benissimo rimanere dove sono. Ma sempre
vedovo.
- E io come far a mettere il cappello che mi sono
comprata per il suo matrimonio?
- Si  comprata un cappello? Non ci posso credere!
Ah, allora mi sposo di sicuro, pur di vederla con quella
roba in testa...  bello grande il suo cappello?
- Come una plaza de toros!
- Benissimo! Vado a ordinare altri due whisky per
festeggiare la decisione. In fondo, il matrimonio  una
gran bella cosa. Compagnia, sostegno reciproco,
collaborazione, conforto... certo, e anche litigi, diplomazia
e spiegazioni da dare, e piccole manie da tollerare. Ma
nell'insieme...
- Nell'insieme, cosa?
- Mi rifiuto di pensarci senza un altro whisky.
Scoppiammo a ridere tutti e due, e mentre lo guardavo
allontanarsi verso il bancone mi accorsi di sentirmi
gi molto meglio.
Nel maglioncino rosa di Delia era rimasto impigliato
un capello non suo. Purtroppo, i mozziconi di sigaretta
e le fibre di tessuto raccolti sul posto non parevano
aver nulla a che fare con il delitto. Trascinare un
corpo dalla strada per abbandonarlo in un bosco 
un'operazione che richiede rapidit. Nessuno si ferma
a fumarsi una sigaretta mentre si dedica ad un'incombenza
del genere. E poi, Collserola  un parco che
riceve visite anche a notte fonda, da parte di coppiette,
cercatori di funghi e guardie forestali. Erano state queste
ultime a trovare il piccolo cadavere. Di tutti i campioni
raccolti durante il sopralluogo, solo quel capello
impigliato nella lana avrebbe potuto aiutarci nelle
indagini. Attendevamo con ansia i risultati delle analisi.
La mia Glock era priva di impronte, perfettamente
pulita. Qualcuno doveva averla strofinata perfino
con l'alcol prima di buttarla l. Tutto faceva pensare
che l'arma fosse stata scagliata con forza dal punto in
cui era stato abbandonato il cadavere. Il calcio
riportava una lieve ammaccatura per aver sbattuto contro
un sasso.
Gli abiti della bambina erano di buona qualit: nuovi
e attuali, secondo i dettami dell'ultima moda infantile:
colori vivaci, piccoli motivi stampati, righe. Nulla
sembrava indicare che Delia fosse vissuta chiedendo
l'elemosina. Qualcuno si era occupato di lei.
Mancava l'elemento fondamentale: il referto
dell'autopsia. Non fu necessario insistere per ottenerlo. Il
solo fatto che si trattasse di una bambina acceler le
procedure. Ci tocc in sorte il dottor Miguel Argentos,
un uomo di mezz'et molto risoluto che ci chiese perfino
se volessimo presenziare all'operazione. Declinammo
l'invito, ma rimanemmo ad aspettare fuori,
ansiosi come cani famelici.
Conoscevamo bene i corridoi dell'Istituto di Medicina
Legale, tante volte misurati metro a metro in frenetica
attesa. Forse proprio questo ci aiut a conservare
un minimo di calma e a non varcare i confini della
professionalit che ci eravamo imposti.
Erano gi le sette di sera quando il medico ricomparve,
stanco e scuro in volto:
- Venite nel mio ufficio, ne parliamo.
Ci sedemmo davanti alla sua scrivania. Lui si tolse
gli occhiali con gesto brusco e si massaggi a lungo gli
occhi.
- Non  stato un piacere, ve lo assicuro. E dire che
qui ne passano di bambini: quasi sempre per morte
accidentale. Ma non mi era mai capitato di vederne uno
ucciso con un colpo di pistola alla testa.  addirittura
difficile crederlo. Avete idea di chi possa essere stato?
- Non ancora, ma ci arriveremo.
- Lo spero. L'uomo  la bestia pi feroce che ci sia
in natura.
Cominciai a spazientirmi.
- Dottore...
- Lo so, lo so, passo subito ai risultati, ma avevo
bisogno di un po' di decompressione. Ora vi espongo il
referto.
- In parole semplici - lo preg Garzon.
- D'accordo. Le condizioni della bambina erano
buone. Pulita, ben nutrita, ben curata. Non presenta
segni di violenza e non ha subto abusi sessuali. N al
momento della morte n in precedenza. A una prima
osservazione, che dovr essere confermata dagli esami
di laboratorio, non pare aver ingerito droghe, n farmaci,
n alcol. La morte  avvenuta verso le dieci di
sera, come risulta dal referto del mio collega, per un
colpo d'arma da fuoco esploso a breve distanza. Il
proiettile, rimasto all'interno del cranio,  stato estratto.
Il cadavere presenta lievi graffi sul dorso di entrambe
le mani. Sono escoriazioni che potrebbero essersi prodotte
durante il trascinamento del corpo fino al luogo
in cui  stato abbandonato. Le gambe e le braccia sono
intatte, perch erano protette dagli abiti. Non c'
molto altro. Una volta analizzato il contenuto dello stomaco,
forse si potr sapere qualcosa di pi, ma ne dubito.
Domande?
- Crede che sia morta subito?
- Con una pallottola nel cervello, di sicuro.
- Almeno  consolante sapere che non ha sofferto.
- Nei limiti dell'enormit del delitto, s.
Il suo volto non esprimeva altro che impotenza. Con
uno sguardo, cercai di fargli capire che la stessa
sensazione la provavamo noi. Lui sospir.
- Vi preparo una copia del referto. Fate attenzione
quando uscite.
- Attenzione a cosa?
- Sono gi venuti un paio di giornalisti a ficcare il
naso. Credevo lo sapeste.
C'era da aspettarselo. Fino a quel momento la stampa
non aveva colto la drammaticit del caso. Aveva
riportato l'uccisione di un uomo non identificato,
probabilmente coinvolto in un'organizzazione di stampo
mafioso, e il ritrovamento di una prostituta rumena
uccisa, senza stabilire alcun nesso fra i due delitti. Non
erano notizie che potessero richiamare l'attenzione. Ma
una bambina assassinata era tutt'altra cosa, un boccone
prelibato per la cronaca nera. Bisognava parlare
subito con il giudice Flora Minguez perch facesse
rispettare il segreto istruttorio.
In effetti, all'uscita, un giovanotto ci avvicin:
- Ispettore, sono Diego Riva, del "Peridico de
Catalua". Abbiamo saputo che  incaricata delle indagini
sulla bambina uccisa e...
- Mi spiace, non posso dirle niente. Domani il
portavoce della polizia terr una conferenza stampa. L potr
fare le domande che desidera.
- S, ma visto che a quanto pare l'autopsia  gi stata
eseguita, forse potreste dirmi se...
Il viceispettore scatt e lo afferr per il maglione.
- Ma vuoi piantarla, cretino? Non hai sentito che
cos'ha detto il mio capo? Una bambina morta
ammazzata, e non sapete far altro che rompere i coglioni!
Se non te ne vai immediatamente ti mando d'urgenza
dal dentista!
Per rendere pi realistica la minaccia gli mise un pugno
sotto il naso. Il ragazzo, terrorizzato, indietreggi
di qualche metro. Una volta fuori dal raggio d'azione
del mio collega, disse, indignato:
- Credevo che con la polizia spagnola non succedessero
pi cose del genere, ma vedo che per voi la
democrazia non  mai arrivata. Sappiate che lo scriver
sul mio giornale.
Il viceispettore accenn a rincorrerlo, ma io lo
trattenni. Il suo vocione tuon:
- Scrivi pure quello che vuoi, ma non farti pi vedere,
sciacallo!
Il giornalista corse via, e Garzn continu a imprecare
inutilmente. Lo guardai con disapprovazione.
- Fermin! Crede che valesse la pena?
- Certo che valeva la pena. Quelli sono bestie, non
meritano niente.
- Fanno il loro lavoro, come noi facciamo il nostro.
Non possiamo scaricare sul prossimo tutta la nostra
indignazione. La prego di calmarsi.
- E va bene, mi calmo, ma solo perch me lo chiede
lei. Gli correrei dietro volentieri, a quel cretino, per
dimostrargli cos' una polizia veramente democratica.
- Basta, adesso, Fermin. Facciamo il nostro dovere.
Andiamo a vedere le cose di Delia.
Non c'era molto da vedere, a dire il vero. Solo gli abiti.
Ce li mostrarono. Mi fecero impressione le scarpette
blu col cinturino e i calzini con i pompon rosa. L'incaricato
ci inform che non erano state rinvenute tracce
significative sulle suole. L'unico indizio utile era il
capello nel maglione. Bene, anche questa era fatta. Mi ero
proposta di essere metodica e spassionata, di procedere
nelle indagini passo dopo passo, convinta che ogni reazione
emotiva avrebbe potuto solo essermi d'ostacolo.
- Cosa ci resta da fare, adesso, Fermin?
- Riposare, ispettore. Ha visto che ore sono? Sar
meglio continuare domani.
- Lei vada pure. Io passo un attimo in ufficio.
- Ma non si trattenga fino a tardi, mi raccomando.
 meglio ricominciare domani in buone condizioni.
Lo vidi allontanarsi. C'era, nel suo modo di camminare
a testa bassa, qualcosa dell'uomo sconfitto. Forse
quello era uno dei casi pi complessi e frustranti che
gli fossero toccati in vita sua. Ma non mi sarei azzardata
a domandarglielo.
In commissariato non c'era pi nessuno. Entrai nel
mio ufficio, mi lasciai cadere sulla sedia e rimasi a lungo
a guardare il muro. Due colpi alla porta precedettero
l'ingresso del commissario, che rimase a guardarmi
perplesso. Non c'era un solo foglio sulla mia
scrivania, e il computer era spento.
- Cosa fa? Medita?
Non dissi niente. Scossi la testa.
- Vada a casa, Petra. Non  ora di lavorare, adesso.
E scervellarsi non la aiuter di certo, n qui n a casa.
- Adesso vado, commissario.
- Per il momento, come avr visto, non si  ancora
parlato di affiancarle qualcuno, ma...
- S, lo so, commissario. Quanto tempo mi d per
cercare di risolvere il caso con le persone che ho?
- Non  questo il punto. Non lo prenda come un
ultimatum. Se penso di affiancarla  perch cos si fa di
solito. E poi, il fatto che sia stata uccisa una bambina
non pu che creare allarme sociale, come si dice ultimamente,
e presto saremo sotto gli occhi di tutti. Senza
contare che anch'io ricever pressioni dall'alto.
- Capisco. Quanto tempo mi d?
- Non lo so, sono molti gli elementi in gioco, ma, a
seconda delle circostanze, direi... al massimo una
settimana.
Annuii e ricominciai a guardare il muro. Coronas fece
due passi verso la porta e poi si volt.
- Fin dall'inizio lei ha fatto di queste indagini una
questione personale, Petra, e non le ripeto pi che lo
ritengo un errore. Buonasera.
Era un brav'uomo, Coronas. Difficilmente avrei
potuto trovare un capo migliore. Ma questo non significava
che non facesse il suo dovere. Mi concedeva una
settimana per salvare il mio onore di poliziotto. Era
abbastanza? Era troppo poco? Sarebbe stato meraviglioso
poter rispondere a questa domanda, ma nessuno
avrebbe potuto farlo. La mia pistola non avrebbe
pi ucciso, ma i due adulti e la bambina che aveva tolto
di mezzo rappresentavano ancora un mistero.
Appena arrivata a casa, chiamai Marcos. Desideravo
solo sentire la sua voce. Non ero sicura di volerlo
vedere, e non seppi che cosa rispondere quando mi chiese
di incontrarmi. Lui cerc di capire:
- In condizioni normali, quando sei gi hai bisogno
della mia presenza.
Non capii se vi fossero intenzioni ironiche in quelle
parole. Preferii pensare che non ve ne fossero.
- Immagino di non essere la sola a dover decidere se
dobbiamo stare insieme. Tu ne hai voglia?
- Aspettami, fra mezz'ora sono l.


Capitolo undicesimo.

A identificare il cadavere venne la direttrice del centro
El Roure. Fino all'ultimo avevo sperato che mandasse
l'educatrice. La sola idea di rivedere quell'arpia
mi innervosiva moltissimo, e poi non mi sentivo nella
forma migliore per tollerare le sue accuse. Per di pi
avevo mandato il viceispettore in tribunale, quindi ero
costretta ad incontrarla io.
Arrivai per prima e la aspettai bevendo un caff della
macchinetta. Mi bast uno sguardo per avere conferma
dei miei timori. Quelle labbra contratte in una
smorfia di disprezzo parevano volermi divorare. Mi
salut in tono asciutto. Un addetto ci accompagn nella
sala dove si trovava il corpo della piccola. Attesi che
glielo mostrassero, senza nemmeno osservare la sua
reazione. Avevo gi pronti i documenti da farle firmare.
Le domandai:
-  Delia?
Lei rispose con voce sicura:
- S,  lei.
Poi firm e uscimmo, sempre senza parlare. Nessuna
delle due faceva alcuno sforzo per nascondere la
reciproca antipatia. Una volta in strada, mi domand:
- Avete idea di chi sia stato?
- No - risposi secca.
- Com' stata uccisa?
- Con un colpo di pistola.
- La sua, vero, ispettore?
- S.
- Proprio quello che temevo. Complimenti, adesso
pu dirsi soddisfatta.
Mi invase un'ondata di odio puro. Mi piazzai davanti
a lei, impedendole di camminare.
- Soddisfatta di cosa?
- La colpa di un crimine come questo non ricade sul
solo autore materiale. Come sempre, pagano gli
innocenti.
- Non le permetto... assolutamente, non le
permetto... !
Con un mezzo sorriso di ripugnanza, come se vedermi
le rivoltasse lo stomaco, mi scans e affrett il passo
verso l'incrocio. Impotente e furibonda, la vidi alzare
il braccio e fermare un taxi. Immediatamente sal,
sbatt la portiera e scomparve nel traffico intenso. Io
rimasi l sul marciapiede come un'imbecille, tremando
di indignazione dalla testa ai piedi.
- Stronza! - dissi sottovoce, e poi lo ripetei gridando:
- Grandissima stronza!
In un attimo passai dalla rabbia allo sconforto. Quella
donna era una miserabile, eppure un testimone
imparziale avrebbe potuto darle ragione. Un poliziotto non
pu farsi rubare l'arma in modo cos stupido. La pistola
di un poliziotto deve sempre essere al sicuro, sempre.
Ero stata incauta, certo. Per non parlare della mia
inefficienza: una sequela di omicidi, culminata nell'atroce
messa a morte di una bambina, senza che nemmeno
fossi arrivata a tracciare una linea investigativa
sicura e ad individuare dei sospetti, non poteva certo
considerarsi un risultato encomiabile.
Entrai in un bar, da sola, sentendomi del tutto
incapace di rientrare in commissariato. Ordinai una birra.
La bevvi a sorsi brevi e decisi. Avevo convocato una
riunione nel mio ufficio, ma non potevo presentarmi
davanti ai miei agenti con il batticuore ed un nodo alla
gola. Chiamai il viceispettore. Lui mi rispose con
entusiasmo:
- Salve, Petra, possiamo festeggiare! Il giudice Minguez
si  dichiarata ferrea quanto al segreto istruttorio.
Quella donna mi piace,  un vero fenomeno.
- Mi fa piacere sentirla cos contento. In realt la
sto chiamando per avvertire che tarder mezz'ora alla
riunione.
- Il corpo non  ancora stato identificato?
- No, no,  Delia, su questo non ci sono dubbi. Ma
far tardi perch mi sono fermata un attimo in un
bar.
-  venuta l'educatrice?
- No, la direttrice. Per questo mi sono fermata a prendere
qualcosa.
- Mio Dio, ma cos' successo?
- E cosa doveva succedere? Niente. Solo che la
colpevole della morte di Delia sono io. Capisce?
- Non avr mica dato retta a quella pazza?
- Lasci perdere, viceispettore. Non ho bisogno di
sostegno psicologico. Se non basta una birra, a tirarmi su,
passer al whisky.
- Benissimo. E se non ce la fa nemmeno con il whisky,
mi consideri come ultima risorsa prima del suicidio.
- Ci penser.
Povero Garzn! Aveva la pazienza di un santo. Dopo
anni di convivenza lavorativa non si poteva certo
dire che non arrivasse ben preparato al matrimonio.
Chiss che genere di marito sarebbe stato. Premuroso
e appassionato? Flemmatico e domestico? Un magnifico
esemplare, di sicuro, Beatriz non sbagliava. Alcune
donne hanno un vero sesto senso nella scelta del marito.
Virt che io non possedevo, per questo avevo smesso
da tempo di cercarmi un fidanzato. Adesso avrei fatto
bene a rinunciare anche al mio mestiere, visti i
risultati. Cominciavo a pensare di non essere fatta per
le indagini criminali. Quanta gente doveva ancora
morire prima che mi decidessi a dare le dimissioni?
Eppure continuavo ad aggrapparmi all'idea che fosse
ancora possibile risolvere tutto in tempi brevi. Ma quali
elementi potevo dire di avere in mano? Niente, solo
morti e fantasmi! I nuovi fatti e i nuovi indizi non
facevano che confermare intuizioni precedenti, o chiarivano
vicende ormai concluse con la morte dei loro
protagonisti. Niente ci spingeva avanti, nessuna nuova luce
si accendeva nelle tenebre. Non potevo lasciar passare
invano la settimana concessa da Coronas. Per
orgoglio, per dignit, per senso della responsabilit. Avrei
chiesto rinforzi, se fosse stato il caso. C'era un'altra bambina
in pericolo. Quest'idea mi trafisse il cervello. La
pistola era ricomparsa, ma quel gioco di morte poteva
non essere ancora finito. Mi sentii precipitare in un'angoscia
vastissima. Stavo per chiamare Marcos, ma mi
trattenni. Cosa stava diventando Marcos Artigas per
me? Un nume tutelare? Come per caso, in quel
momento il cellulare suon. Era forse lui?
- Petra, sei tu?
- E tu chi sei?
- Ricard.
L'avrei volentieri mandato al diavolo. Cosa diavolo
poteva volere Ricard? Che lo aiutassi a recuperare la
sua ragazza perduta? Eppure il tono era diverso,
sembrava allegro e brillante.
- Ho pensato che potrebbe farti piacere uscire a cena,
una di queste sere, e non per parlare del passato.
Ormai ho deciso di metterci una pietra sopra. Avevo
in mente una cena tranquilla, tanto per chiacchierare
un po'. Forse, dopo la nostra ultima conversazione
non hai pi voglia di rivedermi in vita tua, ma non si
sa mai.
Non potevo crederci, stava cercando di riconquistarmi.
Davvero incredibile, quell'uomo! E io me ne stavo
l, tormentata dai pi funesti pensieri, senza riuscire
a spiccicare parola. Non so che cosa mi fece dire,
senza pensarci:
- Va bene, accetto. Ti aspetto questa sera alle nove
al Semproniana.
Credo che ne fu stupito perfino lui. Richiamai il
viceispettore per pregarlo di rinviare la riunione al giorno
dopo. Meglio cos, pensai, avrei evitato di diffondere
il disfattismo fra le truppe.
Il Semproniana  un ristorante che mi  sempre piaciuto.
Grande abbastanza da consentire una discreta
distanza fra i tavoli, occupa la sede di una vecchia casa
editrice. L, ogni oggetto - sedie, piatti, bicchieri - 
diverso dall'altro. I prezzi non sono astronomici e si
mangia bene. Per di pi  escluso che fra i clienti possano
capitare dei poliziotti.
Ricard arriv con la stessa aria di sempre. Trasandato
e fascinoso. Anche volendo, non riuscivo a detestarlo.
Che disastro d'uomo! Come aveva potuto pensare che
una ragazza giovane e bella come Yolanda volesse
rimanere tutta la vita con lui? Assurdo. Uno psichiatra,
che in teoria avrebbe dovuto conoscere i meccanismi
che reggono i rapporti umani, poteva capirlo da s che
certe differenze sono incolmabili. Senza contare che si
era dimostrato un bell'egoista. Pretendere di cambiare
Yolanda secondo i suoi criteri! No, non ci sono
titoli universitari che tengano quando si tratta di
affrontare la vita con un po' di buon senso. Ogni volta
che cerchiamo di applicare a noi stessi quel che abbiamo
imparato sui libri, ci ritroviamo come scolaretti esitanti
che hanno studiato ma sbagliano il compito in classe.
Ricard ne era un esempio lampante.
Decisi per di approfittare della sua scienza medica,
e non appena fummo seduti gli dissi:
- Sto malissimo, Ricard. Ho per le mani un caso molto
complicato e mi sento terribilmente in colpa per la
mia incapacit.
Lui ci rimase di sasso. Forse credeva che la parte delle
lamentazioni spettasse a lui in esclusiva.
- Mi dispiace, Petra.
- E, per di pi, gli omicidi sono stati commessi con
una pistola che mi hanno rubato. Capisci che cos il senso
di colpa sale alle stelle.
- Yolanda me ne aveva parlato. Posso fare qualcosa
per aiutarti?
- S, prescrivimi un tranquillante.
- Questo non  un problema.
Tir fuori dalla tasca il ricettario e si mise a scrivere.
Lo osservai in silenzio.
- Ad ogni modo, Petra, tu sai bene che il senso di
colpa  un sentimento ridicolo, da combattere.
- Eccome se lo so.
- Tu sei una donna equilibrata, che sa quello che vuole,
che riflette sulle cose che fa.
- Forse nella vita privata, perch in quella professionale
non faccio che commettere sciocchezze.
- Pu darsi. Ma la vita privata e quella professionale
non sono la stessa cosa. Finita la giornata di lavoro,
bisogna tirar gi la saracinesca e dimenticare i
problemi fino al giorno dopo. Di solito in questo sono
bravo,  una delle poche cose che so fare. Solo che,
come ben sai, i miei problemi sono proprio nella vita
privata.
- Ma separando la nostra vita in compartimenti stagni,
non permettiamo alle influenze positive di circolare.
Se mi va male sul lavoro, per esempio, io cerco di
consolarmi nel privato, e viceversa.
- Questa  una falsa impostazione del problema,
Petra. La base di tutto  sempre la vita privata. Il lavoro
 secondario.
- Non sono sicura che questo mi tranquillizzi.
- La situazione  proprio cos tragica?
- Non mi va di far la lagna.
- Tipico di te. Ti lamenti solo per quel che non ti
tocca in profondit. Se invece qualcosa ti fa soffrire
davvero... silenzio di tomba.
- Stai cercando di psicoanalizzarmi? Dimmelo,
cos ordino dell'altro vino.
- No, guarda, ci ho gi rinunciato. Anche se mi
piacerebbe poterlo fare, perch non ti ho mai capita
troppo bene. Questo tuo ostinarti a vivere in
solitudine... Questo tuo rifiuto di impegnarti in un
rapporto stabile...
- Si cambia, sai?
Lui alz gli occhi dal piatto e li fiss nei miei.
Sostenni il suo sguardo, carico di diffidenza, di prudenza
e anche di audacia.
- Sei cambiata?
- Mi piacerebbe dirti che le mie idee sono cambiate,
e invece non  cos. La solitudine non mi sembra
pi la medicina capace di guarire tutti i mali, ma solo
perch ora mi sento pi debole. Sono sempre convinta
che l'ideale sia saper stare da soli, saper gestire la
propria vita, senza caricare gli altri dei nostri fardelli,
n prendere in spalla i fardelli altrui, eppure...
- Quella che tu chiami debolezza non  che la
condizione naturale dell'essere umano. Siamo vulnerabili,
Petra. Abbiamo tutti bisogno di legami, ossia di amici,
di amanti, di... quello che vuoi.
Mi guardava in modo cos speranzoso che quel gioco
rischiava di farsi crudele. Il mio volto assunse un'espressione
assolutamente seria.
- Mi sposo, Ricard.
La sua sorpresa fu tale che scoppi in una risata senza
senso.
- Tu?
- S, io.
- Scusa,  che mi hai messo... fuori combattimento.
- Non era mia intenzione.
- Certo, per... E con chi ti sposi, se non sono
indiscreto?
- Con un uomo che ha gi divorziato due volte, come
me, con quattro figli.
- Petra!
- Ti sembra cos terribile?
- No, ma insomma, devo dire che... Sei proprio
sicura?
- Sicura come lo si pu essere in queste circostanze.
Il matrimonio continua a non piacermi troppo, ma
non posso arrendermi alle idee preconcette.
- Preconcette? Sei gi stata sposata due volte!
- Questa sar la terza. In fondo Hemingway si  sposato
quattro volte, e Liz Taylor... Be', su Liz Taylor
ho perso il conto.
-  un poliziotto anche lui?
- No, un architetto.
- Sta' attenta, Petra. Forse lo stress emotivo cui ti
sottopongono le indagini ti spinge a prendere una
decisione che...
- L'hai detto tu un momento fa, che sono una persona
equilibrata, che so quello che voglio. E poi, non
sto prendendo una decisione, l'ho gi presa.
Non gli rest altro da fare che congratularsi con me.
E anch'io mi congratulai con me stessa. Quella sarebbe
stata l'ultima cena con Ricard. D'ora in poi sarebbe
andato a cercarsi qualcun'altra per propinarle la
sua teoria sulla necessit dei rapporti stabili.
Infatti perse ogni interesse a continuare la conversazione.
Sembrava un uomo che ha appena ricevuto una gran botta
in testa, ma per me la serata non era ancora finita.
- Si chiama Marcos.
- Chi?
- Il mio futuro marito, si chiama Marcos.
- Ah!
- E mi piace molto.  un uomo forte, sereno, che
non si lascia travolgere dalle circostanze, nemmeno
nei momenti difficili.
- Bene.
-  colto, sicuro di s, educato e cortese. Anche un
po' distratto, quel tanto che basta per essere sexy. Ed
 un bell'uomo. Forse questo non dovrebbe avere
importanza, ma per me ne ha. Mi piacciono i begli uomini,
cosa ci posso fare. E poi ... Be', perch entrare
in particolari? Per la prima volta non sto pensando
solo all'amore, ma a vivere accanto a un uomo adatto
a me, la cui compagnia mi sia di giovamento. Il suo
carattere mi fa bene, ne sono convinta.
Alzai gli occhi. La faccia di Ricard era una maschera.
- E tu, gli fai bene?
- Mi sembra ovvio, dal momento che mi ha chiesto
di sposarlo.
-  vero, a partire da una certa et bisogna domandarsi
se una persona ci fa bene, prima di avviare una
relazione.
-  un buon consiglio, ne terr conto.
- Mi stai prendendo in giro.
- Per nulla. I consigli di uno psichiatra sono sempre
utili.
Assunse un'aria abbattuta. Sospir per dimostrarmi
fino a che punto era disposto a essere paziente e
magnanimo con me.
- E va bene, Petra. Cosa posso dirti? Davvero, ti auguro
di essere felice. Mi rimarr sempre l'impressione
di essere stato sfiorato da qualcosa di importante, che
per non ho saputo o non ho voluto trattenere.
- Questo sembra un addio in piena regola! E invece
noi ci rivedremo, ci telefoneremo, ci racconteremo
le nostre vite.
- S, certo, ogni tanto prenderemo un caff insieme.
Nell'andar via, ciascuno per la sua strada, sapevamo
benissimo che non avremmo mai preso nessun caff.
Escluso. Non avevamo pi niente da dirci. Succede: due
persone si conoscono, si piacciono, vanno a letto insieme,
cenano insieme... e a un certo punto sanno che non
si rivedranno mai pi, ma questa certezza li lascia del tutto
indifferenti. Che grande errore! Bisognerebbe sempre
essere riconoscenti di un passato condiviso, che sia
di sesso, di amicizia o di amore, bisognerebbe rimanere
sempre in contatto con chi ci  stato accanto nella vita,
sia pure per poco. Questo ci darebbe la certezza che
il tempo non rovina ogni cosa, e servirebbe a ricordarci
che abbiamo vissuto. Ma avevano senso simili pensieri
dopo che io stessa avevo fatto di tutto per allontanare
Ricard dalla mia vita? Ero giunta al punto di sparargli
la frottola colossale che stavo per sposarmi. S, davvero
deplorevole, ma prudente. Ricard lanciato alla riconquista
poteva essere peggio del Cid Campeador.
Arrivai a casa, mi versai un whisky ed entrai nella
vasca da bagno, non prima di aver rovesciato nell'acqua mezzo
flacone di sali alla lavanda. Agitai il ghiaccio nel bicchiere.
Chiusi gli occhi per favorire l'illusione di trovarmi
in aperta campagna, ma il profumo era troppo intenso
per essere naturale, e il tintinnio dei cubetti non somigliava
affatto ai campanacci delle mucche. Il trucco non
funzion. Fino a che punto era falso quel che avevo
raccontato a Ricard? Avevo mentito soltanto sul matrimonio,
o anche sulle virt del presunto fidanzato? Marcos era
davvero meraviglioso come l'avevo dipinto? Probabilmente
s. E a dir la verit non avevo mentito neppure
sulla proposta matrimoniale, perch lui la mia mano l'aveva
chiesta. Ingoiai tutto il whisky di colpo, uscii
dall'acqua e mi misi l'accappatoio. Andai al telefono
lasciandomi dietro una scia di gocce profumate. Che ora
era? L'una del mattino. Perfetto, l'ora pi sbagliata per
una telefonata ancora pi sbagliata.
- Marcos, stavi dormendo?
- No, stavo leggendo. E tu?
- Io ero nella vasca da bagno.
- Ah!
- Per ne sono uscita per chiamarti.
- Bene.
- Marcos, voglio farti una domanda.
- Forza.
- Te la sentiresti di chiedere di nuovo la mia mano?
Non rispondere subito, pensaci.
Ci fu un momento di silenzio prima che Marcos mi
dicesse, in tono tranquillo e normale:
- Bene, d'accordo, ci penser.
- Fantastico, buonanotte.
- Buonanotte, Petra. Dormi bene.
Tornai nell'acqua tinta d'azzurro, ancora calda. Mi
immersi soddisfatta. Marcos era davvero un uomo
eccezionale. Gli facevi una domanda, soltanto teorica, e
per quanto allarmante potesse sembrargli ti rispondeva
in tono civile, senza alzare la voce. Non era isterico,
non si agitava, non si abbassava a puntualizzazioni
inutili. Mi sentivo rilassata e felice, e affondai il mento
in quel concentrato di lavanda. Allora il telefono
suon. Rimisi l'accappatoio e tornai nel soggiorno.
- Petra, eri gi a letto?
- Non ancora, ero tornata nella vasca. E tu?
- Nemmeno io dormivo, perch stavo pensando.
- Gi.
- Mi piacerebbe farti una domanda.
- Ti ascolto.
- Vuoi sposarmi? Non devi rispondermi adesso, puoi
pensarci anche tu.
- Non voglio pensarci.
- Perch?
- Perch se devo uscire di nuovo dalla vasca da bagno
per dirti che cosa ho pensato mi verr il
raffreddore.
- Capisco. E questo significa...
- Significa che sposarsi sarebbe un'ottima idea.
Soprattutto perch ti voglio bene.
- Anch'io ti voglio molto bene.
- Allora...
- Allora non tornare nella vasca, e non rivestirti.
Arrivo.
-  un po' tardi, ma credo che ti aprir lo stesso.
- Date le circostanze, sar meglio che tu mi apra.
E fu cos, in quel modo semplice e pratico, che il mio
nuovo futuro si decise. Quando aprii la porta e vidi Marcos
davanti a me, capii che non stavamo commettendo
un errore. Non parlammo, e questo fu meraviglioso.
Perch parlare? Ne avremmo avuto il tempo pi avanti.
Quella notte, no. Guardarci e fare l'amore era abbastanza.
Poi mi sentii invadere da un enorme senso di pace.
Accettare una proposta di matrimonio  molto pi
tranquillizzante di un bagno ai sali di lavanda, questa  una
cosa che posso assicurare perch l'ho sperimentata.
Il solo inconveniente di quella bellissima notte fu il
suono della sveglia alle sette, dopo pochi minuti di sonno.
Dovevo correre in commissariato, che fossi o no una
donna promessa in matrimonio.
Trovai Garzn gi l ad aspettarmi, con Yolanda e
Sonia. Non era il momento di annunciare le mie novit
sentimentali, l'avrei fatto una volta chiuso il caso. Dallo
sguardo tranquillo con cui mi accolsero tutti e tre capii
che avevo fatto bene a rinviare la riunione, se non altro
dal punto di vista psicologico. L'esito dell'esame del
capello trovato sul corpo della piccola era arrivato. Ma mi
bast il loro atteggiamento per capire che non potevo
aspettarmi novit determinanti. Garzon lesse le poche
righe del referto in tono neutro.
- Non abbiamo avuto molta fortuna - esord. Lo
ascoltai senza battere ciglio. Purtroppo il capello non
era completo, mancava il bulbo, e questo rende
impossibile un test del DNA. Non era rovinato, quindi non
doveva essersi staccato durante una colluttazione. Era
di colore castano, molto normale. Le prove tossicologiche
rivelavano che negli ultimi giorni il soggetto aveva
assunto farmaci ansiolitici.
- Cosa ne pensa, ispettore? - mi domand Garzon.
- Che cosa vuole che ne pensi? Male, molto male.
L'unico dato di rilievo  quello dell'esame tossicologico,
ma sapete bene quanta gente prende ansiolitici in
questo paese. Ormai si vendono come l'acqua minerale.
Decisamente, la fortuna non  dalla nostra parte. Non
lo  mai stata in queste disgraziate indagini. Per questo,
cari signori, vi comunico la mia intenzione di non
arrivare al termine concesso dal commissario. Anzi, ho
deciso di non aspettare nemmeno l'affiancamento che
ci verr offerto.
- E allora? - domand Garzn un po' allarmato.
- E allora vi comunico che do le mie dimissioni. Se
avete intenzione di continuare a occuparvi del caso sotto
la direzione di un nuovo ispettore, siete liberi di esporla
a Coronas.
Yolanda contrasse la faccia come se avesse ricevuto
un ceffone.
- Ma ispettore, non  possibile!
Mi voltai verso di lei con furia:
- E perch no? Credete forse che io sia una specie
di Luigi xiv della polizia: La police c'est moi?
Yolanda non capiva, ma non si lasci intimidire dalla
mia furia.
- Abbiamo gi scoperto molte cose, non pu andarsene
proprio adesso. Nessuno ne sa quanto lei su questa
storia.
- Vuoi che ti dica quello che so, Yolanda? Un bel
fico secco di niente, ecco quello che so! Chiunque
potrebbe cavarsela meglio di me in queste indagini,
perch almeno lavorerebbe senza pregiudizi, e senza
portarsi dietro tutte le delusioni che mi porto dietro
io.
Con mia sorpresa, intervenne Sonia:
- Ma, ispettore, lei dice sempre che bisogna tenere
duro e arrivare fino in fondo senza mai scoraggiarsi.
La guardai con una rabbia feroce, come un leone morso
da uno scoiattolo.
- Vuoi dirmi cosa cazzo significa questo luogo comune
da telefilm americano che io non mi sono mai sognata
di ripetere?
Il terrore si dipinse sul volto della povera ragazza,
che fece un passo indietro e si nascose dietro la collega.
Che cosa temeva che facessi, che la picchiassi?
Quella stupida aveva il potere di mandarmi fuori dai
gangheri con le sue buone intenzioni. Inspirai profondamente
e poi dissi:
- Adesso me ne vado alla Jarra de Oro a prendere
un caff. Vi pregherei, se non ci sono motivi pi che
validi, di non venire a disturbarmi nella prossima
mezz'ora. Intesi?
Garzn, da vecchio marinaio che conosce i rigori della
tempesta, non apr bocca. Yolanda era indignata per
l'evidente ingiustizia, quanto a Sonia... Sonia non
volli nemmeno guardarla. Uscii sbattendo la porta e
attraversai la strada. Alla Jarra, mi sedetti a un tavolo
in disparte ed ordinai un caff doppio. Bene, c'ero riuscita,
la sfera del lavoro e quella della vita privata erano
nettamente separate, ormai. Un momento prima, a
casa mia, tutto era rose e fiori, ma appena messo piede
in commissariato tornavo a sentirmi una belva. In
fondo era un successo, o no? Dovevo dare le dimissioni,
decisamente. Avrei detto a Coronas che abbandonavo
le indagini senza esaurire il periodo di grazia.
Perch continuare? Tutte le mie strategie erano fallite,
tutti i miei tentativi erano andati a scontrarsi contro un
muro, e continuavano a comparire nuovi morti. Ma
adesso basta. Intestardirsi pu solo portare al disastro.
Mi conveniva senz'altro riconoscere che quel compito
era troppo per me. Non ero il massimo come
detective. E anche se lo fossi stata, pu sempre capitare
di fallire a un certo momento, e quello era il mio
momento, non era il caso di insistere. L'accettazione dei
limiti era un'idea che mi tranquillizzava. Il mondo
non era finito, dovevo solo ammettere sportivamente
le mie debolezze, mettere da parte l'orgoglio e la mia
intollerabile superbia. Un po' di umilt mi avrebbe fatto
bene. Ordinai anche un croissant, per smaltire il
malumore mangiando, ma proprio quando stavo per dare
il primo morso, quello che vidi attraverso i vetri mi
lasci sbalordita, muta per lo stupore. Dal commissariato,
Sonia si dirigeva correndo verso il bar. Non potevo
crederci. Guardai l'orologio, erano passati appena
dodici minuti dalla mia turbinosa uscita. La ragazza
veniva inequivocabilmente verso di me. Contai fino
a dieci. A cinque passi dal mio tavolo, l'agente si
ferm. Non osava avvicinarsi. Cominci a parlare da
l, ma il sovrapporsi del vociare degli avventori, del suono
della macchinetta mangiasoldi, delle grida dei
camerieri dietro il banco, dello sbattere dei piattini e delle
tazze nel cesto della lavastoviglie, mi imped di capire
una parola di quel che stava dicendo. Per evitare
che tirasse fuori qualcosa di confidenziale, l in mezzo
alla gente, le dissi, fuori di me:
- Vuoi farmi il favore di avvicinarti?
Sonia, sull'orlo del pianto, trattenuto solo per la
paura, mi obbed. E finalmente riuscii a sentire cosa
diceva.
- Io non volevo venire,  stato il viceispettore a
ordinarmelo, ma c' un buon motivo, ispettore Petra, un
buon motivo.
Sentendomi chiamare ancora una volta "ispettore
Petra" capii che l'unica cosa da fare era calmarmi, altrimenti
l'avrei ammazzata sul posto.
Eppure il motivo c'era, e sacrosanto. Mi venne esposto
dal viceispettore, che mi aveva mandato la povera
Sonia solo per darle l'opportunit di fare bella figura.
Il giudice Leonardo Coscuella aveva deciso di riaprire
le indagini sul caso della Teixonera. Expsito sarebbe
stato accusato di omicidio. Garzn era esultante.
- Proprio quello che voleva, no?
- Infatti.
- Le pare cos importante, ispettore?
- Cruciale. Adesso ho un'arma da puntare alla gola
di quel maledetto bastardo.
Attesi tre giorni, che mi parvero tre anni, tre lustri,
tre decenni. Il tempo sufficiente perch Expsito fosse
informato della nuova situazione ed avesse la possibilit
di parlarne con il suo avvocato, che naturalmente
gli consigli di vuotare il sacco.
Il quarto giorno mi preparai per una nuova visita al
carcere di Can Brians. Garzn mi guardava preoccupato
mentre infilavo i documenti nella borsa.
- Mi permetta almeno di accompagnarla.
- No. Quel tizio l'ho sempre affrontato da sola.
Qualcosa funziona fra me e lui.
- Posso portarla in auto fin l e aspettare che finisca.
Le ragazze continuano a cercare la bambina in giro
per le strade e io non ho molto da fare.
- E va bene, come vuole.
Rimanemmo in silenzio per tutta la strada. Sarebbe
stata la terza volta che parlavo con Expsito. Le prime
due non ero riuscita a ricavarne molto, ma ora sarebbe
stato diverso, ne ero convinta. Era pi che un'intuizione.
Garzn non era altrettanto tranquillo, per questo
taceva.
Fermata l'auto davanti al carcere, sospir.
- Ispettore, speriamo in bene. Coraggio, colpisca
duro.
Accennai un sorriso. Prima di richiudere la portiera,
dissi:
- A proposito, Fermin, mi sono dimenticata di
annunciarle che anch'io mi sposo.
- Lei  diabolica, ispettore. A nessuno verrebbe in
mente di scherzare in un momento simile.
Alzai le spalle. Ormai la mia reputazione smentiva
qualunque discorso serio. Mi avviai cercando di sentirmi
calma.
Expsito, con mia sorpresa, si present da solo, senza
avvocato. Dal suo volto canagliesco era scomparso il sorriso
di superiorit con cui mi aveva accolta le altre volte.
Vederlo serio, un po' stanco, mi riemp di speranza.
- E brava, maestrina. Mi hai fatto proprio un bel
servizio.
- Non c' il suo avvocato?
- Non ce n'era bisogno. Devi metterti in testa che
tutto quel che ti dico  la verit e che non ho nessun
bisogno di essere protetto. Io non ho ammazzato nessuno.
Voglio che tu lo sappia subito. Domani mattina
mi presento davanti al giudice e gli racconto la stessa
cosa. Non mi serve un avvocato.
- E crede che il giudice le dar retta? Lei  gi stato
condannato per traffico di pornografia minorile e
sfruttamento della prostituzione.
- Guardi, io posso anche aver venduto foto zozze di
bambini, posso aver mandato a battere delle ragazze, ma
ammazzare, quello non l'ho mai fatto. Ci manca solo che
mi condannino per qualcosa che non ho fatto, adesso.
Avvertii nella sua voce una nota di disperazione, forse
perfino di paura. Provai a cambiare strategia, era possibile
che non stesse mentendo. Rischiavo di commettere
un errore enorme, ma dovevo provarci. Aprii la cartella
e tirai fuori il libro che avevo portato per l'occasione:
Antologia dei pi bei versi della poesia spagnola.
Lo posai sul tavolo. Era un oggetto strano in quel luogo
spoglio e gelido. Exposito lo osserv con perplessit.
- Che roba ? - chiese.
- Un libro.
- Questo lo vedo.
-  un regalo. Ho pensato che, in fondo, lei non  cos
rozzo. Magari le piace. Ascolti, gliene leggo un brano.
Gli lessi un breve frammento di Antonio Machado:
Con timbro vuoto e sonoro
tuona il maestro, un occhio
mal vestito, asciutto e secco,
che regge un libro nella mano.
E tutto il coro infantile
Va cantando la lezione:
mille per cento, centomila;
mille per mille, un milione.
"Con timbre sonoro y hueco / truena el maesto, un anciano / mal vestido,
enjuto y seco, / que lleva un libro en la mano. / Y todo el coro infantil / va
candando la leccion: / mil veces ciento, cien mil; / mil veces mil, un
milln".
E poi "Amor costante al di l della morte" di
Quevedo:
Un'anima che ha avuto un dio per carcere,
vene che a tanto fuoco han dato umore,
midollo che  gloriosamente arso,
il corpo lasceranno, non l'ardore;
anche in cenere, avranno un sentimento;
saran terra, ma terra innamorata.
"Alma a quien todo un dios prision ha sido, / venas que humor a tanto
fuego han dado, / mdulas que han gloriosamente ardido: / su cuerpo
dejard no su cuidado; / seran ceniza, mas tendra sentido; / polvo seran, mas
polvo enamorado".
Lui rimase in silenzio, immobile come un bambino che
ascolta raccontare una fiaba. Mi parve che al termine della
lettura, mentre la mia voce echeggiava ancora fra
quelle pareti spoglie, gli si inumidissero gli occhi. Lo
spavento l'aveva reso facile preda dell'emozione estetica.
"Anche gli scarafaggi hanno un'anima" pensai.
- Bello, non le pare?
- Ispettore, io non ho ammazzato nessuno, e non ho
fatto ammazzare nessuno, glielo giuro. Il mio avvocato
dice che non sar difficile provarlo, ma voglio che lei ci
creda perch gliel'ho detto io, che lei ne sia sicura.
- Se riusciamo a pescare chi ha ucciso sar pi facile
arrivare alla verit. Chi era il rumeno? Su, vuoti il
sacco. Non si rende conto che tacere, a questo punto,
pu solo danneggiarla?
Lui si pass le mani sulla faccia, sospir:
- Lavorava per me, con le ragazze. Le faceva venire
dal suo paese. Era un bel tipo, educato, le impapocchiava
bene. Una volta che erano qui, le facevamo lavorare
per noi, almeno finch non si erano ripagate il viaggio.
Ma un giorno una ha alzato la cresta, lui ha voluto darle
una lezione, gli  scappata la mano e l'ha ammazzata.
Mi ha detto che era stato un incidente, che non si sarebbe
ripetuto. Io non mi fidavo, e non l'ho pi fatto lavorare
con le ragazze, l'ho messo nella storia delle foto. Quando
ci hanno beccati, lui  rimasto fuori, perch era pulito
e in regola, era entrato legalmente nel paese. A me,
poi, non interessava che lo prendessero. Aveva ammazzato
la ragazza, e c'era il rischio che la colpa la dessero
a me, come sta capitando adesso.
- Mi dica come si chiamava.
- Guiorgui Andrase. Ma nei suoi archivi non lo trover.
Era pulito, come le ho detto.
- C' altro?
- Nient'altro.
- E lui cos'ha fatto dopo? Come si guadagnava da
vivere?
- Io ero in galera, ispettore, mi dica lei come cazzo
faccio a saperlo.
- Per sentito dire.
- Ho saputo solo che l'hanno ammazzato, ma chi 
stato, non lo so. Pu averlo fatto chiunque, quello era
uno stronzo.
Annuii pi volte, guardandolo seria.
- Spero che lei non abbia mentito e non abbia tenuto
niente per s, lo spero per il suo bene.
- Il mio bene non interessa a nessuno.
- Nemmeno a lei?
- Devo essere l'unico.
- Lei mi fa piangere, Exposito.
- Pianga pure, se vuole, sono un disgraziato.
Mi alzai e mi incamminai in silenzio verso la porta.
- Maestrina, il suo libro.
- Le ho detto che era un regalo, lo tenga.
- E perch?
- A dir la verit non lo so.
Evitai di guardarlo in faccia. Mi nauseava.
- Grazie - mormor. -  il primo libro che mi
regalano in vita mia.
Non gli risposi n lo salutai. Uscii a passo deciso,
perch non pensasse che lo compativo.
Garzn mi aspettava in macchina, con la faccia di uno
che si  appena fatto un sonnellino.
- Andiamo all'ufficio immigrazione.
- Bene. Ha saputo qualcosa?
- Il morto fantasma ha un nome, adesso. Si chiamava
Guiorgui Andrase. Era entrato in Spagna legalmente
e non  mai stato fermato. Lavorava per
Expsito. Ha ucciso lui la madre di Delia. Secondo
il nostro amico,  stato un incidente, doveva essere
solo un pestaggio, solo che il rumeno ha esagerato.
Expsito non voleva altri casini, e cos l'ha tolto dalla
prostituzione e l'ha messo a lavorare con le foto dei
minori.
- Crede che abbia detto la verit?
- S.
- E come fa ad esserne sicura?
- Ha un cappio al collo, quell'uomo. Un'accusa di omicidio.
Il suo avvocato ha perfino accettato di non assistere
al colloquio. D'altra parte io gli ho dato la spinta
decisiva.
- Si pu sapere cos'ha combinato?
- Gli ho regalato un libro di poesie, e gli ho letto qualche
verso. Machado e Quevedo, per essere precisi.
- Porca vacca! E allora?
- Si  commosso e si  fatto pena da solo.
- Puttana la miseria!
- Deve proprio essere cos volgare, Garzn?
- Lei non smette mai di stupirmi, ispettore.
- Per questo cerco di superare me stessa.
- Be', stavolta ha battuto tutti i record.
- Vedr che adesso li batto di nuovo.
- E come?
- Dicendole la verit.
- Quale verit?
- Quella che prima non ha voluto ascoltare.
- Non capisco...
- Mi sposo, Fermin.  proprio vero. Che ne dice?
L'ho battuto o no, il record?


Capitolo dodicesimo.

Garzon prese malissimo l'annuncio delle mie nozze.
Pensava che, prima di giungere a quella decisione,
gli avessi nascosto tutto il mio travaglio interiore.
Non era facile persuaderlo che non c'era stato travaglio,
e che, a dir la verit, non c'era stata nemmeno
decisione.
-  stato molto strano, viceispettore. Come se l'idea
si fosse formata dentro di me senza che lo sapessi, come
se fossi stata rapita dall'idea di sposarmi.
- Non capisco.
- Nemmeno io, ma ormai sono sicura.
- Davvero?
- Certo, sicurissima. All'inizio pensavo di essermi
lasciata condizionare dal clima di queste indagini. Tanta
sordidezza, tanto orrore... Come se un amore sincero
e tranquillo potesse placare le mie emozioni. Poi
mi sono accorta che quel che stavo vivendo sul lavoro
era servito solo per farmi riflettere.
- Riflettere su cosa?
- Sul fatto che il desiderio di stare soli nasconde la
paura.
- Tutti abbiamo paura, celibi o accasati.
- S, ma il nostro mestiere ci porta a scoprire il peggio
dell'essere umano. Non che io voglia essere aiutata
a reggerne il peso, Fermin, sarebbe troppo egoistico,
ma  bene che qualcuno mi permetta di vedere il
mondo in positivo.
- E quell'uomo ne  capace?
- Ci pu scommettere. Marcos  ottimista,
tranquillo, privo di complessi. Ha una tendenza naturale
alla felicit.
Mi guard come se per capire una cosa cos semplice
fosse necessario lo sforzo di una mente superiore.
Corrug la fronte con concentrazione da filosofo.
- E questo significa che si sposa per amore?
- Certamente! Solo che lascio entrare la razionalit
nell'amore. Ormai ho l'et per farlo, non le pare?
- Quindi ritiene che la sua vita accanto a quell'uomo
sar migliore di quella che vive ora?
- Esatto! Questa mi sembra una buona sintesi.
Certamente anche per lei sar cos.
- Per me? Si sbaglia. Sono convinto invece che la mia
vita peggiorer. Come potrei star meglio di come sto
ora, libero e con una donna che mi piace? Quando sar
sposato sar solo un marito.
- Questo  un pregiudizio maschilista, Garzon, e una
cattiva reminiscenza del suo passato coniugale. Ma se
ci pensa bene...
- Ci ho gi pensato, ed  cos. Il fatto  che non
voglio rischiare di perdere Beatriz. Ci tengo molto.
- Una serena vita in comune offre molti vantaggi.
- Lei crede?
- Io lo spero.
- Anch'io.
- Ci conviene.
- S.
Ci guardammo negli occhi e la nostra seriet si sciolse
in una risata. Garzn mi allung la sua mano
robusta.
- Le auguro molta felicit, ispettore.
- Era ora!
- Ma sia messo agli atti che la sua riservatezza mi
ha fatto soffrire. Credevo avesse pi fiducia in me.
- Per dimostrarle che si sbaglia, le chieder un
favore.
- Quale?
- Che mi faccia da testimone di nozze.
- Ne sono onorato. Ma adesso, parliamoci chiaro,
Petra. Spero che quel tizio non interferisca con le nostre
abitudini. Non mi va che la sera lei debba correre
subito a casa senza prendere il bicchiere della staffa,
che dobbiamo rinunciare alle nostre cene
improvvisate, che non possiamo dimenticarci degli orari
finch dura l'ispirazione; insomma, non voglio che
perdiamo tutte le cose che rendono piacevole il lavoro
insieme.
- Se io vedessi la minima possibilit, mi creda,
Garzn, la minima possibilit di perdere tutto questo,
pu stare sicuro che non mi sposerei.
A quelle parole, lui si mostr soddisfatto, anche se
di sicuro pensava fossi pazza. Ma non potevo certo
rimproverarglielo. Anch'io, se solo mi fossi fermata un
attimo a riflettere, avrei dovuto riconoscere che un terzo
matrimonio alla mia et, e con i miei precedenti, era
un'impresa temeraria.
Guiorgui Andrase figurava nei registri dell'ufficio
immigrazione. Era arrivato in Spagna con un contratto
di lavoro presso un'impresa catalana, una catena di grandi
magazzini che vendeva articoli per il fai da te ed il
giardinaggio. Aveva lavorato in un centro commerciale
di Cornell, poco fuori Barcellona. Ogni altra notizia
su di lui avrebbe richiesto un lavoro sul campo.
Mentre le nostre "ragazze", cos le chiamava Garzn,
continuavano a cercare infruttuosamente la bambina
scomparsa, ci lanciammo sulle tracce del rumeno.
Il centro commerciale di Cornell era enorme, una
specie di piccola citt satellite. Pareva che vi si potesse
trovare qualunque cosa: dalla pi minuscola vite al
capanno da giardino. Ne ero sbalordita. Garzn
comment:
- Di sicuro lei non ha mai messo piede in un posto
come questo.
- No di certo. Perch, lei s?
Lui sorrise.
- Io, ispettore, sono sempre stato un uomo dedito
alla casa. So fare tutto con le mie mani.
- Non l'avrei mai creduto! Lo vede?  un marito
ideale.
- Non cominciamo. Le interessa qualcosa?
- S, vedere il direttore.
Parlammo con il capo di quel bazar, un uomo maturo
che si dimostr molto disponibile a collaborare.
Non appena seppe il motivo della nostra visita, ci tenne
a dichiarare:
- Devo dire subito una cosa. Noi assumiamo molti
rumeni, e tutti lavorano onestamente. Posso assicurarvi
che sono fra i nostri dipendenti pi fidati.
- Ne siamo certi.
- Se qualcuno ha preso una brutta strada, per me
costituisce un'eccezione. Purtroppo, in Spagna, quando
un immigrato sbaglia, finiscono per pagare tutti gli altri.
E questo non  giusto.
- Ha perfettamente ragione. Ci dica solo se ricorda
quest'uomo.
- Per la verit no, ma possiamo verificare. Venite
con me.
Ci port in un piccolo ufficio del tutto privo di
comfort, quasi interamente occupato da una scrivania.
Gli scrissi il nome su un foglietto. Lui batt sulla tastiera.
Ci guard con il sorriso soddisfatto di chi ancora
trasecola per i progressi dell'informatica.
- Eccolo qui. Reparto falegnameria.  rimasto da noi
per pi di un anno. Adesso che ci penso mi pare di
ricordarmelo: un tipo alto, ben piantato.
- Possiamo parlare con qualcuno che sia stato suo
collega?
- Venite, vi accompagno.
Negli ultimi tempi il personale del reparto era cambiato,
eppure il responsabile ricordava bene Andrase. L'aveva
destinato alla segheria. Un lavoro semplice: si trattava di
tagliare le tavole secondo le misure richieste dai clienti.
Lo riteneva un buon lavoratore.
- Un ragazzo sveglio, se la cavava bene. Ha imparato
subito lo spagnolo e aveva buona memoria. Qui
cpita di sbagliare, ma lui era molto attento. Dopo qualche
mese, per,  stato spostato. Con la presenza che
aveva, la direzione ha deciso di metterlo a contatto col
pubblico, ora che sapeva la lingua.
- E dove l'hanno mandato?
- Al reparto giardinaggio. Ma non c' rimasto per molto.
Ha dato le dimissioni dopo un paio di mesi, dicendo
che aveva trovato un lavoro da giardiniere. Non me ne
sono stupito, era un ragazzo che sapeva il fatto suo.
Sveglio, come le ho detto.
Sveglio, s. Ci aveva messo poco a trovarsi un'attivit
che non gli imponesse un orario di otto ore, n una
ridicola tuta rossa col berrettino, e che gli avrebbe reso
molto di pi di uno stipendio da commesso. I miei
pensieri non dovevano essere troppo originali, perch
Garzon li indovin:
- Ha preferito che fossero gli altri a lavorare per lui,
lo stronzo. Certo, faticare non piace a nessuno.
Lasciai vagare la mente, sperando di pensare qualcosa
di pi originale. Ma subito dopo mi sentii domandare:
- Crede che troveremo qualcuno all'indirizzo che ci
hanno dato?
- Credo di no.
- Anch'io.
- La vuole smettere di pensare quello che penso io? -
gli dissi, perfettamente seria.
Lui mi gett uno sguardo torvo, e rimase in silenzio.
Ma dopo un minuto riprese il giochetto.
- Adesso sto pensando una cosa che di sicuro lei non
sta pensando.
- E cio?
- Che il suo futuro marito dev'essere un santo.
- Oh, no! Di nuovo con la storia del matrimonio?
- Cosa credeva, che lanciare frecciatine sui futuri sposi
fosse un diritto riservato a lei? Quando uno decide
di sposarsi, si apre la stagione di caccia.
- Se l'avessi saputo, non le avrei detto niente.
Rise sotto i baffi. Ecco com'eravamo ridotti: ingannavamo
l'ansia e la paura a forza di bambinate. Ma un
poliziotto che non fa di queste cose non pu dirsi un
vero poliziotto.
L'appartamento dove aveva vissuto Andrase era in
una viuzza nei pressi del mercato del Bome. Garzon
si offr di salire lui a domandare, cosa di cui gli fui grata.
Cos la mia mente avrebbe avuto il tempo di vagare
sola, anche senza scalare nessuna vetta memorabile.
Tornai a pensare al rumeno. Era davvero un buon
lavoratore stanco di una vita grama che aveva "preso
una brutta strada", per usare le parole del suo capo; o
aveva sempre avuto tendenze criminali? Aveva coltivato
fin da piccolo il gusto per una bella vita che non
poteva permettersi, o semplicemente si era stufato di
portare una tuta rossa?
Pochi minuti dopo, Garzn rientr in macchina e
sedette al volante con uno sbuffo:
- Come pensavamo. Sparito da mesi. La vicina se lo
ricorda perfettamente, dice le solite cose che si dicono
in questi casi: un ragazzo simpatico, educato, normale
in tutto. Non riceveva visite e non faceva niente
di sospetto. Le aveva perfino regalato dei bulbi da
piantare sul balcone.
Balzai immediatamente fuori dalla macchina. Il
viceispettore mi guard attraverso il parabrezza come se
avessi perso la ragione.
- Si pu sapere dove va?
- A parlare con quella vicina.
- Perch?
Non gli risposi. Feci i gradini a due a due senza aspettare
l'ascensore. Garzn mi rincorreva sapendo che era
inutile cercare di farmi cambiare idea. Quando la vicina
apr la porta, senza nemmeno salutare, le ordinai:
- Mi faccia vedere quei bulbi.
Per la seconda volta in pochi minuti qualcuno ebbe
dei dubbi sulla mia salute mentale. Garzn cerc di
tranquillizzare la signora specificando:
-  per le indagini.
- Dovrebbero essere gi fioriti, ma sono spuntate solo
le foglie.
- Che fiori sono?
- Tulipani azzurri, meravigliosi. L'anno scorso sono
venuti molto bene. Guiorgui mi aveva spiegato come
fare. Era espertissimo, faceva il giardiniere...
- Le aveva mai detto dove lavorasse?
Scosse la testa, cominciava a spaventarsi.
- Quando glieli ha dati?
Ora parlava con un filo di voce, con lo sguardo
rivolto a un viceispettore stupefatto quanto lei.
- Poco prima di andarsene. Mi ha detto che li aveva
piantati in un giardino e che gliene era avanzato qualcuno.
Per questo li ho accettati.
- Ne tiri fuori uno. Ci serve come prova.
- Come?
- Lo tiri fuori dal vaso!
Ci fece entrare. Scomparve un attimo in cucina e
torn armata di un cucchiaio. Poi apr la finestra del
balcone e scav nella terra di un vaso. Ne venne fuori
un bulbo marroncino. Lo raccolse con cautela e me
lo porse, come se fosse un animaletto.
- C' qualche pericolo? Potrebbe contenere droga o
qualcosa del genere?
- No. Ci serve come prova indiziaria. Non deve
preoccuparsi.
- Quel ragazzo ha combinato qualcosa, vero?
- Lei non ha niente da temere. Quel ragazzo  morto.
Una volta tornati in macchina, Garzn si accorse che
non gli rivolgevo la parola.
- Ispettore, non merito una spiegazione?
- Mi scusi, Fermin, sono troppo concentrata. Poi le
spiego.
Parcheggiammo nel giardino del centro El Roure. I
tulipani azzurri ci diedero il benvenuto.
- Non capisco...
- Adesso no, la prego. Se non le dispiace preferisco
entrare da sola. Chiami Yolanda e Sonia, le faccia venire
subito qui, con un'auto di pattuglia, e avverta anche
il giudice.
-  sicura che non vuole essere accompagnata?
- Sicurissima. Dica che facciano in fretta.
La signorina alla reception mi riconobbe subito.
- Con chi desidera parlare?
- Non c' bisogno che mi accompagni, conosco la
strada.
- Ehi, senta, non pu entrare cos!
Mi era venuta dietro. Mi voltai, la bloccai.
- Vuole che la arresti?
Rimase l dov'era. Proseguii lungo il corridoio.
Arrivai all'ufficio della direttrice e spalancai la porta.
Pepita Loredano era seduta alla scrivania, lavorava al
computer. Alz gli occhi e mi domand serafica:
- Desidera qualcosa, ispettore?
- Dove ha messo la bambina?
Non si mostr sorpresa. Sorrise con sarcasmo.
- Qui ci sono molte bambine, come lei sa.
- Mi riferisco a Rosa Popescu. Non complichi le cose,
glielo sto dicendo per il suo bene. Lei  in arresto.
Il gioco  finito.
- In arresto? E per cosa?
- Per l'assassinio di Guiorgui Andrase, di Marta
Popescu e di Delia Cossu. E forse anche della piccola Rosa
Popescu, se non la tiene nascosta da qualche parte.
E per detenzione illecita di armi.
- E io avrei ucciso tutta questa gente? Ma lei 
pazza!
- Glielo ripeto: non complichi le cose.  finita,
capisce? Ormai  in trappola. Voglio che mi porti i
contratti di tutti i giardinieri che hanno lavorato qui. Non
mancher quello di Guiorgui Andrase. E se lavorava
in nero, fa lo stesso. Avremo la testimonianza dei
dipendenti del centro. Baster accusarli di favoreggiamento
e loro parleranno.
- Sapesse come mi fa paura!
- Ma non  questa la prova schiacciante.
- Ah, no?
- No, la prova  il capello trovato sul corpo senza vita
di Delia. Il test del DNA baster ad inchiodarla.
Il suo volto si contrasse mentre gli occhi lanciavano
lampi di odio puro.
- Lei mente.
- Il giudice  stato avvertito. Richieder un test su
di lei, Pepita. Lei sa come funzionano queste cose,
basta un capello, o un campione di saliva...
- Voglio chiamare il mio avvocato.
-  nei suoi diritti, lo chiami pure. Ma gli dica di
trovarsi in commissariato, perch lei  in arresto.
Alz il ricevitore, poi lo rimise gi. Mi guard e disse
con foga:
- Io non ho ammazzato nessuno, ispettore, nessuno.
- Lei ha ucciso la piccola Delia. Come ha potuto?
Come ne  stata capace? Era una delle bambine che lei
doveva proteggere.
- E io l'ho protetta! Ho fatto tutto il possibile per lei!
- Ma l'ha guardato il suo corpo, Pepita? Un corpo
piccolo, senza vita, con gli occhi rovesciati all'indietro.
La cosa pi atroce che io abbia mai visto.
- Le dico che non ho ammazzato nessuno, figuriamoci
se ho ammazzato quella bambina! Cosa crede
che sia? Un mostro?
- Chi  stato, allora?
Lei si morse il labbro, esit. Poi disse:
- Rosa, l'altra bambina. Non sono riuscita ad impedirglielo.
Glielo dir lei stessa.
- Dove si trova?
- A casa mia, a San Pere de Ribes.
- Dove, esattamente?
- Nel quartiere residenziale La Solana.  una casa
fuori dall'abitato, si chiama El Pinar. Andateci e chiedete
a lei, interrogatela. Non ho potuto avvertirla,
quindi sar facile capire che non mento.
Chiamai Garzon e gli dissi di andarci lui, a casa della
Loredano, con Yolanda e Sonia. Gli raccomandai la
massima cautela. Pepita Loredano, invece, venne con
me in commissariato. La lasciai a cuocere in corridoio,
fra due agenti di piantone, perch avesse il tempo di
riflettere. Dopo un'ora il viceispettore mi telefon. La
bambina stava bene. Erano dovuti entrare da una
finestra perch non rispondeva al citofono. Chiesi a uno
degli agenti in corridoio di portare dentro la signora.
Di avvocati, neanche l'ombra.
- Non ne conosco - disse.
- Gliene spetta uno d'ufficio.
- Avviser il consulente legale del centro. Immagino
che provveder.
- Va bene, lo chiami.
- Prima per voglio parlare con lei. Non ho niente
da temere.
- Dica. La ascolto.
- Io non ho ucciso quelle persone, ispettore, davvero.
Ma so chi l'ha fatto.
- Chi?
- Le bambine. Delia ha ucciso Guiorgui per vendetta.
Sapeva che aveva costretto sua madre a prostituirsi e
che era stato lui ad ammazzarla di botte. Ma prima ha
ucciso Marta Popescu, perch aveva tradito sua madre.
Alla fine, Rosa le ha sparato senza che io potessi far
niente per fermarla.
- Un'altra vendetta. Tutto come un gioco, capisco.
Ma andiamo per gradi. Lei, come  venuta a conoscenza
della vicenda?
- Delia non era scappata da El Roure. L'avevo tolta
io dal centro per accoglierla in casa mia. Qualcosa
mi diceva che quella bambina era in grave pericolo. Sentivo
che dovevo occuparmene personalmente e
sottrarla all'ambiente da cui proveniva. Non appena le
acque si fossero calmate, l'avrei riportata ad El Roure. Poi
per lei mi  scappata e ne ha combinate di tutti i colori.
A cominciare dal furto della sua pistola.
- E Guiorgui Andrase?
- L'avevo assunto come giardiniere. Mi aveva detto
che era clandestino e mi ha fatto pena. Invece era
una canaglia. Si era messo a trafficare con le prostitute
ed a far soldi con affari loschi. Il lavoro da giardiniere
gli serviva solo come copertura. E cos l'ho licenziato
in tronco.
Avevo voglia di accendermi una sigaretta, ma era proibito.
Mi alzai e presi a passeggiare su e gi per l'ufficio.
La Loredano mi osservava in silenzio. Era nervosa, la gamba
destra le sussultava. Bambine assassine. Bambine
infanticide. Non mi tornava, ma era cos terribile che poteva
essere vero. Piano, per, dovevo andarci piano,
stare molto attenta, anche ai minimi particolari.
- Le operatrici del centro sapevano che Guiorgui era
il suo amante?
- Non so di cosa stia parlando.
- Doveva essere un uomo straordinariamente bello.
Lei ha buon gusto, Pepita, complimenti. Capisco bene
che per un tipo cos una donna possa perdere la testa.
Avrei potuto perderla perfino io, dico sul serio.
Certo, per, che arrivare al punto di uccidere...
- Le dico e le ripeto che io non ho ucciso nessuno.
- Per questo ha voluto parlare con me, anche senza
avvocato? Sinceramente, lei mi delude. Mi aspettavo
di pi, soprattutto perch ormai non ha pi niente da
perdere.
- Io non sono un'assassina.
- E come  venuto in mente a Delia di rubarmi la
pistola?
- Delia era sempre in giro, per la strada. Ha conosciuto
dei bambini nelle sue stesse condizioni che ronzavano
intorno al commissariato. Vedevano entrare ed
uscire i poliziotti e sognavano di avere anche loro una
pistola. Pensavano che fosse facile rubarne una. Delia
 passata dalla teoria alla pratica e c' riuscita, per puro
caso.
- Abbastanza convincente, lo ammetto.
- Era pazza di odio, ed era furba e agile come un
gatto.
- Lei sapeva che Guiorgui aveva ucciso Georgina
Cossu?
- L'ho saputo pi tardi, quando me l'ha detto la
bambina.
- E perch non ci ha avvertiti subito?
- Volevo proteggere Delia, per questo me la sono portata
a casa.
- Cos come ha fatto con Rosa Popescu.
- Rosa l'ho presa con me per dare una compagnia a
Delia, per tirarle su tutte e due nel modo pi sereno
possibile. Non ho mai sospettato che potesse capitare
una cosa del genere.
- Non le credo.
- Fa lo stesso. Ma  la verit.
- No. Ricominciamo da capo. Mettiamo un po' d'ordine
in questo guazzabuglio. Lo far io, non si preoccupi.
Guiorgui Andrase ha lavorato per un po' come
giardiniere al centro El Roure. Lei l'aveva assunto
pensando che non avesse il permesso di soggiorno.
Chiss perch. Forse perch ne  stata subito attratta.
Poco dopo,  diventata la sua amante.
- Che sciocchezza!
- Non  affatto una sciocchezza. Anche perch lei
se ne era innamorata. Lei lo adorava, Pepita, lo amava
con tutte le sue forze.
- Ma  ridicolo, ...!
- Stia zitta! Lei si  innamorata come poche volte le
era capitato in vita sua, e questa volta a fondo, fino al
midollo. Si  innamorata quando ormai non si aspettava
pi niente dall'amore, e nemmeno dalla vita. E questa 
un'esperienza molto forte, molto potente. Non le pare?
- Le proibisco di immischiarsi nella mia vita privata!
- La sua vita privata  diventata pubblica, adesso,
come sono pubblici i delitti che ha commesso. Posso
andare avanti? Solo che il suo Romeo non le raccontava
tutto, e si era ficcato in qualche brutto affare. Le
sue nuove attivit erano cos redditizie che alla fine aveva
lasciato il modesto posto da giardiniere che lei poteva
offrirgli. Poi c' stata una retata, ma Guiorgui 
riuscito a non finirci dentro. E meno male, perch
avrebbero potuto accusarlo dell'assassinio di un'immigrata
rumena, costretta a prostituirsi per saldare un presunto
debito con l'organizzazione che l'aveva portata
in Spagna. Ma ormai il suo amato aveva imparato le
regole del gioco e si era messo in proprio. Un giorno
le ha portato una bambina, figlia della donna che aveva
ucciso. Al centro El Roure sarebbe stata bene, e poi
non rappresentava un pericolo: si rifiutava di parlare
e capiva appena lo spagnolo.
- Pensa di continuare a lungo con questa storia?
- Penso di arrivare fino alla fine. Ma lei non si preoccupi,
perch ci siamo quasi. Guiorgui, il bel Guiorgui,
un bel giorno commette un errore imperdonabile.
E quando dico imperdonabile, lo dico nel senso
letterale del termine, infatti lei non gliel'ha mai perdonato.
Si innamora di un'altra e la lascia. La sua rivale
 una donna forte e bella, giovane quanto lui, del
suo paese. Una certa Marta Popescu. Un momento
temuto, vero? Gli uomini sono degli ingrati. Lei aveva
contravvenuto a tutti i suoi princpi morali per amor
suo, l'aveva accolto pur sapendo che era un criminale,
e cosa ha ottenuto? Si  ritrovata piantata per una
prostituta. No, non gliel'ha perdonato, neppure dopo
morto.
Pepita Loredano aveva smesso di interrompermi.
Sedeva in silenzio con gli occhi bassi.
- A quel punto lei si  portata a casa Delia, con lo
stratagemma della finta fuga dal museo. Delia era una
bambina difficile, ma aveva fiducia in lei, le voleva bene.
Il vostro rapporto era molto pi affettuoso di
quanto non si vedesse in pubblico. Poi Delia ha rubato
la mia pistola. Da tempo era una sua fantasia, una fantasia
infantile, le aveva raccontato quanto sarebbe
stato facile, e lei l'ha esortata a mettere in pratica il
suo piano. E Delia, dopo averci provato diverse volte,
immagino,  riuscita a trovare l'occasione ideale,
Cosa che non mi fa onore. O forse Delia  perfino
arrivata a casa, un pomeriggio, con una bella sorpresa per
lei: la mia pistola. Finalmente tutte e due potevate vendicarvi.
E cos  successo. Lei ha studiato il piano, glielo
ha spiegato per bene, e Delia ha sparato... a Marta
Popescu. Facilissimo, un gioco da bambini. Era
bastato convincere la piccola che Marta era sua nemica,
che aveva tradito sua madre. Purtroppo era presente
anche Rosa, quando Delia ha ucciso Marta Popescu.
Era una testimone, e lei l'ha fatta sparire, portandosela
a casa. Le  stato facile: il corpo  stato scoperto
dopo diversi giorni. Cos facile che non ha avuto problemi
a completare la sua vendetta. Guiorgui  stato
ammazzato la settimana successiva, per strada, come
un cane. Lei non ha sparato, l'ha fatto il suo braccio
armato, una bambina di appena otto anni, trasformata
in killer professionista. Che gliene pare, Pepita,
vado bene fin qui?
- Queste sono solo congetture, che dovr provare -
disse svogliatamente.
- Le proveremo. La figura dell'investigatore ha
compiti precisi, previsti dalla legge. Vedr. Ma passiamo
all'ultima parte della storia: ormai lei si  vendicata e
ha le mani pulite. I suoi delitti possono essere attribuiti
a una bambina disturbata che si  ritrovata nelle mani
una pistola e ha vendicato la sua mamma. Per
confermare questa versione, lei ci manda un messaggio anonimo
con il nome della madre di Delia. Adesso non le
resta che sbarazzarsi della bambina, e l'esecuzione di
quest'ultima parte del piano, purtroppo, tocca a lei. Mi
dica una cosa, signora Loredano, che cosa si prova ad
uccidere un essere umano cos piccolo, cos fiducioso
e indifeso?
La direttrice si contorse come un verme infilzato in
uno stecco. Poi si irrigid, tanto da non riuscire a parlare,
e il volto le si copr di larghe macchie rosse, fino
alla base del collo. Alla fine le parole, soffocate dall'ira,
le uscirono come sussurri rochi:
- Questo no, mai... Io non le ho mai fatto niente.
Ho dedicato tutta la mia vita ai bambini. Non avrei mai
potuto farlo.
- Strani i suoi sentimenti nei confronti dei bambini.
Da una parte, ha passato la vita ad occuparsene.
Bambini perduti, abbandonati, senza una casa. Bambini che
nessuno ama e che sembrano incapaci di amare. Eppure
una parte di lei ne  disgustata. Li vede come il frutto
di un mondo abietto, di un'esistenza miserabile, di
accoppiamenti fra uomini e donne che rappresentano
la feccia, il gradino pi basso della scala sociale e della
depravazione morale.
- Non  cos! Rosa ha visto Delia uccidere sua madre.
Sua madre l'aveva sfruttata, l'aveva maltrattata,
ma lei la amava lo stesso. Riesce a capirlo, questo,
ispettore?  stato perfettamente inutile spiegarle che
sua madre le aveva fatto del male, tanto male, e che se
fosse vissuta avrebbe continuato a fargliene. Quella donna
l'aveva venduta per quattro soldi, se ne fregava di
lei, la distruggeva; ma i bambini sono tutti uguali,
alla fine la mamma  sempre la mamma. E questa  una
cosa schifosa.
-  stata lei a dire alla bambina di sparare a Delia?
- Lei non vuole proprio capire, ispettore. Lei non le
conosce quelle bambine! Crede che siano normali?
Che siano creature allegre e simpatiche che hanno avuto
la disgrazia di nascere da genitori orribili? Si sbaglia.
Hanno un'eredit genetica incancellabile, sono vissute
in un ambiente marcio, sono segnate a vita!
- Quindi  facilissimo persuaderle a uccidere.
- Rosa non ha detto niente dopo aver visto morire
sua madre. Si  tenuta dentro tutto, come aveva sempre
fatto. Mi ha ingannata. Io credevo che la situazione
fosse sotto controllo, al punto che le ho lasciate sole
per andare a lavorare. E un giorno, quando sono tornata
a casa, Delia era morta. Rosa aveva preso la pistola
e le aveva sparato. Ha fatto tutto lei. L'ho trovata
seduta accanto al cadavere, non piangeva nemmeno.
Ho abbandonato il corpo nel parco, ormai non potevo
fare altro.
- Una storia terribile, che per lascia spazio a non pochi
dubbi. Come le  venuto in mente di tenere l'arma
in casa, sapendo che avrebbe lasciato sole le bambine?
- Non potevo mica portarla qui!
- Che cosa pensava di fare delle bambine? Adottarle?
Formare una famiglia?
- Le avrei tenute con me per un po', e poi le avrei
riportate al centro. Sotto la mia supervisione avrebbero
potuto prepararsi per una vita migliore.
- Lei mi commuove, signora Loredano.
- Ma se le sto dicendo la verit! Io non ho ucciso
Delia, mi creda, non avrei mai potuto farlo. Io non ho avuto
figli, n affetto, n amore. Quelle bambine erano tutto
per me. Non se ne rende conto? Se, come ha detto
lei poco fa, ho avuto bisogno di un'altra mano per sparare
su persone che odiavo, come avrei potuto assassinare
una bambina che si fidava di me? Come?
- Solo lei pu sapere che cosa c' dentro la sua mente.
Le assicuro che io non riesco nemmeno a immaginarmelo,
ma da quel poco che intuisco, so di non poterle
credere. Nessuno le creder.
Lei ricadde in preda ad un'agitazione compulsiva. Il
suo corpo trem e cadde a terra scosso da convulsioni.
Raggiunsi immediatamente gli agenti fuori dalla porta.
Li pregai di chiamare un'ambulanza. Non volevo
pi saperne niente, avevo solo voglia di allontanarmi
da quella donna, dai meandri angosciosi di una
personalit ripugnante.
Uscii dal commissariato. Andai al centro El Roure.
Prima di entrare, mi concessi un momento di riflessione.
Nel giardino, i tulipani azzurri brillavano al sole.
Cercai con lo sguardo la vecchia signora che aveva condiviso
con me la sua tranquillit. Non c'era. Forse se ne
era andata, o forse quel giorno aveva rinunciato alla sua
razione di bellezza, di cui un tempo aveva fatto parte
il bel giardiniere senza cuore. Strano, quel sovrapporsi
di bellezza e malvagit. Ma forse nella vita tutto 
cos: aleatorio e ingannevole. Tutto mescolato,
composito. La bellezza non implica necessariamente bont
d'animo, cos come l'infanzia non  innocenza, n l'amore
 sempre compassione. E cos gli splendidi fiori
che dondolavano alla brezza erano diventati la prova
di un crimine.
Qualche giorno dopo appresi che la piccola Rosa
Popescu aveva ammesso senza riserve di essere stata lei a
sparare alla sua compagna di sventure. Non aveva mai
cercato di nasconderlo. Disse di averlo fatto di propria
iniziativa. Gli psicologi fecero di tutto per non traumatizzarla
durante gli interrogatori, e rimasero molto
impressionati dall'apparente tranquillit della bambina.
Purtroppo, ormai sembrava non provare pi alcun
sentimento. Il suo sguardo era privo di espressione, come
se nulla di quel che vedeva potesse interessarle. Si era
salvata dall'orrore, ma nessuno poteva dire se un giorno
sarebbe riuscita a fare qualcosa di pi che vegetare.
Forse era stato del tutto inutile mentire a Pepita
Loredano sul test del DNA. Nella sua abitazione venne
ritrovato, ben nascosto, il cellulare di Guiorgui Andrase.
Ma non mi pentivo di aver bluffato, quella menzogna
era servita ad accelerare i tempi. La direttrice di El
Roure continuava a negare di aver manipolato le bambine
fino a spingerle al delitto. Ma prima o poi avrebbe
ceduto.
Il commissario Coronas era soddisfatto, ma
allarmato. Un caso cos ricco di elementi scabrosi eccit la
stampa fino all'isteria. Fu tale la curiosit che il centro
El Roure, il commissariato, e addirittura il carcere
dove era reclusa la Loredano, dovettero essere
circondati da un cordone di polizia. Solo quando ogni minimo
aspetto del dramma fu sfruttato fino in fondo dai
giornali, l'interesse venne meno, e la gente smise di pensare
a reti di prostituzione, abusi sui minori e morbose
vicende legate alla tutela dell'infanzia. Non so quali
conclusioni potesse averne tratto, ammesso che sia
possibile giungere a qualche conclusione riguardo al
genere umano.
Dovrei dire che finalmente la nostra piccola squadra
pot concedersi un periodo di meritato riposo, ma non
fu cos. Terminato l'orribile tour de force che ci aveva
trascinati nel pi intimo squallore, cominci per noi
un'insolita girandola di cerimonie che ci tenne a lungo
in piena attivit.


Le nozze di Yolanda.

Mai una presunta assassina aveva tenuto in pugno il
futuro sentimentale di tanta gente. Sembrava che l'intero
organigramma del commissariato non aspettasse altro
che il termine delle indagini per sposarsi. Coronas
era su tutte le furie, ma non osava protestare perch
tutto era finito bene. E cos si permetteva commenti
che solo a lui potevano sembrare del tutto innocui:
- A quanto pare non c' niente come una bella
serie di omicidi per scatenare un'ondata di amore
collettivo! Mi lascerete il commissariato completamente
deserto. Yolanda, Dominguez, Garzn, e perfino lei,
Petra. Non riesco a crederci. In un primo momento ha
perfino pensato che il matrimonio di Garzn e il suo
fossero uno solo, e le confesso che ho avuto un attacco
di panico.
- Perch? Le pareva un'unione cos contro natura?
- Mi pareva un vero disastro! Non che siate il
massimo come detective, ma il vostro tandem funziona piuttosto
bene. Rompiscatole come siete, alla fine riuscite
sempre a risolvere i casi che vi affido senza combinare
troppi danni.
- Io direi che di danni non ne combiniamo affatto.
- Lei si limiti a ringraziare, visto che le sto facendo
dei complimenti.
- Sissignore.
- Senta, Petra, non saranno fatti miei, ma...
riguardo al suo matrimonio, ci ha pensato bene?
- Si riferisce al fatto che non sposo il viceispettore?
- Parlo sul serio. Le ho sempre sentito dire che, crollasse
il mondo, lei non si sarebbe mai pi risposata.
- Forse questa volta mi  parso che il mondo stesse
crollando per davvero. No, non si preoccupi, so quello
che faccio. Ho trovato l'uomo ideale, il solo con cui
abbia senso tentare di nuovo.
- Ma, Petra, con il carattere che ha lei...
- Che carattere ho? Infernale?
- Solitario, direi.
- Ha ragione. Se non facessi il poliziotto, mi
accontenterei di stare con Marcos, ciascuno a casa propria,
come si usa adesso. Ma con il mio mestiere, e tutte le cose
sgradevoli che mi tocca vedere ogni giorno, un po' di
vita serena e convenzionale non pu che farmi bene.
- Lo so che questo caso l'ha molto turbata. Ora che
l'ha risolto, per, cerchi di non pensarci.
- Lei mi garantisce che non me ne capiter mai pi
uno simile?
- Non posso prometterglielo.
- Da quanti anni  sposato, commissario?
- Una trentina.
- E sempre con la stessa donna?
- La mia generazione  pi conservatrice della sua.
- E come ci si sente?
- Non male. Capisco benissimo quello che vuol dirmi.
Ci sono giorni in cui il mondo ci appare in tutto il
suo schifo, ed  bene avere vicino qualcuno che non vede
mai tanta bruttezza. Quante volte un buon pranzo
e una chiacchierata sulle piccole cose quotidiane mi ha
salvato dalla depressione!
- Si tratta proprio di questo, infatti. Anche se il pranzetto
assicurato io non ce l'avr mai, perch sono una
donna, e lei sa benissimo che l'uguaglianza dei ruoli nel
matrimonio  destinata a rimanere un mito, pi o meno
come il mostro di Lochness.
- Petra Delicado, sempre sul piede di guerra come
un samurai! Le auguro di essere molto felice, se
lo merita. Tutti ci meritiamo di essere felici, che
diamine!
Era un brav'uomo, il nostro commissario, bastava
saper sopportare le sue sparate senza battere ciglio,
cosa di cui Yolanda, meno esperta di me, non era ancora
capace. Una settimana prima delle nozze arriv
piangente nel mio ufficio. Coronas le aveva detto che,
una volta sposata, non si sognasse neppure di ridurre
il rendimento, perch l'avrebbe subito rispedita fra i
vigili urbani, a mettere multe per divieto di sosta.
Cercai di tirarla su, ma senza compatirla.
- E piangi per questo?
- Nervosa come sono, ci manca solo che il capo mi
rompa le scatole.
- Be', se sei davvero decisa a sposarti ti conviene
abituarti fin da subito a rotture di scatole d'ogni genere.
Si mise a piangere ancora pi forte. Era suscettibile
e testarda come una bambina assonnata. Le battei
sulla spalla:
- Su, Yolanda, riprenditi. Non lo vedi che sto
scherzando?
- Tutti ce l'hanno con me! Lei crede che faccia bene
a sposarmi, ispettore?
- Ma certo! Guarda me: mi sposo per la terza volta!
Come puoi sperare di arrivarci anche tu, se non cominci
dalla prima?
Scosse la testa e mi guard come se mi prendesse per
pazza. Poi scoppi a ridere:
- Lei  incorreggibile, ispettore, glielo assicuro!
- Mi sento molto lusingata. Ti confesser che avrei
preferito esserti d'esempio. Ma hai tutti i diritti di esprimere
la tua opinione.
 superfluo dire che ero invitata alle nozze, come quasi
tutto il commissariato. Io, per, ero attesa anche al
suo addio al celibato, ma mi sottrassi alla serata con la
scusa che la mia presenza avrebbe messo in difficolt
le sue amiche, tanto pi giovani e scalmanate di me. Il
resoconto di Sonia, il giorno dopo, mi conferm che
avevo fatto bene a rimanere a casa. A quanto pare tutto
si era svolto nel pi classico dei modi: sbronza
generale, canzonacce da caserma, battaglia di nccioli d'oliva
e, come ciliegina sulla torta, regalo collettivo di un
enorme pene di peluche rosa. Molto pi di quanto io
potessi reggere senza perdere la compostezza.
Finalmente, un sabato a mezzogiorno, Yolanda e
l'agente Dominguez si sposarono in chiesa, assecondando
le tradizioni religiose del parentado. E l ci trovammo
tutti quanti: molti giovani poliziotti, Coronas con la moglie,
Garzn con Beatriz, ed io con Marcos. La sposa,
bellissima, era pallida e vestita di bianco. Lo sposo era
impagabile, con il suo abito grigio perla e la cravatta a
fiocco annodata al collo ossuto. Per la prima volta pensai
che fossero una bella coppia, e mi parve perfino che
Dominguez si muovesse con insolita scioltezza. Conclusa
la cerimonia, la coppia fu bombardata di riso. I parenti
ridevano e le madri piangevano come da copione. Il
viceispettore brontol al mio orecchio:
- Spero che con me nessuno si permetta certe
buffonate!
- Stia zitto! Non si faccia sentire da Beatriz.
Beatriz, come la dea Cerere, spargeva riso da un
sacchetto che sembrava senza fondo. Vide che la guardavo
e mi fece l'occhiolino. Non aveva sentito una
parola, ma conosceva bene i punti deboli del mio collega.
Ad un certo punto, fra la folla di curiosi che assisteva
all'evento, mi parve di scorgere Ricard. Forse fu solo
uno scherzo della mia immaginazione.
Il banchetto, secondo l'usanza di tutti i paesi che hanno
avuto un passato di povert, fu pantagruelico.
Mangiammo e bevemmo smisuratamente. Al momento del
dolce, il commissario in persona tenne un discorso. Se
l'era addirittura scritto su un foglietto, dal che dedussi
che quell'esibizione gli era stata richiesta dagli sposi.
Fu molto commovente, con la giusta dose di luoghi
comuni sul contributo delle forze dell'ordine al bene
della societ, che diede all'evento un tono ufficiale. La
signora Coronas, donna matura ma ancora attraente,
faceva finta di nulla, come se tutta quella manfrina sulla
legge ed i suoi paladini non la sfiorasse minimamente.
La trovai molto simpatica.
Nel frattempo, io tenevo d'occhio le reazioni di
Marcos all'ambiente poliziesco. Mi parve addirittura
affascinato dalla retorica castrense del commissario. Di
occasioni per rimanere affascinato ne avrebbe avute molte,
in futuro, quello non era che un blando assaggio dello
stile imperante presso la nostra benemerita istituzione.
Dopo i brindisi mi si avvicin Sonia, con la sua faccia
da brava ragazza. Cercai di essere gentile con lei,
per farmi perdonare tutti i rabbuffi passati.
- Si diverte, ispettore?
- Moltissimo! Spero che non ci farai aspettare troppo
un'altra occasione come questa.
- Eh, ce ne vorr ancora di tempo! Non ho nemmeno
il fidanzato. Ma un giorno mi sposer. Mi piacerebbe
tanto sposarmi in Toscana, in una chiesetta fra le colline.
Avr un bel vestito bianco con guarnizioni gialle,
e una corona d fiori freschi sui capelli.
Era riuscita a stupirmi, come sempre. Che senso
aveva tanta precisione se non sapeva nemmeno chi
voleva sposare? Doveva aver visto qualche filmetto per
adolescenti decerebrati. La sua stupidit aveva il potere
di mandarmi in bestia. Garzn, seduto accanto a
me, vide profilarsi il pericolo e intervenne:
- Sar una bellissima cerimonia, Sonia. Per andarci
tutti quanti affitteremo un pullman.
Lei ne fu molto soddisfatta, e il mio vice mi mormor
all'orecchio:
- Un po' di pazienza, ispettore. Non siamo in servizio.
Poco pi tardi si aprirono le danze, che continuarono
fino a notte fonda. A un certo punto fui circondata
dalle amiche di Yolanda. Lei ci teneva tanto a
presentarmi a tutte loro, ma lo fece usando la formula "il
mio capo" che mi lasci un po' spiazzata. Yolanda
doveva aver parlato loro molto di me, e con ammirazione,
eppure leggevo sulle loro facce una certa prevenzione,
come se fossero state avvertite: " un po' fuori di testa
ma  una tipa tosta". Non sapendo cosa dire, feci
qualche domanda a caso, e per un attimo mi resi conto
della fatica che opprime politici e regnanti durante
le visite ufficiali. Garzon, certo pi dotato di me per la
diplomazia, fu subito circondato da ragazze che ridevano
come matte alle sue storielle. Beatriz mi si avvicin,
orgogliosa come una madre il giorno dei diplomi:
- Hai visto Fermin? - mi domand. - Sa essere
incantevole con i giovani.
- Soprattutto con le fanciulle - specificai, strizzando
l'occhio. Lei scoppi a ridere.
- Non osavo dirlo, ma  vero.  un gran seduttore.
Nessuno potrebbe definirlo un modello di bellezza
mascolina, ma ha molto fascino.  sexy, non ti pare?
- Non so, io l'ho sempre visto come un collega.
La guardai con la coda dell'occhio: era incantata. Di
sicuro Garzon, visto da lei, perdeva le sue caratteristiche
da contadinaccio della Spagna profonda per diventare
un vero Adone. L'amore  cieco, si  sempre detto, ma
io credo che le immagini illusorie dettate dal sentimento
abbiano a che fare pi con la mente che con gli occhi.
La persona innamorata si trasforma in una macchina
capace di volgere in positivo ogni aspetto del suo oggetto
d'amore. Non vede pi i difetti, e moltiplica per
mille le virt. Osservai Marcos, che si intratteneva
amabilmente con il padre di Yolanda. Era un bell'uomo, e
lo conoscevo cos poco che non potevo minimizzarne
i difetti n esagerarne le virt. Avevo ancora un'idea
nebulosa di lui. Ma ero sicura di amarlo, e di essere
destinata anch'io a sospendere il giudizio. In condizioni
normali avrei aspramente criticato l'ondata di buoni
sentimenti che travolgeva tutti i miei collaboratori, eppure
ora mi vedevo pronta ad entrare a far parte del club. Mio
Dio! Ero davvero disposta a perdere la libert che mi
aveva permesso di affrontare la vita con un bagaglio
leggero? In quel momento Marcos mi sorrise, e il suo era
un sorriso pieno di promesse di serenit e di affetto.
Davvero molto opportuno.
Poi Garzn mi invit a ballare. Era euforico e sudato.
- Mi hanno detto che Expsito lo sistemeranno per
benino. Avr tempo di farsi una cultura, in galera.
- Gli porter qualche bel libro di tanto in tanto.
- So che ne  capacissima.
- Be', pare che la galera, come la chiama lei, debba
rigenerare l'individuo, e i libri aiutano.
- Lei non riesce proprio a fare a meno del lieto fine.
- Ora che Pepita Loredano ha confessato, mi pare
che al lieto fine ci siamo arrivati.
- S, ma nessuno  riuscito a farle ammettere che la
piccola Rosa non avrebbe mai ucciso Delia se non fosse
stata plagiata.
- Questa  una cosa che nessuno potr mai sapere
con certezza.
- E i libri, li porter anche alla Loredano?
- Credo che chi uccide per motivi passionali sia molto
pi irrecuperabile di chi agisce per denaro.
- Ha ragione, ispettore. L'amore  una piaga
sociale.
- Conclusione appropriata per un promesso sposo.
- Appunto per questo lo dico. Si rende conto,
Petra? Me ne sto qui a gridare "viva gli sposi!" come un
cretino, e fra qualche giorno ci sar io, al centro di una
buriana simile.
- Se pu essere di consolazione, le ricordo che io sar
la prossima. E poi, non so di cosa si preoccupi. Non 
la prima volta che si sposa.
- Un errore pu capitare a tutti, non si sa a cosa si
va incontro. Ma sposarsi due volte... Com' stata la sua
seconda volta?
- Per esperienza personale le posso dire che l'incoscienza
si intensifica ad ogni nuovo matrimonio.
- Allora stiamo freschi!
- La smetta di pensare a se stesso. Pensi a Beatriz,
piuttosto.  una donna meravigliosa, e la adora.
- Questo  vero.
- Ci si sposa per essere felici, mentre bisognerebbe
farlo per far felice l'altro. Se tutti la pensassero cos,
non ci sarebbero divorzi.
- Caspita, parla come un predicatore televisivo!
- Lo so, sono brava, ma non ho ancora convertito
nessuno.
- Ma no, guardi Dominguez, non vede altro che la
sposa.
- La cosa non mi stupisce, povero ragazzo.
- Ma cos'ha lei contro Dominguez?
- Niente, per quando vedo una coppia di sposi
penso sempre che il fortunato  lui.
- Dir lo stesso quando si sposer Sonia?
- In questo caso far un'eccezione.
Ridemmo fra noi. Garzn mi guard negli occhi.
- Io, invece, far eccezione per un'altra coppia.
- Si riferisce forse a me?
- Sia chiaro, ispettore, che lei mi piace cos com'.
- Be', nemmeno lei  cos male. Ha le sue qualit.
- Come per esempio?
-  molto fortunato.
Gli scapp da ridere.
- Me lo aspettavo. Ma qualche difetto ce l'avr pure.
- S,  un pessimo ballerino. Vuole concentrarsi per
un attimo in quello che sta facendo?
- Va bene cos?
E, di colpo, mi trascin con piglio da Fred Astaire
e mi fece girare e girare mentre la musica suonava
all'impazzata un'aria da nozze campestri.


Le nozze di Garzon.

Fermin Garzn, viceispettore della squadra omicidi
della Polizia Nazionale era straordinario, in abito scuro
firmato Pierre Balmain. Non l'avevo mai visto cos
elegante e discreto, con camicia e cravatta in tono.
- Santi numi! - esclamai, scorgendolo sulla porta del
Municipio. Il giudice Garca Mourinos, accanto a lui,
ebbe appena il tempo di dire:
- Non le pare un Petronio redivivo?
Il viceispettore mi lanci un'occhiataccia e mi
redargu:
- Potreste almeno aspettare che finisca la cerimonia
prima di prendermi per il culo.
- Non sto scherzando, caro amico - ribatt il giudice.
- Sono sorpreso della tua eleganza. Che questo sia
un abito di gran classe si vede lontano un miglio.
- S, l'abito  perfetto. Ma addosso a me  come un
colossal visto in televisione.
Scoppiammo a ridere tutti e tre, mentre gli invitati
si avvicinavano per congratularsi con lui. Mercedes
Enarquez, la sorella di Beatriz, faceva da maestra di
cerimonie, occupandosi delle presentazioni. I loro amici,
per lo pi persone di una certa et appartenenti alle
migliori famiglie di Barcellona, vestite secondo le regole
della pi sobria eleganza, sembravano animate da una
gran curiosit. Non vedevano l'ora di conoscere il
poliziotto di cui si era innamorata Beatriz. Lo salutavano
con formule di riguardo, cercando di non dare a vedere
quel misto di fascinazione e diffidenza che sempre
suscita chi fa il nostro mestiere. Garzn, molto nella parte,
era disinvolto e cordiale. Sorrideva sotto i baffi e
prorompeva continuamente in un "ma bene, ma che
piacere!" che riassumeva tutti i luoghi comuni consueti in
quel genere di situazioni. Suo figlio Alfonso non era potuto
venire dagli Stati Uniti, ma aveva regalato agli sposi
un viaggio a New York con tanto di soggiorno in uno
splendido albergo. L, finalmente, si sarebbero rivisti.
La sposa, come di rigore, non era ancora arrivata. Mi
rifugiai in un angolo col giudice, e proprio in quel momento
arriv Marcos, che quella mattina aveva avuto
una riunione di lavoro. Lo trovai bellissimo in abito blu
scuro, con gli occhi chiari leggermente disorientati.
- Mi sono gi perso qualcosa?
- Non  ancora successo niente di irreparabile -
rispose il giudice. Ero contenta che finalmente il mio
fidanzato potesse conoscere un uomo dall'umorismo fuori
del comune, di cui non avrebbe tardato a dare
dimostrazione.
- Caro architetto, a quanto pare, da quando ha conosciuto
la nostra cara Petra Delicado la sua vita si 
trasformata in un periplo per tutti i matrimoni della citt.
- Ora che me lo dice... devo ammettere che  vero.
Ma credo che il finale mi dar ampia ricompensa.
- Ne sono certo, e la ringrazio per l'invito, l'ho
ricevuto proprio ieri. Lei  un uomo molto fortunato.
- Questo mi fa onore - intervenni.
- Adorata Petra, anche lei  fortunata. Ma stia
attenta. Il suo futuro sposo potrebbe spaventarsi, vedendo
tutti questi scapoli con il guinzaglio al collo. Uomo
avvisato, mezzo salvato.
- Nel mio caso, non c' avviso che valga.
- Ha ragione. Farei anch'io come lei. Petra le ha mai
raccontato di tutte le volte che ho chiesto la sua mano
in questi anni?
- E che risposte ha ottenuto? Speranze, reticenze,
rifiuti?
- Porte in faccia decise, e basta. Diceva sempre che
si era gi sposata due volte, che non credeva nell'amore,
che la solitudine per lei era il bene pi prezioso...
Tutte storie, come vede, le  bastato trovare un uomo
come lei.
- Senta, giudice, adesso non si lamenti. Non  mai
stato serio nelle sue proposte. E poi lei  fidanzato.
Quindi, se ci tiene tanto a sposarsi...
Marcos assisteva un po' attonito a quel botta e
risposta. Presto avrebbe compreso la natura delle mie
amicizie professionali, del perch ad alcuni dessi del tu e
ad altri del lei, e di quanto fosse importante fra noi
aggredirci per dimostrarci tutto il nostro affetto. Forse
era un po' complicato, ma a poco a poco ci si sarebbe
abituato anche lui.
Con una buona mezz'ora di ritardo (immaginai che
si usasse cos), arriv la sposa. Per un attimo avevo
temuto di vederla comparire con il tradizionale abito
bianco. Ma non fu cos. La classe di Beatriz non si smentiva.
Indossava un semplice tailleur grigio scuro moir
con un grande fiore artificiale sul revers. Ma lo sguardo
scintillante ed i gesti ansiosi erano quelli di una giovane
sposa. Provai un'enorme simpatia per lei, vedendola
cos piena di entusiasmo. Conservava la fresca
ingenuit di chi non  stato maltrattato dalla vita.
Certamente lei e Garzn avrebbero trascorso insieme il resto
dei loro giorni, ciascuno immerso nella propria
realt. Il viceispettore sapeva bene che fra marito e moglie
non  possibile n giusto condividere ogni cosa, e
l'avrebbe tenuta fuori dalle bassezze cui spesso ci toccava
assistere. La vita coniugale di un poliziotto presenta
molte complicazioni in pi rispetto a quella di ogni
coppia normale. La vecchia convinzione secondo cui non
dovremmo mai sposarci forse non  cos esagerata come
pu sembrare. Eppure infuriava su di noi una vera
e propria alluvione matrimoniale. Io stessa, dopo aver
preso i voti perpetui di solitudine, mi avviavo alle nozze
con un uomo che conoscevo superficialmente,
pluridivorziato e carico di figli. La vita non  una strada
che ciascuno di noi percorre facendo il possibile per giungere
a destinazione con tranquillit, ma un percorso
accidentato in cui ci gettiamo a capofitto domandandoci
in ogni momento che cosa fare per non cadere. Una mia
zia, che amava divertirsi, diceva sempre che le feste
migliori sono quelle improvvisate. Speravo proprio che avesse
ragione. E tuttavia, chi pu assicurare che il matrimonio
sia una festa?
La cerimonia fu breve ma emozionante. Gli sposi
ascoltarono rispettosamente le formule di rito, e quando
l'ufficiale di stato civile li invit a darsi un bacio,
mi accorsi che il viceispettore era commosso.
All'uscita, le congratulazioni furono discrete.
Nessuno gridava "Viva gli sposi!" e questo in fondo mi
fece un po' tristezza, tanto che mi unii ai colleghi che
intonavano coretti satirici. Yolanda e Sonia avevano
portato il riso, ma non osavano lanciarlo sulla coppia
in mezzo a tutta quella gente cos ben vestita. Fui io
a invitarle a tirar fuori i pacchettini, e una pioggia di
chicchi bianchi inond gli sposi. Beatriz rideva come
una bambina, e il viceispettore, radioso, diceva frasi
sconnesse dimostrando tutto il suo imbarazzo e la sua
felicit.
Furono distrbuiti baci a destra e a sinistra. Quando
Garzon mi si piazz davanti, lo abbracciai senza
inibizioni:
- Auguri, caro collega, per tanti e tanti anni.
- Mi sa che alle nozze d'oro non ci arriveremo, ma
potremo accontentarci di qualche altro metallo.
Garca Mourinos gli diede sonore pacche sulle
spalle.
- Anche quelle di legno vanno festeggiate. Forse
che un legno nobile ed intagliato non pu essere prezioso
quanto l'oro? Per non parlare del lignum crucis!
- Sei un poeta, giudice!
- Auguri, Fermin.
Tutti sembravano contenti, e credo lo fossero
davvero.
Cenammo in una magnifica casa di campagna fuori
Barcellona. Un menu sofisticato e delizioso scelto personalmente
da Mercedes Enarquez. Al momento del dolce
venne servita la tipica torta nuziale. Spiritosamente,
il pupazzetto dello sposo era vestito da poliziotto.
Andai a chiedere a Mercedes se fossero previsti dei discorsi.
- Pensavamo che parlasse il vostro capo, ma lui non
se l' sentita. Dice che non conosce quasi nessuno e che
ha paura di fare una figuraccia. Credo che dovresti cercare
di convincerlo, Fermin ci terrebbe tanto.
- Lascia fare a me.
Era vero, Coronas si sentiva un po' intimidito in
quell'ambiente cos distinto.
- Su, commissario, non si faccia pregare. Che cosa
le importa di quel che pensa la gente?
- Lo stesso che importa a loro di quel che penso io.
Per questo mi conviene star zitto.
- Ma  importante per Garzon.
- Lei crede?
- Ne sono convinta.
- In questo caso...
Coronas fu misurato e affettuoso. Elogi le virt
professionali e umane di Garzn e gli augur di essere felice
accanto a una donna stupenda. Conoscendo Garzn,
credo che gliene fu grato con tutto il cuore, malgrado
la retorica di circostanza.
Poi intervenne un vecchio zio di Beatriz, che la
chiam "la nostra bambina". A giudicare dall'et,
doveva essere sopravvissuto a molte battaglie della
turbolenta storia spagnola. Dopo gli applausi, ci trasferimmo
tutti in una sala dove un'orchestrina inton
vecchi ballabili.
- Che figata di ricevimento, ispettore! Si vede proprio
che la tipa del viceispettore  carica di soldi - mi
disse Sonia, un po' alticcia.
- Devi proprio essere cos volgare? Potresti farlo un
piccolo sforzo per adattarti all'ambiente, no?
- Oh, ispettore, mi scusi.
Marcos si stup di quella reprimenda.
- Non sei stata un po' troppo dura con lei? L'hai trattata
come una bambina maleducata.
- Il mio ruolo non  molto diverso da quello di una
maestra d paese. Prima o poi ti ci abituerai.
Cap che forse avevo ragione, perch un attimo dopo
Sonia tornava a parlarmi senza il minimo rancore.
Quando Beatriz e Garzn cominciarono a ballare,
facemmo tutti cerchio attorno a loro battendo le mani.
La felicit sui loro volti non dava luogo a dubbi, volteggiavano
in un nirvana profondo ed esclusivo.
- Incredibile! - mi disse Garca Mourinos all'orecchio.
- Lui che non faceva che protestare, adesso sembra
nato per questo giorno.
- Tutti siamo nati per essere felici, innamorati e in
armonia. Non  questo il senso della vita, giudice?
Solo che quando le cose si mettono male ci intestardiamo
a raddrizzarle.
-  vero, siamo testardi. Ma non so quanto siamo
felici.
- Perch  cos guastafeste, giudice?
- Non lo so, tutti voi che vi sposate in massa...
- Si sposi anche lei, adesso che Mercedes  sola.
-  probabile che andremo a vivere insieme, ma n
io n lei ci sentiamo propensi alle unioni ufficiali.
- Be', essendo lei un giudice, la cosa mi pare un po'
grave.
- Mah, lasciamo perdere. Che mi sposi o no, questa
sera sono malinconico. Si ricorda quel film di Woody
Allen, dove a una festa di matrimonio...
Un intervento divino mi liber dalla cinefilia del giudice.
Il ballo degli sposi era finito e Garzn si avvicin.
Garca Mourinos, naturalmente, gli cedette il posto.
- E allora, come ti senti, ora che sei ammanettato?
- Non mi scassare i coglioni, giudice. Per te  uno
scherzo, ma io sono nei guai.
- Sciocchezze, vedrai che te la cavi. Basta essere
pazienti e raccomandarsi a Dio.
Marcos era sorpreso delle nostre battute. Mi prese
da parte e mi domand:
- Ma davvero siete tutti nemici del matrimonio?
- Non farci caso! Abbiamo sempre fatto finta di
appartenere a un esclusivo circolo di solitari. Come se solo
noi conoscessimo i segreti di una vita felice: la libert,
l'indipendenza, la tranquillit...
- Ammetto di sentirmi un po' a disagio.
- Perch?
- Perch mi pare di aver fatto irruzione nel vostro
piccolo mondo per mandare tutto all'aria.
- Ma guarda che stiamo solo scherzando! L'ottanta
per cento delle cose che diciamo non  che divertimento
senza conseguenze.
Sorrise.
- Mi sono imbattuto in un circolo piuttosto originale.
- Avere a che fare tutti i giorni con la morte  di per
s un'esperienza piuttosto originale.
- Non so se mi abituer mai a sentirti dire certe cose.
Di colpo, lo presi per un braccio e lo guardai negli
occhi.
- Marcos, c' qualcosa che ti preoccupa? Pensi che
dovremmo prenderci un po' di tempo per essere pi
sicuri?
- La mia risposta  no. Senza riserve. Anche se tu
puoi aver pensato che...
- Niente affatto. Credi che una decisione del genere
ammetta delle riserve?
- Non molte.
- E allora non parliamone pi.
Yolanda e Dominguez, a un certo punto, avevano
cominciato a gridare "Viva gli sposi!". Tutti risposero con
gioia. In fondo non era necessario domandarsi mille volte
di cosa fosse fatta la felicit. "Viva gli sposi!"
gridai, come se inneggiassi alla squadra del cuore, e mentre
il coro mi rispondeva a piena voce, Garzn mi sorrise
di gratitudine.


Le mie nozze.

Pochi mesi dopo, Marcos ed io ci sposammo.
Stranamente, mi parve di assistere alle nozze di un'altra
persona. Forse, a quel punto della mia vita, non vedevo
pi il senso di una cerimonia simbolica cos solenne. Ma
ormai eravamo l, pronti a ratificare ancora una volta
la possibilit della convivenza amorosa. Preferii lasciar
perdere i pensieri teorici: il matrimonio  quello che ,
e io avevo deciso di ritentare.
Il gruppo degli invitati era ridotto ma chiassoso.
Tutti i miei amici del commissariato erano l, felici nei
loro abiti della domenica. Mia sorella era venuta da Madrid,
e non solo per rappresentare la famiglia, soprattutto
per divertirsi. Sentivo in ogni momento la sua risata
in mezzo alla piccola folla. Andava pazza per
Garca Mourinos, le pareva il perfetto esemplare della
fauna di poliziotti e personaggi eccentrici che
circondava sua sorella. Sapevo bene che per lei la mia vita
era una sorta di commedia a forti tinte.
Intorno a Marcos c'erano i quattro figli. Federico, il
pi grande, che ancora non conoscevo, era tornato apposta
da Londra, dove studiava l'inglese. Era un
adolescente alto e serio. Non assomigliava per nulla a suo
padre: pi asciutto, pi sereno, meno sensuale. Pareva
un santo del Rinascimento. Mi bast sentirlo parlare pochi
minuti per capire che l'ironia di cui facevano sfoggio
Hugo e Teo proveniva dal fratello maggiore. Era
spiritoso, e questo mi piaceva. Non sembrava contrariato
dal terzo matrimonio di suo padre, ma certamente si
domandava che cosa avesse potuto trovare un uomo come
lui in una poliziotta divorziata come me. In ogni caso
non era troppo interessato alle metamorfosi della sua
famiglia. A diciasstte anni una sola cosa cattura interamente
l'attenzione: se stessi. Il mondo degli adulti appare
assurdo, pesante, sciocco e privo di senso. Per lui,
che io facessi il poliziotto o la guardia forestale doveva
essere esattamente la stessa cosa. Immaginai che i suoi
progetti per il futuro prevedessero un solo matrimonio
felice per tutta la vita, oppure un'assoluta e avventurosa
indipendenza. Ricordavo abbastanza bene i miei
pensieri di giovent da non stupirmi di niente. Ad ogni
modo il ragazzo fu corretto ed educato, anche se la sua
mente era molto lontana da l.
I gemelli non erano ancora del tutto entrati nell'adolescenza,
mostravano maggiore comprensione nei
nostri confronti. Osservavano ogni cosa con grande
interesse, sebbene avessero come principale obiettivo
l'attraente buffet allestito da un'agenzia di catering.7
Ancor prima del colpo di pistola del via, studiavano
attentamente i vassoi domandandosi da dove cominciare.
Faticarono a trattenersi fino al momento in cui
tutti ci trasferimmo nel giardinetto di casa, dove avevo
fatto disporre i tavoli.
Quanto a Marina, era deliziosa, in un vestitino bianco
con le maniche infiocchettate. Prudente e silenziosa
come sempre, a un certo punto mi si avvicin per
domandarmi:
-  qui che staremo, quando verremo a trovarvi?
- S. Che te ne pare?
- Non ci sono camere per tutti.
- Il tuo pap sta lavorando a un progetto per
ingrandire la casa.
- E avr una cameretta tutta per me?
- Ma certo.
- Sai, io non voglio dormire con Hugo e Teo. Loro
ascoltano sempre musica e mi disturbano.
- Non preoccuparti, abbiamo gi pensato a una bella
camera per te.
Quella dichiarazione parve tranquillizzarla. Quella
bambina aveva un'intelligenza pratica molto superiore
alla sua et. Diplomaticamente, ma con efficacia, aveva
provveduto ad assicurarsi uno spazio vitale nella nuova
situazione. Concluse il patto dicendomi, con un
sorriso:
- Sei molto bella vestita cos.
Avevo comprato per l'occasione un vestito azzurro
scuro con un grande colletto sollevato. Mi dava un'aria
da fata madrina, pur nella sua sobriet. Desideravo
che fosse molto diverso da quelli che avevo indossato
ai miei precedenti matrimoni, mi pareva di buon
gusto non ripetermi. La prima volta avevo un vestito
di seta cru con un grande cappello. Per il secondo
matrimonio mi ero lanciata in qualcosa di meno convenzionale:
una provocante gonna a tubo rosso sangue
combinata con un giacchino nero, di raso. Ora, non volevo
trasmettere alcun messaggio con il mio abbigliamento,
avevo scelto la discrezione. Era tutto diverso,
in questo mio terzo matrimonio, in cui mi univo a un
uomo su un piano di assoluta parit. Non sarei stata
figlia n madre, soltanto moglie. E in pi sarei stata
circondata da un esercito di rampolli che non sapevo ancora
come trattare. Ma non volevo farmene un problema:
senza dubbio la strategia migliore era la
naturalezza. Il futuro mi avrebbe dettato il da farsi. La
regola d'oro della mia vita sarebbe stata rimanere il pi
possibile me stessa.
Mia sorella approv senza riserve la mia scelta
matrimoniale, e me lo fece sapere con la sua solita
disinvoltura:
- Bel pezzo d'uomo, sul serio, anche se sembra un
po' barboso, a dir la verit.
- Cosa vuoi che faccia, scusa, le scintille?
- No, ma pensavo fosse un po' pi originale.
- L'originalit necessaria nel nostro matrimonio
potr mettercela io.
- E pensate di avere figli e tutto il resto?
- Amanda, santo cielo! Hai visto quanti figli ha gi?
- S, per pensavo che voleste mettere su un collegio
o qualcosa del genere.
Sempre la solita, mia sorella, ma almeno non mi
faceva sciocche raccomandazioni sul futuro. Se fossero
stati ancora vivi, i miei genitori mi avrebbero
bombardata di consigli. Comprensibile, e illogico. Ma perch
un terzo matrimonio non pu essere considerato
un atto di rinnovata fiducia nell'amore, invece che
una nuova possibilit di fallimento?
Marcos mi osservava divertito. In contrasto con il suo
razionalismo, era convinto che la nostra unione non si
dovesse al caso, ma ad una sorta di astuzia del destino
che giocava a nostro favore.
Garzn purtroppo non aveva ripiegato sulla sua
vecchia tenuta da gangster di provincia. Il suo vestito
blu scuro di buon taglio rendeva evidente l'influenza
di Beatriz sul suo stile. Questo, devo confessarlo,
mi metteva un po' di nostalgia. Aveva abbandonato
per sempre il suo ineffabile aspetto delle grandi
occasioni? Che ne sarebbe stato dei suoi gessati da
diplomatico d'oltre cortina, delle sue giacche rigide come
scafandri, di quei pantaloni a vita alta serrati da
una cintura di rettile tropicale? Non sarebbe pi stato
lo stesso, ormai, avrei dovuto abituarmi a vederlo
come un uomo elegante e distinto. Ha ragione chi dice
che tutti inevitabilmente cambiamo dopo il
matrimonio. E, a ben pensarci, a che serve tanta
ostinazione a rimanere uguali a se stessi? In realt
cambiamo sempre, continuamente. Che importa!
L'intelligenza consiste nel capire che la vita  accettazione
del nuovo, non accettazione rassegnata e dolente,
ma nata dalla certezza di avere esercitato fino all'ultimo
la nostra volont.
Non so perch mi venne da filosofare tanto, quel giorno.
In fondo una sposa dovrebbe pensare solo a
mostrarsi felice e piena di trasporto. Sar che il trasporto
 uno stato d'animo che non mi si conf. Non so bene
in cosa consista, anche se sospetto che il segreto stia
tutto nel saper sorridere come un'oca giuliva.
I regali di nozze furono fra i pi variopinti che avessi
mai ricevuto in vita mia. Gli amici di Marcos, molti
dei quali architetti, simpaticissimi, ci portarono lampade
di design che potevano somigliare a tutto tranne
che a delle lampade. Mia sorella si era messa in testa
di trasformare la nostra camera da letto in un'alcova
degna del maragi di Kuala Lumpur e della sua trentasettesima
sposa: lenzuola di seta, copriletti di raso,
un magnifico piumino d'oca per l'inverno... Quell'insistenza
sul talamo nuziale sarebbe potuta apparire
perfino sconveniente, ma io apprezzai moltissimo la sua
attenzione alla nostra intimit.
Garca Mourinos e Mercedes Enarquez ci fecero
arrivare, dal miglior negozio di liquori di Barcellona,
due casse di champagne e ventiquattro flutes di cristallo.
Fermin Garzn e Beatriz ci donarono un divertentissimo
quadro di Elisabeth Sabala raffigurante un'orchestrina
jazz composta di signore bene in carne.
Yolanda e Dominguez, per non smentire le origini gaglieghe
di lui, si presentarono con un delizioso servizio da
caff di Sagardelos. E Sonia... Be', Sonia ci regal un
set per la pappa del beb pensando al nostro primo nato.
L'avrei strozzata. Ma mi limitai a sorriderle ed a
ringraziarla.
Il commissario Coronas, che ci aveva regalato un bel servizio da tavola, tenne il suo solito discorso. Ormai
diventato un oratore quasi professionale, questa volta mise da parte i luoghi comuni. Ricordo perfettamente
quello che disse:
- La nostra cara Petra Delicado ha finito per sposarsi.
Ne siete tutti testimoni. Lo sposo  un uomo di valore a cui porgo le mie congratulazioni. Non posso negare
di essermi un po' spaventato, all'inizio, temendo che il nostro ispettore potesse lasciarci, ma quando mi
ha assicurato che sarebbe rimasta con noi, ho tirato un sospiro di sollievo. Forse sono un po' masochista, perch
non esiste donna al mondo che pi di lei abbia il potere di darmi sui nervi. Petra Delicado  attaccabrighe,
ribelle, anarchica, testarda e, se mi perdonate l'espressione, una gran rompipalle -. I presenti
scoppiarono a ridere. - Eppure tutti noi la apprezziamo. Dir di pi, siamo tutti un po' innamorati di Petra, e la
ragione di questo nostro amore  che lei rappresenta l'essenza di quel che una donna deve essere. Per questo
le auguro la pi grande felicit, di tutto cuore...
Il giardino si copr di una pioggia di applausi, mentre stampavo due sonori baci sulle guance del mio
superiore. Poi Amanda alz il volume della musica e diede il via alle danze. Marcos mi prese per mano e, con
sorpresa di tutti, mi condusse davanti a Garzn.
- Viceispettore, credo che in nome dell'amicizia che la unisce a mia moglie, spetti a lei questo ballo.
Garzn lo abbracci, e io ne fui felice. Era un pensiero davvero carino. Il mio collega ed io formammo
ancora una volta una coppia, difforme e impossibile, ma sincera e affettuosa fino in fondo. Ballammo e ballammo
entusiasti. Di sicuro non avremmo pi litigato...
fino alle prossime indagini. Allora s, allora tutto sarebbe tornato come prima. Ci saremmo lanciati frecce avvelenate
convinti che quel che non ammazza... unisce. E avremmo di sicuro risolto anche il pi complicato caso del mondo.
Vinaroz, agosto 2006.
...
.
...
FINE.